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I giorni della merla

Una blanda eternità da passare in famiglia

Piangevi senza lacrime - una tossetta lamentosa / come il richiamo di un uccello. //

Dov’è l’altra gente? Chiedevi alludendo / ai morti di famiglia, di te dimentichi, distratti. // per sanare la morte hai cambiato testa - sei andata // ad abitare in un luogo che non conosce il tempo, // e chiamavi tutti a raggiungerti lì… // In quella corte non fa differenza fra morti e viventi / non si ha alcuna età, obbligo di morire non c’è, // e neppure di vivere. C’ è solo una blanda eternità / da passare in famiglia.

Dicono davvero molto della poetica di Maria Clelia Cardona, questi versi che fanno parte del poemetto "Il viso girato verso il muro", intenso proemio alla raccolta I giorni della merla. Parte infatti dal racconto di un’agonia che scende al mistero dell’altrove, questa lunga maternale di ricordanza, soffusa d’ombre di paesaggi. Tutta la forza del testo si sviluppa come dialogo tra due cuori in trincea d'esistenza.

Si crea un effetto di durata, sospesa tra brani di memoria e vento di natura, cui una voce che dipinge, evoca frammenti di un lungo addio, dà smalto poetico.

Forti le eco classiche, orfico-etrusche in questi ed altri versi: Il voto / di fedeltà alla terra, che la madre è prossima a sciogliere. Un'ancestrale eredità cultuale si estrinseca da questo forte ed integro sintagma sacrale.

Tornano vele sciolte alla luce dell’ombra le anime alla Gran Madre Terra…. Un viaggio, una partenza che è poi approdo a lidi sconosciuti ultraterreni e sensibili, certo, ma anche prodigio di un silenzio che sarà la rinascita, metamorfosi d'ogni forma d’essere: come lo specchiarsi dell’inverno nel fiore nuovo delle future primavere, di gemmazioni, confusi atomi di natura e vita, colti in perpetuum iter, nel flusso universale delle cose, diremmo guardando al grande poema lucreziano.

Poema dunque di un ritorno al clan gentilizio della memoria, questo primo fondamentale antropo-testo dell’appartenenza alla radice nella famiglia di sé, ma inseriti, impiantati in una sorta di … machina universalis naturae...

Ed esattamente come nella pia fraus della tradizione popolare relativa alle penne della merla, in muta, da candide a grigie, così anche la poesia ha la sua muta. La parola si ritrae, attende nel suo grigio. È il grande sepolcreto vegetale che attende rinascite, così come quelle vite in gabbia di animali e piante, ed umani variamente incatenati al destino degli umani.

Splendido l’epicedio per la gatta tartaruga Santippe, prefica discreta, che non era il gingillo di nessuno, di cui si rende – quasi a quadro epigrammatico – la chiusa della poesia: trenos appunto di lutto, nel solco della mai sopita essenza classica che anima tutta la produzione e la memoria poetica della Cardona.

Non so del dolore. Quando l’umana è morta / ha lacrimato in silenzio nascosta / fra il suo letto e una sedia.

E questo serrato dialogo si fa evocante in tutte le sezioni della raccolta, con omaggi evidenti ai grandi poeti della tradizione, Leopardi in testa: come pure echeggiano vari, disparati classici del Novecento, da Montale a Bertolucci, al Bonnefoy, da lei ottimamente tradotto. Poi, quasi in basso continuo, s’avverte il sorriso sapiente della Spaziani, non solo per le alte scelte stilistiche, ma anche per certi esiti affilati di gnomica poetica: versi brevi, netti, precisi, una classica ricerca di dedizione alla poesia nella produzione-arcipelago, frammentata o dispersa, pseudosperimentale di oggi…

Per chiudere, una riflessione su versi dedicati al minotauro del Web e all’Algoritmo (nella sezione "Arianna senza filo"), dove con abili corde sensibili ed elegante apertura linguistica, la Cardona innesta dialoghi, cifrati sentieri di poesia, in cui ventila come un’ombra leopardiana sull’abisso del nostro presente: in cui noi, oggi XXI secolo, siamo dominati dal grande fratello Algoritmo, il dio che nel web tutto vede... Ma è nel silenzio temuto dal demonio, che gemma, a radice d’infinito, la parola Poesia:

C’è un coro di uccelli e di dei per le parole / che nessuno più dice.

Recensione
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