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Il bianco, il nero, il grigio

Noci d’acqua nascono dal fondo. Tra aforismi ed altri versi

Una ricerca di arguzia nella forma e di “misericordia dell’intelligenza” caratterizza la produzione aforistica e poetico-grafica di Silvana Baroni. E’voce autentica! Che, nel suo appartarsi, lascia più marcato segno dell’aculeo del dire nel gran circo di una versificazione, spesso gracile e seriale e talora inutilmente verbosa, che taluni laureano come poesia. Interessata al vino di colori della vita, così efficacemente potrebbero, infatti, sottotitolarsi i suoi più recenti aforismi, raccolti in silloge cromatica tricorde, il bianco, il nero, il grigio, licenziati per i tipi della Joker e premiati anche a livello internazionale, la Baroni sente la priorità di un gioco serio del dire nel sereno variabile dell’oggi poetico ed etico- culturale. In uno di tali aforismi, dal sapore meta poetico, giocando abilmente sul vestito del linguaggio, rivendica l’ambiguità del segno poetico.

Chi ama volare non ama essere preso per mano. E’ all’unisono avvertimento etico ed esistenziale, il miracolo di chiave nei cassetti del vivere quotidiano, per i quali vale la montaliana consapevolezza che non c’è formula che mondo possa aprirti, univoca e chiara. C’è appunto l’occasione, nella bufera, di una misericordia dell’intelligenza che conduce i frammenti di un discorso amoroso e non solo, a perdersi per mano nella chagalliana sinfonia blu notte dell’immagine di nere chiavi di violino volte a marcare la musica di stelle di pensiero dell’esistenza. Nella mirata scelta lessicale il carso del ritmo! Un vortice di foglie all’angolo della soglia, uno dei testi più ispirati della raccolta, annuncia un felice ritorno del vento, nel quadro di una natura non meramente osservata, ma sentita, come parte integrante della dialettica del Sé più profondo.

Il richiamo al fuoco, all’acqua, agli elementi basilari della vita, certificano la volontà di fare una poesia di forte impatto emozionale e di pensiero, nella ariosità della musica della parola giostra di sogni. Si veda, ad esempio, la densità visivo-semantica del termine vetro in questi versi Il tuo pianto è un lago | un lago di vetro | il vetro che se l’apro cade la finestra. Il palpito esistenziale si fa dialettico con lo scarto psicolinguistico del gioco verbale. L’ho preso all’amo | ch’era dentro al gatto il pesce e dentro al pesce il granchio | dunque che metafora è mai questa | se non la tiro giù dal caleidoscopio | non la cavo dalla mascella | del cannibale antenato. Ciò cristalla un’efficacia pensosa, ricca di respiro di suoni ed immagini, forte la ricchezza e la vastità della metafora, ma sempre la filosofia aforistica domina e nell’incanto della luna sulla neve,vola la vespa della parola, notte che punge gli occhi per meglio e più a fondo vedere la storia minuta di un minuto di alta poesia, che nel suo dire si tinge della brevitas di Penna. Cade nuda la foglia | su babbucce di terra | lì fissa il suo perdersi | la memoria dei passi sottovoce | tra i bouquets d’erba nei crinali.

Recensione
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