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Anzitutto direi che la poesia di Laura è un canto d'Amore verso ciascuno e verso Tutto che perviene al metafisico (anche se talvolta molto sensualmente). Si tratta di un lavoro pieno di linfa, vissuto e restituito sul piano dell' Esperienza del linguaggio. Colgo, percepisco in esso una forma costante complessa ed articolata di preghiera. Laura, convinta soprattutto della drammaticità del tempo ultimo perché consapevole di condanna o salvezza, ha il senso di responsabilità della poesia.

Il suo appello al Discernimento, valore sacramentale preziosissimo, in quanto dono dello Spirito Santo, è qui deciso e direi anche prepotente ed urgente. Il poeta vive, ama e ancor più soffre e legge e scrive, osservando e temendo il grottesco, il perverso, l'inaccettabile, cioè il MALE! In questo senso si pone autenticamente di fronte a se stessa, cercando, attraverso il suo Io profondo, bagliori di conoscenza tendenti all' Infinito. In versi come io non so parlare non so scrivere... Sto cercando il mio nome | sto cercando la Verità | i miei piedi gravidi, troviamo il segno forte di una ricerca esistenziale lunga e sofferta, ma tenace. Si tratta, infatti, di un andare, di un essere viator verso il mistero che scalda e sconcerta, perché in questo percorso c'è la scoperta maggiore dell'essere tempo sospeso, grazia in itinere. E in questo riproporre cose ed emozioni l'illuminazione dell'anima fa scaturire la poesia con uno stile molto forte, personale e pur violentemente delicato, come appunto accade in coloro che anelano alla dimensione mistica. Penso anche a talune suggestioni di Alda Merini. Si senta questa autentica dichiarazione di poetica: Voglio parlare il linguaggio degli uomini non quello della letteratura. All'improvviso | lo senti piangere il vento? | lo senti il ruscello soffocare? | e in conclusione il bruciante E' un pianeta di polvere: non fertilizza il cielo. In questi versi si avverte nel ritmo anaforico l'urgenza di comunicare il fortissimo della semplicità smarrita, ma insita nelle cose della natura, che sotto I'effetto del contagio dall'acqua, intesa come purificazione, ma anche pianto a penitenza e guarigione, sprigiona note in versi di una spezzata preghiera, spesso di grande intensità.

Un simile atteggiamento estetico, si pensi ai versi de Il Vento, spiega, o meglio aiuta a capire come il contagio dell'acqua sia vitale e strumento di salvezza. In questa visione il silenzio si fa parola, magma di significati che deve riorganizzare il proprio significante base. La Parola, il Verbo, l'incontro avviene | quando apri un libro | e avviene tutto. E' appunto in questo respiro col Tutto, in questa meta di luce che I'autrice risolve i suoi percorsi esistenziali, i ricordi familiari, in particolare quello del fratello Franco, la memoria poetica ed affettiva dedicata a Giovanna Sicari e ad altri, in quanto toccare a il respiro originario e il cervello e la papilla gustativa dell'eternità. Versi fulgidi di bellezza indicano il quid poetico dell'autrice, veloce come una slitta sulla neve | poesia | che ho sempre amato scontrosa | con discrezione e il sorriso. E in calce la gnomica il riso | invece | nasce | dalla miseria.

Estremamente efficace anche il contrasto giocato tra i geni-architetti-che-si organizzano senza fretta miti e perfetti e il conclusivo Perché vuoi scrivere poesia? E' però il verso sospeso, coltellata di carità, ossimoro violentemente inteso, a segnalare la centralità nella poesia di Laura Canciani di partecipare, anche con urla di silenzio, allo splendore violento e vitale del giallo rovente di mimose al Tiburtino. Mi sembra di poter dire in conclusione che l'intera raccolta si configuri come un sommesso pregare cercando ovunque, nell'amata città di Roma, l'odore di luce della poesia.

Recensione
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