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Il doppiere e lo specchio

Sappiamo della velocità della luce, e quella dell’ombra? Come ogni vero artista Silvana Baroni cerca di scardinare l’oro beatifico dell’ovvio e … nell’ade della mente, l’inconscio, cerca spine di curiosità, non risposte, sic, il buio come il Libro rosso di Jung, diviene per lei Bibbia di verità interrogative, nelle quali le arti si intrecciano scaturigini del pensiero selvaggio dell’uomo. lo stile nasce dalla originalità delle proprie imperfezioni.

È l’aforisma di chiusura del suo ultimo lavoro letterario,Il doppiere e lo specchio, prefato da Antonio Castronuovo, aforista illustre, che della Baroni scandaglia l’originale creatività sin estetica e la giocosa intelligenza. Sempre nella sua poetica la sua scrittura provoca ed induce nel lettore- osservatore dei suoi versi o dei suoi aforismi visivi, domande capitali offerte però con leggerezza aprendo porte alla curiosità, magma di vitalità concreta.

Questa d’altronde è la cifra della Baroni, sciogliendo l’aforisma lungo le linee del disegno congiunto, l’autrice dà prova di una sudata meraviglia che si rivela nel doppio codice grafico-verbale in musicale aritmia novecentesca. La bicromia sin estetica si fa appunto doppiere e lo specchio di un sogno di .. ragione, fulminante nella siepe di scritture, spesso deboli, liquide,proprio nella loro presunta metafisica o nella loro omologata prosaicità, cronache di un montante disastro di fine/ inizio millennio.

E’sempre un sano prender rischi, invece l’arma della sinestesia e del concerto delle arti, opportunità di un nuovo problematico rinascimento … In questo senso l’ aforisma è sentito dalla Baroni come l’unica verità possibile la sincerità del momento o in un altro sempre giocando argutamente sulla antinomia si avverte Ama il chiasso chi è sordo al silenzio, questi ed altri passaggi segnalano in simbiosi col loro nervoso tratto grafico, i ... minima moralia di chi riverbera sublimi risate del dubbio su pontefici di parole che vanno pompose catene segniche, quasi quadri di un’esposizione di verità rivelate, da chi poi? Ahimè senza il marziale timbro musicale di un Mussorgsky. Restano invece nella neve della carta i violini di un’arguzia autentica, l’emozione di una ricerca come sempre nella produzione copiosa ed eclettica della Baroni, tesa a cercare appunto le misure di quella velocità dell’ombra di quel nero tratto che dà, montaliana, la grazia di spine della parola forbice..

Recensione
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