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Il mare delle nuvole - Poesie 2005/2014

la Scheda del libro

Prefazione

“Elzeviri di nuvole”

Tweets sulle carte di ieri
e altri viaggi o ritorni al Futuro…

(La poesia riformattata e neoclassica
del modernista oraziano Paolo Carlucci,
cronista d’ogni “taggata meraviglia”)

Plinio Perilli
(giugno-luglio 2014)

“… Che cosa fuggiva sulla mia testa? Fuggivano le nuvole e le stelle, fuggivano: mentre che dalla Pampa nera scossa che sfuggiva a tratti nella selvaggia nera corsa del vento ora più forte ora più fievole ora come un lontano fragore ferreo, a tratti alla malinconia più profonda dell’errante un richiamo …”

(Dino Campana, Canti orfici)

Era dai tempi di certi squarci lirici o poetici in prosa del Dino Campana più errante, malinconico e fiero, che non registravamo in uno scenario poetico (che è fenomenologico, ma insieme prospettiva interiore!) tanto vento e distanza da attraversare, placare, tanta storia insomma del mondo e al contempo dell’Io … Un Ego trascinante, superfetato, da redimere e in fondo rubricare, innamorare, recludere o rivoluzionare nella dolce pena e piena dei versi …

…………………….
Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
… (id.)

Anche sulla testa di Paolo Carlucci – dentro e oltre il suo cuore di poeta e letterato raffinato, appassionato cultore della materia che pur cesella, gl’intride l’anima, e la plasma e la colora assieme, come antiche statue dipinte, colonne classiche policrome e fiabesche – fuggono le nuvole e le stelle, fuggono secoli e cosmogonie della storia, fuggono vie lattee inesauribili di poesia e di canto …

È questa notte
di nuvole, di stelle
una manciata.

Col vento che schiocca e frusta e gonfia di vane sequele / Le vele le vele le vele d’ogni cronaca o dissidio di libertà, trasvolata o traversata dalla Realtà al Sogno, andata e ritorno. L’eterno viaggio astrale e feriale della Poesia …

Va l’otium dei miei piedi
verso lampi d’amore,
a sentire, tra le epigrafi
dei fasti, il colore della luna.

Poesia che Paolo insegna peraltro al liceo ai suoi studenti – ma anche se ne fa allievo nella vita, per magistrale e umile rito d’iniziazione … E la Pampa nera, diciamolo tranquillamente, è proprio la Storia, “selvaggia nera corsa del vento ora più forte ora più fievole”… Ma anche uno sguardo turbato e indomito “alla malinconia più profonda dell’eterno errante” che noi stessi incarniamo e forse nascondiamo, proteggiamo o infine liberiamo in scrittura …

Ed eccolo, il suo tributo a Dino Campana, che giusto un secolo fa (1914) macerò e masticò i suoi Canti orfici (“… dalle profondità del mio essere e della terra io ribattevo per le vie del cielo il cammino avventuroso degli uomini verso la felicità a traverso i secoli …”), e oggi Paolo Carlucci convoca, precetta e incorona come libero, folleggiante e sublime menestrello d’ogni mare delle nuvole, d’ogni libertà transoceanica d’anima:

Matti.
Punti di domanda
che sfiorano
con un foglio
le stelle
orse d’inverno
in viaggio nel caos
dell’universo fenicio

volano navi
rosse di vento
cambuse di segreti
cifre d’ombra
sulla neve fiamma
il quotidiano dire
più grande.

E poi, via via, l’appello si ripete, si amplia, rivolgendosi a tutti i numi tutelari che in fondo da sempre ci accompagnano (o già ci accompagnarono) nella Pampa nera, nella giungla, nell’Apocalypse now del ’900 da cui veniamo, radicati ma poi egualmente risoluti a fuggire, a scappar via perfino dalle Ricordanze cui apparteniamo …
Un omaggio per Garcìa Lorca: “È fredda ora Granada nel sole”…
Un altro a Pablo Neruda: “ventoso scriba tra foglie d’autunno / mago di gelo”…
O lo splendido, ispirato poemetto che Carlucci ha architettato per Pier Paolo Pasolini, addentrandosi nel grande, incompiuto romanzo Petrolio come in un variegato, spinoso museo degli orrori, epopea stessa della fine del ’900, inteso come grande, pessimo secolo tronfio e corrotto, secolo di esplosioni atomiche e genocidi dell’Etica … Rivisitati magari nelle stanze in ombra della propria famiglia, e cupa, turgida vocazione alla diversità:

Morii e fui rosa di vita sangue
sgorgato alla marina.
Mia madre, ombra impazzita,
mi coprì col suo pianto
di luce. Bestemmiato fiore

Fui petrolio di carne con gli occhiali
scuri che ridevano la prosa di un bacio.

Dove già nell’enjambement “pianto / di luce” vige e si svela la cifra e la ferita di tutta una poetica – che eleva appunto l’ossimoro (“bestemmiato fiore”) quale precipuo, intenso leit motiv …

° ° °

Libro quindi importante, questa terza raccolta poetica di Paolo Carlucci, perché il primo aspramente maturo e ghiottamente fertile. Fertile d’amore e sia pure, talvolta, di coltivato, elegante dolore (dolori!). Ma non più d’un moderno, modernista Giovane Werther, bensì d’un rinnovellante paladino romantico che per scudo ha una tavolozza di colori, per spada durlindane di gigli, per virtù la fedeltà alla Bellezza: attenzione, non meno quella concreta, reale della vita che l’altra sublimata e impennata a simbolo come Musa o Diva da Parnaso – se davvero esistere può un parnaso che non sia Elicona, umanato e umilissimo, monte riservato puro a tutti, ma proprio tutti i cuori, purché soprattutto siano veri, palpitino sinceri:

Si battevano a duello
spade di gigli col vento.
Ho scavato nel ventre
delle more sogni di purezza.
Un nastro d’argento sciolse verità.

Ed è la parte forse più bella e intensa di quest’iniziazione, di questo poetico romanzo di formazione, dove un Werther già stagionato ma pur sempre giovane d’anima, candido all’Amore, migrando verso nuovi dèi, cavalca di qua e di là, sui versi e sui secoli, sopra un romantico, galoppante destriero d’Ideale o un evangelico, mite asinello di Fede, tra le misteriche, tumulate plaghe d’Etruria o i deserti sabbiosi della Palestina, una ripetuta fuga in Egitto o un accecante, disarcionante miracolo sulla via di Damasco … Miracolo, per fortuna, quotidiano e sensuale, come gli antichi, ereditati guizzi lirici della cosiddetta poesia pura:

Rossa fiera alle porte della notte
Tu sei, Tarquinia, quell’indiavolata
voce di ragazza scaltra

Tarquinia, terra arsa di rovine,
che improvvisa sale la marina
a disturbare

E ancora Paolo viaggia e scrive, soffre e s’infervora, tra castelli arroccati e inginocchiati luoghi santi, chiese rupestri di Cappadocia o fulgide, petrose isole del Mito (la Sicilia ulissiaca? una Trinacria che si fa miraggio, manna salata per i migranti, i poveri popoli eroi del Nulla e del Dolore, che giungono mezzi morti o mezzi vivi sulle spiagge o tra gli scogli di Lampedusa). La Nemesi dello Sviluppo Senza Progresso? – come già profetava Pasolini parlando di una incipiente Nuova Preistoria… Una maledizione che confina e naufraga contro i frangiflutti dell’Utopia, e spesso la commuove, la redime più degna:

Corale di dolore oggi il mare.

Civile il sudario di una nube
nell’oratorio di stracci

lo chiameremo ancora cielo
gamberi di vergogna
piangeremo ancora
occidentale il lutto dei miti.

(3 ottobre 2013 –
Sull’ecatombe di Lampedusa)

Viaggio certo di luoghi, ma anche ridda e profluvio di metafore: snudato snodo di esperienze, così come di idee … E come potrebbe essere altrimenti, in una Modernità che da tempo ha smarrito bussole e sestanti, cannocchiali o microscopi … sostituendoli con smartphone e antenne paraboliche?… Fino appunto a convocare un’ironica, post-leopardiana “Luna in chat”:

Pastore errante su facebook
luna in chat
dimmi che fai
graziosa luce pallida
sovrana iscritta on line.

Ricordanze d’infinito
in una siepe di vetro
che pure a colori m’infinita
in una stanza appena larga
un rettangolo di cielo. …

L’incubo più grande, che qui in realtà è il Futuro – finisce poi per essere proprio la vièta, abusata illusione di una tecnologia, di un sapere che in digitale salvi e riassuma il mondo, lo colleghi in tablet e in diretta come una videoconferenza del futuro …
Del resto, neanche i futuristi avevano previsto che le macchine potessero insufflarci coscienza, additarci l’Etica … No, nemmeno Marinetti, Balla, Boccioni & Company avrebbero mai potuto sospettare, immaginare, la deriva in boccio, fervida e maldestra, degli agilissimi nuovi “Fanciulli digitali”:

Son lampi di voci disperse
oggi i fanciulli, distratti
dal cellulare.

Oggi il bottino dei sogni
hanno lasciato volare.


Ed è un po’ il loro nuovo “Aquilone” di pascoliana memoria…
Quanto alla Musa (che sarà targata e in quota “CGIL”), eccola più precaria che mai,
belloccia e confusa in egual misura:

Occupata part time. Disoccupata full time
agiata agitata ironica impiegata stressata
erudita primordiale informatizzata giovane
atipica apatica isolata curiosa nord sud centrata


E l’elegia, com’è giusto, cede spazio alla satira civile, all’epigramma, sfiora e dribbla la farsa … solfeggia adagi e tirate tardo-montaliane: “scintilla di vento / un verso / albeggia il Washington Post / della Poesia”… “Un pugno di sorrisi oggi ha sferrato / Francesco.”
Francesco il Papa, per adesso non ancora bi-santo…

L’Etica, invece, udite udite! – l’etica (o l’Amore) che più non si può insegnare a scuola come un trattato di Aristotele o Spinoza, ma langue e pulsa luce, circuiti, transistor, frattali, atolli informatici non meno crudeli e corallini dei banchi in cui di bianca roccia fiorisce il mare – o meglio i due mari, quello salato delle onde e quello dolce lassù, ventoso e svaporante, ma non meno tragico e insidioso, delle nuvole … dei marosi di Dio …

Un tappeto di vento
la cavalcata delle nubi
virgole nella prosa del cielo
Dio scrive la sera un soffio

° ° °

Carlucci riassume in 9 sezioni tutto il nostro vasto, immenso orbe terracqueo, l’incrocia e ce l’intona davvero come una mappa sacra e laica, pubblica e intimissima, di quello spazio/tempo che chiamiamo vita, e ci chiama, ci esige e proclama suoi nobili abitanti, illustri residenti coi piedi per terra …
Si parte da un confuso incanto gnomico che è, giustamente, “officina dei versi” e scandaglio di poetiche. Per poi onorare i ricordi e i fulgori della Classicità da cui veniamo (“Va l’otium dei miei piedi…” laddove Paolo si finge “corriere di Ovidio” – ma noi lo vedremmo invece ben più consono a Orazio!).

Diario d’abbracci le basiliche
un sussurrare di risa…

Stranieri i baci domani
Rugiada tra i ruderi.

Assedia la notte queste pietre
centuriate d’indifferenza …

Poi la grazia un po’ dolente di addentrarci nella Galleria d’Arte del nostro cuore, nell’atelier inesausto in cui visitiamo, ritraiamo o rammendiamo Bellezza (“Il grembiule sporco di luce”)… Magari l’ossimorica aurora della notte di Van Gogh:

La pittura è in marcia
idillio d’inferni, golfo
della modernità in un pennello.

“La democrazia della luna” è invece un Senato gustoso, fors’anche onirico, dei poeti che ci formarono; così come ci decisero, eccome!, i vari “baci di brina” delle nostre storie, non tutte di certo inventate …

L’uva dei tuoi seni allora
alti sui ginepri stillanti
di pioggia attende il carro
delle mie mani giovani
carte di gioia.

Eliotianamente, un viaggio nel Tempo è circolare e concentrico, regredisce in Futuro e s’innova di ricordanza, rammemorandosi a iosa (“Dal fiume il papiro millenario”)… Partenze e ritorni, “Nòstoi & archetipi”, tanto per dar ragione a Jung, che equipara o meglio sdogana l’inconscio collettivo di pari passo e grado a quello individuale …

Letto di rugiada e sospiri
il passo scalzo dell’estate.

“Generazione Y” è un tributo delizioso e polemico, velenoso eppure solidale, all’ultima generazione non dei neòteroi ma dei giovanissimi, che probabilmente suffragano e surrogano la poesia con grande fervore comunicativo e l’emissione continua di tracce cosmiche, messaggi eterei, messaggini, sms, e-mail, empiti cablati e polverizzati quasi a nuvolette di tempo, polvere di stelle e pensieri frettolosi ma intensi, pigri e annoiati … come ogni società che soffre del suo troppo benessere, e dunque lo trasforma, assume e raziona in briose dosi di malessere:

Internauti on line
Minuti dispersi dal mondo
Now is a… new of Yesterday…

Sulla panchina il tablet dell’alba
Il Giornale 2.o, La Repubblica,
Il Tempo in un clic

Tweets sulle carte di ieri.

Elzeviri di nuvole.
Proti dell’alba addio

Ed è il “Novissimum” dell’ultima sezione, che è un congedo o una ripartenza, bilancio e voto augurale:

salmo tra le antenne
il paradiso.

° ° °

Parte dunque da questo Credo interiore, l’amico Paolo Carlucci – e presto divaga in Storia, in Cultura, arcipelaghi del desiderio e della commozione, dell’impegno o della pazienza, esercitati con pari destrezza. In nome d’una religio che si riconsacra ogni momento, e ci fa apostoli inopinati, pellegrini sempre in marcia:

Scende nella cripta il pellegrino
Ecce Homo di polvere
ha nelle lacrime il poema
del mondo crociato di assetati
di invisibile pane, mani tese
alle soglie del cielo.

Infine l’Arte, inseguita e periziata di secolo in secolo con un amore che è rara missione sinestetica, militanza radiosa – anche per contrappasso notturno, ardimento onirico … Chagalliane “labbra di luna”:

Sulla piazza un ciglio
trema d’infinito
per labbra di luna.
Trucco borghese
che piace.
S’attarda un angelo sulla Rivoluzione
Di un bacio
Comunismo di labbra.
Favoloso.

E lo splendido convito o consesso dei Poeti, l’unico Eden ancora concessoci, come una dantesca valletta fiorita (no, non più un Limbo o purgatorio d’attesa! ma semmai uno stato d’animo …) dove finalmente poter magari incontrare – intermundia del ’900 – “I nuovi Sciti”, cioè tutto il fiore del verso russo, con Blok, Esenin etc.

Compagno poeta
bolscevico di sogni
scuri di segale.
Fu d’inverno il calor bianco
di una fucilata di futuro
anche sulla steppa.

Versi di sangue bendati di neve.

° ° °

Aspettavamo da tempo questo libro già amato in fieri, e insieme lo speravamo … Conoscendone i materiali, gli intarsi, l’ebano o le pietre dure, i colori munifici e naturali, le terre bruciate, le sinuosità floreali o gli stucchi barocchi dei soffitti, le finestre alte di luce – insomma la bottega esimia della Grazia e dell’Arte, la parola dipinta (dixit Giovanni Pozzi) cui sta stretta la carta e fa parlare i quadri, cantare il cuore, musicare il silenzio, il dissidio, l’appello d’ogni Speranza, maiuscolo e umanista … Ed è canto, liturgia melodica anche la vigorosa “Ballata delle pietre”, scalpellata gnomica e cristiana, dal romanico al barocco, ed oltre:

Il percorso della solitudine riprende
devastata dal Libro dei Canti lascivi
che è maestro di scienza all’occhio
pupilla di cielo che volteggia
tra code di sirene, coro che avanza
di pietre, decorate di ossa è fiore
la colonna è fiore che s’apre
di nervi in ascesa.

Costruire lo sguardo, noi stessi titolammo anni fa (era una vasta “Storia sinestetica del Cinema” in rapporto a tutte le altre arti).
Ed anche Paolo di continuo costruisce lo sguardo del suo animus narrandi o vis poetica che dir si voglia… “Ut pictura poësis” era già il motto, l’imperativo categorico sposato da Orazio (Arte poetica, 361), la più pura, duttile eredità classica incarnata e praticabile come facile credo e duro fulcro d’estetica …
Di questa Rinascenza segreta e modernissima, sconosciuta agli storici e semmai onorata e inseguita dai romanzieri (penso a libri come Rinascimento privato della Bellonci, 1985; naturalmente a L’opera al nero della Yourcenar, 1968; ma anche a testi squisitamente fuori del tempo, collocati e fioriti in un’aura di eterna, radiosa classicità, come Mario l’epicureo di Walter Horatio Pater, 1885, sontuosa rievocazione dell’epoca di Marco Aurelio; o le stesse Memorie d’Adriano, uscite nel 1951, sempre della Yourcenar), Paolo Carlucci ci dona oggi un affascinante remake poetico d’inusitata valenza e rito d’ispirazione.
Come quando riassume, musica sull’umbratile pentagramma visivo di soli 5 versi il canone o “gesto” michelangiolesco della divinante Creazione dell’Uomo:

In un soffio di carne. Luce
la musica del mondo.
Minuti d’infinito forse
una carezza
l’ombra di Dio.

Aveva ragione Emerico Giachery – battezzandogli la sua prima raccolta giovanile, Dicono i tuoi pettini di luce, cioè i “Canti di Tuscia” (2010) adorabilmente cardarelliani – a parlare di una “comprensione profonda”, “totalità vivente e perenne, che il frequente ricorso all’analogia espressa o velata rende sfaccettata e versicolore”… Ecco appunto un esito tra i suoi migliori, isolato come una rara istantanea geo-antropologica:

Orte, figlia del vento,
sospesa tra i calanchi
dove il sole si scura
tra balze verdi d’ulivi,

lontano il Tevere
acqua lucente
dell’asfalto della modernità.

Così come coglieva, registrava già una poetica, una predisposizione, un talento, l’Eugenio Ragni (cfr. la prefazione al successivo e ancor verde Strade di versi, 2011) intento a scomodare, equilibrare le categorie dell’Antico e del Moderno quali sororali “compresenze in parallelo” – “anche dove gli accenti si fanno più caustici”… E citiamo appunto da una cara, spassosa parodia pascoliana:

Ho acceso il televisore.
L’atomo opaco del Male
sintonizzato sul nido moderno
la casa del Grande Fratello, il telenido infame,
di una Digitale purpurea in piscina.
Poi Maria, l’altra, la telesorella

° ° °

Nulla dies sine linea – “Nessun giorno senza una linea”… motteggiava Plinio il Vecchio (Hist. Nat. XXXV, 36, 12) secondo l’esempio del celebre pittore greco Apelle… (Curiosamente, in inglese “line” significa verso)…
Carlucci cerca sempre la poesia come il rabdomante l’acqua, le sacre falde invocate, profondo dono e segreto della terra … Ma per bacchetta sensibile, rivelatrice, ha solo il linguaggio, questo fervido e continuo gesto che freme analogie e trema ad ogni metafora, inanella seduzioni visionarie e insieme s’innamora della sua stessa perdizione sillabica, risillabandola primigenia, adamitica come già faceva e teorizzava Ungaretti nell’incanto dei suoi primi testi (“Sono un poeta / un grido unanime / sono un grumo di sogni”).
Ma con Paolo, giusto un secolo dopo, le parole e le cose si complicano – rinverginarle occorre anche oltre le scorie, il reticolo, la cupola eterea o, vorremmo dire, il vero e proprio scudo spaziale di internet e di tutti gli internauti, nella Grande Rete che ci reclama, ci accoglie e insieme ci inghiotte, ci divora e ci stritola di seduzioni minime, sospiri od ansie minimali, ma talvolta ben più perfide e infide degli omerici canti di sirene …

Và ballatetta
Sms luce
che si dura
luce in una nebbia
lost and found
di colori
etichettati
nel vento grigio della stanza
fluorescente.

Da dove viene insomma oggi il poeta? Da dove scappa? A cosa torna? Fugge da città in fiamme, da Sodome o Gomorre punite dal loro stesso marketing, o tornare vorrebbe in un’ultrasimbolica Babele neomillenaristica, riconciliata di razze e lingue, religioni e progresso? Proprio l’ultimo Zanzotto soffriva quest’impasse, e insieme ne discettava in letizia, con provvidenziale e doverosa, si capisce, autoironia:

«… Ecco che tutti questi livelli del dire e delle lingue, nella poesia vengono mobilitati: anche quando si crede di scrivere una poesiola tranquillissima, in realtà si mettono in gioco tutti questi livelli, e forse si toccano paradossalmente degli stati di paradossa universalità, attraverso il poco e il meno, mentre nell’uso veicolare ciò non si verifica affatto. …»

(Andrea Zanzotto, “Le Poesie e Prose scelte”,
‘Prospezioni e consuntivi’, I Meridiani, Mondadori, 1999).

° ° °

Conserveremo a lungo – e ce li proietteremo caldi o ventosi in cuore – questi paesaggi e passaggi ritrovati, questi incanti sperati, questi raggiungimenti che non sono forse di un singolo, ma di tutta una generazione che davvero non smette di cercare, di cercarsi, e sognare radici, prolungarle sino al mare delle nuvole, per nuove estrose o anche astruse odissee sui vascelli fantasmi e olandesi volanti della Visione …
“Il quotidiano avanzo di un fuoco” – giura Paolo Carlucci – “notizie on line dal mondo in un click”… E fa la corte a tutto il mondo per fidanzarsi, almeno, con la sua poesia … Fidanzarsi? Che parolona! Amarla riamato! Ricorda egli forse la folleggiante promessa e premessa di Campana? “Lentamente gradatamente io assurgevo all’illusione universale”…
Forse senza volerlo, per gioco e destino inconscio, Carlucci si trova infatti ad inseguire e riscrivere quel campaniano omaggio alla “Chimera” che davvero apre e ricuce in leonardesca gloria di “sfumato” l’incipit presto strappato del ’900: “Non so se tra rocce il tuo pallido / Viso m’apparve, o sorriso / Di lontananze ignote”…
Ma questa volta per chiosa tenera e gentile, antico credito d’amabile virtù:

è nebbia di rose il tuo volare.

L’inciampo di un amore
di cipria, l’avventura
in uno sguardo.

Chimera.
Il palio scosso d’un tuo bacio.
Forse d’autunno una felicità.

Tutto scorre, e niente rimane. Ma anche tutto ritorna …
E dunque Paolo trasforma quest’esosa Illusione Universale, quest’afflato spirituale, pulviscolare, in paziente esercizio concreto, trasfondendoseli alchemico della nigredo, rubedo, albedo d’ogni verso, nella trasognata, cocciuta pietra filosofale che sempre perseguiamo o mimiamo nel Far Poesia. Farla vivendola, attuare il fare, il poièin … Farla perché ci aiuti a vivere, ci premi ad amare:
“Cronista d’una taggata meraviglia / la periferia d’un abbraccio”

(giugno-luglio 2014)
Plinio Perilli

1

In quel confuso incanto


L’officina dei miei versi

Navate di luce attraversando


Ho acceso ceri di vento
navate di luce attraversando.
Messa solenne la cantata
di un pugno nero di passeri
cardinali d’inverno
umidi di sole.

(2011)

Un sogno apre il giorno

Batte col suo piede
notturno la terra
un capriccio di vento.

E forse un sogno apre il giorno

Solo a me pare, nel demone
fresco di rugiada, ritrovare
oscuro il miracolo
nel rosario dei piedi,
industriosi e dispersi,

che l’alba, gravida d’estate,
ad occhi chiusi saluta

(2014)

Il dono dell’ostacolo

È questa notte
di nuvole, di stelle
una manciata.

E Tu mi lasci, Vertice,
il dono dell’ostacolo,
la proposta di essere
sandalo dei pensieri
all’edicola rosa dell’alba.

Generosa va donna di tutti.
Purissima moneta di vento
la mina d’una preghiera.

(2014)

La prosa del cielo

È il cielo
un caos di luce
che s’imbrina
su una rosa.

L’avorio incauto il giorno
forse
m’indora
forma della notte
ancora
l’altare di una nuvola
rosa che fontana.

* * *

Un tappeto di vento
la cavalcata delle nubi
virgole nella prosa del cielo
Dio scrive la sera un soffio.
Vespri di neve tra orse di stelle
macchie
luce che prega sorella
nel silenzio di chi ha da fare
un rosario immemorabile.

Nell’anima
che si stira nella carne
appena
il battito di una preghiera
familiare d’infinito.

(2012)

Per alcuni deboli che resistono

L’infanzia è un sortilegio
di neve che si scura di sogni
per alcuni deboli che resistono
magnolie nell’anello degli anni
Invano tra questi dotti volando
l’inchiostro di una farfalla
rosseggia l’errore.
Il vento quando è superbo
non sgronda rugiada tra le rose
mezze sapienti di un’inventata
luce che grandeggia
tentennando.

(2012)

Risus paschalis

Sferruzzano
parrucche di nubi
a punto croce
gli angeli.

Un’officina il cielo smalta
gemme di risa nuove.

La pioggia staffila la schiena delle vie

Tra chiodi di bronzo l’ortica risorta
Passione acuta dell’anima
sfavilla tra i fiori
che la omaggiano
a capo chino la gloria delle rose.

(2013)

Il pollaio di Dio

Calda sforna ciurme di nubi
la maestà del cielo sciroccale.

Sospira il pollaio di Dio,
il lusso d’una frasca
imprendibile
di luce una lisca
rosa forse di grazia

il pollaio di Dio è fauna
d’anime che ha sete nell’azzurro
e di Lui ha fame nell’ombra
di un’agape di mosche.

Stupita fiamma mi resta
tra i pavoni impastato
di Paradiso l’Albero
stillante manna

immenso che preme l’ozio
del cielo.

(2014)

L’officina dei miei versi

Poesia è donna
che lava di luce
il guanciale scordato
vento dell’infanzia
che dopo l’affanno
sulla città riposa.

In quel confuso
incanto ho l’officina
dei miei versi
nubi leggere di pensieri
vanno come passeri miti
d’autunno sul piazzale.

* * *

Poesia è donna
che ha in seno la rabbia
dolce del mare.

Schiuma sorrisi all’uomo
comune vertebra cieca
sulla costiera delle cose.

Poesia è per me coltello
che ama la grazia
di sangue della vita.

(2014)

Aspro il sogno ancora dell’infanzia

Alba in una ruga
rugiada di pensieri.
Vent’anni.
Aspro il sogno ancora dell’infanzia
resta ai venti favola di orizzonti
ancora nel porto
già freme l’occhio
all’amoroso seno della vita
senso di luce.

(2011)

2

Va l’otium dei miei piedi …


Versi per Roma:
tra gatti e passanti

Avvento romano

Sulla piazza
arde la neve
sporca di un po’ di bene.

Stanno come pettini di vento
i santi con gli occhiali
di brina
una domenica d’avvento.

(2010)

All’imeneo del vento

Invitato, non mancò al convegno
l’arciere varcò la notte
e fu mente divina.

Girovago di luce
il cappello di un santo apre
di cavalli uno splendore.

Di pietra i mori nella piana
convertiti dal peccato
delle nubi in processione

rosse forse sorelle
vergini di vita,
pronte all’imeneo del vento.

È la notte che ragiona d’amore
nascosta in una croce di lavanda.

(2013)

Il regno d’una farfalla

Va il mio occhio, pastore di nubi,
a svegliare
il rifiuto di una preghiera

ombra che dorme nel fragore.

Tra macchie d’acqua, sulle felci
il regno d’una farfalla.

(2013)
* a Villa Gregoriana

Satyricon di carne

Il mendicante
pascià di vento
tra i portali.

Lo svegliò
tra appassite spezie
il Satyricon di carne
appena ieri
il ruggito rosa dell’alba.

(2014)

Mi pungo d’infinito

La farina della solitudine
sulle spalle della sera
luna di vento.

Mi pungo d’infinito
una giornata di luglio
in un guanto di sale.

Ascolto pietre di silenzio
nell’inverno della cattedrale.

(2011)

Notturno a San Salvatore in Lauro

Dolce s’informa
in questo bianco connubio di luce
il fantasma quasi smarrito
di un Dio lampionaio
tra questi vicoli antichi del Male
di Roma, l’ Eterna,
tra Parione e Panico
che stanotte
fiammellano di stelle

(2005)

Funangeli barocchi a Roma

A volte,
nel fioco tremolare
delle candele
che sulle bugie riposano,
vedo un vapore di funangeli
un po’ funamboli
sospendersi nel vuoto
altissimo dell’ Eternità.

* * *

Nella chiesa del Gesù
l’ oro ci sorprende
superbo d’umiltà
sopra i pitocchi del Signore
stesi al sole, al neon da bar,
tra gatti e passanti.

(2005-2008)
*Nella Chiesa del Gesù

Seicento oggi a Roma

In ombra luce le vie.
Sfogliano i miei piedi
disperse pagine di vento.

Delta che diverte
al focolare di un bar
la città, gravida di neve,

gemma spade di sguardi,
romanzi tra due bicchieri
di vino,
sparsa la Grazia tra le carte
fanale tra le piume.

Brava nel Campo la notte
umida di un quadro.

Il giornale rivela sorrisi
sulle guance d’asfalto
Piange all’alba una Madonna
in grisaglie ancora,
il suo inferno di gioia.

(2013)

Notte, fiore di rabbia e di bellezza …

Notte, fiore di rabbia e di bellezza
andando su queste consolari forse
d’amore, scorgo, scosciate dalla pioggia,
bellezze da bar,
il diadema di latta che sfavilla sulle curve

Gabelliere di vento un bacio, la folata
di un sorriso.

Escort in attesa sulle pietre
lussuria imperiale nel candore
di una notte d’inverno accampata
serenata di luce pura
là dove s’accende la fiera
della fiesta, nella cantoniera.

Poi la prosa dell’alba
una ciabatta la luna, sentina d’odori, messaggero
che tra le gonne in filare alla fermata
twitta delle ceneri la festa.

(2014)

Lari d’ Oriente

Ospiti indocili sul fiume i barbari.
Gracchia la luce nell’arsura, piena
di vertebre di ferro l’erba, stregata,
è tappezzeria che rigoglia siepi di vite

Uva migrata tra selve accese
di misteri, calce viva nell’ombra
del cantiere imperiale
fabbrica di Dei chiusi.

Ragazzi in ferie gli imperatori
cercano cieli di carne tra filtri
dispersi di gloria, miserie
dorate d’amore le Auguste

Spalancata pianura di fango,
delta di voci guizzanti
vocali di cielo, il Palazzo

* * *

In sciopero precari gli Dei
sono migranti pieni di nomi
Invisibile ride la vite.

Mandorle in festa a Bisanzio.
Virgola desolata una rosa
putrefatta nel settembre che verrà,
ebbro di mosti, pantera profumata,
tra magre croci, baldanzose di pietà

Lari d’Oriente i santi mondano
chiome di serpi la notte delle serve,
padrone celesti di un Ovidio che prega.

(2013)

Archeogatti a primavera

Treni di rondini oggi in città
il vapore nero che staziona
osteria di felicità il vino rosso
dei fiori macchia congiure
di silenzi, i muri di marzo,

sporchi del sangue di Cesare,
raccontano gemme di storia.

Rami di ferro limpidi di sole
tra i soriani indifferenti.

Archeogatti a primavera.

Amano le persiane.

(2013)

Il corriere di Ovidio

Va l’otium dei miei piedi
verso lampi d’amore,
a sentire, tra le epigrafi
dei fasti, il colore della luna.

Diario d’abbracci le basiliche
un sussurrare di risa …

Stranieri i baci domani
rugiada tra i ruderi.

Assedia la notte queste pietre
centuriate d’indifferenza …

Vado all’appuntamento di un’umile dea,
stanotte ho condiviso l’alcova munifica
di matrona Ottavia. L’alba è stata di carne
per un’aurora che mi guardava in estasi.

* * *

Saranno infinita solennità
quei nostri baci nella fiamma
che si spegne delle stelle.

Un’anfora di nubi rosa
Dio
il corriere di Ovidio sulle are
di Venere e Roma ancora.

(2014)

3

Il grembiule sporco di luce


Poesie per l’arte

Minuti d’infinito

In un soffio di carne. Luce
la musica del mondo.
Minuti d’infinito forse
una carezza
l’ombra di Dio.

(2012)
*Michelangelo, La creazione dell’uomo, Cappella Sistina

Rosso pompeiano

Tra satiri e menadi danzanti,
tra pareti fiorite di colori
sonori ritrovo, tra queste
fragili gocce di splendore,
le maschere eterne
d’una classicità che rosseggia:
la vita, la morte, i fiori del Male
della Modernità che verrà.

(2007)

La ballata delle pietre

Colonne sante
oh carie di purezza
l’ombra del moro.

Ballata delle pietre
l’inferno per un dente.

Scende nella cripta il pellegrino
Ecce homo di polvere
ha nelle lacrime il poema
del mondo crociato di assetati
di invisibile pane, mani tese
alle soglie del cielo.

* * *

Siepe di carne i masnadieri,
acqua viva di Cristo, alle soglie
della casa del Padre.

Il percorso della solitudine riprende
devastata dal Libro dei Canti lascivi
che è maestro di scienza all’occhio
pupilla di cielo che volteggia
tra code di sirene, coro che avanza
di pietre, decorate di ossa è fiore
la colonna è fiore che s’apre
di nervi in ascesa.

* * *

Sacro pulviscolo di luce
sommersa nasce strada
di paradiso
nella chiocciola d’ombra
la danza, la risata della luna
senza cintura il santo sorride
al bosco del cielo, calvario
forse di stelle
chiodo di luce che guarda la terra
il paradiso si annoia nel tavoliere
Dio è triste nella perfezione

* * *

È allora che l’ Angelo, fatto di bellezza colmo,
demone d’infanzia ha reso il salotto delle nuvole
serene fuoco di monete danzante
all’incanto dei miracoli.

Stupisce eden di purezza risorta in quel postribolo
l’occhio del viandante che tra i denti recita salmi
per grazia ricevuta e s’indora della rosa guasta
di una carie di purezza uscendo nella luce piena
che zecchina.

(2013)

Verso Reims

Ascoltare la luce.
Traccia d’infinito che sverna
l’odore del cuore.

Sale una nuvola, martello, curiosa
una falce dice il silenzio
del giardino di pietra.
Nera una riga le voci,
sudore celeste ai portali
oltre la fiera un vento scalzo
in cammino verso la cena.

(2012)

Maddalena

Vite di risa nel deserto
vasto letto di pioggia
il solido di un bacio
nella sera che ha noia.

Così favola grassa la lingua
che fa affari di cuore la sera,
internazionale delle solitudini,
fosti bastione per cammellieri
in sosta

vertebra d’amore
accesa da mani gentili, forse
di tutti,

Maddalena

nomade palma
che ora si radica
scalza alla Passione
calvario di baci.

Sopravvissuta

(2013)
* Su una delle ultime sculture di Donatello

Il grembiule sporco di luce

È un muro di perla che racconta
il grembiule sporco di luce
tra le gelosie di una persiana chiusa.
Gli occhi fanno musica sul verginale
in casa un improvviso re d’acqua
festiva la quiete di due gote di porcellana,
spesa d’amore una lama, un coltello di luna
tra gualdrappe di nubi, ebree in transito,
scrittrici d’inferni tra broccati di risa
forse un giorno di sole domani.

Piove sulla stradina.
Un cappello rosso
il sole.
Vezzosa una giovinezza
in cucina.

(2012)
*Per Vermeer

Notte allo specchio

Come una torre
nel giorno che si leva
sfiata maestrale di sogni la notte

Ecco mi sale la misera stella che resta
poesia è filo che raggruma
un vetro di nubi, parole allo specchio.

*Su “Las Pinturas Negras” di Goya

Vincent, ou l’aurore de la nuit

È una notte ubriaca
di colori l’aurora
che, tra le cattedrali
scopre la danza di Dio,
fantasma d’amore

La pittura è in marcia
idillio d’inferni, golfo
della modernità in un pennello.

(2014)

Un cavallo azzurro è la notte

Un cavallo azzurro è la notte.
Grano disperso di un viaggio.
Stelle nel circo della neve.
Atleti di luce le nuvole.

(2012)

La dama blu

All’angolo della via una donna
ha nel grembo lo sfregio di un bacio
libellula blu sulla porta della notte.

S’inferna di bellezza la corsa dell’alba

Curva si perde nel fiume
fa razzia di giovinezze,
il giardino del tempo.

la città legge il giornale
nell’angolo l’ombra del sole.

(2013)
* Su un quadro di Kirchner

Vento d’oriente

Puro l' occhio
si fa vento d'oriente
ricercando cerchi di vita
l'amore della notte
nel fiato ancestrale di una stella
flauto d'amore cosmico.

Mi scuote nella sera
la lucciola di Dio.

(2014)
*Su un’opera di Kandinsky

La viola della luna

Finestra rossa
Una donna seduta su una stella cuce
la collana della notte.

Arlecchino lo risveglia la chitarra
del sonno. Giallo
Trapezio di stracci confonde gli occhi
Regala un coltello di risa
andandosene
ama
la viola della luna.

(2013)
*Su un quadro di Pablo Picasso

Per labbra di luna

Chagalliana

Va nella notte di neve
l’ebano che sogna rossori.
Sulla piazza un ciglio
trema d’infinito
per labbra di luna.
Trucco borghese
che piace.
S’attarda un angelo sulla Rivoluzione
di un bacio
Comunismo di labbra.
Favoloso.

(2012)

Muto alfabeto d’amore

Muto alfabeto d’amore /fuso alla specchiera/ della notte/ la giovane
con i capelli rossi scartava con gli occhi il regalo/ souvenir d’eternitè /
-Ella s’incanutiva nell’aurora- deglutendo il veleno del suo sorriso.
Morbida guardò le sue forme. Era grano sul vestibolo dell’inferno.
Lui s’allontanava, velluto indifferente nell’acetilene della vita. Rise.
La crocefissa di delizie si spogliò della sua ombra. Fu lapide di baci.
A Père Lachaise la vita tornava violenta d’Aprile.

(2013)
* Amedeo Modigliani, Giovane con i capelli rossi.

Il cappello dell'occhio

Verso Magritte

Palpita di pensieri
il cappello dell'occhio
nella cantina dell'inconscio
che novella
bottiglie di vero
senza volto
il perimetro delle cose
sarà bocca che illude
infinito che del buio ha ansia
totale di parola.

(2013)

Genesi contemporanea

Il giorno esce dalla notte
semi di bene, di male sparge
cieca la luce.

Ci consegniamo, polvere d’infanzia,
al cammino dei sogni che l’orto
della notte ha cavalcato,

fiume di sensi l’anima,
puledra, che, ad un tocco
di stupore, pare, si disseti.

(2013)
*Sui moderni mandala di Nina Maroccolo

4
La democrazia della luna

Versi sulla poesia

Poesia è sudare:
un perdersi nell’azzurro
l’odore della vita.

Tre dettagli di Amhearst

1 - La Tigre di Emily

Filtrai il deserto
per la bestia tradita
dolcissima di solitudine.

Un dettaglio la vita
che non voleva morire
senza l’alba di una goccia.

Chiusa nel vetro del mio silenzio
fui vulcano d’amore
sortilegio feriale la scrittura
di un verso
calendario di pensieri.

(2012)

2 – To Emily

Piccola ape furibonda
tra due sedie, in un anello
umile la perfezione

il guanto di silenzio

una ferita di luce
scrivere oggi.

Il sillabario amoroso di un colletto
dialoghi con la sedia dell’anima
il vento alla vetrata canta l’America.

(2010)

3 - L’estasi di un treno

(immaginando … un viaggio in treno
di Emily Dickinson per andare
a trovare a N.Y. Walt Whitman)

Le braci tranquille
del silenzio ….
Fiuma la storia di un pettirosso
stille nel buio
anfitrione il vetro invita alla fatica
fontana nel cedro della stanza
un piumare di luce minima sovrana.

Nella prateria
disperso autunno di gloria l’America
altre foglie d’erba
raccontano
l’estasi di un treno
varca la frontiera
fugge indiano il coyote
tra i soldati blu scopre americana la democrazia della luna
scintilla di vento
un verso
albeggia il Washington Post
della Poesia.

(2012)

I nuovi Sciti

(Al fiore del verso russo,
a Blok, Esenin, e …)

Compagno poeta
bolscevico di sogni
scuri di segale.
Fu d’inverno il calor bianco
di una fucilata di futuro
anche sulla steppa.

Versi di sangue bendati di neve.

Il cappio sopra la sedia
Suicida e/o Assassinato?
Il bandito se ne va
nella selva rossa delle nuvole
una sera.

E fu ancora Russia ….

* * *

Selvatico non vide San Pietroburgo dorata.
Russia, la carne della steppa è un tuo verso

Alla luna che nasce sul Don
un cosacco ha dedicato verste d’amore ..
Errante criniera,

il cervello bianco di Dio,
il mare delle nuvole il suo poema,
ode al futuro millenario.

* * *

Vennero

e fu il rosso segreto dei campi
nella povertà dei sogni redenti dalla fame
internazionale.

Sarà Leningrado allora l’Eroica
maceria rossa del sangue del vento uncinato.
Sinfonia risorta. Le sue dita nella tormenta
il tema di Lara nel bosco degli aceri rossi.

E fu ancora Russia …

* * *

E il Maestro legge a Margherita verste
di versi luce sulla Neva

La realtà dei sogni
in un vento di pagine bianche la notte
dell’anima la vita di un’anima morta che
aspetta la musica dei passi dell’Ispettore
generale. Ancora..

E fu ancora Russia …

Cupole rosse nel mattino un vento
acceso di luce candida
gli angeli tra gli dei i nuovi Sciti
alati della Rivoluzione.

Militari dei campi gli ultimi.

* * *

Corazzata in rovina l’ Ottobre
nel porto di Odessa …


Proletarie le nuvole s’unirono
in un valzer di spade
il comunismo della pioggia

E fu ancora Russia …

* * *

Altra la corsa dell’eroe
Diciassette verste rosse

Corre un treno verso la neve
Nel cuore la rabbia d’inverno

Fu d’estate il tuono d’inverno
della Rivoluzione

Era d’aprile il tuo cantare.
Nel cuore la rabbia d’ inverno
del sangue versato all’opera
le anime morte lucenti
di fuoco. Cinque spari
Fu rosso il cinque
Sparì d’inverno la neve.

(2011)

Granada nel sole
(per Federico Garcìa Lorca)

È fredda ora Granada nel sole

Tra i fucili coro di morte
un olivo suda l’argento
di un canto.

Fuoco sulla Poesia!

È fredda ora Granada nel sole.

Grani neri di vento sulla neve.
Ecco sull’Andalusia le rondini.
Sulla terra il sangue di una farfalla.

(2011)

Acrobata sull’impalcatura
(alla maniera di Pablo Neruda)

Poeta è colui che parla senza dire nulla
è un muratore tranquillo che solo
nel cantiere del vivere forse
ha nel petto una straniera lima.

E in quella calce si finge un poco
acrobata sull’impalcatura, stagionale
ventoso scriba tra foglie d’autunno
mago di gelo.

(2011)

Verso Marradi
(a Dino Campana)

Matti.
Punti di domanda
che sfiorano
con un foglio
le stelle
orse d’inverno
in viaggio nel caos
dell’universo fenicio

volano navi
rosse di vento
cambuse di segreti
cifre d’ombra
sulla neve fiamma
il quotidiano dire
più grande.

(2011)

Fui petrolio di carne con gli occhiali
(a Pier Paolo Pasolini)

Morii e fui rosa di vita, sangue
sgorgato alla marina.
Mia madre, ombra impazzita,
mi coprì col suo pianto
di luce. Bestemmiato fiore

Fui petrolio di carne con gli occhiali
scuri che ridevano la prosa di un bacio

* * *

Scrissi versi, randagi di sacro, forse
brani di un Vangelo.
Usato.

Alla darsena vidi ruvide primavere
ronde di piacere senza divisa.

* * *

Oggi è il mare, cardinale d’autunno,
che sa la ragione nell’amore
raccontare guarita
sorsata di sale
la più fulgida preghiera.

(2012)

Attilio ricordando…

Attilio ricordando
mi punse gli occhi la tua rosa bianca

al fuoco calmo dei giorni

la tua camera da letto
il porto sepolto della mia poesia.

* * *

Ah come foglia d’autunno verrà forse
il tuo romanzo di versi* un canto
l’uva della memoria che non passa
la biada dell’amore giovane tra spighe
la felicità di una rosa Nina
bianca è la ventata che poi apre
la camera da letto dell’Attilio …

Messa cantata di un Novecento
nuvole di colori che dalle maremme
andando scorge l’ondulare del mare
vagabondaggio fruttuoso vite
è l’occhio che si perde nella seta
azzurra delle colombaie ….

Già fa versi un cappello di paglia
nell’ assolata Parma un contadino
Omero del focolare un ritorno.

(2011)
*Su La camera da letto di Attilio Bertolucci

5

Baci di brina


Amicizie o Amori?

Baci di brina

Vita che forse
è nulla che accade.
Nel sole dei tram
sontuosa catastrofe
Satisfaction is the rock
baci di brina.

(2012)

Matrice di paradiso nell’ortica

Donna, nell’ombra l’unghia del tuo piede
disperata pianta che inferna
nel mattino seminale di nubi.

Matrice di paradiso nell’ortica
il tuo calzare di pelle fiera
che tra gli ulivi batte la terra.

Sulla mimosa
oh le ali doloranti
di una farfalla
nelle sue vene il mare
l’urlo delle libertà.

(2014)

Puledra oggi nel cuore

Scettra d’autunno sulle vie
l’imperio delle foglie
gialle di baci le piazze

orlate di gonne in attesa
della notte che sgola l’avvento
tra le case il crepitio della forsizia
nuova che puledra oggi nel cuore

è lampo nell’orologio di vetro
il tuo salire scaltro di velluto,
che diverte un poco di vita
il sudario rosso delle foglie.

(2013)

Di te l’attesa

Oh rame la tua pioggia, Cielo
steppa di cavalli il vento.

Il rock delle mie nuvole
su gli orti di Cesare

Tocco di musica blu la notte
imperiale fragranza di te
l’attesa è un cinguettare
che smemora l’estate.

(2014)

Il can can della pioggia

Dopo la messa l’oratorio dei baci,
un cantico tra i giornali.

I titoli, come le cicale d’autunno,
avvertono furiosa la decadenza
di un uomo nerovestito
di piacere
occasionale.

Nuvola sulla via la sciarpa
di risa del tuo svanire

E mail autunnale di felicità
il poema delle tue labbra
sul mio volto il can can
della pioggia.

Fiorisce tra i grembiali di te
il fuoco della mia attesa.

(2013)

Regale nella cicoria la tua mano

Come un filo impigliato alla notte
si dipana il tuo sorriso andando
vezzoso quanto basta,
oggi sei nello scialle delle vie
che al mercato ti conducono

regale nella cicoria la tua mano
alacre pesa sulla stadera
il chiasso d’autunno dell’uva
il più bel verso, un canzoniere, forse
appena dai passeri beccato.

Rima nella città la pioggia
il solco del tuo viso
nera felicità che dolce
verso casa rintana.

(2013)

Tu sei la Franca

Tu sei la Franca, giunco di felicità,
ragazza che va tra i pantani
anca tornita di grazie che innamora.

Raccogli fiori, un lembo nudo
di sole tu sei musica dei sensi
che per un poco mi conquista
nel veliero della primavera.

Tu sei quella scalza follia
cui camminando scivolano
sulla schiena i colori
della pioggia.

(2014)

L’inciampo di un amore

E nello scalpiccio
Infernale della pioggia
è nebbia di rose il tuo volare

L’inciampo di un amore
di cipria, l’avventura
in uno sguardo.

Chimera.
Il palio scosso d’un tuo bacio.
Forse d’autunno una felicità.

(2014)

Nella gabbia di vetro

È rosa d’inverno il tuo sorriso
nella gabbia di vetro
che sfiora la luna
afrore
la solitudine di un uomo
valigia d’autunno.

Urlano colori le stazioni
ha l’odore dell’alba il nerofumo
dei binari densi del tuo viso.

(2012)

La chiesa delle labbra

Sgrana un poco nell’ombra
il rosario dei tram vuoti
di purezza
accesi fari di carità.

Macchiata di fumo acre
una donna vi sale

Ha sulla pelle viva
la siepe ancora
del giardino della vita

la chiesa delle labbra
ha donato all’oscuro
della città che di lei si folgora

tra rovi di parole
come lei straniere

la notte un tintinnare
oh le fiamme del suo ieri
stelle sul mio bar.

Ci ubriaca poi sulla via
il fiato che prega Dio.

(2013)

6

Dal fiume il papiro millenario

Viaggi e agnizioni

Corale di dolore

Corale di dolore oggi il mare.
Vieni con me tra i gabbiani
a contare dita d’infanzia
in chiese di sale sommerse
nel primo fuoco dell’alba.

Civile il sudario di una nube
nell’oratorio di stracci

lo chiameremo ancora cielo
gamberi di vergogna
piangeremo ancora
occidentale il lutto dei miti.

(3 ottobre 2013 –
Sull’ecatombe di Lampedusa)

Sure di paradiso le libertà

Sedute, mi stanno negli occhi,
come gazzelle nell’erba,
paludate di stracci, le spose
di Allah,
ora hanno stelle d’infamia
sulle spalle senza più volto,
poi scenderanno al mare.

Giovani e senza più libri
balbettano il cielo della parola
naufragata …

* * *

Ultimo gioco l’eterno,
sospirano …
Sure di paradiso le libertà.

E a me sembrano quasi sorelle
queste aurore subito piante
di semi di rabbia,vendute,
fecondate perle yoruba.

* * *

Raccolsero manioca, vaniglia,
erba sotto la luna, le antenate,
piagate voci dell’Africa,

pioggia di nomi diversi
sfarinati sull’Oceano.

Schiave promisero un voto
lo staffile della parola per sempre
domani
oltre le piantagioni il canto
perché mai questo domani
il nulla.

* * *

Deserto il dolore, l’amore, il tempo, il nome.

Ora veste l’Africa uno scialle
di silenzio.

I negrieri sono tornati
fascine d’odio tra i baobab
i kalashnikov hanno strappato
dal fiume il papiro millenario.

(2014)

Emiri scalzi

Approdarono. Son collane di voci
sabbiose. Emiri scalzi, un tempo
conquistarono lacrime di dèi
tra gli uliveti.

Stavano gli alberi come feluche
nel libeccio, accese grazie di luna
piena. Giralda del tempo la pietra
di rose di mare oggi risuona.

Ora tornano, come molliche di pane,
vestiti d’albicocca, i saraceni, profeti
del domani. Hanno fame. Emiri scalzi.

Li accoglie, tra spari, una croce di fiori
oggi per caso un pescatore ritenta
tra nuvole, distratte di risa,il miracolo.

Un pugno di sorrisi oggi ha sferrato
Francesco.

(2013)
*In occasione del viaggio del Papa a Lampedusa

Migrando verso nuovi dèi
(Viaggio in Turchia)

Grani di risa qua e là buttate.
L’inverno si scalda nell’erba
che scende al mare. Tra i limoni
la tua collana nuova è il mito
di una mano fiorita di miseria.
Oscura ruga di fatica il muro
gloria che avanza millenaria
tra le vacche stupite un poco
dal flutto di voci che sale.

È meraviglia di fango l’uomo
che sveglia la voce dei miti
piano raccontando l’artificio
di un muro, slabbrato sogno
che resiste,tra gli uliveti, maestro.

Candela sul lago il giorno
è lo scherzo di un raggio di sole
la corda che ci favola alla terra
che spezia l‘idromele tra gli scialli.

* * *

Odora di barbarie la tua mente
assetata di grani di vanità
una collana di semi stella sul tuo petto
un po’ di terra accesa già domani
cavallo tra le nubi
lanciato argonauta il tuo piede
tra le terre distese soglie sul mare.

Si perde tra gli agrumeti la coda di un pavone,
mito quotidiano che pollaia.

E la ruota sporca di fango scrive raggi
di polvere migrando verso nuovi dei.

(2013)

Miti col fez

Frammento di tempo lungo che sa di fieno
l’epica di una scarpa vecchia
è merlo che dà ombra sulla soglia,
paludata di bucce di mandarini.

Odora di luce costiera l’inverno,
poeta un turchese, tra le viti spente,
solo un vaticinio di donna,
lontano
infiamma la pioggia crosciante sui tappeti,
cenci divini.

Così dal fango la notte di Elettra stride nuova,
era una vecchia piena di canto
un golf gemmato di vento solo
sulle spalle il manto del tempo fuso
che slabbra meraviglie

la sua voce zampogna tra i falò la neve
delle cicale scudiere di un laccio di felicità,
slega scatti di mare l’odore di bufale
brade, tra gli ulivi l’olio di vento.
Furia così l’estate -pare-
tra miti col fez, anche d’inverno.

(2013)

Sorriso ittita

Senza veli le donne
miti
vestono silenzi.

Cuffie accese di suoni
giovani ballano il mondo
lune nuove tra soli di pietra

Danza tra vitelli umidi di pioggia
millenaria la voce del tappeto.

* * *

Fatima ha dita di cannella
nel cuore spezie d’amore
occidentale la pupilla rock
s’inguanta nella cucina blu
ha tra le mani occhi di mare
prega una geometria d’ombre
universale lucerna tra i pesci
il flauto di Dioniso scempia tra le nubi
brindisi d’inverno

* * *

Tra polli ghiotti del vento d’oro la lisca
di un sorriso ittita tra i minareti avanza
una cariatide in jeans che offre melograni
sul tavolo il torsolo secco di una mela cetra
la feluca dell’alba. E’ più tardo ora il canto
del piede tra pozzanghere di miti
il permesso verde delle rane.

(2013)

Il miglio della luna

Sprigiona fragori di sogni
l’incenso della neve
sul tappeto sporco di gelo
il vento di piedi lontani
è cammelliere
di versi di pace

tra avanzi di grano il miracolo
un passero becchetta tra i fiori
di Allah il miglio della luna.
Sa di pepe bianco stanotte
il canto, svolato fango di bene

All’alba i tuoi piedi di mirra
sale di vita, fraterno l’andare.

(2013)

A Klaros

Fucile di precisione la pioggia
a dicembre l’avvento
di un sigaro di luce.

Indocile passione è ferita
che risana, la fuliggine delle nubi,
fuoco greco che bituma
il salmo dell’alba neonata.

Ecate se ne va, tra frecce di sole.

Stagno glaciale il camino
dei monti, crociati di stelle.

* * *

E il vento è gabelliere tra i girali
solenni orinatoi,
vespasiani di fiere domestiche
per caso custodi di Dei,
che begano ancora, sommersi
dal furiare dell’erba,

placida li devasta una capra,
celeste archeologa di stenti.

* * *

Oscura la terra, analfabeta
tra tavole di leggi appese
fruste d’acanto, stemmi
di fuoco sulle schiene la pena
del bene comune cade dall’alto.

Vede una cieca la notte, il foro del vero.
L’occhio specula eterno reami
di catene, folli i roghi nelle città
d’arte da becchini accesi d’amore.

(2013)

L’uva del mio Sud

Il mosto della pioggia


Una sciarpa di sole
sul graticcio dell’alba
l’uva del mio Sud.

È vino di solitudine l’occhio
taverniere che s’invetra
caldo quarto di preghiere
sulla piazza beve, già folle,
sulle guglie d’una chiesa
un angelo il mosto della pioggia.

L’accende di rossore il giorno
vergine che sale.

(2013)

La misericordia delle nuvole

Splendori, nell’ombra dei vicoli
La misericordia delle nuvole
avanza
l’ostia di un pezzo di pane.

Il vino della sera tra i boccali
schiuma il lupanare del mare
lontana soglia di felicità
il capriccio rosso di una vela.

Lazzara un’infanzia tra i sedili
Donnaregina della fame
ora strufolo di Paradiso.

(2013)

La zita del mare

Scalza alla darsena la zita
la carusa del mare ha nell’aurora
l’odore della notte ancora.
Soffre il tamburo del vento
sta nerovestita nell’alba, lei
tra le lampare
accesa d’altro vento
la zita del mare.

(2011)

La tonnara dell’alba

Sporche le nasse
la tonnara dell’alba
maglia di nubi

poi fiocine sull’acqua
dio nell’ultima danza

* * *

Fiata l’aurora tra spade
di sale la canna del giorno
è l’unguento che diaria l’erranza
consumata nel braciere che stride
l’incenso dell’orto, la salvia
che tra le agavi rosseggia
splendore di modella tra lupi
di mare che sciolgono ridendo
il corsetto delle navi e sotto coperta
gli occhi vastano della pelle del cielo
zitto onniveggente, rosa nero antico

* * *

S’impiglia tra le reti, carusa, una stella,
zita che sbircia il letto del mare
abbandonandosi
lancia d’amore tra i velieri
alla fonda.

Nero tra i limoni folle di vita
l’invaghisce l’orgasmo della terra.

(2010)

Te, brigante tra i mosti
In ricordo di Rocco Scotellaro

E tu pure giovane bracciante d’ideali
odorosi di terra ora ti sperdi
e travalichi le vigne
confuse di mare.

Sarai brigante tra i mosti,
forse di pace un pugno
di sogni,
anche tu speravi nel miracolo
alle nozze , le tue, orfano della Celeste.
Un coltello d’azzurro, il mare
nella tasca
la baionetta dell’alba
amara tra i crocifissi
sulla terra del grano

è camicia di sangue il cielo
che sfrena nubi sulla piana.

E te ne vai
bracciante con L’Avanti,
in una festa rossa di bandiere
nella città
dove poeta sulle fabbriche
la rivoluzione della neve.

(2012)

7

Nòstoi & archetipi


Ritorno al futuro … delle origini

Il museo della brina


Il museo della brina
l’inverno dell’occhio
ciglia di vento, lampi d’ali
tra i bucaneve.

(2011)

Spade di gigli col vento

Si battevano a duello
spade di gigli col vento.
Ho scavato nel ventre
delle more sogni di purezza.
Un nastro d’argento sciolse verità.
La gioia ha cavalcato nell’erba
i dolori di fiera della luna.

(2012)

L’uva dei tuoi seni

Piove ora acceso il mezzogiorno
di una nuvola che va fiera
gerla d’infanzia una campana

stocco di vento che resta sull’orto
tra le riviere andandosene
lanciata bestia che annuncia
dal dirupo di Dio l’autunno.

L’uva dei tuoi seni allora
alti sui ginepri stillanti
di pioggia attende il carro
delle mie mani giovani
carte di gioia.

(2014)

Donne tra i fiori in attesa

E siedono i monti, panni stesi di vento.
Beccano l’alba i passeri, battisteri
di luce tra le frasche la reliquia forse
dell’acqua che scorre tra auguri di neve
calda di memoria.

Ha sete di nomi la storia
di donne tra i fiori in attesa
di un brindisi di sale.

Si veste di vino il cielo
ansato di nubi

adolescenti che hanno
col mare un poco
amoreggiato.

(2013)

Passeri di vento le mie nuvole

Rintocca nel giardino solo l’ora
delle cicale.
Agosto , il più crudele dei mesi,
apre il suo ombrello sui filari
lustri delle macerie delle rose.

S’infebbra la terra, pomposa
nella belletta dell’estate.

Sospira l’occhio l’elitra
delle nuvole, chimere
d’oltremare, schiave
disciolte dal serraglio.

Stanno come le vedove
sul mare in attesa,
crateri di pianto.

Passeri di vento le mie nuvole.

(2013)

Filò etrusco

Un disco di risa la notte che va
scalza tra i fiordalisi a pesare
un battito di ciglia.

Zitto un bucchero si fa profumo
dell’alba ancora
sul prato la vita si fa ombra
leggera è gatta che scompare
rifiorisce al focolare
raccontando …

(2013)

Il passo scalzo dell’estate

Aperta tra i colli la ferita
felice del mare
che l’occhio del fanciullo
risana di vento.

Implume tra le maglie
sdrucite del tempo
vivandiere di gioia
nell’ombra m’accaso
un poco nella chiesa
alta e fitta di sterpi
tra messali di ginestre
vestendomi delle tue mani.

Letto di rugiada e sospiri
il passo scalzo dell’estate.

(2014)

Scalza alla marina, l’ala del tuo venire

Scendo tra questi nodi di memoria
tripode di gioia, sacerdote dei sensi
del bosco.
Son vestite del carnevale della pioggia
oggi le finestre della notte
sprangate al plenilunio.

Ctonio un alveare ronza, nella ballata
delle foglie, il girasole che sverna
tra i morti il fardello che sorride
scalza alla marina, l’ala del tuo venire
chimera tra le felci serena.

(2013)

La farfalla dell’Ade

Ha i colori dell’Ade una farfalla
che sul dorso il peso ha leggero
della notte, tra denti d’avorio
giocoliera.

Al ponte lanciato cavaliere il vento
paga oggi il suo dazio, quella
moneta antica,ritrovata
infanzia, nel sonno che riluce.

Ed io con lui mi spendo
nell’enigma di quell’arco.

Chimera di sole in una giara.

(2014)

Il filò della storia

Vele d’autunno nei campi le foglie.

Si scalda a quel fuoco il vento
e tra i castagni l’occhio salpa
nella nebbia di un alito di mare.

Favola sui colli la luna. Ancora
mandorla di luce tra le chiese.

Croci tra le viti a distesa

ascoltare il filò della storia
contadina, che nero fiaccola
il mosto di novembre.

(2013)

Un’adolescenza

Appena ieri la corsa
alla porta
ruga di storia smarrita.

San Martino al Cimino ….
L’acetilene sulla piazza
di un’adolescenza – vaga
finestra che si schiude.

Barocco di nubi la sera
che scavalla.

(2013)

L’acqua di ieri

Va
scalza salendo
una fatica di pietre
la ragazza
attinge l’acqua di ieri
fresca di ricordi
nell’arsura della corsa
fuso la punge uno zampillo
cintura che la serra
nel garage dell’estate
tra ruote di polvere
lei si netta di rugiada.

(2012)

Stramazza un cavallo nell’arsura

Stramazza un cavallo nell’arsura
è il vento che, finita la corsa, frana
tra le canne
bianchi nitriti di silenzio.
Rovina la criniera berbera
su uno stendardo di quiete
sciroccale.

(2011)

Nivale stufa di cicale

Arde anche la zolla ventre d’ombra
nivale stufa di cicale.
S’ode in quell’andante
maestoso di sterpi
la pena del mare
fiato che rugiada
barlume di freschezza tra le viole
al tamburo del sole
prostrate.

(2012)

L’occhio di speranza si saluta

Rossa fiera alle porte della notte
Tu sei,Tarquinia,quell’indiavolata
voce di ragazza scaltra

Tarquinia, terra arsa di rovine,
che improvvisa sale la marina
a disturbare

e nel paltò grigio dell’inverno
l’occhio di speranza si saluta
vedendoti scosciata sui colli
nel nerofumo del viaggio
appena questo mi resta
di gioia nel ritorno

quel roseto di nubi
che al mare fiata
l’arcano del suo vestito
domani.

(2014)

8

Generazione Y


Notizie on line dal mondo

Il bianco della notte

Serenata rock
il ciliegio in versi
sulla panchina
il bianco della notte.

(2011)

Sospirose 2.0

Scimmie di vento
sospirose 2.0
nella luce delle sei
il rossetto delle nubi
puttane adagiate
ancora
nell’opera della notte
il cielo si bistra di voci bianche
Ondeggia sulla via
nudo amor sacro
la scopa della luna.

Il tablet dell’alba

* * *

Generazione Erasmus
in viaggio nelle riforme domani
Una nuvola in tasca di luce L’elogio
della follia, bit di politica globale
università di pace, forse d’amore

Internauti on line
Minuti dispersi dal mondo
Now is a.. new of Yesterday…

Sulla panchina il tablet dell’ alba
Il Giornale 2.0, La Repubblica,
Il Tempo in un clic

Tweets sulle carte di ieri.

Elzeviri di nuvole.
Proti dell’alba addio

(2014)

Generazione Y

Inselva sulla marana il sonno dei ragazzi
angeli di vento
ultimo lampo di una distesa giovinezza
acre di baci ancora
sperse trame di silenzio acceso di perché
girasoli feriali tra le corriere
imperatori centauri sull’asfalto.

Splende frontiera nella cambusa di voci
il carmen novum dell’orario
Lo aspettano barbari seduti gli asfodeli di domani.
Sono la Generazione Y
Perché dettare leggi?
Ascolteranno nel turbine di toghe
il sesterzio della parola?
Mercenaria ancora furiosa d’infinito.
Corale di sillabe
nel vetro globale
la notte rinvergina myricas
Sbalordiscono i Barbari? Forse
ricreati nel disteso mezzogiorno.

(2012)

FB Lovers

Cronista d’una taggata meraviglia
la periferia d’un abbraccio.

Tusculana nox sei voce di sospiri
fontana dell’odore di lei ancora,

Tutto di te raccoglie allora
la rondine di luce che strilla
nella tasca la modernità
condivisa d’uno sguardo.
FB Lovers

Baldoria di carne l’inverno
taverniere di nubi
sdrucite madri di pioggia
gloriosa tra i palazzi.

Chat d’amore Roma,
la necropoli della velocità.

(2014)

News d’amore

Ciurma di nubi son madri di pioggia
navi alla fonda sulla città porto
d’alberi che si levano gli uomini
sospese corde ardono la primavera.
Una dolcezza di sterpi il giardino
comunale asilo di mani che odorano
fiati di sorrisi.
Corti di vita tra gli orologi
che ticchettano gemme di pioggia
news d’amore tra i giornali.

(2013)

Ballatetta Sms

Un bacio
con le dita
peso leggero.

Và ballatetta
Sms luce
che si dura
luce in una nebbia
lost and found
di colori
etichettati
nel vento grigio della stanza
fluorescente.

(2012)

Elegie via sms

Voci di mimose rock
adolescenti
il fuoco zitto di un bacio

abbraccia la città
la carta di luce

sporca di dolcezza
oggi anche l’aula,
avanzato bosco di gemme,
scrive elegie via sms.

Scialla la vita

(2013)

Rabbia innamorata

Parabole di solitudine
le antenne spose delle nuvole
forse oggi raccontano ciak
di bellezza tra torte di noia

i castelli di rabbia innamorata
del centauro volante nel tunnel
di luce della notte. Brava.
Cornucopia di risa
fu lo schianto dell’alba.

(2014)

Verrà domani l’illusione

Arde sul terrazzo il limone sole d’inverno all’ombra
stesa di una tovaglia a fiori natura morta in casa già
sulla tavola bucce di kiwi bianca la tazzina sporca
di caffè alla turca, dietro c’è un acino d’uva
sultanina?
Nella gloria di un disteso mezzogiorno
Il quotidiano avanzo di un fuoco
notizie on line dal mondo in un click
seduto in attesa verrà domani l’illusione
l’estate ?

(2011)

Luna in chat

Pastore errante su Facebook
luna in chat
dimmi che fai
graziosa luce pallida
sovrana iscritta on line.
Ricordanze d’infinito
in una siepe di vetro
che pure a colori m’infinita
in una stanza appena larga
un rettangolo di cielo. Rete
grano di solitudine un dito
bandiera di silenzi raccordo
anulare d’amicizia forse d’amore
nell’ovile dell’universo
in Eurasia richiesto.

giacinfinito.com

(2012)

I fanciulli digitali

Son lampi di voci disperse
oggi i fanciulli, distratti
dal cellulare.

Oggi il bottino dei sogni
hanno lasciato volare.

Alti sui pini ora lo hanno i corvi,
ospite nei nidi, il cordame
dei sogni, che nessuno ha taggato.
Ancora

E’ un filo di vento la felicità
del mio cane, tra gli aquiloni,
insegue il poema delle nubi.

* * *

Va diverso il mio passo, scaltro
d’anni e forse di male, tra quelle
strappate gocce d’infanzia.

E se ne vanno chiassosi
di colori virtuali, scalze ali
di giovinezza nella sera
i fanciulli digitali.

E a loro che non sanno, forse,
l’Aquilone
e chi lo scrisse, pure è mistero,
regalo un filo bianco di pensiero

un don don ,forse di nebbia
tra squilli, un verso,
Pfaff….
Uno squittio di pioggia ….
nell’asfalto della sera.

(2014)

Il corto d’un abbraccio

La notte se ne è andata
senza passione
compagna
oltre le periferie
distese di sogni

il cielo underground
a Cinecittà

* * *

Poker d’assi di solitudini
i bar non vedono l’infanzia
della luna.

Chiusi nel rock d’un cellulare
Samsung i garage dell’anima

* * *

Centauri senza vento
nei capelli il corto d’un abbraccio.
Sentimentale.
Rosso kome un tramonto
sul mare della pelle
il tatuaggio di una stella

* * *

Lontano su caselli morbidi
di luce l’abbraccio
straniero della pioggia

Nuvole amanti nell’ombra
il fiume dell’est che il Tevere
disseta.

(2014)

Fior di vento

Ragione che vacilla
forse stupendo
tra le antenne
al fior di vento

La ginestra che scintilla
e poi si tace
sul prato di cemento
tra le muse sonore di Sky
le voci a colori del cielo
festiva illusione di parabole
nella litania laica dei tele-giorni
feriali sconsacrati da tempeste d’amore,
pieni di telegiornali
cento vetrine vere
il quotidiano del mondo
anche nelle case dei singles.

(2009)

Musa CGIL

Occupata part time. Disoccupata full time
agiata agitata ironica impiegata stressata
erudita primordiale informatizzata giovane
atipica apatica isolata curiosa nord sud centrata
pensionata colorata bizzarra disciplinata nomade
la Musa lotta alla luce del sole sindacalista del chiaro
di luna ancora proletaria della notte ultima madre
di libertà versi di sole nuovi scriverà nella bufera
domani.

(2010)

9

Novissimum

L’inchiostro dei miei pensieri

Salmo tra le antenne


Dopo la pioggia il fuoco
freddato dal vento che litania
roche passioni
avverte
il vetro chiuso di una detenuta
celeste balorda che scatena
la pace
sulle creature sole
tra i rifiuti

salmo tra le antenne
il paradiso.

(2012)

Aliti sulla città divisa

Ho in testa il mare
delle nuvole,
nere madonne
forse di pioggia.

Aliti sulla città divisa.
Miti di fuoco sui mercati,
grembi in rosso d’Europa ,
distratti da una bilancia.

Salgono nell’opera
d’inverno due piccioni
ferite meraviglie
al calvario d’un’antenna.

(2014)

L’inchiostro dei miei pensieri

Slabbrate rime di vento
moine d’infinito restano
dolci sopra i palazzi
steppe di nuvole.

L’inchiostro dei miei pensieri
disseta il fieno della notte
l’infanzia della luna che si dona
giardino alla pupilla nuova
del sole.

(2014)

La misericordia della neve

È sulla mia città stellata
al neon degli uffici
la misericordia della neve
alla vetrata.

Rapisce sulla piazza la sorpresa
officina delle mani
operaie di sogni ancora
costruiscono il bianco
semaforo dell’infanzia

verde occhio di musica
tra gli archivi
la coscienza feriale
d’un impiegato

(2014)

Biografia d’estate

È là, oltre la malva
che ha sete, il mare
disteso albero di luce
imprendibile

belva senza età in foia di colori
nella gloria nuda dell’estate
sirena che bivacca nell’azzurro.

Sbianca tra i polpacci
più vasta dell’arsura
una maternità di noia.

(2014)

INDICE

“Elzeviri di nuvole” – Prefazione di Plinio Perilli

1 – In quel confuso incanto
(L’officina dei miei versi)

Navate di luce attraversando
Un sogno apre il giorno
Il dono dell’ostacolo
La prosa del cielo
Per alcuni deboli che resistono
Risus paschalis
Il pollaio di Dio
L’officina dei miei versi
Aspro il sogno ancora dell’infanzia


2 – Va l’otium dei miei piedi…
(Versi per Roma: tra gatti e passanti)

Avvento romano
All’imeneo del vento
Il regno d’una farfalla
Satyricon di carne
Mi pungo d’infinito
Notturno a San Salvatore in Lauro
Funangeli barocchi a Roma
Seicento oggi a Roma
Notte, fiore di rabbia e di bellezza
Lari d’Oriente
Archeogatti a primavera
Il Corriere di Ovidio

3 – Il grembiule sporco di luce
(Poesie per l’arte)

Minuti d’infinito
Rosso pompeiano
La ballata delle pietre
Verso Reims
Maddalena
Il grembiule sporco di luce
Notte allo specchio
Vincent, ou l’aurore de la nuit
Un cavallo azzurro è la notte
La Dama blu
Vento d’oriente
La viola della luna
Per labbra di luna
Muto alfabeto d’amore
Il cappello dell’occhio
Genesi contemporanea

4 – La democrazia della luna
(Versi sulla poesia)

Poesie è sudare…
Tre dettagli di Amhearst
1- La Tigre di Emily
2- To Emily
3- L’estasi di un treno
I nuovi Sciti
Granada nel sole
Acrobata sull’impalcatura
Verso Marradi
Fui petrolio di carne con gli occhiali
Attilio ricordando…

5 – Baci di brina
(Amicizie o Amori?)

Baci di brina
Matrice di paradiso nell’ortica
Puledra oggi nel cuore
Di te l’attesa
Il can can della pioggia
Regale nella cicoria la tua mano
Tu sei la Franca
L’inciampo di un amore
Nella gabbia di vetro
La chiesa delle labbra

6 – Dal fiume il papiro millenario
(Viaggi e agnizioni)

Corale di dolore
Sure di paradiso le libertà
Emiri scalzi
“Migrando verso nuovi dèi” (Viaggio in Turchia):
Miti col fez
Sorriso ittita
Il miglio della luna
A Klaros
“L’uva del mio Sud”:
Il mosto della pioggia
La misericordia delle nuvole
La zita del mare
La tonnara dell’alba
Te, brigante tra i mosti

7 – Nòstoi & archetipi
(Ritorno al futuro… delle origini)

Il museo della brina
Spade di gigli col vento
L’uva dei tuoi seni
Donne tra i fiori in attesa
Passeri di vento le mie nuvole
Filò etrusco
Il passo scalzo dell’estate
Scalza la marina, l’ala del tuo venire
La farfalla dell’Ade
Il filò della storia
Un’adolescenza
L’acqua di ieri
Stramazza un cavallo nell’arsura
Nivale stufa di cicale
L’occhio di speranza si saluta

8 – Generazione Y
(Notizie on line dal mondo)

Il bianco della notte
Sospirose 2.0
Generazione Y
FB Lovers
News d’amore
Ballatetta Sms
Elegia via sms
Rabbia innamorata
Verrà domani l’illusione
Luna in chat
I fanciulli digitali
Il corto d’un abbraccio
Fior di vento
Musa CGIL

9 – Novissimum
(L’inchiostro dei miei pensieri)

Salmo tra le antenne
Aliti sulla città divisa
L’inchiostro dei miei pensieri
La misericordia della neve
Biografia d’estate

 

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