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Il mio Cardarelli

Sempre ricorderò del mio paese, la deserta poesia di quei luoghi fuori mano, presso alle mura castellane, dove, intorno ad ariosi e secolari palazzacci pontifici, carichi di stemmi e di sacre chiavi, oggi ridotti a caciare e magazzini, svariano i rondoni e i colombi l’estate, le donne stendono il bucato sui prati …

È stato in queste ed altre pagine di Memorie della mia infanzia che ho sentito l’aurora della poesia di Vincenzo Cardarelli (1887-1959). Io vi ho trovato, negli anni il creatore di descrizioni in orizzonti di malìa poetica, straordinari, come i suoi esuli Gabbiani….

Mi sono formato su alcune prose liriche della terra avita di Maremma, ma soprattutto il poeta di Corneto, oggi Tarquinia, mi ha regalato emozioni profonde nelle parti iniziali de Il sole a picco, che ho scoperto l’opera, l’autentica cifra di Vincenzo Cardarelli, il tessitore di ricordi d’infanzia e di vita randagia e turbolenta tra piagge e caffè, nell’ Italia strapaesana del primo Novecento.

A me, che molte estati ho trascorso nella Tuscia viterbese, scendendo spesso dal Cimino al mare etrusco di Tarquinia, si sono impresse nell’agenda del cuore quelle descrizioni appassionate di luoghi a me pure cari, e visitati con mio padre, poi con vari amici, nelle diverse stagioni della mia vita.

Per me fu l’adolescenza e poi la strada della giovinezza, a farmi amare i paesaggi della Tuscia. E così sentivo fraterno in affinità di sguardi, in tempi tanto diversi, questo ritratto di memorie in cui Cardarelli ci parla della sua terra, del suo paese, Tarquinia etrusca e turrita, che mi colpì ragazzo.

Dice di Corneto lo scrittore e poeta

Il paese dove nacqui, dove ho trascorso l’infanzia, e parte della giovinezza, e conobbi il primo amore, si chiamava una volta Corneto Tarquinia

Prose evocative di un viandante dell’anima che scrive ricordando colori d’infanzia e paesaggi in favola di una terra antica, madre d’arcani, colta nelle sue ritualità millenarie, con lumi di paesi, quasi fari d’umanità nelle lande erbose che s’informano di mare tra l’Aurelia che da Civitavecchia va al monte Argentario, detto in tonale pennellata “bianco ed abbagliante sotto il sole.”

Qui la campagna coltivata, secondo l’uso maremmano a rotazione, è nuda, ondulata, sempre un po' buia e tetra, sparsa di melanconiche rovine. Le rive del mare sono squallide e malariche….

Poesia delle contrade, da Tuscania a Montefiascone, da Tarquinia sempre nido d’infanzia e di colori dell’esistere, ma pure del guardare da lontano e poi la poesia amorosa dell’adolescenza, intatta e sensualissima, che pare ardere nei colori dei tramonti e dei rossi affreschi del mare e dei cieli della Liguria.

Quanta forza di questa poesia, cuore della visione di Cardarelli, ha il suo fondamento nella prosa, nell’accordare periodi e sinestesie d’arte e ricami di sogni, che vaniscono nella pioggia d’Autunno. C’è nella sua poesia sempre un climax di sensazioni di natura, intesa nella forza dello sguardo. Una passione che conquista alla perfezione dello stile, rastremato in versi cadenzati, come in quello straordinario incipit:

Autunno. Già lo sentimmo venire / nel vento d’agosto.

Ma in questi ricordi dei miei passi verso la poesia, il critico va à rebours, controcorrente, alle sorgenti del suo farsi poeta, sentendo grammi d’elegia dispiegarsi in ala di canto, via via più personale e vero. Come inGabbiani”, la poesia che più ho amato, studiata sin dalle scuole medie di tanti anni fa…

Non so dove i gabbiani abbiano il nido
Ove trovino pace
Io son come loro
in perpetuo volo
….

Ecco spesso sono andato nella mia biblioteca degli occhi, la Tuscia, e in altri luoghi, a sentire Il cielo sulle città, per citare un’altra formidabile serie di prose cardarelliane, che dall’ Etruria portano al mondo in cui un cappotto bizzarro s’inselva di solitudine distillando versi e pensieri che vento han dato al mio vagabondare estetico e di vita.

Note

Vincenzo Cardarelli, Opere, a cura di Clelia Martignoni, Mondadori, Milano 1983
Materiale
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