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Il pozzo e l’alta palma Potere e incanto del corpo nella poesia di Miguel Hernāndez

Lirico puro, Miguel Hernāndez (1910-1942) sente nell’ombra della distanza la voce di luce dell’amore. Il canto e la danza della natura sono nella forza della sua poesia, piena sempre di vita dell’uomo. L’amore s’innalzava fra di noi  / come la luna / in mezzo alle due palme / che mai s’intrecciarono. / l’intimo rumore dei due corpi / recō al loro tubare una gran onda,  / ma la roca voce fu imprigionata, Le labbra furono pietra.

A differenza, ad esempio dei raffinati sogni metafisici di Salinas, la poesia di Hernāndez appare nel Canzoniere, sempre densa di pollini di una terrestritā quasi sempre lacerata dall’assenza. Siamo due fantasmi che si cercano / e restano lontani, dirā in chiusa di una delle sue poesie pių famose. Si costruisce cosė un drammatico e vivo canto d’assenze che, tra luce e tenebre, diverrā il suo romanzero, fuoco celeste di astri in movimento, meno il tuo ventre tutto č confuso, tutto č insicuro meno il tuo ventre. Cosė il perdersi nella luna ancestrale della maternitā dā calore di vita e bussola di natura, al suo ossario esistenziale, posto in una barocca contraddanza, che Hernāndez rastrema per anelito di perfezione non solo formale, ma ancor pių come documento esistenziale di un uomo, stellato arbusto di poesia, sospesa fra tre ferite eterne e immedicabili: la vita, l’amore e la morte. Venne con tre ferite: quella dell’amore, / quella della morte, / quella della vita. Con tre ferite viene: quella della vita / quella dell’amore / quella della morte. E fin qui sentiamo l’alito modernista di Lorca e di Ramōn Jimčnez, ma al surrealismo di quelli, ecco che il nostro si centra invece sulla croce dell’io, Con tre ferite io: quella della vita / quella della morte / quella dell’amore; e poi invita la sua donna, non affacciarti al cimitero / che non c’č nulla in queste ossa / Affacciati al mio corpo. Un uso sapiente e insieme limpido della tradizione, permette ad Hernāndez di fare poesia con arte, spesso in brevissimi componimenti, centrati sul corpo e la natura colti con intense immagini. Corpo su corpo / terra su terra / vento su vento.

Pochi intensi versi, costruiti integralmente sulla replicazione, permettono di cogliere fulminante nella poesia il colore lirico di una passione d’amore, che si fa scrittura e voce di necessitā, concreta, in primo luogo per la sua sposa Josefina e per i due figli, di cui il primo, perduto appena infante per denutrizione. Nonostante la acuta sofferenza non viene meno nel poeta la speranza per la vita e l’assenza determina anzi il fuoco della sua creazione poetica. Ne scaturisce una costante tensione ricca di immagini e dense di passione vitalistica. Sempre. Il potere e l’incanto del corpo č centrale in lui. Il pozzo e l’alta palma / affondano nel tuo corpo / abitato da ascendenze. Si tratta ancora di un’immagine forte, rischiosa nel suo giocare retaggi barocchi, innegabili i riferimenti al gongorismo, legandoli perō anche ad una dirompente materialitā, capace di creare vertici – vortici, misteri divini e creativi, come diceva Santa Teresa d’ Avila. E la componente cattolica č parte integrante della formazione del giovane poeta, che č abituato dalla vita a sentire il clangore delle campane e ascoltare la vita al suo farsi, appoggiando l’orecchio sul ventre delle capre. Sarā dunque anche poeta pastore Hernāndez e di tale primitivismo biografico, senza leziosi artifici, ma maturata arte al sole della tradizione iberica e poi latinoamericana, parlerā a Neruda, che gli sarā amico e stimerā i suoi versi cosmici e divini, nel fuoco della guerra civile. La sete ascensionale appare sempre cogente, specie nel calvario delle carceri franchiste, in cui Hernāndez fu rinchiuso a lungo, trovandovi infine, per malattia, la morte. La libertā č qualcosa / che solo nel tuo ventre / pulsa come fa il lampo.

Appare, dunque, sorgiva luce di poesia in Hernāndez, quell’urgenza di dire, sempre attraverso il corpo,che domina principalmente nel Canzoniere e romanzero di assenze, Corpo come solstizio d’archi pieni / cupola colma e colmo divampare, / Tutti i corpi rifulgono pių bruni / sotto lo zenit di tutti i tuoi sguardi. Emerge cosė, in modo spesso forte e primitivo,tutta la cifra del suo dire di poeta e di uomo. Si tratta, infatti, di un’osmosi che evidenzia valenze diverse, nella costante naturalitā assume sempre in lui una simbologia sessuale nella dicotomia astrale sole-luna; si pensi ad uno dei suoi capolavori, Figlio della luce e dell’ombra, che nel Canzoniere č perno della sua poetica. Ne riportiamo la strofa iniziale. Tu sei la notte, sposa , la notte nell’istante / maggiore del potere lunare e femminile. / Tu sei la mezzanotte:l’ombra culminante / dove culmina il sonno, dove culmina amore. In un empito di vitalitā bruciante il poeta si fa nuovo, attraverso la fisicitā amorosa. Assalirō il tuo corpo, quando la notte getta la sua avida ansia di potere e di incanto. Potere e incanto del corpo, cantato come un… salmo universale, un omaggio alla natura, č questa per Hernāndez l’essenza della vita resa nell’incanto e nell’arte della parola poetica, la prova pių autentica della sua vena cordiale.

* M. Hernāndez, Canzoniere e romanzero di assenze, a cura di G. Morelli, Passigli, Firenze, 2014

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