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Il secondo dono

Le ninfe son partite e solo resta | il rimpianto del passo che innamora. Dura nel vetro degli occhi il vento dei ricordi.

E’ questa la cifra di Sabino Caronia, critico e scrittore, che, in una sorta di voce dovuta a madama Nostalgia, dispiega le sue ragioni d’amore. Lo dimostrano alcuni dei suoi versi pi ispirati, raccolti ne Il secondo dono, uscito recentemente per i tipi di Edizioni Progetto Cultura, nella collana poetica le gemme, curata da Cinzia Marulli. Caronia pare recuperare, attraverso una raffinata memoria poetica che spazia da Pascoli a Cardarelli, a suggestioni lorchiane, ismi lirici di autentica ricerca melica, che possono suonare nell’ipertrofia visiva di certi azzardi sinestetici, forse come un cosciente ... sperimentalismo di uno stupore, risolto sovente come rondismo dell’anima.

Scintille di vita, egli le affida alla forza dell’immagine, al desiderio infinito di ridonare poeticamente i colori del cuore. In modo antico stella, nel sonetto d’esordio, l’evocazione di un’infanzia mitica. Ritornare da te fanciullo eterno | che siedi sopra il monte a Terracina. | e come Orfeo, disceso nell’inferno | rinascere in un’ansia di mattina. La natura si fa specchio di un orizzonte del vissuto, liricamente restituito. Se il tuo stupendo volto adolescente | in questo specchio magico riflesso | anche vive nell’anima dolente | racchiuso nel profondo di me stesso.

Un procedere siffatto pu talora cadere nella retorica del facile sentimentale, abusato miele che genera fiele poetico, ma il nostro, in larga misura, evita l’agguato, cercando nel valore umano l’incompiutezza, il vago immaginare di una nebbia di risa; nella terra desolata l’odore dell’amore vero nel suo essere Passaggio in ombra. Non avere paura | di lasciarci nel buio, | il tuo cuore una fiamma | che la morte non spegne. Ginestra di notte la passione. Il mio amore una luce | che la notte non spegne

Recensione
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