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La ballata del Telelavoro
1° Maggio 2020

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1 –

La macchina Google God conteneva
sequenze di Tutto. Luminoso anche Dio
era un algoritmo... del Tele Lavoro,
catena digitale di nuvole e mail
ecologicamente cestinate o archiviate
memorie di creazioni d’antimateria.

L’artigiano di crete intelligenti
era stato riformattato ad operaio
artificiale, combinatorio d’infinito.

E nell’hard disk dato remoto,
incancellabile il paleo-lavoro,
pensare la ricchezza delle libertà...

2 –

Genesi di poesia, il lavoro!

Icone a colori i diritti dei popoli
la felicità, statuti di uguaglianza
La dignità di un lavoro tutti la cliccano
in smart working… cercano l’Eden difficile,
il lavoro perduto, il paradiso che
non c’è più, antico sudore di fantasia
e merito, tecno modificato
per virus di sistema.

Fabbrica alterata ora la casa.
Ikea di lusso un tavolo bianco.
Il Sorvegliante dà lavoro se vuole
al digitale animato da zelo seriale
creativo di app… Ma triste favola
era la ballata del telelavoro

3 –

Il padrone universale, il signor Google God,
elaborava dati, obbligava a turni continui
con nuove password imposte no replay
dall’Amministratore di sistema.

Gestiva il tempo degli operatori digitali:
Mr. Google God aveva tele-memoria
di byte Infiniti, insonni i sudditi digitali.

Avevano diritti una volta gli uomini,
il diritto magari di spegnere l’interruttore:
sognare e pensare, è narrativo,
oh certo non produttivo;

Lavorare per essere molecole
del mondo essere lavoratori
curiosi, sindacalisti di dignità
era stato tutto accuratamente
cancellato dal sistema di controllo…

Poi un algoritmo/poeta accese
la realtà trasognata del ricordo,
e allora anche il futuro di un verso
fu ancora l’irregolare della libertà.

2020 © Paolo Carlucci

Materiale
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