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La pupilla della tigre

La luce sepolta della libertà

La pupilla della tigre, opera narrativa di Silvio Raffo, è il titolo di un agghiacciante mistero, che appartiene al genere fantastico visionario, di cui l’autore è maestro. Avvincente ad ogni pagina si sobbalza, ma al contempo si medita sul dualismo luce tenebre e si partecipa ad un viaggio di autocoscienza che approda con un inatteso finale alla luce sepolta della libertà.

Nel finale de la pupilla della tigre, s’intende la luce sepolta come spazio di una segreta libertà che si palesa allo scoccare di una età legale di ragione e di aurorale consapevolezza della vita. La protagonista Consuelo Bannister, avendo vissuto nel tempo indefinito di una lunga notte di sofferenze, tra deliri, illusioni ed esperienze oniriche e memoriali, trova linfa vitale proprio nella forza del segreto di una luce ritrovata, grazie al lavacro di un’acqua prodigiosa, ma a tutti caparbiamente celata. Nuovo inquietante mistero diviene così la possibilità di vedere la morte accidentale della tutrice Iris, cui segue un tristo processo e della dissolvenza della tigre Milagro che l’aveva sfregiata.

L’iniziazione al mistero della luce di ragione si concreta nella domesticazione della belva che la ragazza tiene al guinzaglio e cavalca, la pupilla della tigre ora è poeticamente in lei, che, oltre vede nelle macerie della notte, sì il baluginare inesausto di una pupilla iridescente, ma parimenti s’avverte, come nel flauto magico di Mozart, l’ambiguità di una liberazione che, pare avere,nel castello delle pupille nuove catene, ambiguità che conquista questo gran tour del mistero gotico di un racconto avvincente nel suo genere in quanto recupera la poesia della visione nel canto del sangue che conduce a verità. Ma è la libertà che permette di sognare, ancora i colori dell’anima e della natura ….

Recensione
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