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Direi che la maggior qualità espressiva e cifra stilistica della più recente opera di Leopoldo Attolico, La realtà sofferta del comico, risieda nel bulino rivoluzionario della retorica, che sapientemente usata, rigenera, attraverso la parodia, una linfa vitale. Si lavora alacremente per una palinodia di valore nel convenzionalismo dell'oceano di versi attuale. Perché, se la poesia è un gioco, non è un gioco da niente, ma strenuo baluardo dell'indicibile verità di parola. Attraverso schegge minime, mai minimalistiche, fulminanti riferimenti a fabbri e fabbricati di versificazione, l'autore suona l'allarme ironico ed amaro sul pianeta della poesia d'oggi. Parnaso chiamato ad una nuova salutare rivolta? Certo che sì. Un fonico stridor di denti e ...di dentali segnala l'emergenza. "Mandaci un deterrente tecnologico, moderno | magari un SMS breve ma tranciante | pout pourri che avalli finalmente | la divisione dei poeti in fiori e ortaggi".

E' la gustosa "Supplica all'orda di replicanti della Plath, Sexton & Co", di chi, preso dallo sconforto martellante delle poesie, occhio indiscreto, cerca un quid pulsante, magari tranciante, insomma,una voce fuori dal coro, da opporre appunto a replicanti, con cui dire il Sé e non il canto dell'ombelico dell'Io. Con questa provocazione alla vita e alla ricerca si apre la raccolta, che nel corso della sezione iniziale, "Questione di feeling", offre pungenti immagini di poeti, come Giuseppe Conte, la cui poetica del mito viene tutta giocata sul rovesciamento antifrastico, "vaticinava acutamente giuseppe conte | di fronte a una platea che pendeva dalle sue labbra | tutta tesa a capire dove andava a parare | la latitanza di quel significante | travestito da espressione figurata... Ma il mitico Giuseppe non amava decriptare le sue aguzedas desulorie. Una scontrosa passione per la condizione umana gli dettava allarmanti così è se vi pare da esplicitare solo alla fine | nei tempi lunghi dell'altrui pazienza" si vede qui la consumata abilità performativa di un poeta, volto a far scaturire un riso pe(n)sante grazie ad una intensa teatralizzazione certificata appunto in "Mitico Peppino".

Altri esempi riusciti di un riuso arguto della memoria poetica si hanno in "Esternazione", tenzone editoriale con Stefano Benni, ampiamente giocata sulla replicazione ironica, in cui il superlativo bellissima è posto ad hoc, in cauda venenum e procede in un climax ascendente di ilarità giocosa culminante in una citazione bibliografica di elio pecora, in minuscola, sic, nella Storia della letteratura italiana di Ferroni, contrastivamente evidenziato, invece, dalla maiuscola. E soprattutto in "Inquinamenti" "E' dunque la BNA | il mio paese più straziato? | come minimo bisognerebbe aver prima assaggiato | il ministero e la catena di montaggio! ... almeno tu Giuseppe | schiariscimi le idee", ed i fiumi sono rievocati con un vivace gioco di verbi, usati come senhal, "inzuppami, traducimi, lasciami a lungo a mollo, fammi riconoscere", che in punta di fioretto offrono la speranza di un verso "sopravvissuto incanto alla leptospirosi della linea lombarda!" Una vera dichiarazione di poetica, rasoio occamista di tanta poesia contemporanea e a la page. E qui la disillusione e il sarcasmo mostrano la sofferenza di una poesia che ha perso mordente, anche come impegno, come sfida. E questo è il tema centrale di "Quando la poesia non quaglia", caustico spillo, dedicato a Baudelaire, uno dei j'accuse più intensi del libro. La poetica de "la realtà sofferta del comico" è dichiarata. "A me la sintesi fulminea! | A me la digitale purpurea! | A me l'algoritmo paleozoico | il gargarismo di Polifemo | l'urlo della Sirena.... QUI CI VUOLE UNA SCOSSA| | Inferi, intervenite, spaziateci il cervello | la spaziani ci parcheggia nel soggiorno. | Aiuto! Il diorama beccheggia | e non si tratta di dado | ma del brodo non tratto che traccheggia!".

Qui un lucidissimo ingegno retorico si fa bisturi e appello forte, sofferente, appunto, per lo stato delle cose di poesia e proprio a chi dell'antinomia spleen-ideal si è fatto interprete e chirurgo, Attolico ora si rivolge con un carnevale di verbi al gran Charles (digrigna queste rime sonnolente | smanettale | scarduffale | fanne una primavera esantematica | tanto poi ci pensano i medicamenta della valduga". Ancora un attacco alla linea lombarda! Il libro poi sgomitola nomi e ricordi di poeti, in primis Vito Riviello, di cui affettuosamente ricorda "il cotè metafisico | l'andamento didascalico tra gioia fiabesca e turbamento contemporaneo". E sul valore dell'amicizia, rebus di un indovinello interminabile, nonché sui verbi performativi e talora di sapore aforistico delle ultime sezioni piace chiudere queste note che invitano a leggere, tra giochi di sillabe e di amare riflessioni, gli angiomi cartacei immedicabili di Leopoldo Attolico poeta di fulgidi sfottò, certo, "ma anche di squilli teneri di neve in un falò". Ossimoro splendido che riassume all'unisono la precarietà della poesia e del suo quotidiano miracolo.

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