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La soglia del nostro infinito

Ischia favola dolce

Respiro
nel braciere dell’alba
l’ombra….

Alba a Sant'Angelo

Editi

Neri fiori di luce

Canti ischitani

Ricordo:
stanno come ombre
sgargianti di modernità
i paesi
neri fiori di luce
sbocciati su una favola
amara di sassi.

Il mare è una tortura
lontana di vento.

***

Dolci miraggi, amari di salsedine,
bianchi in una siepe di colori.
Così il verde, che profuma di mare,
veste tra scogli, umidi di luce,
le case terse di splendore
nell’azzurro disteso dell’infinito.

Ritrovando un poco il celeste
mistero che un poco ho perso
nelle mareggiate della vita.

(2007)

Gente d’Ischia

Vedo dolcissimi
i volti rugosi
di questa gente di mare
che, come conigli,
in tane di terra, si cela
nei paesi scuri di ceneri
antiche, tra il verde dei monti
di cui l’azzurro è, in cima,
la sorpresa.

(2006)

Nel cuore per sempre di Nausicaa

Ischia, forse l’antica Scheria,
perduta terra di luce
d’acque fumanti
Vulcano azzurro
irto di scogli di lava.

Isola verde, sonora
di miti che cantano
tra le onde l’amore
lontano vicino
nel cuore per sempre
di Nausicaa.

(2006)

Alba da Casa Rosa

Inediti

Respiro
nel braciere dell’alba
l’ombra….
È favola vecchia la Notte
che balbetta il giorno
scoglio di luce. Neonato.

***

Per scale di nubi
becchini di vita
coprono il mare

così freddi scavano
nelle fauci azzurre
quegli spazzini alati!

Spegne anche le stelle
a sera desco di vita
un gabbianare.

***

Scamiciato di vento
oggi il mare verdefiore
è nostromo di pensieri…

In un pugno di nuvole
favola dolce m’accoglie
la terra agra dei limoni.

***

Ventosi quadri di cielo:
sentinella la pioggia
filtra e sfuma la luce.

Irraggia poi col giorno
il gioiello d’un bacio.

***

Cielo caldo a sera
è chiesa di corallo
mare che prega.

Grani rossi di stelle
aprono la soglia
del nostro infinito.


*


Luna e farfalle:
Dio è nell’azzurro chiostro
piove stanotte…

Fuoco semplice il giorno
preghiera di vulcani.

***

Ore d’arsura
mare senza più miti.
Vecchio di luce.

Animale che ha sete
estasi è la pioggia.

***

Prezioso nulla di luce
dolce che poi sfinisce
come in estiva serpe.

Muta sul viso l’aria
infetta tra i limoni.

***

SOS Mascherine!
Filtri di solitudine
Vocali gli occhi…

Il solo sms che ci resta.
Lampo d’uomo creatura.

***

Fumosi rami di roccia
l’inferno di Sorgeto
qui l’acqua bolle.

Sul collo dell’estate
a ventaglio s’adorna luna.

Casa Rosa di notte

Maschere e voci
l’Ulisse dei tramonti
sorseggia vino in terrazza.

Bianca chitarra, la luna
scoglio nel cuore un verso.

***

A Sant’Angelo
il ventaglio del mare
sveste azzurre le stanze.

Sogno inerpicato sulle scale
Casa Rosa di notte…

Nota bio-bibliografica

Paolo Carlucci, nato a Roma nel 1966, studia e si laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università La Sapienza. Inizia a scrivere come pubblicista presso la redazione viterbese del quotidiano Il Tempo. Vive e lavora a Roma come docente di lettere nei licei. Appassionato cultore di storia, arte e letteratura, ha esordito in poesia nel 2010 con la silloge Pettini di luce - Canti di Tuscia, Edilet. Ha al suo attivo altri libri di poesia e molti interventi di critica letteraria.
Recentemente ha pubblicato la silloge bilingue Erasmus Generation (Gradiva Publications, New York, 2019), e la vasta raccolta La terra domani (Passigli Edizioni, Firenze, id.). Il suo profilo è consultabile sul sito di literary.
Le liriche edite qui presentate sono tratte da La terra domani.

Materiale
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