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L’autore si nasconde nel particolare. Saggi di letteratura italiana

Il punto- luce dell’io.
Note sul metodo critico di Noemi Paolini Giachery

Fedele al principio di una critica eminentemente testuale, Noemi Paolini Giachery ribadisce sempre nei suoi scritti critici il pensiero dominante di un io,sentito sempre come ideale punto –luce, calato nella storia e nella vita dell’autore. Da Dante a Svevo questo principio ritorna nell’ultima raccolta di saggi L’autore si nasconde nel particolare, uscito di recente per i tipi della romana Aracne.

Chiave di volta e pietra angolare di ogni ricerca letteraria, l’io è dunque nella visione critica dell’autrice, il Prometeo che vive nei dettagli del testo, nelle pieghe della vita che si fa canto o specchio narrativo Si veda questo breve inciso, tratto dal saggio dedicato al Leopardi di cui l’autrice analizza il paradosso dell’Infinito. Così l’io vive questa sua vicenda in una piena e integrale collaborazione di tutte le sue facoltà. Sentimento e ragione son qui concordi o, meglio, è come se se la ragione avesse ricondotto nel suo territorio il sentimento stesso, tanto tutto è pacato, misurato,razionalmente calibrato e al tempo stesso ricco e dilatato emozionalmente. Si vede subito come l’io che si nasconde nell’autore sia regista e motore di una complessa rete di confluenze dell’anima che si fanno forma, parola, espressione di un cammino di conoscenza di sé, attraverso la poesia.

Da Leopardi ad Ungaretti, passando per Svevo, la studiosa ricerca metodologicamente la forza della potenza psicologica dell’universo interiore, l’io motore di emozioni, insomma un hic et nunc focalizzato sulla parola uomo, in quota sempre ascendente rispetto ai fantasmi degli attanti di derivazione strutturalista. Noemi Paolini cerca prove che nascono sì dalla gioia dell’interpretare i testi, colti sempre in quell’aura di lucidità filologica, che fu cara tra gli altri, ad un maestro come Leo Spitzer. Queste note sulla particolare ottica, che diviene cifra critica in Noemi Paolini Giachery, son dunque premessa ineludibile del fare critica da parte di un’autorevole voce, operosa nel dettaglio dell’opera di autori oggetto per lei di studi e riflessioni ormai pluridecennali, Le sue osservazioni illuminanti tornano ora a riproporsi in questa sua serie di studi sulla letteratura italiana che spaziano da Dante a leopardi, da Svevo a d Ungaretti e Montale, in cui l’io di un autore si risolve faro ermeneutico di un percorso spesso nascosto nelle pieghe biografiche nelle maglie del testo palestra allora anche di paradossi e contraddizioni da cogliersi in filigrana dato il peso d di un io bivalente specchio di emozioni cangianti nella fabbrica di una scrittura letteraria di prosa e poesia.

Centrale in questi approccio il lungo saggio dedicato appunto a Il paradosso dell’Infinito, con continui rimandi allo Zibaldone, ampiamente suffraga in molte occasioni di filologia dello spirito. Tra i vari saggi di cui si compone il libro in oggetto, oltre allo studio sul Recanatese, vanno cero segnalati oltre all’iniziale saggio sul volto bifronte di Dante, a partire dal Paradiso, ricco di quei fermenti figurali che evidenziano il congegno allegorico e il bi frontismo dialettico tra aspirazione universale e ascesa dell’io propria del Poeta. Ma è anche sulla letteratura del primo Novecento, che la Paolini Giachery si sofferma con mirate indagini, per limitarci al campo della poesia,risultano illuminanti le osservazioni poste all’inizio di Fonemi nel contesto ( con esempi pascoliani), nonché le letture di Montale ed Ungaretti del D’ Annunzio che riporta con varie citazioni il clima di passaggio dall’estetismo al ermetismo, per usare abusate categorie scolastiche da prendere con molta cautela.

L’autrice vaglia sempre la dimensione interiore e così recupera,ad esempio del Bigongiari la sostituzione di correlativo soggettivo rispetto alla formula eliotiana di correlativo oggettivo. E di tale rovesciamento se ne serve per recuperare il piano espressivo e non solo formale della poesia di Montale. Non si può però non concludere queste note sull’opera della Paolini Giachery senza soffermarsi su un altro dei suoi cavalli di Battaglia e cioè il mondo di Svevo, di cui ella ha negli anni ricostruito originali solchi di lettura, spesso in contrasto con vulgate critiche assai diffuse in scuole ed università. Utilizzando una tecnica a pointillisme la Paolini Giachery sottolinea del non esornativo oscuro universo sveviano quegli sprazzi, istanti quasi dei punti luce, dettagli segreti che danno luce al profondo quadro dell’io dell’autore della Coscienza di Zeno. Davvero un autore prisma che nel particolare della scrittura si nasconde, ma al contempo offre nel vestito della parola, barlumi di un più profondo gorgo, lampi dell’io che dice di sé.

Recensione
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