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Incontro con l’Attilio

Per la sua studiosa giovinezza …

Geografie poetiche e letture di Attilio Bertolucci

I miei ricordi personali e letterari di Attilio Bertolucci (1911-2000) risalgono alla geografia ventosa dell’adolescenza, che è corredata da cimeli familiari…

Ricordo un’antologia, Al fuoco calmo dei giorni, impreziosita da una dedica a mia madre, “alla cara Pia Carlucci”, per l’8 marzo del 1991, e altri libri autografati a mia zia Nilde Venuti, entrambe amiche da tempo di Giuliana Foscolo, una sua conoscente, grazie alla quale io poi entrai in contatto col Poeta di Parma, ma viva presenza romana da molti anni e direi monteverdina.

Spesso, dunque questa nostra vecchia e carissima amica di famiglia, la Giuliana Foscolo, mi favoleggiava di poesia e impegno. Seguiva con interesse i miei studi al Liceo classico Manara, nel cuore di Monteverde vecchio, il quartiere dei poeti. Vi abitavano, infatti, Pierro e Caproni, vi era stato Pasolini, ma soprattutto allora, parlo per me ragazzo, negli anni Ottanta del secolo scorso, in via Carini c’era la casa di Attilio Bertolucci. L’ Attilio viveva da anni nella sua mitica residenza di poesia e cinema, ovattandosi di sguardi, musica ed arte nella piccola raffinata e contadina corte parmense, con la sua Ninetta, la donna amata, era sempre lei,La rosa bianca”, che apre Fuochi in novembre.

Coglierò per te / l’ultima rosa del giardino, / la rosa bianca che fiorisce / nelle prime nebbie. /… È un ritratto di te a trent’anni, / un po' smemorata, come tu sarai allora.

Ma l’accesso era ai limiti del proibito, tanto era schivo e poi… scaltramente gentile l’Attilio, con la sua paglietta sorridente, che ne faceva già un protagonista del Novecento letterario e cinematografico. Un idolo tutelare di ricordanze e pianista squisito di natura e di “Idilli domestici”. Fu questa, infatti, una delle prime poesie che lessi di lui, e me lo rivelò appassionato, arioso di ricordi. Un poeta maestro di cui mi sarei ricordato negli anni, nel delta futuro dei miei versi …

Questo è il dolce inverno di qui/  che porta fumo tra le gaggìe, vecchi vagabondi / giù dall’ Appennino per la strada che va in città, / un così allegro silenzio intorno. //… È queto argenteo silenzio il declinare / dell’anno, la nostra vita / variano appena le dolorose feste del cuore, / le memorie che migrano come nuvole.

° ° °

All’epoca non scrivevo molti versi, andavo piuttosto vagabondando nel florilegio letterario, e annusavo odori di libri e poi mettevo nel castello interiore emozioni e suggestioni, le più diverse nel teatro della vita; andavo con gli occhi sulla mia strada di Swann e della poesia, costruivo il Carso della mia esperienza. La poesia, lo avrei capito più avanti, è idea d’ombra che ci abita e che col tempo inquadriamo nel chiaroscuro d’un po' di lessico ritmico.

Ecco, il lessico ritmico è quanto maggiormente ho appreso dalla lettura dell’opera di Bertolucci: le sue geografie poetiche mi affascinavano. Fu fondamentale la lettura donatami dalla vecia amica Giuliana, tramite lui, de La camera da letto, in cui respirai paesaggi e atmosfere visive, trovai sin dalle strofe iniziali poematiche inquadrature. Insomma una poesia in film, una sorta di grande sceneggiatura metrica… Ricordi e natura vi campeggiavano melodiosi…

Ripenso ancora con emozione alla lettura di “Fantasticando sulla migrazione dei maremmani”, che apre il “Romanzo famigliare” (al modo antico) de La camera da letto che, ho già detto, Giuliana mi regalò nel 1984, come strenna, per i miei diciotto anni.

Piace riportarne qualche frammento lungo perché in quei versi ammirati e incamerati negli occhi di me adolescente, poi avrei trovato non solo parte di quel mèlos, di quella narrativa geografia poetico-contadina così cara e autentica nella cifra di Attilio Bertolucci; ma avrei più tardi tratto spunti miei, per le prime poesie di paesaggio e di nodi familiari dedicate alla Tuscia, ai ricordi dei lari territoriali, miei e di mio padre e non solo.

Dalle maremme con cavalli, giorno / e notte, li accompagnavano nuvole / da quando partirono lasciandosi / dietro una pianura / e dietro la pianura il mare e l’orizzonte / in un fermo pallore d’alba estiva / I cavalli erano svelti come nuvole / a rompere le gole, ad affacciarsi / alle valli…

E più avanti nel lungo poema famigliare in cui si dispiegano larghe geografie di paesaggio e sguardi accesi su un mondo, quello d’una millenaria Italia contadina.

… I cavalli s’erano allontanati, il fratello / più giovane li trovò, abbeverati / e sazi alla frescura d’un borro; risalendo incontrò gli altri attorno / a un bel fuoco, dove a mezza costa / una radura pianeggiava ardente / d’un mattino già caldo d’una fiamma domestica: un sito riparato / dai venti, ricco d’erba legna ed acqua, / esposto al sole in modo conveniente. …

Trovavo echi di autori da lui amati e tradotti, la brughiera di Thomas Hardy, e su altri piani i colori poeticissimi del suo amato Correggio.

° ° °

Ma torniamo all’incontro ovviamente propiziato dalla Giuliana, a cui avevo dato in lettura privata alcuni miei versi, manoscritti e poi ribattuti su una vecchia macchina da scrivere, credo una Olivetti, oggi preistoria in tempo di mail, social e di account…

Giuliana sempre entusiasta mi disse che le sembravano interessanti, e tramite suoi arcani contatti, credo i Bizio, di cui era amica, li fece avere a Bertolucci. Ovviamente non mi aspettavo che lui leggesse quei miei tentativi di scrittura: non poesie, ma flutti di emozioni e volontà di ricordo, questo sì.

Rimasi stupito e dubbioso. Mi sentivo in quello stato d’essere psicologico confuso e tremante, che Bertolucci rende finemente in un suo testo, “Canzone triste in tre parti” .

Era questo il mormorio indistinto / da un’altra stanza che rassicurava / l’adolescente in lagrime, / la saggezza raggiunta nella rinuncia?

Ovviamente non chiedevo né speravo in giudizi o responsi; poi dopo un tempo imprecisato, la Giuliana mi disse che Bertolucci aveva letto alcuni miei versi, e vi notava un certo impulso creativo, nonostante la evidente acerbità, e ovviamente qualche grumo.

Lavori e studi… Auguri per la sua studiosa giovinezza

Questo fu l’epigrafico dono in dedica ad un suo libro, ora disperso nell’oceano familiare delle biblioteche di casa, che, tramite la solita Giuliana mi fece recapitare, un po' di tempo dopo.

Lo ringraziai andando una sola volta in via Carini; mi accolse e mi diede un breve sorriso di incoraggiamento.

Sì, c’è dell’emozione in lei, mi disse congedandomi.

Un viatico… Un augurio d’eccezione, che ancora porto nel cuore.

Note

Attilio Bertolucci, Opere, a cura di Paolo Lagazzi, Mondadori, Milano 1997
Attilio Bertolucci, Le poesie, Garzanti, Milano, 1990
Attilio Bertolucci, La camera da letto, Garzanti, Milano, 1984

Materiale
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