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Residenza decastila

Già dal titolo, Residenza decastila, avvertiamo la vis polemica dell’autore che costringe la poesia a farsi spina etica per un ambiente in pericolo. Lo prova sin dalla prima Dissertazione sull’adattabilità, la sorte del gabbiano, qui reso emblema della poesia e insieme della sorprendente adattabilità alla metamorfosi del mare nel.. male di rifiuti della società moderna. Plasmato da Natura per flutti e scogliere amico d’avventura degli uomini di mare.. ora che il mare è sciatto.. si è ridotto all’accatto del rifiuto cosparso, tra plastiche e immondizie .. sa trovare dovizie. Al remigante portento dal piumaggio elegante fanno da contrasto evocazioni di altre bestie estinte o in via d’estinzione.

Naturalmente anche l’uomo, vittima e artefice della catastrofe degli habitat naturali è in zona rossa. E in questa trincea di morte prossima a causa del cattivo uso delle risorse ambientali si rifugia in un artificio di nostalgie, aggredite sempre dal duro sparo della realtà. Colonna dopo colonna la residenza interiore si mostra forte di graffiante satira proprio nel suo essere decastila. L’antifrasi e l’amara ironia paiono dunque le armi più usate dall’autore. Il castillo interiore, cui occhieggia, è abilmente capovolto nel presente che affiora tra echi di miti, Ulisse, e nostalgie pastorali. Si viaggia così nel poemetto, variamente strofato, tra ricerche di valori classici come l’amicizia, dell’uguaglianza, ci si ritrova però nella Borgata Paradiso e poi a erigere un monumento a una mucca da latte o, dopo melodie classiche, a dire,infine, le benemerenze della vanga. Interessanti sul piano del linguaggio alcune soluzioni, stridenti anche sul piano fonico che danno smalto all’amarcord di altri termini più nobili e poetici, ma qui giocati spietatamente. Essi son visti e usati nella soffitta della bellezza degli occhi e delle orecchie e pertanto, come direbbe Benn, rapaci di luce nella morgue della città e della storia.

Recensione
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