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Stretti sentieri

Una delle note più interessanti dello stile e della personalità di Lorenzo Poggi è la franchezza del suo scriver corto e pungente. Riuscire a far riflettere su concetti complessi mediante pochi versi è il massimo che chiedo alla poesia, dice licenziando questa sua ultima raccolta, Stretti sentieri.

Composta nella metrica chiusa delle sillabe obbligate dell’haiku (5-7-5) e del tanka (5-7-5-7-7),Poggi dà paradossalmente gli esiti migliori nella capacità di non farsi samurai ossequioso di una maniera. La poesia dell’haiku appartiene, infatti, ad un genere nobile, di lunga tradizione nella cultura giapponese e non solo, ma oggi purtroppo inflazionato da mini prosatori in cui la poesia è assente o fredda eco soltanto. Poesia della rastremazione e dello sguardo,il genere dell’ haiku è frutto di una filosofia della vita e dell’estetica complessa e originale. Poggi ama consapevolmente la mescolanza generi e sottogeneri dell’haiku e del Senryu, l’haiku folle che gli consente di allargare l’orizzonte della gabbia- siepe che il varco esclude, con la coda dei due settenari del tanka, capaci di dare lampi lirici o morali interessanti. Amo l’ibisco / che trattiene la notte / per raccontarla / quando s’apre allo sguardo / del sole che interroga.

Natura perplessa idillio spezzato da domande. Parimenti il senryu, l’haiku folle, serve al nostro per cogliere il mistero dell’uomo, che non s’accontenta di flash convenzionali su descrizioni della natura nel fluire delle stagioni, il topos del kigo, essenziale nella poesia giapponese classica. Aspra pensosità denota, ad esempio, questa composizione. Pezzi di tempo / s’ammonticchiano spenti / nella clessidra. Torna in lui il senso della storia, la desolazione di un presente a-memoriale, la banalità dell’’estate, che a suo modo egli denunzia, anche con questo haiku, Giorni di mare / le onde s’inseguono / senza memoria. E così Poggi fa incursioni originali nella tradizione descrittiva della natura. Mucche ispirate / strappano primavere / tra margherite, felici eresie di scrittura, che in parte lo allontanano dal canone oppressivo del kigo stagionale.

Oggi tra bare di microscrittura prosaica, come vibra invece nella sua linfa originale e vissuta la poesia eccelsa di Basho, uno dei maestri dell’haiku giapponese. L’erba estiva! / è tutto quello che rimane / del canto dei guerrieri. Ma torniamo alla realtà del nostro autore dei suoi haiku e del senryu, l’haiku folle che Poggi predilige in quanto immette rabbia e ironia nella visione del mondo che lo circonda.

Spande veleno / su povere coscienze / il furbo untore. Torrente in piena, spesso la profusione. di una scrittura non sempre decantata, porta però Lorenzo Poggi a privilegiare un’immediatezza, fatta di estemporanea rapidità, tracimante di pensieri forti, a volte, folgoranti. Vischiosa alternanza di stili e forme dunque coesistono in Poggi, rapido ed estroso autore di haiku e altri versi brevi. Egli è comunque voce originale dell’oggi poetico, come mostrano le diverse scritture del nostro.

Recensione
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