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Biblioteca delle Oblate
Firenze, 14 dicembre 2010

Entrare nella scrittura di Roberta Degl’Innocenti è come aprire la porta del sogno e della fiaba, è scoprire un mondo altro, dentro cui si animano presenze multicolori, parlanti con voce di canzone.

I versi avvolgono come l’aria, e come l’acqua d’un bagno speciale toccato dall’incantesimo. Così che gli occhi, la voce, il respiro di ciò che si percepisce leggendo sono quelli dell’erba che canta, del vento fiordaliso (pag. 70) le margherite appaiono scarlatte e la donna bruna impasta pane e inchiostro di pensiero (pag. 26).

La donna, il poeta Roberta, usa la penna come la fata muove la sua bacchetta magica, ne fa uscire favole segrete, sorrisi azzurri o forse una lacrima…. Talvolta s’indigna contro i poeti che mentono e sanno di mentire ma poi, conciliante e solidale canta: I poeti non conoscono la fame (…) Si specchiano nei lembi di sorgente, soffiano | sopra i sogni dei bambini e li volano, li volano | per sempre . Un verso, basta un verso, per essere felici. | Un verso, anche sbiadito, | che vinca la paura della morte. (pagg. 68/69)

Nel libro D’aria e d’acqua le parole libro fortunato, ricco di lettori e recensori e di cui Lia Bronzi, Presidente della Camerata dei Poeti e noto critico letterario ha scritto un saggio, l’autrice cita e s’accompagna a tre poeti a lei cari : Duccia Camiciotti che apre la silloge con una poesia dedicata a Roberta che chiama dolcissima luna fanciulla, Sandro Penna richiamato in una poesia di mare e marinai, ed Emily Dickinson vestale di respiro, quella Emily volontariamente segregata nella sua stanza. Trent’anni vissuti nella camera da cui non uscì nemmeno alla morte dei genitori, quella camera dove scrisse le sue bellissime poesie ispirandosi alla piccola porzione di mondo visto dalla finestra e vissuto nel suo ricco immaginario.

Roberta Degl’Innocenti è tutt’altro che chiusa e segregata: è, invece, molto attiva nel mondo e presente nel panorama culturale non solo fiorentino come scrittrice, poetessa, critico letterario e d’arte. Organizza ed è membro di concorsi letterari, cura mostre di pittura e riveste ruoli di primo piano in diverse Associazioni culturali. Ma, quando si ritira nel suo angolo segreto e apre la finestra sul bosco delle emozioni, si lascia investire da un’aria monella che scompiglia tutto lo spazio dei pensieri, lo riempie di voli e di vele, di elfi, di fate dalle vesti mosse da un vento mutevole, lo stesso della ricca immaginazione dell’autrice che diviene viaggiatrice di sogni indossando un vestito di niente. Sto citando dalla sua raccolta del 2005 Un vestito di niente raccolta definita dal prefatore Paolo Ruffilli : libro esemplare (…) luogo di coagulo delle ragioni e dei modi ( …) capace di tenere il filo delle opposte condizioni e di praticare la mescolanza (…) intrecciando 'argento e nero', 'spine e oro'.

Anche nell’ultima pubblicazione, sempre accompagnata da una bella prefazione di Ruffilli, dolore e amore, pianto e sorriso si rincorrono come le lucciole, fuggite dai bicchieri , si mescolano come i colori dell’aria, colori che, per Roberta, non sono mai assoluti come recita l’introduzione all’ultima sezione del libro, intitolata” Rosaviola”, dove le poesie mescolano malinconia a meraviglia, desideri a memorie e sogni, proprio come i colori che si specchiano l’uno dentro l’altro (…) si abbracciano o si separano, a volte | piangono. Proprio come dentro al chiuso del cuore le emozioni così simili a nubi spinte , confuse e radunate dall’aria che le raccoglie, le eleva e le inabissa, o all’acqua, le cui gocce si fondono l’una nell’altra.

Proprio come le parole d’aria e d’acqua così mobili e lucenti che Roberta accarezza e fa ballare al vento divenuto fiore (fiordaliso) della sua poesia.

Una poesia, anche, del ricordo e degli affetti, questa del suo ultimo libro che si apre con una dedica e una poesia alla madre e si chiude ricordando poeticamente la casa delle Tate, quella casa dell’infanzia dove sono vissuti e vivono gli Amori, che vivono al presente perché non possono morire mai gli amori dentro il Firmamento di luci accese dal cuore, quelle luci che , schiarendo la nebbia del tempo, fanno brillare la tenerezza della memoria. E l’orizzonte si allarga, diventa un veliero dentro cui dolce il pensiero (…) scivola leggero.

Come nel sogno, come nella poesia.

Recensione
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