Servizi
Contatti

Eventi


Dorso d'asino

Quando la penna corre sul foglio a trascrivere il pensiero, l’autore che guida la mano nell’azione, deve interrompere le altre e concentrarsi su quella che scrive.

La vita odierna pretende da tutti noi efficienza, dinamismo, sveltezza, spesso spingendo i ritmi quotidiani ad una esasperata accelerazione che ci divora le ore, i giorni, gli anni, svuotando di senso l’esistenza.

Ben venga, allora, sulla nostra strada un provvidenziale dorso d’asino, a rallentare la corsa, una salutare inquietudine a porre domande, uno sguardo all’indietro a recuperare la radice. Ben venga la scrittura con il rallentamento, le domande e la riflessione che comporta.

E ben venga il poeta che, secondo Robert Musil l’uomo che pi intensamente avverte l’irrimediabile solitudine dell’io nel mondo e fra gli uomini (“La conoscenza del poeta”).

Diventa provvidenziale la solitudine, con rallentamenti e pause conseguenti, se gli permette di vedere meglio e spesso con acuta spietatezza, se stesso e il mondo. Solitudine che pu rendere la voce del poeta, voce di verit e di profezia.

Giovanni Perrino poeta di provvidi rallentamenti, utili al suo sguardo umanamente lucido e caldo nel trattenere ricordi, nel conservare struggimenti e sogni, nell’onorare grandi e piccoli che incontra, nel denunciare delitti, guerre e ogni sopruso…

Le vie dei suoi versi percorrono regioni, paesi, continenti e ambienti diversissimi tra loro, in un giro del mondo nel segno della poesia che affratella, per quel supplemento d’indagine che attraversa pareti puntando alle luci (pag. 35). Luci dell’intelligenza del cuore che intravede l’eterno nel tempo e in tutti i volti amati.

La scrittura di Perrino, dal percorso fluido di curve imprevedibili, di salti verbali interessanti, di profumi culturali diversi, intreccio inestricabile e originario di sentimento e intelletto, che, soprattutto nella sezione in dialetto corleonese, fa sentire fremente il fuoco della sua terra, con la denuncia dei soprusi, l’emozione e lo sdegno per la corruzione e il delitto, insieme alla tenerezza e alla nostalgia densa di trattenuto struggimento per i luoghi nativi, per la lingua materna e per gli affetti parentali.

Il respiro del suo verso vento di tragedia che apre con il prologo nota dell’autore, cui segue la parodo dove il coro finale perentorio intima : Ma ora poeta fermati e offri al sole il tuo viso (pag.27) a ricordarci il titolo del libro che continua con le voci degli stasimi, in numero di tre, a illustrare le cangianti situazioni che appaiono sulla scena, tutte percorse da nubi cariche d’amaro. Il turbine del tragos, con qualche lieve pausa di carezza, s’infila nei versi tra canti che muoiono, sogni turbati, attese e premonizioni, fino a giungere all’ultimo 'tempo', liberatorio esodo del sogno dove : Una lunga primavera sost adagiandosi | Sulle labbra e sulla linea degli occhi | L’indugio guadagnava alla vita il suo tempo | Un iniziale smarrimento si fiss nello sguardo | Fragile cristallo che il dolore acconsente (pag. 96).

Dorso d’asino-possibili rallentamenti- di Giovanni Perrino libro ricco, colto, sapientemente emotivo.

Campi Bisenzio, marzo 2012

Recensione
Literary 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza