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Il sentiero della ricerca

La luce viene dalla notte

Due libri : Il sentiero della ricerca e La luce viene dalla notte : un’intera vita di studio e di autoanalisi.

Fornasarig si affida al canto della poesia e all’emozione del verso per trovare un raggio che scaldi, una possibile verità tesa a schiarire l’enigma del dolore . Due libri il cui “discorso è intensissimo, grandioso, che coinvolge il lettore e lo illumina di verità e di grazia” come ha scritto Giorgio Bárberi Squarotti, commentandone il contenuto.

Abbiamo incontrato l’autore e la sua raccolta di poesie La luce viene dalla notte nel febbraio 2012, un libro frondoso le cui lunghe radici troviamo ne Il sentiero della ricerca . Un libro quest’ultimo che a fine lettura mi si è configurato come un monumentale Tempio sorretto da 7+ 1 colonne, le sezioni di cui è composto e cioè : Metapoesia – Il sentiero della ricerca – Il Tempo della storia – Il Tempo della Natura – Il Tempo della Notte – Lirico-amorose – Religiose- Verso l’Oriente… o come Mandala, il disegno simbolico dal profondo significato spirituale del Buddismo e dell’Induismo, dai 7+ 1 percorsi suddivisi in 233 rivoli/pagine (2+3+3= 8… ancora 8 …il numero dell’incommensurabile e dell’indefinibile, numero quindi della ricerca della trascendenza molto presente come tensione nel poeta Fornasarig) percorsi e sentieri tutti convergenti verso il centro , il Sé da trovare…

Un’essenza, una sintesi, un centro unificante a cui il poeta anela di giungere, e un esempio del quale mi è parso di scorgere nella preghiera La resurrezione della carne (p.218/19 de Il sentiero della ricerca):

Ora, se Tu vuoi, annuncia/ che la resurrezione della carne/ non è nelle mani di un altro tempo,/ bensì evento, in noi,/ ora, ad ogni istante, intento/ già nella Tua creazione,/ in noi, del Tuo tempo,/ della unità originale,/ nella Tua intenzione…/ unione, in noi…

che è un’invocazione perché finalmente si realizzi l’unione originaria tra carne e mente e quindi per traslato anche tra pensiero ed emozione, tra inconscio e coscienza, tra sogno e realtà, tra Occidente ed Oriente e, in definitiva , sotteso come tensione in molte poesie di Fornasarig, il compimento dell’unione di figlio a madre così dolentemente perseguita nello strazio dell’assenza . Un’assenza cantata in apertura de La luce viene dalla notte e in altre poesie della raccolta, percorse da una nostalgia illuminata da squarci teneramente visionari di ritrovamento ed abbracci.

Una sintesi, un’unione dal poeta desiderate e cantate in molti versi delle due raccolte. Versi che tendono a legare la dimensione orizzontale a quella verticale con richiami e invocazioni al dio ignoto, alla cui presenza fa riferimento, per esempio, la poesia Strana questa marea di molecole… (p.27 de Il sentiero…) presenza e pensiero la cui forza d’amore crea la coesione necessaria a produrre finalmente/ un’onda acquiescente al progetto divino.

Due libri, una vita di studio e di autoanalisi , dicevo, studio e ricerca che hanno convinto il poeta Fornasarig della indispensabilità del sogno e del simbolo in esso contenuto, per cogliere lampi interpretativi del buio in cui spesso l’uomo si perde. In questo senso la notte, regina del sogno, può far scorgere la strada che porta a chiarire l’uomo a se stesso. E‘ questo l’aspetto che avvicina l’autore all’esperienza orientale che è essenzialmente introspettiva…

La notte lega i due libri dell’autore in modo inscindibile anche esteriormente: il primo con l’immagine di copertina, dove dal buio assoluto emerge alla luce un volto dai tratti orientali, e l’Oriente, il Buddismo di cui la figura stessa è segno, rappresenta l’alternativa alla presunta superiorità dell’Occidente, al suo pragmatismo spesso vuoto di valori.

Il secondo con l’emblematico titolo La luce viene dalla notte ne prosegue l’indagine sotterranea e trova nel mito, quello dell’androgino in particolare, l’unità primordiale irrimediabilmente perduta dopo la scelta di Zeus ( Fidati dei messaggeri della notte p.25 ).

Da quella frattura discenderebbero tutte le disgregazioni, di alcune delle quali il poeta porta le stimmate e di cui spesso nei versi ricorda le note antiche…

Ci sono almeno due poesie ne Il sentiero della ricerca che lo legano in modo particolare, preludendone il canto, a La luce viene dalla notte.

La prima è Notturno (p. 184):

Torni la notte nel suo dolce mistero,/ acqua che scorre a offrire lenimento/ al fiume fermo del mio canto spento

e la seconda Dai tu luce religiosa, Signore…( p.222) in cui il poeta scrive :

Forse è il canto della notte/ la tua pulsazione naturale…

Due libri, questi di Fornasarig, dove poesia, mito, storia, scienza, filosofia e religione (e cospicui sono i riferimenti culturali, i poeti e i saggi nominati, i personaggi mitici e le citazioni da fonti antiche e moderne…) divengono piste che convergono a rendere meno indecifrabile il simbolismo del sogno indagato con passione e quotidiano studio dal poeta che soprattutto nella cantabilità del verso ritrova una possibile risposta e la sintesi più efficace.

Una sintesi emblematicamente concentrata negli ultimi versi della composizione Il futuro della poesia da Il sentiero della ricerca (p. 21) a cui noi lettori certamente aderiamo:

Solo il canto che prende forma/ restituisce vita al simbolo, suono della notte,/ sottrae il tempo al vuoto della morte.// E non può essere prosa,/ e nemmeno silenzio.

Quel canto che la poesia esprime richiama la realtà musicante della composizione che chiude La luce viene dalla notte in cui l’autore contempla il piccolo nipote attento all’ascolto d’un brano musicale …

Una realtà armonica insita nella creazione, armonia da tutti anelata e che, percepita e voluta, potrà aiutarci ad abbandonare ogni idolo per fermarci a pregare nel presente (ultimo verso dell’ultima poesia de Il sentiero…), un presente che concili gli opposti e aiuti a superare le contraddizioni che ci abitano al fine di percepire il fluire de la sorgente / da cui tutto deriva ( Verso il Tantra p.26 de Il sentiero della ricerca ) la cui musica Fornasarig nella sua poesia ha provato con successo a farci ascoltare.

Firenze,
Biblioteca Mario Luzi
21 maggio 2013

Recensione
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