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Navicello Etrusco, Per il mare di Piombino

Nell’agile prefazione al libro, Fabio Strinati definisce la “penna“ usata dall’autore “pregna di storia, ma allo stesso tempo capace di “leggerezza che solamente nell’arte del volo è visibilmente riscontrabile”.

E’ infatti propria di Mosi la capacità di filtrare la ricchezza della sua cultura dentro la rete dell’emozione, in modo tale da far transitare agevolmente le parole tra le pagine della silloge, proprio come un navicello tra le onde marine. Sono onde cariche di storia dentro cui si specchia il vissuto del poeta, lanciato come sasso levigato a vincere giochi di poesia.

Lo specchio di Turan compone in mazzo presente e passato, quello remoto e quello più prossimo, uniti dall’eco dei secoli suscitato dall’amore per le piccole nipoti e per la suggestiva bellezza dei luoghi. Una bellezza che a sera si fa magica dentro l’ombra evocata da D’Annunzio, che le luci delle navi accendono di memoria e pensiero. Perché l’autore legge la realtà interrogandola e sfogliando le sue pagine fino a quella più vicina al mistero.

Per questo appaiono visioni e tra le fiamme dei versi brucia e si consuma ancora la Moby Prince…

Verso la fine del viaggio, Mosi sale sulla nave di Dardano, segue gli uccelli migratori fino ad arrivare all’approdo : 35.5 Latitudine Nord-12.6 Longitudine Est…

Lì piangono i versi , intervallati dalle strofe della sequenza di Jacopone a sottolineare il dramma della morte in mare dei trecentosessantasei figli nel cui urlo disperato l’autore s’immerge senza più nulla proferire. E’ infatti questa l’ultima tragica lirica della raccolta che narra d’altri naufragi e d’altre storie fittamente intrecciate con l’attualità esperita dall’autore. Un percorso continuamente rivolto a luoghi fitti di eventi che il presente ripropone alla riflessione di chi lo sa penetrare, come Roberto Mosi, con l’intelligenza del cuore.

Un viaggio emotivo e coinvolgente, godibile e colto, questo del Navicello etrusco, che coniuga la levità di un verso armonioso al denso richiamo della storia e alla reiterata denuncia delle ambiguità e delle ingiustizie dell’oggi.

Campi Bisenzio, 10 luglio 2018

Recensione
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