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Specchio a tre ante

Come in un gioco di riflessi

Ada prepara la valigia per il viaggio: è il 21 giugno di un certo anno. È il solstizio d’estate, quindi, proprio quando la Terra sembra sussurrare al Sole gratitudine per l’offerta di una nuova energia, mentre la natura tutta esplode e matura. Una metafora, certo, che per Ada significa fare il punto per una nuova, necessaria considerazione degli eventi trascorsi, per poi crescere e maturare dentro una fase altra della vita.

È a questo punto che il romanzo ci accompagna nel passato della protagonista che lei stessa ripercorre a ritroso rammentando vividi episodi accesi dalla memoria, come fossero sequenze di un film in technicolor.

La scrittura, infatti, è intrisa di immagini disegnate da una penna agile e felice che intreccia sapientemente il dialogo interiore di Ada con elementi paesaggistici di rara suggestione, com’è in effetti tutta la zona che da Napoli corre giù verso il Cilento, verso la casa avita usata per le vacanze dalla famiglia di lei.

Proprio in quelle stanze evocative e calde di memoria la storia di Ada si riflette simbolicamente in uno specchio a tre ante ( da cui il titolo del romanzo) dove il presente si tuffa nel passato e tenta di lanciarsi verso il futuro, in un gioco magnetico e molto coinvolgente per chi legge, tale che non smette di tener desta l’attenzione anche per la tensione che l’autrice ha saputo creare. Tutto l’impianto strutturale del racconto risulta a tale scopo perfetto, dentro una piacevolezza complessiva, sostenuta da una efficace presentazione dei protagonisti descritti con indagine psicologica sottile, attenta e precisa nel sottolinearne le ombre e le accensioni, il tutto agevolato da una scrittura chiara e scorrevole.

Il racconto del presente si apre a ventaglio, seguendo lo spostamento stesso delle ante riflettenti che richiamano il moto meditativo di Ada nel suo scandaglio interiore. Ada, nome quanto mai sintomatico del suo stesso andare verso e tornare indietro, come il nome palindromo suggerisce, scelto da Annella con spiccata intuizione scenica e psicologica, atto a dipingere con tre segni alfabetici la personalità della protagonista.

I tre segni del nome, le tre ante dello specchio, i tre personaggi principali: Ada, Simone e Libero, le tre città in cui si svolge la vicenda: Roma, Firenze, Bologna e i tre strati temporali che si alternano nella vicenda : presente, passato, con un futuro che si prepara… donano al romanzo i fili necessari per una trama, come già sottolineato sopra, anche architettonicamente perfetta.

Le citazioni in esergo, poi, con i loro autori contribuiscono a creare il clima giusto per introdurre al racconto.

La prima è di Fernando Pessoa e parla di emozione, personalità e anima. Da sottolineare il fatto che Pessoa stesso contiene il numero tre, in quanto sono proprio tre i suoi principali eteronimi.

La seconda citazione di Jean Cocteau: – Gli specchi dovrebbero pensare più a lungo, prima di riflettere. – sembra sdrammatizzare la precedente, in un rimbalzo che riflette la vita stessa, il suo cammino a tratti misterioso, le sue soste di gioia, di dramma, di contraddizioni e sorprese, cammino che in questa storia Annella Prisco intreccia e traccia con rara perizia narrativa e la stessa leggerezza felicemente auspicata da Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane.

Campi Bisenzio, settembre 2021

Recensione
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