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Storie di strada

Franco Fortini intervistato da Ferdinando Camon ( F.Camon Il mestiere di poeta Garzanti 1982 p.138 ) afferma : ….accade necessariamente che le cose che si scrivono portino il segno di quel che si pensa… convinzione questa che ben si attaglia alla personalità umana e di scrittore/ poeta di Menotti Galeotti che con coerenza ha camminato e continua a camminare sulla strada dell’attenzione verso l’altro, attenzione e sensibilità che nel suo ultimo lavoro poetico è messa in particolare rilievo.

E’ del 2012 la penultima raccolta di liriche dell’autore, dal titolo Stazioni, dove il poeta idealmente sosta tra sogno e memoria e tra volti e creature, universo di incontri e riflessioni che sembra anticipare questo suo ultimo Storie di strada.
Emblematica la poesia La pena a p.27 di Stazioni:

Dietro quelle sbarre / è la tua pena / ragazzo di strada / il sogno amaro ti tormenta / la libertà perduta / spegne il giovani l vigore. / Solo la speranza salva / la mente e il cuore: / all’alba diverrai / colomba nello specchio / di cielo che ti guarda / in trepida attesa. / E domani verrà il giorno / del volo al di là del muro.

Nei versi, al richiamo della strada (ragazzo di strada) che viene ripreso nel titolo dell’ultimo lavoro, si aggiunge quel volo al di là del muro che ritroviamo nell’ultima poesia di Storie di strada che così recita :

Lui riprese il cammino / in solitudine / aldilà del muro / la luce umida del mattino / nel cuore l’attesa / del tempo nuovo.

Una risposta, mi pare quest’ultima, all’iniziale Epigrafe, a quel <partire> senza ritorno del secondo verso :

Com’è che si debba/ “partire” senza ritorno/ e pure almeno una volta/ è proprio così.

Un partire, questo di Storie di strada lungo una via dolorosa, dove le parole a stento trattengono le lacrime, facendosi sempre più mute di aggettivi, dove i versi sospendono ogni esasperazione formale, ogni ricercatezza lessicale per dire col minor numero di parole l’essenzialità del sentire.
Una qualità, questa d’una versificazione estremamente scarna, ben evidenziata anche dal prefatore Giuseppe Baldassarre con espressioni di grande efficacia come queste: …le parole stesse restano in gola… la voce del poeta viene sopraffatta da un “alfabeto oscuro” (di un malessere indefinito)… Storie di strada ha una voce… anche sommessa e frammentata, ma non dimessa ed anzi essenziale… caratterizzata da profondità, dignità e armoniosità.

La strada è il luogo dell’altro che Menotti incontra, altro che sempre lui vorrebbe abbracciare e salvare, è la stessa strada dove sono seminati i ricordi, le emozioni, i sentimenti, i fatti e gli incontri accaduti al poeta, come quelli espressi in due poesie emblematicheche sono L’incontro (p.28) e Relazione (p.29) vicine non a caso… e che anche nei rispettivi titoli fanno intravvedere un profondo desiderio dell’autore, quello cioè che la strada, in primis la strada della vita, non resti lo spazio anonimo d’un camminare vuoto, ma crocevia d’incontri vivi, capaci di relazione umana autentica. Emblematicamente efficace in tal senso, l’immagine scelta come copertina del libro e tratta dal capolavoro del ’48 di De Sica “Ladri di biciclette” : immagine fissata nel particolare d’un primo piano dello sguardo del bimbo e della sua mano allacciata a quella del padre , dove il dramma espresso dagli occhi del figlio sembra trovare lenimento dentro la rassicurante stretta della mano paterna.
E’ una strada, quella sognata dal poeta Menotti, dove ogni solitudine superi il muro dell’indifferenza o della paura, quel muro cioè degli ultimi versi della raccolta (Lui riprese il cammino / in solitudine / aldilà del muro / la luce umida del mattino / nel cuore l’attesa / d’un tempo nuovo ) al fine di realizzare il tempo nuovo auspicato dall’autore, poeta civile per eccellenza, come l’ha ben definito Franco Manescalchi nella prefazione.
Un autore, Menotti Galeotti, un poeta che, pur avendo una storia letteraria e civile lunga e ricca alle spalle, non se ne fa vanto alcuno, tacendo del tutto nei suoi ultimi libri, le notizie biobibliografiche.
Una scelta di spoliazione, questa, di chi, sceso giù in strada, desidera confondersi con i Dimenticati per amarli d’un amore fraterno impastato di terra e di cielo… che detta questi versi: Dentro i tuoi occhi / procede questa mia vita / amore di terra e cielo / di loro che chiami / “Dimenticati”.

 

Recensione
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