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Biblioteca delle Oblate
Firenze, 19 aprile 2011

Conosce bene il territorio sospeso tra luce e buio, Maria Rita Bozzetti, quel territorio oltre il quale da sempre l’uomo teme d’andare, quella “soglia” riempita d’incognite ed interrogazioni alle quali la fede offre una risposta e una speranza. E’ donna di fede M. Rita, una fede che nella sua poesia viene testimoniata con coraggio, il coraggio del bene, quello incarnato nella vita di tutti i giorni.

Anche nell’esperienza del romanzo breve Senza potere veniva espresso il desiderio dell’autrice di far nascere dalle situazioni e dai drammi esistenziali dei protagonisti il seme sommesso, ma invincibile dell’Amore che riesce a rompere la zolla più dura per far crescere, mutare e innescare nell’uomo il cambiamento, la conversione…

E’ una fede e una testimonianza, quella di Bozzetti scrittrice e poeta, che si confronta quotidianamente con la sua formazione scientifica e con la sua lunga esperienza di medico ospedaliero a contatto quotidiano con il dolore e la morte.

Theodor Adorno, filosofo e musicologo tedesco (1903-1969) affermò che dopo Auschwitz non è più possibile la poesia e Primo Levi (1919-1987) che ne subì la drammatica esperienza aggiunse che: c’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma…Anche Hans Jonas (1903-1993) ebreo tedesco, filosofo e storico delle religioni, nell’opera “Il concetto di Dio dopo Auschwitz” affrontando il problema del male nel mondo, quello che tocca e ferisce l’innocente, giunse ad affermare che di fronte a tale tipo di sofferenza, Dio è muto e impotente, incomprensibile, anche, e autolimitato nella propria onnipotenza.

Certo che, un Dio muto e impotente di fronte alla libertà dell’uomo che infligge il male nella carne dell’inerme senza colpa alcuna, sembra alzare silenzioso e grave un grido verso la responsabilità delle coscienze, e questo grido raccoglie M. Rita Bozzetti. Ferma Sulla soglia dell’orrore e dell’infamia contro l’infanzia, denuncia con parole alte di poesia l’ingiustizia, il massacro delle guerre, l’ignominia degli stupri, lo scandalo del commercio degli organi, un orrido mondo di misfatti come lo definisce Aldo Forbice nella sua testimonianza (ce ne sono altre cinque di diversi critici ad accompagnare il libro…) che l’orribile società delle immagini citata da Dante Mafia nella sua nota, annacqua nel turbinio delle disgrazie (Maffia) affiancate dai reality televisivi, deprimendo ogni presa di coscienza e di ribellione contro il male.

Maria Rita con il suo libro, questo denuncia mettendosi in prima linea e confessando (pag. 100) Sarei dovuta morire con voi…

I bambini, i fanciulli sono il futuro del mondo e Bozzetti ne parla, aprendo il libro nero dell’orrore contro di essi, contro quell’infanzia per la quale il 20 novembre 1959 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva adottato all’unanimità la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, dichiarazione che al Principio sesto afferma tra l’altro che… per lo sviluppo armonioso della sua personalità (il bambino) ha bisogno d’amore e di comprensione…e al Principio nono che…il fanciullo deve essere protetto contro ogni forma di negligenza, di crudeltà o di sfruttamento. Egli non deve essere sottoposto a nessuna forma di tratta.

A più di cinquant’anni da tale solenne Dichiarazione, il libro di M. Rita ancora denuncia l’innocenza violata dietro e dentro l’apparente decoro della civiltà del benessere.

Nella sua nota introduttiva, l’autrice confessa di essere stata spinta a dare il suo contributo poetico dopo aver partecipato al Convegno Umanitaria , manifestazione a difesa dei diritti umani ideata e organizzata da Aldo Forbice, il giornalista RAI, sensibile ai temi della giustizia e della libertà, che si spende ogni giorno, anche attraverso la sua trasmissione serale Zapping, di raccogliere firme per tutelare tutti coloro che nel mondo sono vittime di soprusi.

Rammento d’aver seguito alla radio la campagna per Kobra Rahamanpour, condannata in Iran per aver ucciso la suocera per legittima difesa nel corso di un litigio. In carcere per anni, la giovane fu umiliata e torturata.

Bozzetti la ricorda insieme alle piccole vittime del male, lei poco più che ragazzina. Ne ricorda il volto violentato... sfigurato dal silenzio d’ogni diritto, quel silenzio che la donna/poeta M. Rita ha voluto rompere, chinandosi su di lei e sugli innocenti uccisi, stuprati, sezionati, venduti…

E, nell’ultima parte del libro, colma di lacrime di sofferta impotenza, lancia alta una parola di speranza, quella di un possibile incontro (pag. 79) Quando ci incontreremo (...) / vieni / perché il calore dell’abbraccio ti scaldi / come fossi io la madre che sempre / hai atteso, e che ti ha amato, e innalza preghiere, perché di fronte alle vittime occorre che l’uomo chini il capo a terra e divenga finalmente coscienza d’uomo.

Maria Rita piegando anche le parole in ginocchio, le rivolge alla Totalità dell’Essere e dell’Amore, strappandogli la promessa di farle sopportare l’infamia di tutto quel sopravissuto niente…di tutto quel vuoto d’amore dentro cui l’uomo fa precipitare, negandosi e negando agli indifesi, la sua stessa umanità.

Dopo aver chiuso le pagine del libro e averne percepite Sulla soglia le file di morti, il cassonetto dei rifiuti (pag. 87) esemplificativo di gesti dissacranti, le foto silenziose, le bare bianche e l’indifferenza dei più, non si può non partecipare allo sdegno e al pianto dell’autrice che ci ha aperto gli occhi, ma soprattutto il cuore sulla fame di pietà che il mondo deve riconoscere di aver per troppo tempo inascoltato, coperta com’era dal frastuono dell’ego.

Nella settimana che ricorda e celebra la Passione dell’Innocente per eccellenza, fa bene leggere e meditare questo poema della sofferenza innocente che M. Rita Bozzetti offre alla nostra partecipe, grata attenzione.
Recensione
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