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Biblioteca delle Oblate
Firenze, 15 febbraio 2011

Solo da te avrà voce | il mio canto d’amore | o pianto avran gli occhi | del dolore altrui (….)

Questi versi, rivolti alla Poesia, che troviamo a pag.20 all’inizio della composizione Poesia riassumono in poche parole il sentiero emotivo e scrittorio dell’ultimo libro di Menotti Galeotti Versi e racconti, sentiero che si dirama in due percorsi , come si evince dal titolo, percorsi formalmente diversi, ma unificati dalla stessa sensibilità verso i fatti che accadono, le ingiustizie e il dolore che colpiscono l’altro, il ricordo di amici lontani, gli affetti….

Quantitativamente la poesia sopravanza, non solo per il numero delle composizioni poetiche del libro, rispetto a quello dei racconti, ma anche perché questi ultimi sono sempre arricchiti da versi finali che accendono riflessioni, domande, suggestioni.

Un bell’esempio in tal senso troviamo nel racconto Altrove dove il protagonista allettato in una stanza d’ospedale per un grave” guaio “ al cuore, ricorda a fatica il motivo del ricovero, anzi, mentre s’accorge d’essere immobile in un letto che non è il suo, in una camera che non è quella di casa, tenta disperatamente di recuperare la memoria di quanto gli è successo, arrivando forse a ricordare il perché della sua presente situazione e a capire veramente dove si trova…Ma tutto è sospeso , ovattato, con momenti di buio e pochi squarci di lucida coscienza…Il racconto è condotto con begli effetti scenici e la conclusione poetica completa le pennellate di un quadro suggestivo che accenna e suggerisce, lasciando lo spazio libero a chi legge l’ultimo verso che recita : Solo un tenue chiarore - | l’inganno più atroce… con la personale interpretazione dei puntini finali.

Così, anche nel racconto Il Poeta, la penna dell’autore tratteggia un personaggio e una storia con abili mosse narrative (Menotti Galeotti ha alle spalle una decina di libri di romanzi e racconti) e ponendo il finale in poesia invita questi versi a chiudere la narrazione: Qui si mosse l’uomo fiero | canta il vento del Mugello | sopra i sassi orme strette | lupi bianchi nella notte | sale il cielo dai castagni | sulla vetta la sua croce.

Rodolfo Tommasi nell’Introduzione al volume li cita, sottolineando l’esemplarità narrativa del racconto stesso che considera “ traccia di romanzo e affilata metafora” dove l’uomo misterioso soprannominato dai paesani “Poeta” per un foglio caduto dalla sua tasca, un foglietto di carta con qualche verso scritto, sparisce senza lasciare traccia così com’era venuto…

Di lui non si seppe da dove veniva intona il racconto di Menotti Galeotti che, tracciando Versi e racconti su fogli piccoli e grandi sa bene che anche la Poesia è un Mistero di cui non si conosce la provenienza, un Mistero mosso da un vento che canta e di cui si possono cogliere alcune note: basta ascoltare attenti, in silenzio, il cuore della vita e lasciare che quei battiti dettino parole…

Lo sa, Menotti, per questo implora: Non nascondere la tua voce | poesia ancora (43) e, attento, ascolta.

Non sono solo i ricordi, la bellezza della natura e l’amore che lo commuovono e lo muovono alla poesia, ma anche, forte, il senso dell’altro da sé che nella precedente silloge poetica L’albero nudo gli fece vergare parole ferme e decise contro il dolore innocente, la guerra e ogni crimine, parole che l’autore in quest’ultimo libro spende generosamente contro ingiustizie, soprusi e contro una politica d’ignominia… In quest’ultimo caso la poesia non scende in richiami dettagliati, ma allude, lasciando al lettore, come spesso accade nelle composizioni del poeta, di completare il quadro a suo gusto…

Per dovere di cronaca, dobbiamo ricordare, anche se l’autore non ama citarlo nelle sue note biografiche, che Galeotti ha dedicato molti anni della sua vita all’impegno sociale e politico, rivestendo incarichi importanti nelle Amministrazioni pubbliche e in Senato. Evidentemente il nostro si sente più scrittore che amministratore e politico, ma noi sappiamo che i due modi d’essere non sono in contraddizione e che, anzi, l’uno può aiutare l’altro affinché il “servizio” (perché anche la scrittura è un servizio, in quanto dono e gratuità) sia più umano nel senso elevato della parola.

Tornando a Versi e racconti di Menotti Galeotti, consumato ulisside come Franco Manescalchi lo definisce in quarta di copertina, vi si intravedono tracce, impronte, rotte che incontrano sentimento, sogni, memorie, impegno civile, a comporre la mappa di un autore che segue le stelle | e il cammino della luna conservando però in segreto il voto per l’amore al prossimo, voto da spendere ogni giorno (v. pag. 30).

E la sua scrittura ne reca sincera testimonianza.

Recensione
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