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Non c’è nulla di sistematico, come lo stesso Lucio Zinna anticipa nella premessa alla sua raccolta di interventi critici riguardanti scrittori e opere dell’area siciliana del Novecento, ma si viene subito coinvolti dalla profondità del suo indagare e dall’inserirsi graffiante nell’Io di alcuni tra i protagonisti della letteratura dell’ “isola del sole”. Il sottotitolo del corposo e stuzzicante volume di saggistica porta, del resto, già in sé il leit-motiv dell’opera stessa (“Opere e figure del Novecento letterario siciliano”) per cui, seppure i testi siano già stati pubblicati in atti di convegni o in riviste o quali introduzioni storico-critiche, la ricerca condotta da Lucio Zinna risulta quanto mai esemplare, stimolante, colta.

Si tratta, dunque, come è stato bene evidenziato in quarta di copertina, di “una lettura e ri-lettura di diverse e rappresentative figure dell’arcipelago Sicilia, fra i “maggiori”, di portata non solo europea, ma anche fra i “minori” di eccellenza, appartenenti alla cosiddetta letteratura siciliana sommersa, affatto esigua e che nel nuovo secolo sarebbe doveroso far emergere”. A ciò si deve aggiungere anche l’attenzione che Lucio Zinna ha inteso rivolgere ad alcuni autori emergenti e che fanno ora parte della schiera che va sotto il nome di “voci nuove”.

Ecco, in tal modo, che sfilano davanti a noi, da sempre curiosi di quanto accade a livello letterario (e non solo), le figure di Vanni Ronsisvalle, Lucio Piccolo, Antonino Cremona, Nino Agnello, Gesualdo Bufalino, Dino D’Erice, Alfio Inserra, Emanuele Schembari...

Passaggi davvero consistenti per acutezza e visione d’assieme sono riservati, con quella grafia elegante e pulita che contraddistingue la scrittura di Lucio Zinna non soltanto a livello saggistico ma anche in poesia e nei percorsi narrativi (abbiamo già avuto modo, del resto e non da oggi, di leggere suoi lavori e quindi di rileggerli proprio per la bellezza e la pulizia dei testi, delle trame, delle atmosfere intime che fanno parte del Dna di questo polivalente intellettuale siciliano), a Luigi Pirandello, Rosso di San Secondo, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Mario Gori, Melo Freni, Giovanni Occhipinti, Alessio Di Giovanni...

Sono pagine, pertanto, che vanno gustate a viso aperto e che condensano una sicilianità che va ben oltre il perimetro geografico dell’isola. Anche perché, come ha scritto lo stesso Lucio Zinna, il Novecento, non solo in Sicilia, è “in parte da riscrivere o quanto meno da ri-considerare in alcuni suoi aspetti”. E sono opere come La parola e l’isola a far lievitare l’interesse attorno ad un periodo storico quanto mai ricco e vivace a livello di creatività e di contenuti espressivi. O mi sbaglio?
Recensione
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