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Poesia luminosa, leggiadra assonanza di atmosfere dimenticate, perdute nei segreti viatici della memoria, questa di Filippo Giordano. Una raccolta data alle stampe di recente che si legge d’un fiato , quasi per cogliere subito le presenze rese “vive” dallo scritto sagace e ormai ben collaudato dell’autore. Sono definiti con contorni decisi nel ricordo, gesti, uomini e donne, ambienti e realtà lontane nel tempo, eppure “parti” ancora saldamente unite al nostro vivere ed essere, integrante “tessuto del sud”, quello migliore, fatto di multicolori “flash quotidiani”, descritti da Giordano con attenzione affettuosa e partecipante. Un lungimirante “narratore in versi”, di odori, terrazze, balconi, “graste di basilico” , muli e bracieri dove l’uomo “naviga” la sua presenza – assenza interpellandosi “sull’oggi” (“…Dove, come è finito il tempo di allora? | Oggi le case è vero sono quasi quelle, | ma l’uomo è un balenio dentro la selva…” –Via San Nicolò -). Un uomo “certamente” sicuro nel suo “rapporto urbano” ma spaventato e titubante nel suo “habitat” naturale (s’inoltra timoroso tra le felci, | si muove cauto sotto pini e faggi, | … inorridisce al nero e verde lucido | striato del serpente sul sentiero…” – Il bosco-). Tuttavia non è tralasciata la stonatura assordante dell’impatto consumistico e progressista, in cui l’autore si imbatte continuamente (“… A Palermo fuliggine di piombo, | cascate di clacson e stridio | di freni non muove che un poco.” – Palermo-). Così nasce l’esigenza di una “lirica contemporanea”, in un giusto equilibrio proporzionale con il tema “contemplativo”, legato indissolubilmente alla rimembranza, privo comunque di ingiallite e stantie terminologie folcloristiche. Siamo “oltre”, siamo nel poetare maturo e riflessivo (“…hanno cento respiri diversi | gli umori che il vento raccoglie | dalle schiene sudate dei monti.” – Bacche-). Quello di Giordano è un “canto” spontaneo che vuole essere “consapevolezza” di una condizione umana purtroppo precaria e universale, dove il poeta raggiunge “l’immaginifico reale” del “sapere” e “accertare” l’interrogativo sul futuro esistere (“… la nostra vita forse fuggirà | sgattaiolando oltre il buco dell’ozono”. –L’idolo-).

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