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Consapevolvenze

Dalla quarta di copertina della raccolta poetica Consapevolvenze, apprendiamo che Lucia Gaddo Zanovello è padovana (nata nel 1951); dopo varie attività lavorative si è dedicata a quella di docente di scuola media. Ha pubblicato numerosi libri, riscuotendo riconoscimenti, per esempio, alcuni suoi testi sono risultati meritevoli di essere musicati e tradotti in greco, accrescendone il prestigio.

Sandro Montalto nella prefazione, ampia e articolata, afferma che la Nostra traccia un percorso di vita all’insegna del dialogo. Ne sottolinea il lessico semplice e comprensibile, segno di amore per la comunicazione; respinge la “poesia occasionale, figlia più della cronaca e dell’esigenza di esibizione che dell’ispirazione genuina”. Quanto alle tre sezioni, di cui si compone la raccolta, spiega: “E gurgite, a significare lo sprofondamento nel gorgo della vita”; “Così sia, rimanda invece alla sottesa visione attenta al sacro”; e la eponima “Consapevolvenze, sembra alludere alla consapevolezza della complessità del nostro stare al mondo”.

Le premesse aiutano certamente la comprensione del testo poetico, nondimeno seguiamo la lettura, cercando di portare all’unitarietà le sezioni sopraddette, rapportandoci ad esse. Intanto una strofa del componimento incipitario recita: “Poche manciate d’anni/ sono una lunga vita/ ma si resta fanciulli/ nel fermo asilo della sabbia.”, mi sembra un coagulo di pensiero e sapere, di bene e male, la vita stessa. Idea questa che mi sembra di portata cosmica in cui, tuttavia, sembra rinchiudersi la Poetessa e nel contempo prova ad uscirne per ritornare alla sua origine, come fanno le rondini che al rientro dalla trasmigrazione riconoscono il proprio nido. La sua vita pulsa con il mondo attanagliato. Lo sguardo discende dai monti per posarsi sul mare, sperdendosi nell’immensità del cielo e anelando libertà.

Altrove confessa di scoprire il motivo del mistero della vita: “Torno a scrivere tra le labbra del tempo/ giaculatorie fedeli alla tua ombra/ parole come note” (pag. 37). Tutti stiamo sotto lo stesso cielo e questo espone e prepara gli esseri umani al distacco finale; per alcuni questo si trasforma in un senso di solitudine. Dal canto suo la Nostra fa, della solitudine, una veste, perciò trasferisce il suo intimo dialogo agli elementi naturali e ai luoghi che la circondano. L’immagine della vita che ha origine con il primo pianto alla nascita e “al taglio netto del sangue che gorgoglia.” (pag. 55), è sconvolgente.

Nel suo intimo sentire, trattiene l’afflato sentimentale non trovando adeguate corrispondenze e soffre per l’indifferenza delle persone, perciò ambisce costruire un mondo di letizia tutto per sé; ma sembra pure che non sia espansiva nel confrontarsi, che sia invece titubante, a volte impenetrabile. Il suo desiderio di eternarsi e di superare le barriere dell’incomprensione, mi pare di trovarlo qui: “Fa’, vita, che io passi/ nello spazio fatale della terra/ lasciando un’orma in cui qualcuno,/ venendo, possa riposare” (pag. 79). Sembra che il tempo trascorra, come lei ammette, ma che poi si cristallizzi.

La poesia di Lucia Gaddo Zanovello è canto dell’interiore, non rischia di cedere alle mode occasionali; ma andrebbe letta più volte poiché lascia scoprire sempre qualcosa tra le metafore del detto e del non detto; è irriducibile, andrebbe letta, assimilata e tenuta dentro per il timore che l’interpretazione la stravolga. Sua caratteristica stilistica è la versificazione a metro variabile, l’uso del lessico di elementi naturali, il richiamo alla memoria. Si è detto che il linguaggio è semplice, che la Poetessa cerca il dialogo, tuttavia usa alcuni termini che rischiano di mettere in ombra il dettato poetico, perciò forse finisce per fare soliloqui, forse un timore atavico la tiene rapita in una sorta di trance arcano, incomprensibile; o forse, si tratta di momenti giocosi. Così abbiamo “ad lucem per undam/ a ogni colmo il colmo di un nome” (pag. 17); così “gurgite”, sostantivo desueto che sta per gorgo; “consapevolvenze”, contrazione della unione di consapevolezza ed evolvenze.

Recensione
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