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Gabriella Frenna, scrittrice siciliana, che risiede a Palermo, mostra sensibilità artistica, nel suo saggio L'anelito spirituale di Ernesto Papandrea, compenetrandosi nell'animo del suo autore, che a sua volta può fregiarsi del titolo di deputato del Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace. Nell'Opera Omnia dello scrittore calabrese di Gioiosa Jonica, presa in esame, "risalta l'essenzialità dell'animo e la sentimentalità, nel rivelare l'esistenza con la linearità dei versi.", risalta altresì il canto rivolto a Dio e l'invito ad avere fiducia nella vita, nonostante le avversità.

Il saggio si compone di sette capitoli, uno per ciascuna raccolta poetica di riferimento. Parimenti, sulla falsariga, prosegue il sottoscritto, spero con altrettanta linearità e semplicità; frutto, se così sarà, della capacità espressiva della Frenna nel trasmettere l'anelito attraverso la suggestione di quegli oculati versi riportati che, di per se, hanno qualcosa di spirituale del Poeta.

All'ombra del ciliegio in fiore, ivi il Papandrea con una lettura introspettiva della natura, trasmette l'emozione, percepita. Si lascia inondare dei profumi dei fiori che evocano immagini stupende, e pare spiegare che lo stia facendo per dissolvere le nebbie della propria vista. Gli stessi elementi diventano il suo alfabeto, o le parole del suo linguaggio, per inneggiare a Dio.

E vestiva di porpora e di bisso, in questa raccolta il Poeta erige una barriera per contrastare i mali che affliggono l'uomo, facendo capire la vacuità di certi costumi che hanno fatto perdere di vista i veri valori; prendendo la parola di Dio, come faro per illuminare il cammino, facendoci meditare sul sacrificio di suo Figlio.

Il deserto dell'anima, la mancanza di affetti e di rapporti veri e sinceri, desertifica l'animo e rende indifferenti. La parola principe è meditazione, che eleva lo spirito al Cielo. E dentro la propria coscienza che possiamo scoprire il mistero, sia pure inesplicabile.

Il grano e la zizzania, riguardano argomenti umani e sociali affrontati con limpida lucidità e con serenità d'animo. In tal modo, senza pesare troppo sul lettore, il poeta gli dà la possibilità di comprendere il significato del Sacrificio di Cristo, di rendere possibile la salvezza: rinascere a nuova vita; scacciare via ogni cruccio. Dice che i due sostantivi del titolo sono rispettivamente la metafora della bontà dell'animo di cui siamo capaci e i dissapori cui la vita ci sottopone.

La ricompensa nei cieli, è la carezza divina che nel silenzio ci lambisce e si manifesta con la gioia del cuore; a quello stato di beatitudine che ti fa desiderare il bene anche per l'altro sconosciuto, che diventa il proprio fratello. E il dialogo che si apre con l'Eterno, la certezza che dopo il buio c'è la luce, quella divina.

La vita mia, ivi Papandrea, ispirandosi all'arcobaleno, carico di simboli, svela parte della sua interiorità terrena, la sua umanità fatta anche di cadute e di alzate. L'amore verso una donna, gli mette carica; e la bellezza inneggiata di lei diventa quella della vita, diventa gioia di vivere.

La vita per gli altri, è l'insegnamento cristiano che dovrebbe illuminare il cammino di ogni uomo. Ci ricorda che si acquisisce ricchezza net donare e ci fa sentire grandi, un sorriso non costa niente e può donare la felicità.

Conclusioni. Possiamo comprendere, attraverso i contenuti delle sillogi, una sorta di itinerario spirituale di Ernesto Papandrea. Sono gli stessi titoli che mi suggeriscono il colore: il fiore di ciliegio bianco rossastro diventa il rosso della ciliegia, fino al rosso porpora, a difesa della desertificazione dell'anima; il giallo del grano contro l'oscurità del male; un colore celeste immediatamente mi richiama le grandi vetrate a mosaico delle antiche cattedrali o anche di qualcuna moderna, ove entrare in punta di piedi; a un po' la sua vita per se stessa, un po' la sua vita per gli altri. Un arcobaleno, che è segno di pace, di serenità, la congiunzione tra la terra e il cielo; un ponte oltrepassato, che gli ha consentito di giungere alla sua meta. Anche se qui di proposito non nomino Dio, Egli è manifesto negli elementi della natura, nei colori che fanno meditare. Ma non voglio andare oltre, perché spetta a Gabriella Frenna il merito di tanta forza evocatrice.

Recensione
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