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Monete Imperatoriali e Imperiali di Roma
Da Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.) a Zenone (476 – 491 d.C.)

Parte I Da Giulio Cesare a Settimio Severo (100 a.C. – 211 d.C.)

Pietro Nigro, professore siciliano di Inglese, nativo di Avola (1939) ma residente a Noto, scrittore di lungo corso, poeta e saggista, si è dedicato alla numismatica, rivelandosi un esperto. In particolare per passione (suppongo) ha messo insieme una collezione sua privata di monete antiche romane, rivelandosi così anche uno storico; collezione che ha ceduto alla nipote Alessandra. La sua collezione riguarda il periodo che va da Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.) a Zenone (476 – 491 d.C.), come si può osservare comprende l’arco storico di quasi sei secoli. Ciò detto, libero da impegni di lavoro, ha pubblicato un’opera con il titolo Monete Imperatoriali e Imperiali di Roma, suddivisa in più volumi, di buona fattura. Il primo volume (ossia Parte I) va da Gaio Giulio Cesare a Settimio Severo (100 a.C. – 211 d.C.) e cioè riguarda i primi tre secoli della storia.

Ciò premesso, continuando, dirò che al primo contatto, il lettore ignaro sfogliando semplicemente il volume, ha l’impressione di trovarsi dinanzi a un catalogo per collezionisti e numismatici, come fra l’altro, avverte la nota dell’editore. Difatti per tutte le monete rappresentate vengono indicate le caratteristiche fisiche (peso, dimensioni, tipo di metallo o di lega, figura impressa sul Dritto e sul Rovescio, valuta nominale al loro tempo come denario e sesterzio, ma anche il valore odierno battuto alle aste), e altri minuziosi particolari che possono interessare l’esperto collezionista. Ad una lettura attenta, noi non “addetti ai lavori”, rivalutiamo il giudizio, poiché ci rendiamo conto di trovarci fra le mani un autentico libro di storia, sia dello Stato Romano, sia privata dei personaggi che si sono succeduti nel potere di Roma, sia umana delle popolazioni e dei costumi; che poi, vedremo, si tratta del solito eterno gioco delle vite di tutti i tempi.

Riprendendo il titolo, giova precisare, per i non addetti, che le monete dette imperatoriali sono quelle fatte coniare e circolare dai generali che tentavano di soppiantare la Repubblica ed esercitare il potere assoluto, militare e civile, pretendendo di elevarsi a imperatori; al contrario, le monete imperiali sono quelle coniate e fatte circolare durante l’Impero dagli imperatori designati dal Senato e riconosciuti dal popolo. Le effigi sulle monete servivano, fra l’altro, a divulgare la conoscenza dell’Imperatore o anche della moglie, a tutto il popolo, dato che l’analfabetismo era molto diffuso.

Rinverdendo memorie scolastiche, succintamente, giova menzionare che la millenaria storia di Roma ha inizio con la sua fondazione (753 a.C.), passando dalla Città Stato con la Monarchia durata due secoli e mezzo (con i sette proverbiali Re), alla Repubblica che si trascina un misto di democrazia e privilegi dell’aristocrazia che va dal V sec. a.C. fino all’avvento cristiano. Roma aveva esteso i suoi confini in Europa, nell’area del Mediterraneo e in parte nell’Oriente, comprendendo una complessità di popoli e civiltà differenti. Inevitabili dovevano essere le ostilità interne per il potere fin quando nasce l’Impero anch’esso non privo di lotte intestine. Ecco quindi il succedersi di molti protagonisti del potere. Ed eccoci al volume del prof. Pietro Nigro.

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Il volume è suddiviso in sezioni che, in alcuni casi, possono essere considerate capitoli dedicati ai molti pretendenti, pochi elevatisi al potere, più o meno degnamente, e creando troppi disordini. Considerato il lungo elenco dei nominativi trattati, fra l’altro plurimi, dei personaggi che hanno fatto coniare monete, diventa inevitabile la confusione e l’errore, da parte dello scrivente, procederò per semplificazioni, spero sufficienti.

Nell’arco dei tre secoli considerati in questo volume, possiamo dire, a grandi linee, che nella metà del periodo (comprendente il I sec. a.C. e la prima metà di secolo dell’era cristiana) vengono coniate cosiddette Monete Imperatoriali. Per la vastità dei territori sotto il dominio di Roma, è stata necessaria l’istituzione del triunvirato il cui mandato durava cinque anni; se ne sono succeduti tre (se non ho capito male, di cui il terzo non era altro che il rinnovo del secondo). Il primo triunvirato è composto (oltre che da Gneo Pompeo Magno e Licinio Crasso) da Cesare della gens Julia che ne è protagonista assoluto; nel secondo vediamo Ottaviano che ne è l’erede (e da Marco Antonio e Marco Emilio Lepido). Entro quest’arco temporale hanno coniato monete anche Famiglie Antiche di Roma e Governatori in Giudea (il più noto è Ponzio Pilato).

Nel periodo successivo, contemplato da questo volume (e dal volume secondo), che va dall’era cristiana fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (anno 476), vengono coniate Monete Imperiali. Considerato il buon governo di Ottaviano durato molto a lungo, egli viene nominato princeps (27 a.C.) e gli fu conferito titolo di Augusto e sul finire del secolo pagano gli è stato conferito il titolo di Pater Patriae; con lui abbiamo il primo imperatore e l’inizio di un periodo d’oro. Fiorì la cultura con lui medesimo e con letterati che vengono ricordati ancora oggi come Orazio, Virgilio, Tito Livio, Ovidio.

Segue Nerone, che la vulgata e la cinematografia descrivono come famigerato incendiario di Roma. Pietro Nigro assicura che “Al contrario Nerone aiutò la popolazione ospitandola nei suoi giardini e provvide al suo sostentamento, suscitando l’ira dei patrizi” (pag. 61). La lotta al potere conduce alla contemporanea esistenza di quattro imperatori in un solo anno (68-69): Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano, da quest’ultimo si afferma la dinastia dei Flavi (con i due figli Tito che durò appena due anni e Domiziano). Il I sec. dell’era cristiana si chiude con alcuni Imperatori Adottivi che avrebbero potuto assicurare i migliori, tra cui Traiano, da cui ha inizio la dinastia degli Antonini. Egli è il primo imperatore non italico (origine parte iberica), non ebbe figli, alla moglie preferiva un amasio; gli successe Adriano colto e illuminato, che preferiva, anche lui, i giovani maschi (ma allora era considerato “quasi normale”).

Seguì un periodo di pace e di benessere con Antonino Pio, così soprannominato per la sua affezione verso Adriano. Passò i poteri a Marco Aurelio e Lucio Vero fratello adottivo, creando così la prima diarchia (161-169). Alla morte per pestilenza del fratello, M. Aurelio chiama co-imperatore il proprio figlio adottivo Commodo che durò pochissimo tempo, poiché sgradito fu ucciso dalla guardia pretoriana (Commodo ha ispirato il famoso film di qualche anno fa Il gladiatore, poiché dava prova di forza e coraggio, misurandosi nelle arene). Le legioni dislocate lontano da Roma giuravano fedeltà ai propri comandanti o mettevano all’asta la nomina di imperatore; titolo acquisito da Didio Giuliano e da Pescennio Nigro. Comunque su tutti riuscì vittorioso Settimio Severo che si dimostrò valido e fu divinizzato; alla sua morte seguì il figlio Caracalla.

L’Autore anticipa che in seguito, con Diocleziano, verrà costituita la tetrarchia tra 285 e 293 di cui si dirà nel secondo volume. Spesso per mantenere il potere a tutti i costi, avveniva che alla morte naturale o per assassinio del legittimo imperatore, subentrava un erede non ancora in età adulta o manovrabile, così che il tutore assumeva di fatto il potere. È doveroso avvertire che vigevano istituzioni differenti circa la designazione dell’imperatore fra i territori di competenza senatoriale e i territori di competenza dei governatori.

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Il prof. Pietro Nigro descrive alcuni particolari, in tal modo alleggerisce i passi relativi agli intrecci genealogici e ai particolari storici, conferendo maggiore scioltezza espositiva e rendendo più piacevole la lettura, così pure si sofferma su qualche storiella sapida o qualche curiosità circa i costumi, per esempio gli intrighi fra le mogli, divorzi. Rende l’esposizione come una conversazione attuale. Era costume attribuire e aggiungere nel corso della vita nomi che erano diventati titoli, alcuni acquisiti a seguito di vittorie di guerra come Cesare, Augusto, Germanico, Britannico, o soprannomi come Caligola, o per la devozione come Pio, o anche di apparentamento per attribuirsi maggiore reputazione.

Non mancano gli imperatori colti e cultori delle arti, ma anche molti non all’altezza della dignità imperiale o della semplice dignità umana. Con l’avanzare del cristianesimo vengono sovvertite molte cose, così avverte Pietro Nigro: “Come si può capire un errore di uomini che invece di esaltare i principi cristiani altamente formativi, li interpretarono in modo ottuso e portarono quella dottrina di cui si reputavano i difensori ad un livello infimo abolendo ciò che era passato, definito corruttivo: arte, lettere, scienze tutta la cultura classica, e accettando solo i temi religiosi cristiani.” (p.86).

Faccio una breve postilla. Giulio Cesare, grande generale scrisse ampiamente i Commentari sulle sue campagne militari. Antonio che divenne l’amante di Cleopatra VII in Egitto, trascurando gli affari di Roma viene sconfitto da Ottaviano nella famosa battaglia navale di Azio (a occidente della Grecia, di fronte al tallone pugliese) e i due amanti preferiscono darsi la morte, lasciando tre figli con il titolo di re a governare l’intero impero egizio (ricca è la cinematografia di queste vicende), fin quando Ottaviano non annette l’Egitto a Roma. Inoltre, come per Nerone, la storiografia moderna sta riabilitando dalla dannatio memoriae alcuni personaggi, per esempio Commodo e Caligola.

Giudico doveroso avvertire di avere avuto occasione di leggere il secondo volume con la prefazione di Isabella Michela Affinito che ha fatto da guida e certamente mi trascino la buona impressione ricevuta dalla lettura precedente. La seconda parte va da Caracalla (198 -217 d.C.) a Licinio II (317 – 324 d.C.), ossia un arco di tempo di oltre un secolo. Quindi ritengo che ci si debba aspettare almeno un terzo volume che copra i restanti quasi due secoli, e cioè fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (anno 476) e poco oltre.

Il volume può tornare utile come manuale di ricerca, leggersi sotto duplice ottica, sia da numismatici, sia da studiosi; insomma, una guida storica che si rivela utile a studenti e a curiosi. Senza nulla togliere al prof. Pietro Nigro, mi sento di esprimere un desiderio: non mancano certo testi scolastici e di divulgazione, tuttavia penso che avrebbe giovano l’inserimento di una o poche pagine che spiegassero alcuni termini e la gradualità delle carriere militari e di governo. Mi scuso con l’Autore per le imprecisioni che avrò sicuramente commesso.

Recensione
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