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Nostro male quotidiano

La guerra è sempre una sconfitta, ma diventa disfatta per il vivere civile. Pesanti passioni infiammano il mondo e lo precipitano nell’incubo della distruzione. Quando defluiscono, le persone si ritrovano stremate e quasi svuotate di emozioni. Da quella sospensione di vita che è la guerra lo scrittore Luca Canali avvia il suo racconto.

A Cimaturrita gli echi dell’evento bellico dividono dall’interno i suoi abitanti. Nel clima di paura e di violenza i personaggi sembrano comunicare solo con azioni isolate di aggressività anche inconsulta. Nell’animo femminile si aprono conflitti tra le pulsioni del cuore e della carne e il dovuto odio civile contro l’oppressore. Così Ida prostituta per amore è costretta a negare la passione e la tenerezza per quel nemico che le dovrebbe far orrore.

Luca Canali registra così il male quotidiano presente nelle contraddizioni della realtà e lo racconta con un linguaggio scarno, lineare e puntuale nel riferire i fatti proprio come accaddero senza giudizi o pietose omissioni. Il ritmo monocorde della narrazione suggerisce la resa all’ineluttabilità del destino con quel carico di violenza che si protrarrà oltre l’evento che l’abbia suscitato.

Di generazione in generazione qualcosa nei rapporti sembra sempre degenerare come accadeva nel tempo sospeso della guerra. Ai suoi personaggi Luca Canali concede solo qualche soprassalto di dignità e così una matura Corinna "espressione severa, ma con improvvisi cedimenti" sceglierà di rinunciare ad ogni rivendicazione per la propria gravidanza, mentre l’amante, informato solo tardivamente della sua responsabilità di padre, si sottrarrà a fatica alla tentazione di soddisfare un impulso sessuale incestuoso verso la figlia ritrovata, ormai "fanciulla in fiore". Unico spazio di confronto per personaggi solitari resta l’ambito segreto della coscienza

Recensione
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