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Pasquale Martiniello ha scritto le poesie, che compongono questa raccolta, mentre il suo corpo, con l’aiuto della scienza medica e di operatori sanitari culturalmente preparati e umanamente ricchi di carità e di amore, combatteva contro il male che ne aggrediva, ora bruco,ora topolino, con caparbietà e, direi, con cattiveria, le membra, ma che nulla poteva contro lo spirito, l’intelligenza e la forza creativa del poeta di Mirabella Eclano. Sono versi composti prima del passo estremo, quando si è sulla soglia che divide il visibile dall’invisibile, il relativo dall’assoluto, provocando in noi un moto di meraviglia e di ammirazione per la loro compostezza e la loro luminosità, per nulla appannata dal dolore del distacco che, per sua natura, attanaglia il cuore, vela lo sguardo e incrina la voce quando la nave, mollati gli ormeggi, si prepara a lasciare il porto per avviarsi verso una nuova e sconosciuta esistenza.

Sono versi che con dignità, con sublime semplicità e sorridente ironia, parlano di actis,della terapia, del raggio luminoso, dell’occhio della “Matriarca” che lancia il fascio infuocato contro le armate della distruzione per aggredirle e sconfiggerle, dei medici e dei tecnici che operano intorno alla macchina per farla funzionare, parlano dell’immenso dolore, delle piccole gioie e dei sentimenti senza mai cadere nel sentimentalismo, nell’autocompiacimento, nelle sdolcinature: “Vorrei un’ombra eterna/ una frescure dentro il sangue/una mente che si ombrasse/ per una emozione Tu non sai/ il dolore che taglia il fuoco/ che divora e non vedi cenere/Un occhio grande ti possiede/ e tu inerte come un morto con/ le mani a croce dietro la nuca/ o sul petto aspetti che ti fecondi/ col suo raggio che ti paralizza/ il male Vale la pena aggrapparsi/ se vuoi vedere paralizzato il tuo/ roditore sentirlo zampettare scottato/ nella sua tana Non c’è altra via/ O gli resisti o ti spiani il funerale/ È un cimento da vincere senza/ mai arretrare di un millimetro” (Vorrei) L’occhio del poeta coglie del mondo, dell’umanità e dell’esistenza in generale il tratto positivo, bello, vivo e lo fa con sguardo chiaro, acuto, sornione e ironico. Unisce la luce della creazione poetica al raggio luminoso dell’occhio terapeutico per meglio resistere al nemico e sconfiggerlo. Né dimentica Martiniello le vicende della Polis dove è sempre stato e ancora vuole essere cittadino vigile e onesto pronto a sottolineare, con penna caustica, ma anche con l’affilatissima lama del sarcasmo e della satira, le storture, gli egoismi, le ingiustizie e il malaffare. E quando leggi versi come: “Non più ombra o nube/ sfilacciata mi sento/ ho vinto il cimento contro/ l’urlo del vento Ho navigato/ seguendo la stella polare/(…)Dolce è la carezza/della donna che aspetta sulla/ soglia Ho tanta voglia di corsa” (Oggi ) non avverti la fine, non avverti la morte, senti lo spirito della vita, l’energia creativa che discende dalla creazione incipitaria per legare la precarietà dell’esserci all’Eterno.

Caselette 27.02.010

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