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Una poesia scabra, senza fronzoli ma essenziale, un distillato di pensiero che osserva il dipanarsi dell’umano garbuglio nel grembo della natura e lo canta mentre apre sguardi di attesa, di speranza, a volte di fede in un oltre dove tutto converge e da dove sovente ritornano brandelli di memoria.

L’elemento dominante, da dove nasce la parola poetica, è il silenzio, “Nasceva nel silenzio la parola”, che, scorrendo da composizione a composizione, lega la prima pagina all’ultima: “Non c’è parola che diffonde echi” si legge in Quiete, testo con cui inizia la raccolta, mentre Nel vuoto della sera, con cui la raccolta si conclude, leggiamo il bellissimo verso”Nel silenzio sonoro dei pensieri”. Su questo impianto trova facile nutrimento e spazio la memoria che, col suo parlare muto, ci consegna una voce con cui il mondo interiore, perso nelle dune del tempo, si apre e si rivela.

Al silenzio e alla memoria si affianca la solitudine, metafora di un’assenza che coinvolge l’esserci e lo percepisce attraverso un desiderio costante di congiunzione che si allarga al divino per cui il sentimento della mancanza non diventa macerazione dell’io, angoscioso attraversamento di umani deserti ma, mediante l’accettazione della solitudine e una controllata malinconia, si fa conquista di fiduciosa proiezione in un altrove di memoria e di luce dove l’amore tiene i fili fra il precario e l’eterno:”Ho visto giorni e anni scivolare | nel pozzo senza fondo della notte | vacua se non vi fossero a brillare | stelle, pensieri incandescenti come | i fiori dei tuoi occhi, del tuo seno | dove modello desideri, brame | di vivere ancora molecole di tempo | col vento sonoro alle pinete, | eco dell’Eterno eterno”.

Cultrera costringe l’ala del pensiero ad un volo chiuso tra passato e presente e a cercare vie di fuga in oasi lontane di futuro: “Voliamo sui nostri arcobaleni | nel silenzio infinito tra le stelle”.

Il ritmo endecasillabico accompagna il canto del poeta, un canto dal tono basso ma continuo e amplificantesi in volute successive che accompagnano il lettore lungo vie di silenzio e di solitudine nei quadranti dell’esistere, dandogli un respiro ampio e profonde armonie per felici sviluppi creativi e facilitandogli il compito d’indagine e di scoperta di quei luoghi dell’anima che danno forma e sostanza alla costruzione dell’architettura linguistica e alla ricerca poetica di Domenico Cultrera che “Nel silenzio degli assenti”,”nel vuoto della sera” sale “”sulla torre dell’eternità”. Chiamando in aiuto Nietzsche possiamo dire che il Caos silenzioso che colma l’io del poeta è sufficiente a creare la scintillante stella della poesia. Vorrei concludere con le parole di Giovanni Occhipinti che così scrive nella puntuale e profonda prefazione:” Cultrera è dentro alla tradizione della lirica mediterranea e siciliana, specie quando il paesaggio si fa luogo dell’anima e del tempo dell’uomo, immerso nei colori, negli umori, nella luce, nelle sue asperità, nel suo mito: è da quiche origina spesso la meditazione-riflessione sulla trascendenza assai sentita dal poeta”.

Caselette 08-06-009

Recensione
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