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Continua la scrittura fluviale, densa, speculativa, creativa e quindi poetica di Giuseppina Luongo Bartolini. Dopo La polvere dei calzari, dopo Terra di passo, L’attraversamento del giorno nella continuità del viaggio terrestre in prospettiva di un viaggio oltre, celeste. A noi lettori, viandanti come lei in cerca di luce, tocca affiancarla, raccoglierne gli sconforti e le speranze, la corona di spine della realtà e il fascio di luce dell’occhio spirituale, ci tocca restare appesi alla “carrucola arrugginita” sospesa sulla notte buia del pozzo, che pure contiene una profonda promessa di vita, e inseguire una lama, un sogno di sguardo altro, luminoso e infinito. La poetica della Luongo Bartolini è un chiaro esempio di come l’invenzione fantastica e la dimensione del sogno, originati dallo stupore che precede l’atto creativo, si possano amalgamare alla stringente logicità della mente e insieme inventare un gioco di richiami reali, vissuti, sofferti, a volte, ma raramente, di contenuta gioia e di premurosa attesa, abbandonarsi a quei disegni dell’anima o di quello stato svaporante del pensiero, di scarso lume crepuscolare o albeggiante, dove luce e ombra pareggiano i piatti della loro bilancia nella fissità del coltello posto sulla soglia di due mondi contrapposti.

Un gioco che ci entusiasma e coinvolge invitandoci a entrare nell’intreccio inventivo di una scrittura costruita con tutto il materiale dell’esserci e con le arcane cifre dell’Essere per cui fuoco e acqua, cielo e terra si vestono di un altrove, di una incipitaria dimora e si lasciano plasmare da squarci di universale luminosità, appena sfiorati dallo sfuggente sguardo del Divino, prima di cadere “nella gonfia | bordatura del gelo” o “alla plissettatura del deserto” per poi rinascere in “compagnia di un ritmo di eterno” lungo il “viadotto che rischiara la luna” verso quel “volto appena intravisto nell’incrociarsi dei fari”. Illuminanti, a tale proposito, sono alcune riflessioni di Giogo Bàrberi Squarotti: “La poesia di Giuseppina appare allora, in forza di una similitudine efficacissima del cuore d’acrobata per una scalata immortale, la narrazione dell’ascesa al bello e al vero, che coincidono con la tensione alla totalità del pensiero e del vivere.” E poi “ Dopo tanta battaglia con la Parola e con la continua problematicità e contraddizione della storia interiore che viene a coincidere, a ben vedere, con la totalità dell’essere, in quanto è tutta percorsa dell’infinita varietà del tempo e dell’ambiguità dello spazio,…abbiamo la commossa evocazione della madre che è la manifestazione della pace del cuore e della mente.” Pertinente e stimolante il saggio di Giuseppe Panella che sin dall’inizio mette in evidenza come “la sua ipotesi di scrittura si fa più intensa e più aperta alle suggestioni dell’oltre,” e cita “l’incipit eliotiano” della prima composizione: “ L’ipotesi del tempo aleatorio nell’avvio | e nella partenza dal nulla al nulla | gocciola nella piena di un mondo | orizzonte fantastico dominio di tenebra | e di luce…”. Una visione da “Terra desolata” che si allunga su tutta la raccolta, ma che viene superata da una tensione spirituale che inclina all’universale e all’eterno con il costante, non evidente ma fortemente percepibile, confronto-scontro tra il metamorfico-perituro e l’assoluta fissità dell’Essere. In questo oscillare tra un futuro che s’immagina armonioso ed eterno e un presente contorto ed effimero si esalta la ricchezza del linguaggio, la rigogliosa semanticità della parola. Annota Armando Saveriano, nella postfazione: “ Luongo Bartolini trapassa ogni limite, accede a circuiti astabili, innesca congegni conoidali, distilla gli inchiostri delle sue intuizioni, trasfigura persino il tacersi dell’animo, “attraversa” di soglia in soglia l’avventura umana nel transito degli infiniti |indefiniti porti, dei” luoghi”irredimibili, reali e metafisici”.

Vorrei terminare citando la composizione di pagina 234 quale metafora e del fluire del tempo, lungo traiettorie di sogno, e dell’amore per corpi e luoghi che nel loro permanere preannunciano la dipartenza dell’anima “nel suo vento leggero”. La composizione di pagina 253, infine, è puntuale traslato del viaggio esistenziale sempre ai confini, sempre in bilico fra il “crinale” dell”attraversamento” e la “terra promessa”, fra la concretezza della “schiena spezzata” e “la speranza del pastore”.

Caselette 12/03/008

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