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La raccolta poetica Oltre la notte del mare il canto di Mirka Corato è divisa in tre sezioni: la prima dà il titolo alla raccolta, poi “L’acqua del disgelo” e infine “La cura Il verso sospeso”. Esse sono unite dall’essere tutte impregnate da quell’anima poetica (Sandro Gros-Pietro) che dà al verso una profondità e una dimensione che va oltre i confini dell’esserci e vibra d’infinito. Già nel testo “Il primo canto”, che apre la raccolta, richiama il mito di Orfeo e ci rimanda a quella cultura classica che ha “saputo fare eterna la bellezza”, assistiamo ad un processo di amplificazione dell’umano e ad un movimento ascensionale verso il divino tramite l’arte, nel cui segno si distendono le forme, il suono, il canto e si sostanzia quella suprema armonia che supera il “vuoto” e il “silenzio” e ci proietta nelle vaste regioni dello spirito. Lo sguardo del poeta, a volte vigile a volte trasognato, si apre sulla natura e ne coglie le serene, a volte concitate, manifestazioni che comunque finiscono con l’amalgamarsi alla sua sensibilità, confluire nel corpo della parola, invadere sensi e anima di chi ascolta e lasciare” tracce che non si cancelleranno” . La sensibilità artistica in tutto il percorso creativo è così forte da riuscire a rendere impercettibile l’impronta del pensiero che sostiene e guida il gioco dell’invenzione nell’incantamento della visione poetica. Allora il poeta può cantare con voce limpida e serena “Ma so che vivere lontano dalla rosa | è come vivere lontano dal mare | non saprei viverne solo la bellezza | senza sprofondare nel suo cuore | non saprei nulla del mondo e della vita | Non saprei vivere lontano dalla rosa | Non saprei vivere lontano dalla vita” senza cadere nelle maglie di un sentimentalismo malinconico e scialbo, ma restando alta negli spazi della compostezza e dell’armonia.

Una raccolta dove in ogni sillaba, in ogni nota germogliano la luce, il suono, i colori, l’amore e fra questi scorre il giorno, scorre la vita con le sue mancanze e le sue speranze nello stretto cerchio del vivere e morire, ma con varchi che si aprono all’eterno. Il linguaggio si conforma al tono, ora ampio e calmo, un andante maestoso “un passo sul fondo di un canto | un passo su uno stretto bordo di mare | e alzavamo lo sguardo ogni tanto | solo per aggrapparci alle stelle”, ora stringato e veloce, un mosso vivace “sbocciano come vele raccolte | che hanno lasciato il mare | come voci perdute | come strumenti muti | come torrenti di terra | che cercano una voce”, col risultato di costruire una struttura segnica viva e armoniosa. Una fede non urlata, ma solida e costante corre per tutta la raccolta, lega le incertezze, le debolezze, le paure , i desideri, le speranze, i sogni e traccia una strada che supera la notte e conduce all’alba, “ Ultima bellezza | come ultimo gesto della creazione”

Caselette 12-03-010

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