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Nel percorrere il sentiero scritturale che Lida de Polzer traccia nella raccolta”Sulla seta del cuore” restiamo sorpresi e affascinati da come numero e sillaba, musica e parola si incontrino e si amalgamino. Il canto che ne scaturisce si allarga in cerchi di armonia e su ali di stupore sorvola la casa dell’uomo e ne coglie le memorie , gli affetti, le perdite, le attese.

Il sereno distendersi del dire poetico fa sembrare che tutto debba svaporare in un mondo di sogno, quando improvvisa irrompe nella vaghezza dell’incanto la luce del pensiero che illumina gli angoli, i corridoi dell’anima e li proietta nel complesso gioco della vita dove corpo e spirito, passato e presente compongono i passi di una danza che si espande in paesaggi, notturni e diurni, di cielo e mare, scorci urbani e aperte campagne dove sempre soffia il vento che acquista nella mente di chi legge senso e pregnanza di metafora esistenziale. Avviene così quel miracolo creativo per cui l’autrice, quasi con modestia, ma con sicuro sentire, ci offre “una poesia di estasi e di riflessione, in cui si condeterminano le ragioni del sentimento e quelle del ragionamento” (Sandro Gros-Pietro). A conferma basta leggere “Pini”:Non so dire la gioia | morbida che si effonde | come una pace faticata e chiara | da questi pini forti di salsedine | e amicizia di sole. Anima pare | avere il giorno, dolce di silenzi | vasta di spazi e d‘aria. In lontananza | d’invisibile mare s’indovina | fra tronchi e rami un respirare azzurro”.

A me sembra che la de Polzer, in questa raccolta, disegni, tramite un linguaggio ricco di profonde vibrazioni dell’anima che si trasformano in un limpido e scorrevole raccontare, il cammino dell’uomo lungo strade di avvicinamento ad una meta oltre che fa presagire luoghi di Bellezza, di Amore e di Pace al suo animo, che la De Luca giustamente definisce, “sensibile e delicato”, nella puntuale e colta prefazione. E mentre leggo: “Saremo in armonia, semplicemente, | amici dei tramonti e delle lune | anime nella storia | coi nostri dolori perdonati | le nostre gioie piccole e immortali”(A Paola) passo dal “rosso dei sommacchi sui sentieri | alti del Carso ai sentieri della mia Calabria dove “Salgono verso il grigio delle rocce | scarificate da unghie di giganti | leggerezze d’aneti profumati | mentre la strada sale | per colli ondosi, e nella terra bionda | ridono aranci e cuccioli d’ulivo(Calabria). Cosi tra la musica e la parola un nuovo incontro si verifica: i cieli tersi e ventosi del carso con quelli mitici e altrettanto ventosi della mia terra.

Caselette 26-09-008

Recensione
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