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Monete imperatoriali e imperiali di Roma
Parte II – da Caracalla (188-217 d.C.) a Licinio II (317-326 d.C.)

La serie di monete trattata in questa seconda parte dell’opera del Prof. Pietro Nigro “Monete imperatoriali e imperiali di Roma– parte II – da Caracalla (188-217 d.C.) a Licinio II (317-326 d.C.), coincide con una fase tormentata della storia Romana, nella quale stanno progressivamente cambiando ed evolvendosi i vecchi valori e sta mutando complessivamente la situazione economica e sociale dell’impero.

Se nella prima parte di questo lavoro erano raccolte emissioni monetali espressione del mondo romano al culmine della sua potenza, ora, invece, le monete abbracciano un periodo di profonda crisi della storia di Roma che per molti storici coincide già con un netto inizio della decadenza dell’impero, ovvero l’età compresa fra la fine della dinastia dei Severi e la tetrarchia di Diocleziano, fino all’imperatore Massenzio.

Si tratta di un’età cupa e controversa: ormai la Pax Romana che Augusto aveva lasciato in eredità, destinata a durare per circa duecento anni, che aveva assicurato all’impero un periodo di relativa stabilità istituzionale, inizia palesemente ad incrinarsi e una profonda crisi sociale ed economica incomincia ad affacciarsi pericolosamente sul mondo romano.

Le ormai frequenti e sanguinose lotte dinastiche per l’ascesa al potere, le sempre più pesanti incursioni di popolazioni estranee all’impero che premono alle sue frontiere orientali e settentrionali, ogni volta più difficili da arginare, la nuova centralità assunta dall’esercito, divenuto ormai arbitro della vita politica, dal quale dipendono spesso le proclamazioni dei vari imperatori, la nuova visione imperiale ormai ispirata per lo più all’Oriente, in costante crescendo, a discapito della tradizionale centralità di Roma, sono tutti fattori che minano pesantemente le certezze dell’uomo di quest’epoca per secoli date per scontate.

Ormai la tradizionale società romana con i suoi antichi e austeri ideali del cives romanus, a metà fra soldato e contadino, pronto a lasciare l’aratro per impugnare la spada in difesa della Patria, è definitivamente perduta.

Le prime monete incontrate sono quelle di Caracalla e Geta, della dinastia dei Severi, rappresentati entrambi con un Denarius. Caracalla, in particolare, costituisce, forse, l’esempio più chiaro delle contraddizioni di questo periodo storico: se da una parte non esita a mostrare una crudele ferocia nell’uccidere il fratello Geta, per restare solo al potere, dall’altra, si dimostra, invece, un uomo di una grande lungimiranza politica, quando nel 212 d. C., emana la celebre Constitutio Antoniniana, provvedimento che estende il diritto di Cittadinanza Romana a tutti gli abitanti dell’impero. Dopo il periodo di Caracalla e Geta, seguono poi le monete dell’età immediatamente successiva, che ci traghetta nell’ultima fase della dinastia dei Severi, caratterizzata, ufficialmente, dalla presenza al potere di giovanissimi imperatori (Eliogabalo e Severo Alessandro, entrambi qui rappresentati con un Denarius), ma di fatto, dominata dalle energiche donne della famiglia, tutte presenti anch’esse nell’opera del Prof. Nigro. Troviamo, poi, due Denarii del successivo imperatore Massimino il Trace che pone fine all’esausta dinastia dei Severi e inaugura l’età forse più oscura e drammatica di tutta la storia di Roma, segnata da continue e violenti lotte per la conquista del potere, definita dagli storici come cinquantenario di anarchia militare.

Di questa tormentata fase vediamo, tra gli altri, i sesterzi degli imperatori Pupieno Massimo, Balbino, Gordiano III, Filippo l’Arabo e gli Antoniniani di Gallieno, di Claudio II il Gotico, di Caro, di Numeriano.

Seguono poi un Follis e un Antoninianus di Diocleziano, potente figura che emerge da quel periodo di lotte e che riesce ad imporsi con il suo genio politico e militare.

Concluderei queste riflessioni, con l’imperatore Massenzio (qui rappresentato con una frazione di Follis), ultima tragica e grandiosa figura di un mondo ormai avviato alla sua fine. Celebre rivale dell’imperatore Costantino, se lo ritroverà come avversario nella famosa battaglia del Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312 d. C., scontro epocali fra due mondi, quello occidentale, pagano, ormai decadente, rappresentato da Roma e quello orientale, in piena ascesa, sostenuto da Costantino, che, con l’Editto di Milano del 313 d. C., avrebbe fatto per l’impero la fondamentale scelta Cristiana, dopo aver affidato le sorti della battaglia al famoso presagio “in hoc signo vinces”.

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