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Cristina Contilli è una giovane ricercatrice appassionata di storia. Per il suo dottorato ha curato un ‘edizione delle lettere scritte da Silvio Pellico tra il 1830 e il 1853 e delle sue poesie autobiografiche. Da ciò è scaturito il suo interesse per questo personaggio, molto importante per comprendere il Risorgimento italiano, ma a mio avviso, piuttosto trascurato dalla storiografia recente. Va dato perciò merito alla Contilli di aver riproposto all’attenzione pubblica il problema della libertà di pensiero e di stampa, sia pure in modo indiretto, attraverso le vicende private di Silvio Pellico.

L’opera è divisa in tre parti:
1. Una breve introduzione in cui l’Autrice spiega le motivazioni che l’hanno spinta a questo lavoro e il metodo adottato.
2. Una ricca e interessante bibliografia ragionata che permette al lettore di collegare, capitolo per capitolo, il testo alle fonti documentarie.
3. Il testo vero e proprio.

Come la stessa Autrice ha spiegato, l’opera è formata da una serie di dialoghi tra il Pellico e le persone che ha incontrato nel corso degli anni. Attraverso essi, sia pure in forma frammentaria, per scelta dell’autrice, possiamo ricostruire il quadro di un’epoca: la vita familiare, l’atmosfera culturale, il clima politico. Ma l’aspetto meglio delineato e più interessante é che questo testo noi possiamo conoscere meglio un Pellico privato: il suo vivere quotidiano, i suoi umori, la sua capacità di superare il trauma della prigionia e di affrontare la malattia per ricostruirsi la vita. Vediamo come l’autore de “Le mie prigioni” riesca a riallacciare amicizie che la distanza aveva allentato a mantenere e rafforzare quelle nate nella condivisione del dolore , anche verso coloro che si erano trasferiti lontano da Torino. Scopriamo un Pellico sensibile, apparentemente fragile ,ma di volontà tenace e dotato di forte passionalità.

La Contilli usa un linguaggio vivo, chiaro, che ci coinvolge nelle diverse situazioni. Le numerose illustrazioni d’epoca contribuiscono a dare maggiore concretezza ai personaggi e agli eventi.

Recensione
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