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Un cerchio senza porte

Il cerchio è una forma chiusa, perfetta. Ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro. In molte culture è simbolo del divino, per Annarosa Rigon dall’Osto è metafora dell’esistenza.

Esso racchiude tutti gli aspetti del vivere: gioie, dolori, cadute, risalite, fratture, ricomposizioni, sconfitte e vittorie.

Ma il fatto che quello della Poetessa sia Un cerchio senza porte come recita il titolo, dato da Annarosa alla sua ultima silloge poetica, richiama il tema dell’incomunicabilità. Ogni essere umano, sembra essere una Mònade. Dice infatti il filosofo tedesco Leibniz, “...Le mònadi sono centri di forza, non hanno finestre, attraverso le quali qualcosa o possa entrare o uscire...”. E “senza porte” è il cerchio della poetessa: un pleonasmo, dal momento che il concetto di chiusura è già implicito in quello di cerchio. Con questo rafforzativo, Annarosa vuole indicare che i significati più profondi dell’esistenza devono essere cercati dentro il proprio Io, in un viaggio interiore a spirale che porterà alla scoperta delle radici più segrete.

Ognuna delle cinquantadue poesie che compongono la silloge è una tappa di questo cammino all’interno del cerchio. In quanto specchio dell’universo, esso è costituito da principi che richiamano il Tao: Yang principio positivo, bianco; Yin negativo, nero. Ogni poesia infatti è ispirata dalle ombre e dalle luci che caratterizzano l’esistenza:... la notte se ne andrà: | la luce in un abbraccio | renderà più completo | il tuo esistere...(Nell’Amore)

Indubbiamente come per Schopenhauer, anche per Annarosa la vita è dolore, sofferenza per cui il cerchio “senza porte” diventa una prigione “...cancelli e sbarre di ferro, | i tuoi occhi oltre la nebbia | han visto...” (Vita mia). Ma attraverso la ricerca interiore si scopre che l’arte, in particolare la musica, “La musica amica | conferma questi momenti..” (Pregare) dà consolazione e sollievo e, soprattutto, attraverso il processo di approfondimento continuo del proprio io ci si conosce meglio e ci si riconosce nell’Altro. Si arriva così all’Autocoscienza e si scopre l’agostiniana Illuminazione per la quale è la Fede che sostiene i nostri giorni e ci aiuta a superare anche i momenti più neri. “...Sarà molto faticoso, | ma c’è Dio!” (Dolcezza)

Anche se non apertamente dichiarato il libro della Rigon dall’Osto è un testo di poesia religiosa in quanto il tema centrale è indubbiamente la fede. È la fede che aiuta ad accettare il dolore e a sublimarlo . È la fede che alimenta la speranza e spinge alla carità verso il fratello, verso il più debole. Conseguentemente l’amore che ne scaturisce permette di vincere tutte le avversità.

Potrei definire, se esistesse questa categoria, la poesia di Annarosa: poesia onirica, per il susseguirsi di immagini che sfumano una nell’altra in modo indefinito, proprio come avviene nei sogni. I suoi sono versi intrisi di forte emotività che si trasmette al lettore e lasciano in lui sensazioni intense.

Più lineari e chiare sono invece le pagine in cui c’è il richiamo esplicito alla fede e la fiducia in Dio.
Recensione
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