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Versi disincarnati

Cenacolo dei Poeti Dialettali Vicentini
12 marzo 2012

Oggi abbiamo il piacere di avere di nuovo fra noi il prof. Italo Francesco Baldo. Nato a Rovereto patria di Rosmini il grande filosofo italiano, spesso trascurato nei licei italiani. Il professore oltre ad insegnare Filosofia e Storia al liceo Pigafetta si dedica all'approfondimento dei filosofi che hanno trattato in modo particolare il tema della pace e della tolleranza specialmente Erasmo da Rotterdam. Lungo sarebbe citare qui l'elenco delle sue pubblicazioni e dei suoi interventi su "La domenica di Vicenza", su "Vicenza più " su "Realtà vicentina" e le monografie da lui curate. Ultimamente si occupa degli autori vicentini che hanno contribuito all'Unità d'Italia: Giacomo Zanella, Paolo Lioy, Antonio Fogazzaro.

Per l'Editrice Veneta, tra le altre cose, ha curato la pubblicazione di Lettera per scrivere in dialetto vicentino di Andrea Alverà che dovrebbe interessarci da vicino ,visto l'argomento che tratta.

Non è la prima volta che il Cenacolo gode della presenza del prof. Baldo. In passato egli ha presentato Stella Gonella Cappelletti e Luciana Chittero che vi parla. L'anno scorso l'abbiamo avuto come relatore nell'interessante incontro su Dante e Zanella. Oggi si presenta a noi in una nuova veste: come poeta.

Oggetto della nostra chiacchierata è infatti questa silloge di poesia intitolata "Versi disincarnati" edita da Il Sileno 2010.

Già il titolo è intrigante e suscita una domanda " Perché versi disincarnati?

Cercheremo poi di chiarire il significato di questo titolo.

Anche la copertina così spoglia con la sola immagine della pelle di un corpo scuoiato (immagine tratta da "Il giudizio universale " della Cappella Sistina) e il ritratto dell'autore appena tratteggiato in ultima di copertina ci inducono a pensare che il titolo voglia significare: «poesia allo stato puro. Ossia poesia per la poesia».

Se la mia interpretazione è corretta; per Baldo la poesia non deve essere l'espressione di un sentimento, di uno stato d'animo, non deve avere una funzione didascalica, consolatoria, né celebrativa, ma qualcosa di più: dev'essere quella via attraverso la quale il poeta tende «alla radice delle cose, a quel principio da cui tutto nasce e che tutto sostiene», all'Arché, all'Essenza si direbbe in filosofia.

Ma allora ci troviamo dinanzi a un testo di filosofia? mi potreste obiettare. No. vi rispondo. Questo non è un testo di filosofia, perché la filosofia ha bisogno di un linguaggio che segua una logica, che definisca che chiarisca.

La poesia invece usa un linguaggio che attraverso il tono, il ritmo attraverso le figure retoriche intuisce, evoca suggerisce il mistero profondo che é l'uomo, (inteso come essere umano e quindi intendiamo anche la donna).

" Conosci te stesso" diceva Socrate

" Chi sia veramente l'uomo nessuno lo sa" diceva Kant (Teoria dei cieli)

La poesia viene detta da Platone come «una mania, una divina follia».

Infatti i poeti non compongono i loro versi per capacità artistica , ma per una forza divina poiché, se sapessero parlare bene per arte di un argomento, saprebbero parlare bene anche di tutti gli altri. Per questo motivo il dio facendoli uscire di senno, si serve dei vati e dei profeti divini come ministri, affinché gli ascoltatori possano capire che non sono costoro nei quali non c'è senno coloro che compongono versi tanto pregevoli, ma è proprio il dio che parla / e per mezzo dei poeti fa sentire la sua voce.(Ione)

La poesia incanta, porta a trascendere la situazione presente, va al di là dello spazio e del tempo, diventa un mezzo comunicativo in cui l'essere umano scopre l'essenza della sua umanità e si riconosce nei suoi simili. In questo senso la poesia diventa universale perché non appartiene più a colui che l'ha scritta, ma diventa patrimonio di tutti coloro che la leggono, la sentono e che la fanno propria.

La silloge che oggi presentiamo è formata da trentun poesie, alcune veramente scarnificate, essenziali, come la prima Mattino, formata da soli tre versi, ma che racchiude in sé tutto un programma: Ancora una volta / chiamato / a partecipare.

Attraverso questo linguaggio privo di orpelli, il poeta delinea qual è il compito dell'uomo in quanto uomo: la partecipazione. Aristotele dice che l'uomo è animale politico e Baldo attraverso questi tre versi ci dice che egli è chiamato a prendere parte, cioè, di fronte alla vita l'uomo non deve limitarsi a far parte di un contesto sociale, non deve essere passivo, deve prendere parte, ossia deve prendere posizione deve cioè avere il coraggio di esprimere le proprie idee. In parole povere deve fare cultura. Baldo lo fa sistematicamente con i suoi interventi nei giornali a cui collabora, ma anche in questa silloge troviamo versi che inducono alla riflessione su molti temi di grande attualità: la perdita della cultura che ha portato alla Europa unita, "Non sei più / nemmeno / filia di Nessuno, / lui / con astuta ragione / sperava / rivedere / le proprie radici. / .... .. Europa, / tu oggi / eunuca, / sei solo / schiava / dei tuoi conti / senza nobiltà!" (Europa) la futilità della finzione, "Alla sera / liberi la tua ragione / ululi alla luna / il tuo difficile vivere / un mondo / del quale sai / solo interpretare / le parti / fissate da altri." (Attrice) l'alienazione nella tecnologia; "Eri bella-o / ma aspettavi un trillo acuto / per essere / per qualcuno." (Cellulare) l'alienazione nell'alcool "Era l'ultima di tante, t'eri invaghito fin da quando / ragazzo / vedevi altri innamorarsene / ... per un domani senza risposta / a ciò che più premeva / la tua stessa vita, / nemmeno assaporata. (L'ultima).

Il poeta non teme di affrontare anche argomenti difficili come quello dell'eutanasia: "Apparenza, eubios totale, / attesa / di dolce morte, / appena possibile. Ecco / il mondo che verrà. Io non ci sarò." (Con dolcezza).

"...Il volto della sofferenza / non ci interessa, / meglio / l'attimo piacevole / poi sia una dolce morte!... (Eutanasia)

Già nella scelta del titolo di questa silloge, come detto prima, noi possiamo intuire che il tema centrale della stessa è la poesia. Alla poesia, o meglio ai poeti, Baldo dedica diverse liriche, ironizzando elegantemente su chi si atteggia a grande poeta, senza esserlo.

"S'attendevano / i frutti / ma non copulasti / con la Musa / solo col mondo / muto te ne stai / presenza che fa rumore. (Ad un poeta vicentino).

"chissà perché i poeti / oggi / non suscitano nulla/ tranne / il loro stesso compiacimento. (Trionfa) ma non manca la ricerca della poesia autentica: "Non hanno volto i poeti, / vivono nelle parole / i loro affanni, / talvolta / le loro gioie....." (Il volto del poeta) o "Trovo sempre / che l'Italia / mi stupisca / con i suoi versi / di ieri e di oggi / avverto / vi sarà un domani. (Speranza).

Nella breve introduzione Baldo afferma di aver qui raccolto senza un vero nesso poesie scritte in momenti e luoghi diversi, ma chi legge trova questo nesso nella ricchezza di temi che caratterizzano il fluire della vita e soprattutto nello spirito di partecipazione responsabile all'esistenza, con la consapevolezza che il fine ultimo dell'uomo non è in una dimensione puramente terrena, ma in una trascendente Luce sublime ".... Così nell'armonia, dopo la paura, / nacque / e il tempo e lo spazio / anelarono / al sublime dell'uomo / se perdonato / dalla Luce. (L'annunciazione di Maria), e a questa Luce si e arriva completamente spogli, anche della carne e conterà solo il significato che ognuno ha dato alla propria esistenza. "Senza più carne / arriverò a Te / e aspetterò, temo lungamente, la Parola che benevola / forse / mi dirà / che / non ho vissuto / inutilmente. (Senza carne).

La poesia di Italo Francesco Baldo con i suoi versi scarni, essenziali, ma chiari e di piacevole lettura induce il lettore a pensare, a riflettere su significati molto molto profondi.

Recensione
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