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Carmelo Ciccia

Gli Scrittori che hanno unito l'Italia

Sintetica rivisitazione della letteratura italiana nel 150° dell’Unità (1861-2011)

Libraria Padovana Editrice / Literary 2010

Edizione revisionata nel 2015

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Le poetesse del Rinascimento

Il Rinascimento si tinse di rosa, il colore della femminilità: diverse poetesse espressero in delicati versi, per lo più petrarcheschi, i loro sentimenti d’amore, di piacere e di dispiacere, facendo conoscere l’universo femminile.

Barbara Torelli (Ferrara circa 1475 – Bologna 1533), prozia dell’omonima seguente, fu una nobildonna di cui rimane un sonetto, lodato anche dal Carducci, nel quale lei ricorda la nascita d’una figlioletta e rimpiange l’uccisione (avvenuta tredici giorni dopo) del marito Ercole Strozzi.

Veronica Gàmbara (Pratalboino/Pralboino, BS, 1485 – Correggio, RE, 1550) nelle sue Rime, che piacquero a scrittori contemporanei (come il Bembo a cui le sottoponeva) e successivi, cantò il paesaggio, il tempo che fugge e i suoi tristi stati d’animo, in versi tali che facilmente vi si ritrova il Petrarca, specialmente in espressioni — come “chiare e fresch’acque” — in cui egli è presente con le sue stesse parole.

Vittoria Colonna (Marino, RM, 1490 – Roma 1547), poetessa ed intellettuale, fu amica e corrispondente di alcuni letterati ed artisti del suo tempo, ed in particolare di Michelangelo Buonarroti, il quale le donò alcune sue opere e — com’è stato già detto — da morta la rappresentò quale Maddalena in una Crocefissione oggi nella concattedrale di Logroño (Spagna). Le sue Rime, pervase di notevole afflato lirico e anch’esse petrarchesche, sono ripartite in Amorose e Spirituali; nelle prime c’è anche qualche riferimento al Buonarroti, mentre nelle seconde si trovano motivi religiosi quali il Pianto sulla passione di Cristo e l’Oratione sopra l’Ave Maria.

Tullia D’Aragona (Roma circa 1508 – ivi 1556), che si recò anche alla corte dei Medici, lasciò varie opere, fra cui il Dialogo dell’Infinità d’Amore e le Rime, in cui — oltre ad accenti amorosi e paesaggistici di stampo petrarchesco — vi è una rampogna ad un frate cappuccino senese, Bernardino Ochino, poi divenuto calvinista, che predicava contro le mascherate, le musiche e i balli di Carnevale.

Chiara Matraini (Lucca 1514 – ivi dopo il 1597), fra i petrarchisti sembra la più originale. Lasciò un Breve discorso sulla Beata Vergine, i Dialoghi spirituali, Lettere e Rime et prose. Nei versi cantò con solenne pateticità il suo segreto e sfortunato amore per un giovane poi morto in seguito ad un assassinio.

Isabella (di) Morra (Favale/Valsinni, MT, 1516/1520 – ivi 1546), intrecciata una relazione segreta con un poeta spagnolo, appena scoperta, fu uccisa dai fratelli, i quali eliminarono anche l’amante e un complice. Nelle sue postume Rime — d’impianto petrarchesco — appaiono elementi di tristezza e riflessione.

Gaspara Stampa (Padova 1523 – Venezia 1554), poetessa, musicista e cantante, ammirata anche per la sua bellezza (e secondo alcuni cortigiana), ebbe varie relazioni, ma la più importante, anche se non ben corrisposta, fu quella col conte Collaltino di Collalto (TV). Le sue Rime, nel cui impianto petrarchesco s’innestano elementi di novità, furono ammirate anche nell’epoca romantica per il calore passionale.

Laura Battiferri/Battiferra (Urbino 1523 – ivi 1589) fu dotta ed estroversa, e per le sue pubblicazioni fu chiamata a far parte di due accademie, una ad Urbino ed una a Siena. Lasciò Il primo libro delle opere toscane e delle Rime, nonché una traduzione dal titolo I sette salmi penitentiali del santissimo profeta Davit. Nei suoi versi delineò luoghi pastorali ed ameni, ricchi di bellezza e quiete, quasi anticipando l’imminente Accademia dell’Arcadia, e nel contempo espresse il rammarico per il tempo che fugge e per il progressivo appressamento alla fine della vita.

Barbara Torelli (Parma 1546 – ivi ?), pronipote dell’omonima precedente, fu una nobildonna letterata e accademica, che compose la favola pastorale Partenia.

Veronica Franco (Venezia 1546 – ivi 1591), cortigiana coltissima e anche per questo largamente ammirata, in età avanzata abbandonò le frivolezze e — fra le varie opere di carità — fondò un ospizio per prostitute. Lasciò Terze rime o Capitoli e sonetti di contenuto ora realistico e sensuale ora discorsivo e pungente, con cui sembra prendere le distanze dal pur insito petrarchismo.

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