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Carmelo Ciccia

Etica e società

Riflessioni su prostituzione, televisione, sessualità, pudore, società alienata,
ossessione ed educazione sessuale, donna e famiglia

Gruppo "Amici di Dante" - Conegliano

© Tutti i diritti riservati all’autore

Indice

1. La prostituzione di strada
2. Pulsioni sessuali e riservatezza
3. La grande prostituzione
4. Concetto di prostituzione
5. La televisione
6. Dio e Mammona
7. Cerimonie, feste, gozzoviglie, regali, sprechi e spese
8. La posizione della Chiesa Cattolica
9. L’andazzo televisivo
10. Invettiva e minacce di Dante contro le donne svergognate
11. La “tv spazzatura” e i calendari pornografici
12. Società alienata
13. Divertimento, leggerezza, provocazione, civetteria
14. Cause della prostituzione di strada
15. L’ossessione sessuale distorta e tormentosa
16. Il problema fondamentale dell’educazione sessuale
17. San Paolo e Giuseppe Mazzini su donna e famiglia
18. Importanza formativa della scuola
19. Indicazioni della Bibbia
20. Donna-balocco e Donna ideale, lupanare e focolare


1. La prostituzione di strada

Si fa un gran parlare di prostituzione. Al punto in cui il problema è arrivato, non poteva più tacersene: e il caso è esploso. Sindaci, prefetti e altre autorità sono scandalizzati, se non indignati, nel vedere quel che succede per le strade, e vorrebbero riaprire le antiche “case di tolleranza”: così pure qualche partito di governo, che ha presentato una proposta di legge al riguardo. Infatti, da vari anni ci sono battaglie di cittadini, abitanti nelle zone più esposte, che a turno si sono improvvisati sceriffi e netturbini, anche per non vedere le loro zone insozzate. Inutilmente sono stati messi divieti di transito e sosta. La prostituzione prospera in strada e spesso offre prostitute provenienti dall’estero, a volte con il contorno d’omosessualità, pedofilia, droga e delinquenza.

Sicuramente è indice d’un paese incivile permettere che certe aree urbane siano rese invivibili, non soltanto per lo spettacolo di donne quasi nude, ma anche per i rifiuti, sporcizie e schifezze varie, dovute ad attività sessuale e abbandonate per le strade. Certo questo fenomeno non si risolve con i divieti stradali, le multe e i sequestri delle automobili ai clienti delle prostitute, ma soltanto riservando degli appositi spazi in cui gli approcci erotici possano essere compiuti con la massima igiene e sicurezza possibile.

Sant’Agostino (sec. IV-V) nella Città di Dio ha affermato che le prostitute sono ineliminabili, come le sentine nelle navi e le cloache nei palazzi, eliminando le quali le navi e i palazzi stessi diventerebbero inagibili; e S. Tommaso d’Aquino (sec. XIII) ha aggiunto che la prostituzione va tollerata per evitare mali peggiori, quali la sodomia e l’adulterio. Se ciò valeva per la società d’allora, a maggior ragione vale per quella d’ora, che spesso guazza nell’opulenza, nel capriccio, nell’ozio e nel vizio. E perciò le prostitute di strada (che potrebbero essere chiamate meglio collaboratrici erotiche) dovrebbero poter ottenere dallo Stato, al di là di facili considerazioni moralistiche, il riconoscimento dell’attività lavorativa e un’adeguata tutela giuridica, previdenziale e sanitaria, come per tutte le professioni, al fine di garantire la massima sicurezza nel lavoro.

Quei cittadini e i loro amministratori pubblici che s’accaniscono contro le prostitute di strada e i loro clienti dovrebbero invece accanirsi contro quei legislatori che, chiudendo le “case di tolleranza”, hanno ridotto strade e marciapiedi come porcili e contro quelli che, non riaprendole, perpetuano l’attuale stato di degrado.

D’altronde non si capisce perché sia ammissibile che certi notabili per i loro capricci facciano venire nelle loro residenze e ai loro festini delle prostitute di lusso (dal costo di migliaia d’euro ciascuna), mentre non debba essere ammissibile che un uomo comune per i suoi bisogni psico-fisici si rivolga sulla strada, unico luogo d’approccio, ad una comune collaboratrice erotica. Questa è ipocrisia vera e propria!

2. Pulsioni sessuali e riservatezza

Le pulsioni sessuali, come ogni altra funzione biologica, sono ineludibili in una vita sana, equilibrata e armoniosa, condotta secondo natura dal punto di vista fisico e psichico; e per questa ragione la Chiesa Cattolica, quando ne prenderà atto, nelle crisi coniugali non potrà proibire più al coniuge incolpevole e ingiustamente abbandonato di passare a nuove nozze, condannandolo come adesso a restare senza complemento sessuale per tutta la vita.

Ma l’esercizio delle funzioni sessuali e d’altre funzioni corporali, come pure le parti del corpo ad esse preposte e le espressioni verbali a tutto ciò riferentisi, da sempre negli esseri umani, per un atavico pudore risalente ad Adamo ed Eva, esigono nei confronti degli altri (e per loro rispetto) riservatezza, discrezione, decoro o decenza che dir si voglia, anche se s’ammette il nudo nell’arte: condizioni che distinguono gli esseri umani dagli animali, i quali invece esercitano le funzioni sessuali e corporali tranquillamente in pubblico. Ad esempio, Dante ha indicato l’organo genitale maschile con l’espressione “ov’è più bello / tacer che dire” e quello femminile con l’espressione “natural vasello” (Purg. XXV 43-45).

Ora, siccome lo Stato ha l’obbligo di regolamentare al meglio ogni attività lavorativa che di fatto si svolge, la prostituzione, che è sotto gli occhi di tutti, non potendo essere eliminata perché i cittadini ne hanno bisogno anche a causa dei sempre più frequenti e potenti stimoli ricevuti dalla società stessa che poi ipocritamente vorrebbe impedirla, deve essere considerata un’attività lavorativa come le altre, svolgersi lecitamente ed essere regolamentata dallo Stato, in apposite case di prostituzione, riservate, ben attrezzate e controllate dal punto di vista igienico-sanitario, specialmente ora che circolano diffusamente malattie mortali legate al sesso.

3. La grande prostituzione

Dopo che due giovani si sono uccisi per la rabbia d’avere avuto le automobili sequestrate dalle forze dell’ordine soltanto perché s’erano accompagnati a prostitute, ancora s’emanano disposizioni per punire i clienti delle prostitute stesse. Ma, prima di quella delle strade o contemporaneamente ad essa, allora si faccia cessare la grande prostituzione attuata alla televisione, al cinema, sulla stampa, in Internet, nelle videocassette e nei cosiddetti DVD; e si bandisca finalmente l’ipocrisia! E perciò giustamente la Cassazione ha annullato le sanzioni decise dai comuni nei confronti degli automobilisti che, in piena libertà, si fermano a trattare con le prostitute di strada

Invece l’istituzione di laboratori erotici in uno Stato di pubblica utilità sarebbe una cosa necessaria alla salute, all’igiene e alla moralità, anche se bisognerebbe stare attenti ad evitare assolutamente un nuovo regime di protettori, sfruttamenti, tratte di donne, nuove schiavitù. Tuttavia oggi il vero lupanare è la televisione. Dalla televisione principalmente partono gli stimoli verso la prostituzione di strada, anche se nessun’autorità se ne preoccupa.

Infatti notevole è la prostituzione che si svolge nella televisione, oltre che nei teatri, in certi bar e nelle discoteche. In tali luoghi di spettacolo le donne si esibiscono quanto più spavaldamente e spudoratamente possibile, mettendo in mostra le parti più intime e facendo dei gesti che forse neanche le prostitute di strada fanno. Operatori, fotografi e registi fanno a gara per inquadrare e riprodurre le scene più sconce e le parti più provocanti.

4. Concetto di prostituzione

Qui, per evitare equivoci, occorre chiarire l’etimologia della parola porno, in varie lingue moderne usata autonomamente o come prima parte di parole composte. Essa viene dal greco pórne, che significa esattamente “prostituta”. Quindi tutto ciò che è porno (spettacolo, giornale, rivista, stampa in generale, canzone, videocassetta o DVD, ecc.) presuppone l’impiego di prostitute. In sostanza l’uso linguistico ha esteso il concetto di prostituzione anche alle attività pornografiche più svariate. Ecco perché in questo contesto possiamo ben parlare di prostitute e prostituzione in un’accezione allargata.

Pornostars o pornodive (cioè “stelle della prostituzione” o “stelle prostitute”) e molte attrici, cantanti, ballerine, presentatrici, conduttrici, “letterine” e “veline” o aspiranti tali prostituiscono il loro corpo (cioè vendono le loro prestazioni pseudo-artistiche) per indurre libidine, lussuria e attività sessuale, in un martellamento continuo: in tutte le reti, in tutti i programmi, in tutte le ore, in troppe riviste e a portata di tutti. In molte donne d’oggi c’è tanta voglia non soltanto di trasgressione, ma anche di vendere la propria sessualità al migliore offerente. E non è senza significato il fatto che certe donne, le quali prima puntavano alla prostituzione di strada, siano poi approdate alla televisione.

Gli scandali giudiziari denominati “vallettopoli” (2006) e “vallette e manette” (2007) hanno messo in evidenza il grado di marciume che esiste nel mondo dello spettacolo, non soltanto per la leggerezza di molte “artiste” o aspiranti tali, ma anche per la corruzione di certi produttori, registi, agenti, fotografi ed altri che operano in quel mondo. A questi due scandali fa riscontro quell’altro denominato “calciopoli", specchio della grave e diffusa immoralità sportiva, come nell’ultimo decennio del sec. XX “tangentopoli” era specchio della grave e diffusa immoralità politica. E non si può passare sotto silenzio la condotta sessuale d’altolocati uomini politici, pessimo esempio per la nazione tutta, che ha dato luogo (2009) allo scandalo giudiziario delle escorts (cioè “accompagnatrici di lusso, prostitute d’alto bordo”).

Le “artiste” che sculettano con le poppe al vento come gatte o cagne costantemente in calore (“nere cagne, bramose e correnti” aveva detto Dante di certi diavoli in Inf. XIII 125), sugli schermi, sui palchi, sui “cubi” o sui banconi di bar e discoteche, per farsi guardare e a volte palpare glutei e pube, sono artiste sì, ma della prostituzione. E qui sembra opportuno ricordare che la pena dantesca della prostituta Taide, immersa e graffiantesi nello sterco (Inf. XVIII 127-136), può risalire ad una massima del biblico libro del Siracide o Ecclesiastico (IX 10): “Ogni donna fornicaria, cioè dedita alla prostituzione, sarà calpestata da tutti i passanti come lo sterco nella via”[1].

Tali “artiste” spesso sembrano assatanate nell’agitare, porgere e mettere all’incanto il loro corpo con movimenti e gesti più che da prostitute. E di fatto tali scene possono provocare, oltre che prostituzione, anche deviazioni, perversioni e delitti sessuali nonché frustrazioni e alterazioni psicologiche.

5. La televisione

L’irruzione delle emittenti commerciali private — ed in particolare di quelle d’un notissimo gruppo imprenditoriale — le quali, da locali ch’erano, hanno potuto estendersi fino a coprire tutto il territorio nazionale grazie ad una legge varata sotto il governo Craxi, ha rovesciato e continua a rovesciare impunemente sull’impreparata famiglia italiana una valanga di volgarità, oscenità, disonestà, risse, improperi e trasgressioni varie, che frustrano, annullano o stravolgono l’impegno educativo della famiglia stessa. E la RAI — che emittente commerciale non sarebbe in teoria e per istituzione, perché fa pagare un canone agli utenti, ma in pratica lo è perché fa anch’essa una martellante pubblicità — volendo imitare le concorrenti, fa a gara con esse non soltanto nella grande quantità di pubblicità, ma anche nella cattiva qualità del servizio.

Interi spettacoli televisivi in varie puntate sono dati in pasto a tutti, ogni giorno e anche ai bambini, con esibizioni da lupanare d’una volta. Sono reclutate centinaia di “donnine”, “conigliette” o “ochette” più o meno svestite, che a tutte le ore e in quasi tutti i programmi invadono in pianta stabile gli schermi televisivi, dinoccolandosi, ancheggiando e sporgendo verso le telecamere le loro parti più intime al solo vero scopo di diffondere erotismo, aumentando così la domanda di prestazioni sessuali: e la prostituzione perciò è incrementata dalla spavalda spudoratezza, dagli spettacoli osceni e dalla crisi matrimoniale. In certi stupidi spettacoli realistici che altro non sono se non carnai umani (ideati da stupidi, realizzati da stupidi e guardati da stupidi) ogni “artista” fa a gara per mostrare a tutto il mondo le proprie parti intime, denudando tranquillamente poppe, deretano e pube. E allora: l’abbassarsi le mutandine davanti alle telecamere per mostrare il pube non è indice di grande prostituzione? e non lo è anche il farsi ficcare le telecamere sotto le gonne alla ricerca di cose da far vedere a tutto il mondo? e non è un imbarbarimento il mostrarsi discinte sul cesso e fare i propri bisogni corporali?

Alla nostra tv c’è l’ossessione del sesso, il quale è messo in svendita. Non soltanto parecchie scenette pubblicitarie non hanno nulla a che vedere col prodotto reclamizzato, perché puntano essenzialmente al sesso e all’eros, ma anche famosi romanzi trasposti sul piccolo schermo vengono (da autori e registi forse sessualmente frustrati) storpiati in modo da diventare vicende erotiche (anziché storiche o patriottiche), con continui e poderosi amplessi in camere da letto o in giacigli più o meno improvvisati, per fornire agli spettatori un’ubriacatura di sesso. Tale ossessione s’esprime anche in certi salotti radio-televisivi con donne disinibite che s’estasiano a raccontare coram populo esperienze sessuali intime nei più dettagliati particolari tecnici.

E a proposito di veline così scrive Pasquale Martiniello nel suo libro di versi Ager in fundo (“Sentieri molisani”, Isernia, sett.-dic.2007, pag. 14):

Ecco puntuale la fiera bella
delle veline giovenche
e porcelline in passerella.

Qui il riferimento è alla trasmissione televisiva “Veline” delle serate estive, vista come una fiera del bestiame.

6. Dio e Mammona

Molte delle artiste-prostitute sono madri, e si può capire quale bell’esempio danno ai loro figli. Una di loro ha raccontato in televisione che a volte era sua figlia a rimproverarla, gridandole: “Mamma, smettila di fare la stupida e la sgualdrina alla tv”; ma ciononostante lei continuava ostinatamente. Molte altre, poi, sono stranamente devote di madonne e santi, come ad esempio di san Pio da Pietrelcina: spesso fanno pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo e appaiono in prima fila alle messe solenni e ad altre cerimonie, ma di fatto continuano nella loro vita scandalosa: strano connubio fra l’ostentazione della religione e quella del peccato.

È impressionante vedere come un popolo di sedicenti cristiani, e per giunta cattolici, con incredibile camaleontismo riesca a conciliare e far convivere così bene la messa e il lupanare, le sacre stimmate e le poppe al vento, le giaculatorie e il turpiloquio, la santità e la grande prostituzione, Dio e Mammona. Emblematico di questa situazione è stato un carro allegorico “blasfemo”, sfilato per le vie di Ceggia (VE) nel Carnevale del 2005, sul quale troneggiavano in cartapesta il papa benedicente in paramenti sacri e una donnina allettante in duepezzi. Nella trasmissione “Porta a porta” riguardante il miracolo della Madonna di Civitavecchia, in mezzo alle immagini della statua di gesso che lacrimava sangue, fu proiettata una pubblicità basata sulle immagini d’un porcellino-salvadanaio di ceramica che lacrimava un liquido rossastro, insinuando negli spettatori il dubbio che la Madonna fosse come il porcellino e il porcellino come la Madonna. Il fatto poi che ai programmi più stupidi della tv assistono milioni di telespettatori non depone a loro favore, denotandone il basso livello intellettuale e morale.

Inoltre particolarmente impressionante è il turpiloquio da parte delle ragazze: in treno, in corriera, in strada. Già il Leopardi, in una lettera del 9.4.1821 a Giulio Perticari, lamentava che nel suo “natio borgo selvaggio” si discorreva delle donne “colle parole delle taverne e de’ bordelli”: ed oggi, a distanza di quasi due secoli, ciò è quanto avviene in tutt’Italia sotto la spinta della televisione, con la differenza che ad usare tali parole biasimate e biasimevoli sono anzitutto molte donne.

7. Cerimonie, feste, gozzoviglie, regali, sprechi e spese

Perfino i divieti d’abbigliamento sconveniente posti all’ingresso delle chiese spesso restano lettera morta; sicché alcune donne si presentano all’altare non soltanto pochissimo vestite o con vari spacchi “strategici” nelle gonne, ma anche bombate, cotonate, incipriate e pitturate come cartoline illustrate. In particolare certe cerimonie come battesimi, cresime e matrimoni, che dovrebbero essere sacre, si sono trasformate in occasioni d’indecenza nel vestire, oltre che di sfrenato lusso, spreco e gozzoviglie: quasi spettacoli teatrali o televisivi, in cui i gesti sacri vengono provati e ripetuti, fra altoparlanti, telecamere, macchine fotografiche e applausi.

Così pure le feste principali della cristianità, quali Natale e Pasqua, si sono trasformate in pagane fiere della vanità che non hanno nulla di cristiano (se non il nome), con pressanti inviti agli acquisti e al consumismo, con sfarzosi addobbi e luminarie protratte per mesi (che nostalgia del pascoliano “piccoletto grande presepe” naturale, punteggiato dalle stelle e dalle pie lucerne!), con convenzionali auguri, orge d’inutili regali e grandi abbuffate. In tali abbuffate ogni commensale, praticando a parole l’esempio di povertà di Gesù Bambino/Crocifisso/Risorto e mangiando come un bufalo o un lupo, in luculliani banchetti (che a volte si protraggono per intere giornate o nottate) consuma da solo tanto cibo quanto potrebbe bastare a sfamare qualche dozzina d’extra-comunitari o d’altri bisognosi, mentre viene ignorato l’obbligo della solidarietà e condivisione col prossimo, essendo la beneficenza (tranne rare eccezioni) solitamente limitata all’offerta di pochi centesimi ai mendicanti, quando costoro non vengano addirittura scacciati dalle case e dalle città.

Insomma, trascurando totalmente la sobrietà, che farebbe anche bene alla salute, s’ignora quello che Alessandro Manzoni consigliò nell’inno sacro “La Resurrezione” per dare un senso cristiano alla festa (vv. 92-105): “Sia frugal del ricco il pasto; / ogni mensa abbia i suoi doni; / e il tesor negato al fasto / di superbe imbandigioni, / scorra amico all’umil tetto, / faccia il desco poveretto / più ridente oggi apparir. / Lunge il grido e la tempesta / de’ tripudi inverecondi: / l’allegrezza non è questa / di che i giusti son giocondi; / ma pacata in suo contegno, / ma celeste, come segno / della gioia che verrà.”

Inoltre s’inventano o s’importano dall’estero sempre più nuove feste e occasioni di banchetti, di regali e ad ogni modo di spese inutili: S. Nicolò, S. Lucia, Babbo Natale, Capodanno, Befana, S. Valentino (che ridicolaggine avere convocato un santo a patrocinare le effusioni non sempre lecite degli amanti, che ci tengono a festeggiarlo anche se atei o concubini, pur di fare banchetti e regali!), festa della donna, festa della mamma, festa del papà, festa del nonno, regali dei morti… e quel barbaro oltraggio alla nostra cultura e al buon senso che è la cosiddetta “notte di Halloween”, oscillante fra carnevalata fuori tempo, neopaganesimo e satanismo, che intacca la sacralità d’Ognissanti e dei Morti; per non parlare delle festa “longa” e della notte “bianca”, con negozi aperti anche di notte e di domenica, in manifesta violazione del terzo comandamento biblico “Ricordati di santificare le feste”: feste che troppo facilmente vengono santificate con l’adorazione del “dio denaro” e con la frenesia della compravendita, del consumismo e degli sprechi.

8. La posizione della Chiesa Cattolica

Nel campo della decenza pubblica, pur senza pretendere il ritorno di Dante Alighieri o di fra’ Girolamo Savonarola, manca oggi la forte e autorevole parola di personalità carismatiche delle istituzioni, della politica, della scuola, della cultura e dello sport che dicano basta al lupanare delle strade, della televisione, del cinema e di molta stampa.

La Chiesa Cattolica è contraria ad ogni forma di prostituzione, ma per quieto vivere ora tollera il lassismo dei costumi, anche perché i suoi ministri non hanno né forza né ascendente per inculcare un efficace moralismo, in quanto che spesso ascoltati e seguiti soltanto pro forma da gran parte fedeli. Forse essa vuol far dimenticare la sua precedente severità nei confronti del sesso, spesso demonizzato: a lungo si è creduto che il peccato originale fosse stato un peccato di lussuria fra Adamo ed Eva, e che gli stessi rapporti sessuali fra coniugi avessero un che d’impuro e peccaminoso, tanto che si pretendeva dalle partorienti la loro purificazione nel tempio. Nella dottrina ufficiale, il “rimedio alla concupiscenza” (espressione di san Paolo) era l’ultimo scopo del matrimonio, dopo la procreazione, l’educazione dei figli e la mutua assistenza fra i coniugi. Inoltre le restrizioni all’uso del sesso erano tali che ben poco rimaneva ad un suo uso normale e naturale. I giorni che obbligavano all’astinenza dalle carni (comprendenti anche la sessualità) erano tanti nell’anno che soltanto in pochissimi giorni era consentito l’uso del sesso fra coniugi: basti pensare ai 46 giorni della quaresima, alla trentina (e nel rito ambrosiano ancora di più) dell’avvento, a tutti i venerdì, alle vigilie di feste importanti e ad altre ricorrenze religiose come le feste degli Apostoli. Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri nel suo libro Eloisa e Abelardo (1984) riferisce che i medievali Libri Penitenziali includevano nel divieto anche i mercoledì, i sabati, le domeniche e 40 giorni dopo il parto. In conclusione, rimanevano leciti una cinquantina di giorni l’anno; e questa era una prescrizione talmente severa che ben pochi fedeli la rispettavano, a giudicare dalla numerosità di figli concepiti anche in giorni proibiti: col risultato che questa congerie di peccati obbligava o a stare sempre in colpa o a ricorrere frequentemente alla confessione. E mons. Luigi Guercio nel suo libro Di alcuni rapporti tra le Visioni Medievali e la Divina Commedia (1909) ha riferito che certi autori di visioni (o visionisti come lui li chiama) si divertivano a descrivere suggestive pene inflitte ai trasgressori: nella sua visione, scritta nel 1127 a Montecassino, il benedettino Alberico raccontava d’aver visto un’enorme scala di ferro sui cui gradini roventi salivano e scendevano delle anime coi piedi bruciati, che poi precipitavano in un calderone d’olio, pece e resina bollenti, mentre S. Pietro spiegava che quelle erano dei mariti che non si astennero dalle mogli nelle giornate proibite.

D’altronde la Chiesa, con un culto speciale (vedi colore bianco, cioè senza macchia, dei paramenti), ha esaltato la verginità delle sante e particolarmente della Vergine Madre, proponendo tale verginità a modello di perfezione per la salvezza, con ciò stesso negando il valore della funzione naturale del corpo e addirittura ritenendo inferiore e imperfetto lo stato matrimoniale. E questa era la credenza per la quale in certe regioni (ad esempio in Lombardia) i mariti, oltre a dare del voi alle mogli (costume largamente diffuso fra i coniugi anche altrove), prima d’accostarsi alle mogli stesse per esigere il debito coniugale, dovevano con una frase proverbiale chiedere loro perdono “per la mancanza di rispetto”.

Ora siamo all’esagerazione opposta. E la Chiesa stessa, col martellamento sessuale che la società opera oggi, se (a differenza delle altre Chiese cristiane) continuerà a proibire il matrimonio ai suoi sacerdoti e il sacerdozio alle donne, potrà rischiare d’andare in fallimento per mancanza di vocazioni ovvero d’essere gestita da sacerdoti africani che trovino nel sacerdozio cattolico la possibilità di lasciare la miseria delle loro terre e venire a sbarcare il lunario in paesi capitalisti ritornati in pieno paganesimo.

9. L’andazzo televisivo

L’andazzo televisivo è tale che anche telepresentatrici e telegiornaliste, più che per fornire informazione, cultura e arte, sembrano messe lì per “miracol mostrare”: il “miracolo” d’una vistosa insenatura e/o di due o quattro cospicue rotondità. Certe conduttrici, concorrenti e ospiti sono ingaggiate più che altro per fare sballonzollare continuamente davanti ai telespettatori le loro poppe denudate, le quali, spesso artificialmente gonfiate quanto quelle delle vacche, sembrano debordare non soltanto dagli striminziti e trasparenti reggipetti, ma perfino dai teleschermi, in una sagra di volgarità animalesca. Al riguardo viene in mente l’epigramma intitolato “Reggipetto” che Marziale scrisse nel lontano sec. I (Apophoreta, XIV 66): “Potresti stringere il petto con una corazza di bue; / infatti codesta fascia di pelle non ce la fa a contenere le tue mammelle.”

In molte donne la tendenza ad avere forme artificiose, e quindi false e innaturali, s’esprime con il ricorso a protesi, imbottiture e montature varie che puntano a sbalordire, privilegiando a volte l’animalità e la teatralità più che l’umanità e la naturalezza.

E in tutto ciò l’intelligenza, il sorriso, la grazia del volto e del resto del corpo non esistono o vengono fatti passare in second’ordine, dato che per tali donne conta di più quello che si trova anche negli animali rispetto a quello che si trova soltanto negli esseri umani. C’è da chiedersi: che fine ha fatto l’esempio della grazia e della modestia della Silvia leopardiana, la quale aveva gli occhi “ridenti”, cioè splendenti di bellezza, e “fuggitivi”, cioè alieni dagli sguardi dei maschi, in una definizione che corrisponde alla successiva degli “sguardi innamorati e schivi”?

In pratica quasi ogni donna che appare in televisione non può lavorare lì se non esibisce le poppe più o meno denudate. Fra tali donne c’è quasi una gara a chi si scopre di più, a chi trasgredisce di più, a chi è così sfacciata da mostrare “di tutto, di più, di peggio”. Questo accade perfino per certe telecroniste di manifestazioni religiose, sportive o militari. Inoltre le partite di calcio sono continuamente interrotte dalle apparizioni di donne più o meno famose che dagli studi televisivi mostrano i loro “miracoli” sugli schermi. Tali donne vengono scelte per esibire le loro fattezze e agitarle in primissimo piano davanti ai telespettatori, offuscando l’eventuale grazia del proprio volto, per fare gesti ammiccanti e per suscitare erotismo, concupiscenza e libidine, distraendo così dai seri argomenti trattati, di cronaca, di politica, di letteratura, di scienza, di medicina, di sport o di religione. In tali trasmissioni si finge di trattare argomenti seri, ma in realtà lo scopo primario è quello d’infondere libidine, dato che la televisione, senza che nessuno gliel’abbia conferito, s’è arrogata il diritto d’una costante “erotizzazione” degli spettatori, al fine di provocare intensa attività sessuale. Ed è chiaro che le persone intelligenti tolgono credibilità ad una trasmissione di cultura o scienza in cui gli schermi televisivi sono invasi da masse corporee “erotizzanti”.

Addirittura nelle scuole e nelle parrocchie, in cui s’organizzano saggi e spettacoli di danza degli alunni, bambine e fanciulle impuberi vengono fatte denudare, sculettare e gesticolare in modo ammiccante e osceno, ad imitazione delle “artiste” della televisione, sembrando più sgualdrinelle sulla via della prostituzione che innocenti danzatrici.

10. Invettiva e minacce di Dante contro le donne svergognate

Inutili sono state finora l’invettiva e le minacce di Dante contro le donne svergognate: “... l’andar mostrando con le poppe il petto. / Quai barbare fuor mai, quai saracine, / cui bisognasse, per farle ir coperte, / o spiritali o altre discipline? / Ma se le svergognate fosser certe / di quel che ’l ciel veloce loro ammanna, / già per urlare avrian le bocche aperte...” (Purg. XXIII 102-108). Egli definisce più che barbare e saracene le donne che camminano con le poppe scoperte, per far coprire le quali ci vorrebbero pene religiose o civili. Ma se esse, aggiunge, sapessero quale castigo il cielo riserva a loro in breve tempo, comincerebbero già a urlare fin da ora. In questa invettiva, il riferimento alle donne barbare può essere considerato pertinente, dato il costume di tante donne appartenenti a popolazioni barbariche, e quindi non ancora perfettamente civilizzate, di essere poco vestite, quasi in modo ferino. Invece, per quanto riguarda il riferimento alle saracene, Dante non era bene informato: a meno che non pensasse alle odalische e ad altre donne che praticano la danza del ventre, coperte soltanto di pochi veli trasparenti, in realtà le donne musulmane sono obbligate dalla loro religione ad andare molto coperte, in certe etnie nascondendo anche il volto, in quanto che il mettere in evidenza le proprie fattezze per piacere ad altri (che a loro volta possono ricavarne gradimento, compiacimento, concupiscenza, libidine) è ammissibile esclusivamente nei confronti del proprio marito.

E, per restare a Dante, ora sono remoti i tempi in cui il conte Guido il Vecchio (Par. XVI 98), avendo chiesto un bacio alla “buona Gualdrada” (Inf. XVI 37), figlia di “Bellincion Berti” (Par. XV 112), cioè “l’alto Bellincione” (Par. XVI 99), si sentì rispondere che lei avrebbe baciato soltanto suo marito; e perciò lui la sposò per poter ottenere quel bacio cui tanto aspirava (a quanto riferisce l’Ottimo; ma il Villani e il Boccaccio riferiscono che a chiederle il bacio e averne il rifiuto sia stato addirittura l’imperatore Ottone IV).

Ma oggi baci, amplessi e altri atti di libidine si consumano tranquillamente per le strade, piazze, giardini, chiese e altri luoghi pubblici, senza verecondia e freno.

11. La “tv spazzatura” e i calendari pornografici

All’oscenità vanno aggiunte la volgarità, la sguaiataggine e la banalità di programmi televisivi che sembrano ideati da e per persone ottuse: puntate intere sono basate su parolacce, bestemmie, coiti e peti. Sono frequenti anche i toccamenti dei genitali maschili, propri o altrui, palpati o strizzati. Insomma, in un totale degrado della natura umana, gli “artisti” si esibiscono “come porci in brago” (Inf. VIII 50); e in tali esibizioni sono seguiti e ammirati da altri porci. Una volta nelle famiglie si pagava un educatore (precettore o aio), mentre oggi c’è la televisione (degnamente affiancata da Internet in quest’opera di corruzione), che contrasta e rende nulla l’educazione impartita dai genitori ai figli, diventando così l’antieducatore o il diseducatore istituzionale; mentre l’“Osservatorio per i diritti dei minori” osserva ben poco. Giustamente Karl Popper in Cattiva maestra televisione, dopo averla definita “cattiva maestra”, ha proposto un’apposita patente per tutti gli operatori della televisione; e a sua volta John Condry in Ladra di tempo, serva infedele, ha definito la televisione “ladra” perché ruba del tempo prezioso ai ragazzi (che potrebbero imparare tante cose utili) e “bugiarda” perché fa credere verità tutte le falsità che propala.

È questa la cosiddetta “tv spazzatura”, che purtroppo rappresenta la maggioranza delle trasmissioni e che occupa l’intera giornata, visto che le trasmissioni stesse avvengono 24 ore su 24 e non c’è più un limite orario come una volta. Perciò sarebbe auspicabile che, per limitare i danni, si tornasse ad orari limitati di trasmissione, magari dalle 17 alle 23 o semmai dalle 13 alle 23, per tutti i canali e le reti. Gli spettatori di tale “tv spazzatura” in genere sono quelli che hanno come scopo della vita mangiare, bere, defecare, guardare la tv e fare sesso.

Laddove una volta bastava una sola persona a presentare e/o condurre uno spettacolo, ora gli studi televisivi si sono riempiti di centinaia di coteste novelle prostitute, le quali, con le loro nudità, gesticolazioni e altre forme d’allettamento, per contratto devono infondere una continua eccitazione sessuale negli spettatori: e poi, dato che non esistono più case per l’esercizio della prostituzione, ipocritamente si grida allo scandalo se tanti uomini vanno a donne sulle strade e sui marciapiedi o sconfinano in deviazioni, depravazioni e delitti sessuali.

Al degrado educativo della televisione contribuisce in notevole misura la pubblicità, che, oltre ad essere ossessivamente ripetuta per centinaia di volte al giorno, spesso è basata su un linguaggio ambiguo e sulla banalizzazione della donna, assunta al ruolo di balocco.

Rilevante è poi l’attività pornografica sui calendari; e, siccome sono prostitute quelle che vendono il proprio corpo per soddisfare istinti libidinosi, così sono prostitute, e non grandi attrici sia pur elogiate e vantate, anche quelle che esercitano la prostituzione tramite i calendari. E di fronte ai calendari pornografici d’oggi i calendarietti profumati che una volta i barbieri offrivano ai clienti quale strenna di fine d’anno si possono considerare roba da collegiali. Insomma, oggi si svende corpo e sesso.

12. Società alienata

La caduta del senso del pudore, della vergogna e della moderazione ha provocato la caduta d’altri sentimenti collaterali: l’ubbidienza, la riverenza, la cortesia. A causa del cattivo esempio e insegnamento della televisione, molti figli, piccoli o grandi, non vogliono ubbidire e si rifiutano sdegnosamente d’essere educati, consigliati e guidati dai genitori. Spesso i figli non esercitano nei confronti dei propri genitori nemmeno il dovere fondamentale dell’assistenza. Inoltre, sempre a causa del cattivo esempio e insegnamento della televisione, sono frequenti l’irriverenza e la denigrazione nei confronti degli anziani, delle autorità e delle istituzioni, nonché l’insofferenza e l’aggressività verso gli altri, l’irrisione e la dissacrazione d’usi, costumi, tradizioni e storia, mentre nei rapporti col prossimo non soltanto scarseggia il comune senso di cortesia, ma si arriva all’indifferenza, al menefreghismo, alla strafottenza.

Sempre più spesso si stanno verificando comportamenti che rivelano uno squilibrio e uno sfascio della famiglia. Uccisioni di congiunti, stragi, sgozzamenti e decapitazioni d’esseri umani, tradimenti, incesti e altri atti di barbarie sono sintomi d’una società fortemente alienata: tutte cose che succedono quando s’ignorano o si sono persi di vista i valori fondamentali della vita, della famiglia e della società. Ma con l’educazione lassista e trasgressiva e con certi esempi e stimoli che diamo ai giovani non possiamo aspettarci di meglio da loro: quando un popolo viene educato ad essere aggressivo (anche se verbalmente) e poco serio, e a trasgredire la legge morale, allora non ci si deve meravigliare se esso facilmente trasgredisce anche la legge civile e quella penale. Infatti, se non s’instaura un clima di sostanziale serietà in tutti i settori della vita sociale, dalla religione alla politica (e qui pensiamo ai frequenti insulti, parolacce, gesti sconci e risse, che avvengono nel Parlamento e a cui quotidianamente assistiamo), dalla scuola al lavoro, dall’informazione allo spettacolo, dal tempo libero al divertimento, allora saranno sempre più in pericolo la convivenza civile, le istituzioni pubbliche e la democrazia stessa.

13. Divertimento, leggerezza, provocazione, civetteria

Il concetto di divertimento sembrerebbe escludere quello di serietà; ma non è così, perché anche il divertimento e lo svago presuppongono un fondo di serietà. Ci può essere svago anche senza essere musoni, con un divertimento sano e non necessariamente basato sul sesso e sugli escrementi. E poi non si può trasformare la vita in un divertimento continuo: questo è tale se “diverte”, cioè se distoglie di tanto in tanto e momentaneamente dai problemi più o meno gravi che quotidianamente assillano un po’ tutti. Ma quando si pretende che la vita sia tutta uno spasso, un Carnevale perenne come quello che si fa alla nostra televisione, allora non si può più parlare di divertimento in senso logico, oltre che etimologico.

Si aggiunga che molti personaggi del cinema e della televisione fanno spettacolo anche con la loro vita privata, atteggiandosi a superuomini, cioè eroi (sebbene di vetro, vista la comune vulnerabilità di fronte a disgrazie, malattie e morte) e fornendo un teatro continuo di leggerezza e trasgressioni varie, che essi finiscono col far passare come regola e normalità. La televisione poi porta ad esempio costante la vita privata di divi e dive, mostrando spesso i loro lussuosi vestiti e alloggi, nonché i loro comportamenti irregolari, e facendo insorgere in molti telespettatori invidia e desiderio d’emulazione.

Praticamente la tv italiana è in mano per la maggior parte a persone di basso livello intellettuale e senza scrupoli (attori, autori, ballerine, cantanti, coreografi, editori, operatori di riprese, produttori, pubblicitari, registi, sarti, stilisti, ecc.), che fanno il bello e il cattivo tempo, condizionando da padroni le famiglie con troppe scemenze e con l’esempio della loro vita privata, in cui per sentirsi importanti, oltre a sfoggiare ville, barche, strani vestiari e parole straniere (anglo-americane), suscitando invidia nei semplici mortali, devono ripetutamente cambiare coniuge, convivente e/o amante, in una girandola di comparse, figure e controfigure.

E così prendono piede certe mode “erotizzanti”: in pratica assistiamo quotidianamente e gratuitamente agli spettacoli offerti da tante donne sempre più sfacciate, sfrontate, sboccate, sguaiate, scollate, sbracciate, scosciate, sgualdrine. Un tempo le donne si preoccupavano che il vento non scoprisse troppo le loro gambe e braccia, per non favorire l’insorgere di cattivi desideri, e si tenevano strette le vesti con le mani; e, in caso d’allattamento di neonati in pubblico, per doveroso riguardo a sé stesse e agli altri, sentivano il bisogno di coprirsi con un fazzoletto o foglio di carta le poppe per quell’occorrenza estratte dalle vesti. Oggi invece molte donne fanno di tutto per essere scoperte. Esse, trascurando la loro sacra funzione di madri, tendono ad essere più che altro femmine; e, pur senza essere prostitute di strada, dato che per tale comportamento non ricavano mercede, non si sentono alla moda se non esibiscono ombelichi e altre parti del corpo un tempo gelosamente custodite; e ciò avviene perfino nei luoghi di culto, di scuola e di lavoro, scambiati per carnai. E si protesta, anche con scioperi, cortei e violente chiassate, se i responsabili di quegli ambienti (sacerdoti, dirigenti, titolari e gestori) si oppongono e vietano ciò. Ma come si possono ammettere in tali luoghi (in cui è richiesta la massima serietà e concentrazione) elementi di provocazione erotica, di distrazione o quanto meno di disturbo all’attività che vi si svolge? Poi non ci si venga ipocritamente a lamentare se in tali luoghi per disattenzioni varie si verificano errori e calo della produzione e se in generale aumentano le gravidanze indesiderate, magari in età precoce, gli aborti, la prostituzione di strada, le ragazze-madri e i figli illegittimi! Perciò un elogio va a quei responsabili che adottano provvedimenti restrittivi in merito e allo Stato americano della Virginia che ha addirittura decretato una sanzione pecuniaria per quelle sventate, le quali, fra l’altro, prima o poi si prenderanno qualche malattia da raffreddamento.

È naturale e ovvio che la donna usi tutte le armi della seduzione per catturare e tener legato a sé l’uomo della sua vita: questa è civetteria permessa o meglio non è neanche civetteria; ma al di fuori di questo scopo ogni esibizione del corpo femminile non ha senso nell’ordine della natura. Non per nulla la Bibbia e il Corano proibiscono categoricamente alla donna di far vedere le proprie fattezze a chi non sia il suo uomo. Allettare per gioco può essere piacevole, quando non è perfido inganno, e ad ogni modo non è frutto d’intelligenza e raziocinio. Diciamo che in tutto ciò la molla che agisce nel sesso femminile è la vanità (leggerezza, mancanza di serietà, incoscienza, vera civetteria), più che la libidine: praticamente i genitori non hanno saputo impartire alle figlie la necessaria educazione, oppure la televisione ha guastato e continua a guastare l’educazione impartita dai genitori. Però è una vanità che suscita forte libidine nell’altro sesso. Al riguardo è utile la saggezza di certi proverbi: per evitare il rischio d’essere toccate, o peggio, sarà bene per le donne “Non svegliare il cane che dorme”; e “A buon intenditor poche parole”.

Indubbiamente un corpo di donna armonioso e perfetto è il più bel vedere della natura, ma per ogni uomo normale (eterosessuale) esso comporta il desiderio del tatto, del contatto e, in ultima analisi, del possesso fisico. Tuttavia l’accentuazione e/o ostentazione delle forme femminili avrebbe un senso, naturale e quindi logico, soltanto se “il fianco baldanzoso ed il restio / seno a i freni del vel promettean troppa / gioia d’amplessi al marital desio” (Giosue Carducci, “Idillio maremmano”, in Rime nuove). E si sottolinea l’aggettivo marital riferito al desio, con cui s’intende il desiderio sessuale da parte del marito, non prevedendo quindi il desiderio altrui.

Tante trasgressioni femminili sono dovute anche al fatto che molte mamme d’oggi, anziché come educatrici, si pongono nei confronti delle figlie come concorrenti e rivali nell’arte dell’esser belle e seducenti, nonché come oggetti di trastullo per i maschi, in ciò allineandosi a quanti sostengono che Adamo nella neo-creata Eva abbia visto soltanto un corpo con cui giocare. E il concepire la donna sempre disponibile ai giochi erotici, ma aliena dalle specifiche funzioni di maternità, è una forma d’infantilismo detta dagli psicologi “sindrome d’Adamo”.

È vero che l’eros è il motore della vita; ma ogni cosa ha i suoi tempi e luoghi. Un giorno forse la cinica moda potrebbe far sì che le femmine, con pavida e incosciente tolleranza di genitori e superiori, pretendano di entrare in chiesa o a scuola o al lavoro in costume da bagno, mutande, tanga, perizoma o semplicemente con due francobolli sopra e una foglia di fico sotto, infischiandosene d’intemperie e conseguenti malanni e mandando al diavolo preghiere, lezioni, produzione: allora, se non saranno scacciate, potranno esse mantenere il diritto di non essere toccate e/o possedute dai maschi? Infatti la donna che in televisione, in strada, nel posto di lavoro o in locali pubblici dà in pasto alla cupida vista dei maschi le sue nudità con vistose scollature, minigonne da brivido e gonne o pantaloni a cinta sotto l’ombelico, in chi la vede fa nascere la convinzione che una femmina così conciata abbia tanta voglia di farsi possedere. Premesso che ogni luogo o ambiente o situazione presuppone adeguato e consono abbigliamento, linguaggio e comportamento, sembra ovvio che non si debba consentire alle femmine né di disturbare le attività istituzionali d’un luogo né di stuzzicare continuamente i maschi.

Certamente le violenze sessuali su persone che non le abbiano provocate esse stesse andrebbero punite con severità e rigore: lo stupro, inteso come deflorazione, andrebbe punito con l’ergastolo; ma anche le altre forme di violenze sessuali andrebbero punite adeguatamente. Quindi la richiesta di pene più gravi per le violenze sessuali, periodicamente avanzata dalle femministe, sarebbe apprezzabile soltanto nel caso che non siano le femministe stesse, o ad ogni modo le femmine, a provocare le suddette violenze con abbigliamenti e comportamenti (gesti, discorsi, ecc.) “seducenti”, cioè etimologicamente “che traggono a sé in disparte”.

In realtà la prima violenza sessuale è quella che commettono molte donne nei confronti degli uomini, quando esibiscono sfacciatamente le loro parti intime, pretendendo poi di non essere toccate dagli uomini stessi.

In ogni legislazione la provocazione è una notevole attenuante del reato. E sarebbe il caso che legislazione e giurisprudenza riconoscessero nell’ostentazione del corpo femminile il principale incentivo a deplorevoli comportamenti sessuali maschili e sancissero inequivocabilmente che chi non vuol essere toccata dai maschi dev’essere adeguatamente coperta: essa, quanto più si scopre, tanto più corre il rischio d’essere toccata. Allora le femmine spavaldamente provocanti capirebbero che se i maschi dovessero mettere le mani o altro addosso a loro e magari violentarle, non farebbero altro che approfittare d’una capricciosa offerta e assecondare un pressante invito (a fare ciò) proveniente dalle femmine stesse: il che renderebbe poco punibile l’atto di violenza da parte dei maschi, se non addirittura impunibile.

Bisogna tener conto che gli stranieri, anche attraverso i loro autorevoli mezzi di comunicazione, biasimano aspramente l’Italia per la spudoratezza femminile (nudità, oscenità, volgarità) che dilaga in televisione, in teatro, nella pubblicità, nei luoghi di lavoro e per le strade, e che la pone in cima alla classifica degli Stati che così sviliscono l’immagine della donna: e per giunta in Italia ciò avviene nonostante la contiguità con la sede della Chiesa Cattolica e col suo sommo pontefice.

In una lettera pubblicata nel giornale “Il Piave” di Conegliano (TV) di dicembre 2007 e intitolata “Vittime e vittimismo / Violenza alle donne” il veronese Gianni Toffali, fra l’altro, così scrive: “Sfidare con arroganza gli uomini a forza di ostentare il proprio corpo seminudo in tutti gli ambienti, e urlando contro chi osa allungare una mano su tanta ‘merce appetibile’ non è forse fare violenza? Invitare con tanta faciloneria a casa propria uno o più amici per passare qualche ora della notte a bere e a parlare di stupidità, non significa cacciarsi volutamente nei guai visto che notoriamente gli uomini non stanno semplicemente a guardare? Piantare in asso il marito, spesso per motivi pretestuosi, e portarsi via figli, casa, buona parte dello stipendio del marito che finisce in molti casi presso parenti pietosi o al dormitorio pubblico, non è forse fare violenza? Che dire poi dell’aborto? Una madre che, anziché accogliere con amore il bambino che porta in grembo, lo uccide, non è forse fare violenza? […] Quelle donne femministe che scendono in piazza a urlare indignate, dovrebbero fare un pubblico ‘mea culpa’ […]”

14. Cause della prostituzione di strada

E con tutta la spudoratezza femminile d’oggi poi ci si scandalizza se i maschi sempre più frequentemente ricorrono alle prostitute di strada, mentre, se non si volesse essere ipocriti bisognerebbe istituire e regolamentare i laboratori erotici al servizio di giovani e non più giovani così disinvoltamente “indotti in tentazione”!

Probabilmente da parte di coloro che si scagliano contro i clienti delle prostitute di strada non si tiene conto delle cause che spingono gli uomini a ricorrere così numerosi ad esse. Alcune di tali cause possono essere individuate nel fatto che per molti celibi s’allontana sempre più per vari motivi l’età del matrimonio, mentre per molti coniugati succede che le mogli senza più affiatamento e/o entusiasmo diventano frigide nei rapporti sessuali; oppure che, in seguito a certi grilli in testa, pur non separandosi, ad un certo punto addirittura rifiutano il debito coniugale, così spingendo i mariti nelle braccia d’altre donne o in deviazioni sessuali quali la sodomia, come accadde al famoso personaggio dantesco Iacopo Rusticucci (Inf. XVI 81), che a causa della ritrosia della moglie si diede alla sodomia e fu dannato all’inferno.

15. L’ossessione sessuale distorta e tormentosa

I coniugi psichiatri Richard & Bonney Schaub, i quali, seguendo la lezione del maestro Roberto Assagioli (Venezia 1888 - Firenze 1974), praticano una forma di psicoterapia dedotta da un’interpretazione della Divina Commedia in chiave psicologica, nel loro libro Il metodo Dante (Piemme, Casale Monferrato, 2004) mettono in evidenza che molte persone soffrono d’un’“ossessione sessuale distorta e tormentosa”: essi notano l’assurdità di quella pubblicità che invita ad essere seducenti ad ogni costo (con particolari acconciature, indumenti, profumi, telefonini, ecc.) e si chiedono che senso ha in questi casi la seduzione. In realtà, ferma restando una normale eleganza, la femmina che vuole sedurre ad ogni costo, cioè allettare i maschi col suscitare in loro concupiscenza e libidine (praticamente desiderio di congiungimento carnale), è vanitosa e sciocca provocatrice se alla resa dei conti non dà la disponibilità del suo corpo che la seduzione rappresenta, mentre è disonesta se la dà a chi non sia l’uomo della sua vita. Per i due autori, la lussuria è la dipendenza dal sesso; e Dante con l’allegoria del muro del fuoco che egli deve attraversare per incontrare di là la sua Beatrice (Purg. XXVII) vuol significare che i rapporti sessuali intimi, per un pieno benessere fisico e psichico, devono essere fatti soltanto per amore, e quindi ristretti alle coppie legate per la vita, e non estesi a tutti gli “assatanati del sesso” (pagg. 163-164). E si può aggiungere che alla femmina maliarda, sprigionante animalità, si contrappone la donna ideale, sprigionante umanità e grazia.

16. Il problema fondamentale dell’educazione sessuale

Perciò alla base di tutto resta il problema dell’educazione sessuale, che dev’essere non soltanto informazione anatomica e fisiologica, come ora si fa, ma anche educazione dei sentimenti. Se cessasse il bombardamento degli stimoli sessuali indotti dalla società (quella che poi vuole arrestare i clienti delle prostitute di strada) e se molte donne la smettessero di presentarsi come balocchi senza cervello e senz’anima, con una vera educazione sessuale e con la concreta prospettiva di formarsi presto una famiglia, i giovani potrebbero essere educati ad orientare le proprie pulsioni sessuali verso incontri d’anime, oltre che di corpi: non in passeggere avventure, ma in intrecci di vite, con chiari progetti di comune avvenire, per costituire e mantenere forti intese di sentimenti e di caratteri, consolidate dalle gioie della prole e capaci di durare per sempre. In sostanza ognuno dovrebbe concentrare su una sola persona il proprio sentimento e la propria passione d’amore. Com’è piacevole e a volte commovente vedere due giovani di sesso diverso incontrarsi e frequentarsi non per passare il tempo ma per svolgere un serio cammino di conoscenza e dedizione reciproca, fedeltà, condivisione e solidarietà: un cammino in cui l’amore sia davvero un voler bene, cioè un volere costantemente il bene della persona amata, e sia teso all’istituzione e al mantenimento d’una famiglia con figli, cioè d’un focolare domestico derivante da un legittimo matrimonio! In questi casi i giovani devono essere incoraggiati anche con provvedimenti legislativi ed economici che garantiscano l’acquisizione d’un’attività lavorativa adeguatamente retribuita e a tempo indeterminato, al fine della rapida costituzione di nuove famiglie.

Quanto poi alle cosiddette “unioni di fatto”, anzitutto è da rilevare che il sesso, maschile o femminile, è determinato dagli organi genitali in dotazione e come tale registrato all’anagrafe: infatti, per ragioni di certezza, fino ad alcuni anni fa, quando si nasceva in casa, i neonati dovevano essere portati ed esibiti agli ufficiali d’anagrafe per l’inequivocabile constatazione del sesso. Perciò affermare d’avere un sesso diverso da quello che risulta registrato all’anagrafe e assumere un nome personale di genere diverso da quello di competenza è arbitrario e potrebb’essere considerato un reato. A sua volta l’omosessualità è una diversità naturale che dev’essere sempre rispettata, purché non sia né strombazzata ai quattro venti né innalzata a bandiera ideologica né presa a pretesto per continue carnevalate. Tutto ciò premesso, appaiono assurdi non soltanto i “matrimoni” fra omosessuali, dato che il termine “matrimonio” implica il concetto di madre e quindi di donna, ma anche le semplici “legalizzazioni” di loro unioni. Tuttavia non è da escludere che due persone le quali per qualsiasi motivo decidono di vivere stabilmente insieme, ancorché non sposate, abbiano dallo Stato il riconoscimento di certi specifici diritti, magari nell’ambito del codice civile.

17. San Paolo e Giuseppe Mazzini su donna e famiglia

Certamente oggi, nell’epoca del sistema “usa e getta”, quando tutto si cambia e rinnova dopo poco tempo, è difficile fare durare per tutta la vita l’unione coniugale; e ogni tanto può venire la voglia di cambiare pure il coniuge, anche perché ora la donna rifiuta il ruolo che san Paolo nella Lettera ai Colossesi sembrava assegnarle duemila anni fa, e cioè d’essere sottomessa al marito: quasi dipendente, ancella o serva come purtroppo per molto tempo è stata considerata. Ma l’ammonimento di quel santo può essere valido ancor oggi se si tien conto del contesto, che è il seguente (traduzione della Conferenza Episcopale Italiana, III 18-21): “Donne! siate sottomesse ai vostri mariti, come conviene nel Signore. Mariti! amate le vostre donne e non siate indisponenti verso di loro. Figli! obbedite ai vostri genitori in tutto, perché è gradito nel Signore. Padri! non provocate i vostri figli, perché non si perdano di coraggio.”

In realtà san Paolo ha fissato i rapporti d’interdipendenza fra i coniugi e fra figli e genitori, delineando, con una serie d’obblighi reciproci, i tratti essenziali d’una famiglia duratura. Insomma, eccettuando i casi d’infedeltà o di sopravvenuta e insanabile incompatibilità, la famiglia può essere duratura, sempre che in tutti i componenti ci siano buona volontà e rispetto reciproco.

All’apostolo Paolo fa eco un altro apostolo, Giuseppe Mazzini, in una bellissima parte (VI) dei Doveri dell’uomo (libretto indirizzato agli operai) che riguarda proprio la famiglia e la donna. Già l’esordio è di quelli destinati a divenire sentenze: “La famiglia è la Patria del core. V’è un Angelo nella Famiglia che rende, con una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d’amore, il compimento dei doveri meno arido, i dolori meno amari.” Ecco delineato, dunque, un modello di donna che rimanda al focolare domestico e non si capisce come non possa esistere tuttora. E più avanti, in un celeberrimo passo che è necessario riportare nonostante la lunghezza, l’autore afferma: “L’Angelo della Famiglia è la Donna. Madre, sposa, sorella la Donna è la carezza della vita, la soavità dell’affetto diffusa sulle sue fatiche, un riflesso sull’individuo della Provvidenza amorevole che veglia sull’Umanità. Sono in essa tesori di dolcezza consolatrice che basta ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa è inoltre per ciascun di noi l’iniziatrice dell’avvenire. Il primo bacio materno insegna al bambino l’amore. Il primo santo bacio d’amica insegna all’uomo la speranza, la fede nella vita; e l’amore e la fede creano il desiderio del meglio, la potenza di raggiungerlo grado a grado, l’avvenire, insomma, il cui simbolo vivente è il bambino, legame tra noi e le generazioni future. Per essa, la Famiglia, col suo Mistero divino di riproduzione, accenna all’eternità. [...] Amate, rispettate la Donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali. Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna. - Come due rami che muovono distinti da uno stesso tronco, l’uomo e la donna muovono, varietà, da una base comune, che è l’umanità...; l’uomo e la donna hanno funzioni distinte nell’Umanità ma quelle funzioni sono sacre ugualmente, necessarie allo sviluppo comune, ambe rappresentazioni del Pensiero che Dio poneva, come anima, nell’Universo. Abbiate dunque la Donna siccome compagna e partecipe, non solamente delle vostre gioie o dei vostri dolori, ma delle vostre ispirazioni, dei vostri pensieri, dei vostri studi, e dei vostri tentativi di miglioramento sociale. Abbiatela uguale nella vostra vita civile e politica. Siate le due ali dell’anima umana verso l’ideale che dobbiamo raggiungere.”

18. Importanza formativa della scuola

Il citato passo del Mazzini è di tale importanza formativa che molti anni fa fu assegnato quale versione in latino agli esami di maturità, anche se i candidati s’imbarazzarono sulla traduzione della parola “angelo”, concetto tipicamente cristiano, non riscontrabile nella lingua latina classica.

Chi tradusse con angelus familiae trovò quest’espressione sottolineata in blu (errore grave), ma trovò il segno dell’errore grave anche chi tradusse con nuntius Dei in familia, perché la commissione pretendeva l’espressione minister familiae. Ora, esaminando le tre traduzioni e scartata subito la prima perché elementare, ecclesiastica e fuori luogo, l’espressione pretesa dalla commissione altro non significa che “amministratrice della famiglia, serva, subordinata”, posta in posizione d’inferiorità dall’avverbio minus che compone la parola minister. Invece la seconda, “messaggero di Dio nella famiglia”, era proprio la traduzione giusta, perché intendeva la donna come mediatrice fra Dio e l’uomo, in particolare per quanto riguarda i doni di bellezza e bontà, anche se chi la scrisse si prese un punto in meno.

Per questo non si capisce come attualmente non sia reso obbligatorio lo studio di questo brano mazziniano nella scuola, magari facendolo imparare a memoria come una volta, insieme con altri passi dello stesso autore. Purtroppo oggi non si fa imparare nulla a memoria: e ciò è un grave danno, perché tale esercizio non soltanto irrobustiva la mente, ma serviva a costituire dei validi punti di riferimento e condotta per la vita. Infatti, quello delineato dal Mazzini non è un modello temporaneo, ma un modello sicuramente sempre valido.

19. Indicazioni della Bibbia

Prima di concludere vale la pena di ricordare il contenuto didascalico d’alcuni libri della Bibbia.

Il Deuteronomio (XXII) tratta del valore della verginità e stabilisce la lapidazione per la donna trovata non vergine dal neo-sposo, per i concubini, per gli adulteri e per gli stupratori; i Proverbi danno una serie di consigli per la condotta della propria vita e nel brano finale (XXXI 10-31) definiscono la donna ideale, che risulta chiaramente quella saggia; il Cantico dei Cantici, sia pure con un certo realismo, delinea la sposa ideale e il tipo di rapporto uomo-donna; il citato Siracide o Ecclesiastico è una specie di galateo di buon comportamento e in vari passi parla anche di vestiario, ornamenti, banchetti, lusso, donna ideale, scelta del coniuge, ecc.

A sua volta Geremia (III 3) giudica fenomeno da prostituta il non arrossire, e quindi la sfrontatezza: “Tu hai avuto una fronte da prostituta, / hai rifiutato di arrossire”; e questa è una frase che si potrebbe dire a tante donne dei nostri giorni.

Infine nel Vangelo di Matteo (XVIII 6-7) Gesù lancia un anatema contro gli scandalizzatori e gli scandali: “Se poi qualcuno sarà di scandalo ad uno solo di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una macina di quelle fatte girare dagli asini e sia precipitato nel fondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! Infatti, se è inevitabile che avvengano scandali, guai però a quell’uomo per mezzo del quale avviene lo scandalo.”

E della Lettera di S. Paolo ai Colossesi s’è detto sopra.

20. Donna-balocco e Donna ideale, lupanare e focolare

Sarebbe importante che particolarmente i giovani (maschi e femmine), respingendo l’idea della donna-balocco, si convincessero della possibilità d’esistenza di questa Donna con la D maiuscola e la coltivassero come ideale raggiungibile: una Donna che si ritrova nelle religioni e culture principali e che, secondo i casi, nel cristianesimo ha nome Maria (madre di Gesù), nell’ebraismo Shechinah (nome femminile del Dio che nutre), nel buddismo cinese Kuan Yin (riscontro femminile di Budda). Insomma essa incarna e realizza quanto di divino c’è o potrebb’esserci nell’umanità. Una donna del genere, che nonostante tutto potrebb’esistere anche oggi, hanno delineato certi poeti: Dante Alighieri quando esaltava Beatrice, Francesco Petrarca quando vagheggiava Laura, Giacomo Leopardi quando cantava Silvia e Nerina, Giosue Carducci quando trattava d’“eterno femminino” e, per restare in tempi più recenti, Nicola Napolitano quando scriveva le prose poetiche del suo volume Disegnare il tuo nome (2004), ecc. Perciò i giovani dei due sessi, ancorché in materia religiosa non praticanti o non credenti, dovrebbero nell’ambito delle possibilità perseguire tale ideale, che poi è un altissimo valore, per contribuire non soltanto alla perpetuazione della specie, ma anche all’instaurazione d’incontri d’anime comportanti solidi vincoli fra sé stessi (famiglia) e con gli altri (società). Insomma, secondo l’ordine naturale delle cose, soltanto in questa prospettiva andrebbero cercate e fruite le bellezze e le gioie del sesso, perché al lupanare va contrapposto il focolare.

Ed è questo l’auspicio conclusivo di queste riflessioni, in cui sostanzialmente sono espresse note di filosofia morale.

° ° °

Precedenti bibliografici

• Carmelo Ciccia, Il problema dell’infanzia: il cinema, “Eco di San Domenico”, Palermo, genn. 1955.

• idem, Il problema dell’infanzia: la stampa, ibidem, febbr. 1955.

• idem, Il problema dell’infanzia: l’ambiente, ibidem, apr. 1955.

• idem, Azione corrosiva della televisione, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò (CT), 30.XI.1988.

• idem, Il degrado morale dell’Italia, ibidem, 15.V.1993.

• idem, Prostituzione e pedofilia, “Silarus”, Battipaglia (SA), mag.-ag. 1998.

• idem, Sempre più numerosi i figli che uccidono i genitori / Verso una nuova barbarie?, “Il corriere di Roma”, Roma, 15.IV.2001.

• idem, Sulle orme di Dante e altri autori, “Ricerche”, Catania, ag.-dic. 2005.

• Carmelus Ciccia, De magno meretricio, “Latinitas”, Città del Vaticano, marzo 2003 (in lingua latina).


Note


[1] Questo versetto si può leggere nelle versioni della Bibbia anteriori all’attuale, nella quale invece è stato dalla Chiesa Cattolica eliminato, come parecchi altri.


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