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Carmelo Ciccia

I cognomi di Paternò

oltre 2000 cognomi di Sicilia e d’altrove
Significato - Etimologia - Attestazione

1a ediz. 1987
Assoc. Turist. Pro Paternò - Paternò

2a ediz. 2004
Centro di Ricerca Economica e Scientifica - Catania

3a ediz. 2014
Testo revisionato per Literary.it - Padova


A - D


E - O


P - Z


Bibliografia
e note

Presentazione

La presente monografia analitica sui cognomi di Paternò e di Sicilia, così approfondita e ricca di lemmi, elaborata con grande attenzione da Carmelo Ciccia, mi è apparsa — di primo acchito — come opera da inserire senza esitazioni nella rosa delle edizioni del C.R.E.S.

Nelle intenzioni del Centro, essa rappresenta il regalo di fine d'Anno ai Soci ed ai sempre piú numerosi lettori.

L'interesse dell'opera è del tutto evidente, perché nella remota sorgente dei cognomi è racchiusa buona parte della storia degli uomini e dei luoghi, e ciò non può che sollecitare la nostra voglia di conoscenza e la nostra attenzione.

Dell'importanza attribuita agli antroponimi, offre certamente una buona testimonianza 1'antico adagio latino nomen omen, stabilendo un'evidente relazione tra il nome e le peculiarità soggettive di chi lo porta.

Omen ha significati polivalenti: oltre a presagio, può corrispondere a segno, a condizione, o a patto. Per cui si riteneva che dal nome potesse definirsi, oltre che un'impronta caratteriale, l'appartenenza etnica o geografica del ceppo familiare in osservazione, il suo mestiere, il ruolo storico, la sua collocazione per censo.

Credo, altresì, che non si possa ignorare l'attenzione posta da Marco Tullio Cicerone sul valore del cognome, sia pure in senso giuridico: Nomen est quod unicuique personae datur, quo suo quaeque proprio et certo vocabulo appellatur. Vale a dire, il nome è ciò che si dà a ciascuna persona, per cui ognuna è chiamata con la sua definita e propria parola. E, piú avanti nel tempo, ritrovo Dante nel dare una funzione eloquente al nome, per descrivere una delle fasi di decadenza della sua Firenze:

"...Sovra la porta ch'al presente è carca,
di nova fellonia di tanto peso
che tosto fia iattura della barca,
erano i Ravignani, ond'è disceso
il conte Guido e qualunque del nome
dell'alto Bellincione ha poscia preso..."

(La Divina Commedia-Paradiso, XVI, 94 )

Nel concludere le mie brevi riflessioni sul ruolo importante del nome nel consorzio civile, non posso omettere la citazione dell'articolo 22 della Costituzione, che sancisce il fondamentale diritto al nome, e degli articoli 6 e 9 del vigente Codice civile, che tutelano l'appartenenza non solo al nome, ma anche allo pseudonimo.

A Carmelo Ciccia, oltre all'apprezzamento della paziente opera di ricerca e di elaborazione, un grazie.

Giancosimo Rizzo
Direttore editoriale
del Centro di Ricerca Economica e Scientifica
Catania

° ° °

Prefazione

Molto opportuna è questa riedizione dei Cognomi di Paternò, opera del prof. Carmelo Ciccia, studioso siciliano (ma residente da tempo nel Veneto) che, tra l'altro, è un buon latinista, collaboratore della nota rivista specialistica "Latinitas".

Rispetto alla prima edizione (I cognomi di Paternò, oltre 1.700 cognomi siciliani) del 1987, si notano ora numerose aggiunte e correzioni, non soltanto per il numero dei lemmi, ma anche per una migliore impostazione del volume e per una elaborazione approfondita e una bibliografia assai piú ricca.

Assai pregevole è l'Introduzione con dati anche statistici circa la frequenza dei tipi cognominali della zona. Vi figura Paternò, che viene ovviamente dal nome della ridente cittadina catanese. Qui l'A. giustamente si sofferma ad elencare le varie spiegazioni etimologiche proposte da tanti studiosi (ma in buona parte dilettanti) per il toponimo, che fu preceduto — pare — da Hybla Magna Geleatide secondo numerosi autori che sostengono tale corrispondenza (o altre nelle vicinanze). Per l'etimo ritengo sempre verosimile o sicura la spiegazione dal lat. paternum (praedium), cioè 'la proprietà terriera ereditata dal padre'. Tale tipo toponimico si ripete in molte regioni e trova un parallelo, secondo noi, in Maderno (Brescia) a. 958 e 969 Materno 'fondo ereditato dalla madre'. Così D. Olivieri, Diz. Top. Lombardo 316. Quanto all'accento spostato sull'ultima sillaba mi pare corretto seguire G. Alessio (1947) che pensa al tramite bizantino, paternò, come in altri toponimi meridionali. Paradigmatico è Adernò/Adrano (e tanti altri); esso è attestato in arabo come adarnú (Edrisi). Si veda per tali toponimi ad es. G. Rohlfs, Lex. Gr. Italiae Inf. 40 e Gramm. Stor. It. III, 421, ove si citano vari esempi di nomi locali in ò, da -anum (Cagnanò da Canius, Magnanò da Mannius, ecc.).

L'A. ha anche l'occasione di spiegare il suo cognome, tipico per la città. Esso si confonde con la voce cìccia 'carne', 'grasso' e può ingenerare confusione in un comune lettore (questa invece è di origine elementare infantile: v. DEI II925). Basta infatti il richiamo al parallelo maschile Ciccio, assai piú comune, per comprendere come l'antroponimo sia la riduzione dialettale e infantile di Francesca. Qui non si può citare una filiera fonetica precisa poiché tale adattamento è frequente nelle trasformazioni del linguaggio infantile (v. Rohlfs, Gramm. Stor. It. III 450).

Scorrendo l'elenco dei numerosissimi cognomi registrati e studiati nel volume, si comprende subito gli strati linguistici che vi stanno alla base; essi sono assai vari e corrispondono in gran parte alla formazione dei dialetti siciliani, che occupano un posto particolare nell'Italia meridionale anche per la storia politica dell'isola. Oltre al (neo)latino, vi compare assai ricco il filone greco, bizantino, e non vi manca l'arabo, lo spagnolo, il normanno francese, il catalano e pochi esempi derivati dalle colonie albanesi, veramente rari.

Come è ben noto — e lo sottolinea anche il Ciccia — le spiegazioni dell'antroponimia cognominale sono spesso assai complesse ed incerte. Non meraviglia pertanto se l'A. prospetta a volte varie soluzioni interpretative: ciò soprattutto in mancanza di adeguate attestazioni relativamente antiche. Non sono assenti del resto tanti cognomi introdotti in epoca assai recente e anche nettamente alloglotti. Ma ciò che riesce assai arduo al glottologo che interpreta anche per la storia semantica il nome proprio, oltre alla rarità di alcuni nomi, è soprattutto di poter indicare le occasioni che hanno determinato l'assunzione della denominazione; a volte con forme plausibili, ma anche con denotazioni negative ed offensive. È qui sempre improbabile o poco chiara una spiegazione dei moventi o dei particolari che hanno determinato l'assunzione di un nomignolo che si trasforma, attraverso un soprannome di famiglia, in una forma tramandata e ormai fissata nella tradizione della antroponimia locale. Piú semplice è la spiegazione quando i cognomi alludono a toponimi locali, di cui l'elenco del Ciccia è assai ampio. In tale evenienza, pur essendo anche il toponimo di etimologia incerta, si riesce in tal caso a coprire per lo meno un margine della significazione anche senza conoscere una sicura motivazione in varie occorrenze.

Nel volume è poi una novità, nella redazione dei numerosi lem­mi, l'aver richiamato vari personaggi (piú o meno noti, ma quasi sempre originali dell'area indagata o della Sicilia) che portano tali nomi.

Ci felicitiamo con l'A. che ha raccolto ed esplorato, con tanto interesse e competenza, i cognomi di una cittadina a lui (ivi nativo) ben conosciuta anche per i cognomi dei suoi abitanti.

(Padova, Gennaio 2003)

Giovan Battista Pellegrini
Dipartimento di Linguistica
dell’Università di Padova

° ° °

Introduzione
alla 2a edizione

Il libro I cognomi di Paternò, oltre 1.700 cognomi siciliani, edito nel lontano 1987, ha avuto il merito d’essere stato — se non il primo — fra i primi del genere in Italia a riguardare un solo comune italiano, tanto che da esso hanno preso le mosse e su d’esso sono stati modellati certi repertori similari d’altri autori: i pochi repertori di cognomi precedentemente pubblicati riguardavano per lo piú tutta l’Italia o qualche sua regione. Però esso aveva vari difetti: anzitutto non poteva usufruire della bibliografia e dei mezzi informatici oggi esistenti; e poi obiettivamente presentava certe ipotesi etimologiche non piú sostenibili, nonché varie sviste tipografiche e personali, anche gravi, in parte corrette nell’Errata-corrige, che però non tutti i lettori hanno potuto acquisire.

Si è reso quindi necessario un lavoro di revisione e aggiornamento, che ha portato non solo all’aumento del numero dei cognomi, ma anche a quello dei personaggi citati e delle attestazioni, che nella prima edizione erano pochissime. Inoltre sono state rese piú vicine all’espressione fonica la traslitterazione e l’accentazione dei termini greci.

Altra novità in questa nuova edizione è la menzione delle famiglie nobili. È vero che, ai sensi della XIV disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione, i titoli nobiliari non sono riconosciuti; ma, sebbene una semplice citazione possa apparire anacronistica o addirittura ridicola, ritenendosi oggi giustamente (come fece a suo tempo Dante) che la vera nobiltà sia quella dell’animo e non quella del casato, tuttavia per completezza d’informazione e dato il ruolo — positivo o negativo — svolto dalla nobiltà in certe vicende storiche, qui sono menzionate oltre 150 famiglie già ufficialmente considerate nobili perché già iscritte nel Libro d’Oro della nobiltà italiana, nell’Elenco regionale siciliano, nell’Elenco ufficiale nobiliare italiano, nella Mastra delle nobili famiglie patornesi [1] o in altri documenti, di cui è sempre indicata la fonte, presso la quale poi si possono trovare tutti i titoli, a volte numerosi, dei singoli casati. È bene far presente che veniva considerata nobile una famiglia di cui almeno un componente fosse insignito d’un titolo ufficiale. Il Savasta nella sua opera riferisce che il primo principe di Paternò, Francesco Moncada, nella seconda metà del sec. XVI decise di fissare la propria residenza a Paternò anche per il fatto che in tale città vi erano numerose famiglie nobili; ma al contrario, fra i motivi della richiesta di riscatto della città dalla signoria dei Moncada per la riduzione al demanio, veniva addotta l’esistenza di molte famiglie nobili, di cui si forniva un elenco. Il Savasta stesso tuttavia precisa che le famiglie nobili di Paternò non erano soltanto quelle da lui elencate (e in questo lavoro menzionate), ma probabilmente ve n’erano altre ancora. [2]

Ad ogni modo, l’impostazione generale del lavoro rimane identica: ad esempio, si sono mantenuti criterio e sistema (poi adottati anche da qualche altro autore) d’indicare quando possibile alcuni personaggi che portano un dato cognome e nelle citazioni delle fonti si è mantenuta solo l’indicazione dell’autore (senz’aggiunta dell’opera e sua pagina), dato il carattere divulgativo.

Infine sono stati corretti vari errori, anche se si sa che nei lavori a stampa il refuso è sempre in agguato.

Detto questo, si può passare a ripetere i concetti essenziali dell’introduzione alla prima edizione, ovviamente essi stessi revisionati.

Come si sa, i cognomi in Italia nacquero intorno al Mille, derivando o da caratteristiche fisiche della persona o dall’attività esercitata o dal luogo di provenienza o dal nome d’uno dei genitori o dalla famiglia d’appartenenza o da altre circostanze come un’abbreviazione o un vezzeggiativo familiare e popolaresco (ipocorístico).

A Paternò nel sec. XVII erano attestati molti dei cognomi ancor oggi esistenti, quelli che hanno dato il tipico volto all’onomastica cittadina, anche se con qualche leggera differenza formale (ad esempio: Cursaru-Cursaro-Corsaro, Niculosu-Niculoso-Nicoloso/i, ecc.). Naturalmente ci riferiamo ai cognomi tipici e tradizionali di Paternò, dai quali è partita quest’indagine che poi è arrivata a tutti i cognomi della città.

Un esame di questi cognomi ci dà l’idea delle varie lingue e nazioni a cui sono attinti, delle varie attività lavorative, dell’elevatezza o dell’umiltà della loro origine, d’antiche cariche, di vecchi oggetti, d’antiche contrade, di storia, tradizioni e leggende... Un mondo fantasmagorico in gran parte sommerso e che attraverso lo studio riemerge come una favola suggestiva...

Le lingue di derivazione sono per lo piú il greco, il latino, l’arabo e lo spagnolo, ma non mancano il francese, il tedesco e altre lingue. Il greco fu la lingua della Sicilia Orientale anche durante la dominazione romana; e questo spiega il fatto che alcuni cognomi d’origine greca sopravvivono ancor oggi pressoché immutati: Aricò, Calí, Chísari, Ciràvolo, Magrí, Pirro, Sotera, ecc. Dell’altra lingua-base, il latino, ricordiamo: Castro, Manno, Pagano, Pulvirenti, Sinatra. L’arabo, o direttamente o attraverso lo spagnolo, s’è infiltrato nei cognomi e nella lingua quotidiana, oltre che nella toponomastica; qui basta ricordare alcuni cognomi tipici come Garraffo, Garufi, Moràbito, Zizzetta. Dello spagnolo ricordiamo Garsía o Garzía, Martínez, Moncada, Vàsquez; del francese, Giuffrida e Perri; del tedesco, Asmondo-Asmundo.

Quanto alle attività lavorative c’è tutta una serie di cognomi terminanti in -aro (Carbonaro, Cavallaro, Finocchiaro, Pignataro, ecc.) e un’altra in -eri (Camilleri, Palminteri, Pannitteri, Scuderi, Spitaleri, ecc.).

I potenti e quelli che abitavano presso di loro o gli somigliavano erano: Conti, Duca, Marchese; gli umili: Di Dio, D’Ignoti, Diolosà, Trovato e simili.

Antiche cariche indicavano Baglío, Cònsoli-Cúnsolo, Iurato, Lo Giudice; mentre vecchi oggetti indicavano Chiantello, Coppone, Garozzo, Panarello, Scuto, Pignatelli.

Dall’epoca carolingia o dal suo mito ci provengono Oliveri, Orlando, Rinaldi, Ronsi(s)valle, Ruggeri e varianti. Al riguardo avvertiamo che molti cognomi erano nomi personali esprimenti un augurio o caratteristiche fisiche o devozione a qualche santo o ammirazione per qualche eroe: il loro passaggio a cognomi è in funzione patronimica o matronimica.

I cognomi a forma di nomi o aggettivi maschili plurali generalmente sono settentrionali, a meno che non siano dialettali siciliani: Rossi e Neri sono preferibilmente settentrionali, Barresi e Ferrisi sono siciliani. In casi piú dotti la desinenza i può essere un residuo di genitivo latino patronimico, secondo un uso attestato nella tarda latinità: ad es. cognome Angeli = latino filius Angeli = “(figlio) d’Angelo”. Infatti molti sono i cognomi patronimici (Di Mauro, Di Stefano e simili) o matronimici (Di Franca, Di Maria e simili).

I cognomi terminanti in -esi e -isi sono ètnici, cioè derivati dalla località di provenienza: Barresi, Ferrisi, Luggisi, Ortisi, Ragonesi, Scalisi, Torrisi, ecc.

Parecchi cognomi indicano caratteristiche fisiche: Benfatto, Grasso, La Manna, La Russa, Lo Grande, Longo, Magrí, Manno, Neri, Pinto, Rizzo, Russo, ecc.; mentre altri sono ispirati agli animali: Coniglio, Conigliello, Gallone, Gatto, Grillo, Palumbo, Urso, Ursino, Vitellino, ecc. Questi ultimi o sono nati dalla casualità (scelta estemporanea di chi impone i cognomi ai trovatelli) o indicano delle somiglianze; ad esempio, “agile, vispo e canterino come un grillo”.

I cognomi formati da un articolo determinativo seguito da un aggettivo o nome indicano o caratteristica personale o contiguità/appartenenza a congiunti con quella caratteristica: ad es. Lo Grande può intendersi come “Il grande” o come “quello (figlio, nipote, ecc.) del grande”.

Alcuni sono di significato intuitivo, e non occorrerebbe soffermarcisi (Castelli, Corsaro, Prezzavento, Santangelo, Sapienza, Uccellatore, Verde, Viola, Amato, Buonocore, Fiorito, Fusto, Sorbello, Bonaventura, Forte, Signorello/i, ecc.); come pure quelli derivati dai toponimi Paternò, Catania, Messina, Milazzo, Nicolosi, Randazzo, ecc.), che possono indicare nobili casati, ma piú spesso trovatelli, o essere semplicemente degli etnici a volte — ma non sempre — riferiti ad ebrei.

Quanto all’evoluzione delle forme occorre notare che a Paternò, come del resto in quasi tutto il Meridione d’Italia, è stato sempre sentito il bisogno di conformare la propria lingua a quella italiana. Si è avuto quindi un processo continuo d’evoluzione linguistica in questo senso.

In questo lavoro figurano oltre 2000 cognomi di Paternò, con a fianco — ove possibile — la forma italiana d’oggi, il significato, l’etimologia, la lingua di derivazione o appartenenza, le attestazioni, i personaggi che hanno portato o portano quel cognome, la frequenza a Paternò, in Sicilia e in Italia. Con le immigrazioni è aumentato notevolmente il numero dei cognomi di Paternò; ed è evidente perciò che, sia per le immigrazioni sia per le emigrazioni, parecchi d’essi sono diffusi anche fuori Paternò, per lo piú in area siciliana o meridionale.

È ovvio che nessuno dovrà risentirsi se del suo cognome viene data una spiegazione sgradevole, avendo questo studio uno scopo esclusivamente filologico.

E questo studio — diciamolo pure — non è stato né semplice né di breve durata: esame di saggi e documenti vari, lettura di dizionari di nomi e di cognomi, consultazione d’enciclopedie e di vocabolari di varie lingue, nonché ricordi personali della propria lontana infanzia, hanno costituito l’assillo di molti anni, senza che il lavoro possa dirsi completo e sicuro: infatti d’alcuni cognomi l’origine e il significato continuano a restare oscuri.

È bene tener presente che in questo genere di lavori, nonostante tutta la buona volontà e il tempo impiegato nelle ricerche, le spiegazioni non sempre sono matematicamente sicure e quindi è difficile conseguire completezza, certezza e perfezione. Anche qui ci saranno delle dimenticanze e degli errori, in parte dovuti alla limitatezza delle risorse e alla lontananza. Qui ci sono i cognomi della toponomastica cittadina e gli altri che hanno una radicata tradizione a Paternò. Notevole importanza è data ai cognomi che figurano nella toponomastica, qui contrassegnati col segno particolare <>, perché essi appartengono a famiglie cospicue o per antichità o per qualità e rinomanza o per condizioni economiche elevate o per consistenza numerica. In genere il toponimo si riferisce al luogo in cui tali famiglie avevano case e palazzi e abitavano.

Quali sono i cognomi piú diffusi? Grazie ai nuovi mezzi informatici, oggi si possono fornire le classifiche dei trenta cognomi che nel 2000 risultavano piú diffusi rispettivamente a Paternò, in Sicilia e in Italia (fonte: CD Pagine bianche on disc, 2^ edizione, SEAT, Torino, 2000 e allegati volumi Cognomi italiani del Caffarelli). Si tratta, ovviamente, di cognomi tipici, per i quali viene indicato fra parentesi il numero d’occorrenze. Ad evitare equivoci, si precisa che l’elenco riguarda i cognomi degli abbonati al telefono ancorché si trovino in seconda o terza posizione nella riga della ragione sociale: ad esempio, fra le occorrenze dei Fallica è conteggiata anche la Borzí Fallica (già conteggiata anche fra quelle dei Borzí), fra le occorrenze dei Caruso è conteggiata anche la Agenzia Caruso e fra le occorrenze dei Fiorito è conteggiata anche la Agenzia [...] di Fiorito.

A Paternò

1° Caruso (194)
2° Rapisarda (187)
3° Virgillito (179)
4° Russo (149)
5° Messina (147)
6° Sinatra (145)
7° Di Stefano £/Distefano (139)
8° Parisi (130)
9° Fallica (124)
10° Asero (122)
11° Borzí(121)
12° Laudani (121)
13° Cunsolo (120)
14° Palumbo (106)
15° Nicolosi (98)

16° Pappalardo (95)
17° Paternò (92)
18° Longo (91)
19° Costa (89)
20° Randazzo (89)
21° Anicito (84)
22° Giuffrida (82)
22° Ventura (82)
24° Corsaro (79)
25° Tomasello (79)
26° Ciccia (78)
27° Sambataro (77)
28° Strano (77)
29° Peci (75)
30° Spampinato (70)

Qui va rilevato che il numero d’occorrenze di ciascun cognome è diminuito rispetto alla prima edizione del suddetto CD Pagine bianche: il calo verificatosi in appena sei mesi di distanza fra la 1^ e la 2^ edizione è dovuto probabilmente alla rapida diffusione dei telefoni cellulari che ha portato alla disdetta di numerosi abbonamenti alla Telecom. Inoltre, data la repentinità dei cambiamenti, nella 3^ edizione del suddetto CD Pagine Bianche (2001) il primato per Paternò è attribuito a Rapisarda, ma nelle Pagine Bianche d’Internet (motore di ricerca “Virgilio”) aggiornate all’1.II.2002, il primato ritorna a Caruso, che lo detiene anche nel sito d’Internet sicilia.indettaglio.it .

In Sicilia

1° Russo (9.325)
2° Messina (7.286)
3° Lombardo (6.031)
4° Caruso (5.991)
5° Marino (5.572)
6° Rizzo (4.929)
7° Grasso (4.173)
8° Greco (4119)
9° Romano (4.103)
10° Di Stefano (3.876)
11° Amato (3.848)
12° Costa (3.465)
13° Parisi (3.404)
14° Puglisi (3.225)
15° La Rosa (3.223)

16° Bruno (3.169)
17° Vitale (3.154)
18° Arena (3.048)
19° Pappalardo (2.800)
20° Catalano (2.782)
21° D’Angelo (2.705)
22° Randazzo (2.680)
23° D’Amico (2.665)
24° Giordano (2.603)
25° Ferrara (2.580)
26° Valenti (2.552)
27° Trovato (2.540)
28° Longo (2.525)
29° Giuffrida (2.513)
30° Barone (2.479)

In Italia

1° Rossi (68.365)
2° Russo (47.941)
3° Ferrari (39.392)
4° Esposito (34.463)
5° Bianchi (28.401)
6° Romano (26.365)
7° Colombo (26.053)
8° Ricci (22.391)
9° Marino (20.304)
10° Greco (20.253)
11° Bruno (20.138)
12° Gallo (19.631)
13° Conti (19.306)
14° De Luca (19.125)
15° Costa (18.865)

16° Giordano (18.626)
17° Mancini (18.453)
18° Rizzo (18.213)
19° Lombardi (16.993)
20° Moretti (15.847)
21° Barbieri (15.793)
22° Fontana (15.755)
23° Caruso (15.025)
24° Mariani (14.788)
25° Ferrara (14.693)
26° Santoro (14.585)
27° Rinaldi (14.457)
28° Leone (13.911)
29° Galli (13.780)
30° Longo (13.748)

E inoltre: 38° Messina (12.293), 50° Parisi (11.500), 60° Palumbo (10.720), 85° Di Stefano (9.053), 138° Arena (7.0 Ï48).

A questo punto, guardando le statistiche, viene spontanea una considerazione: praticamente in fatto di cognomi l’Italia è la nazione dei rossi, perché nella motivazione della denominazione è stato dominante il colore rosso. Il 1° Rossi e il 2° Russo sono portati complessivamente da 116.306 famiglie, distanziando di gran lunga il 3° Ferrari che ha solo 39.392 famiglie; e ai moltissimi Rossi e Russo s’aggiungono i loro molti alterati, composti e derivati, che rimandano alla stessa motivazione.

Infine vari cognomi di Paternò sono diffusi anche all’estero. Ad esempio, il cognome Ciccia nel 2003 è presente (con il numero di famiglie risultante in Internet e qui indicato fra parentesi) nei seguenti Stati: Svizzera (8), Germania (23), Francia (38), Inghilterra (1), Belgio (9), Danimarca (2), Lussemburgo (3), Canadà (79), Stati Uniti d’America (64), Perú (14), Uruguay (15), Argentina (72), Australia (35).

Dato il raggio dei cognomi qui presi in esame, raggio che va ben al di là della sola e semplice città di Paternò, questo lavoro potrà essere utile, oltre che ai cittadini di Paternò, a quelli della provincia di Catania, ai siciliani e ai meridionali in generale, ma anche a chi, pur non essendo meridionale, è o è stato in contatto con meridionali per lavoro o altro motivo, e ovviamente a chi ama la lettura, lo studio e la cultura.

A conclusione di questa parte — considerato che il Medioevo è ormai remoto e che le esigenze e gli stili di vita oggi sono molto mutati e in continua evoluzione — sembra opportuno sollecitare dai legislatori una maggiore facilità di cambiamento del proprio cognome: poiché questo lo si eredita così com’è, va portato per tutta la vita e caratterizza la persona nel bene e nel male, potendo influire sulla sua sorte, forse è il caso di rendere piú facilmente ritoccabile se non interamente sostituibile la sua forma, secondo le scelte dei genitori e degli stessi interessati ove abbiano compiuto la maggiore età. E ciò dovrebbe valere anche per il nome personale.

Inoltre un rilievo va fatto relativamente alle denominazioni con piú parole. Spesso il cognome italiano è formato da piú parole: e in tali casi a volte non è chiaro se qualche parola sia cognome o nome. Ad es. in Rosa Dalla Bianca non è chiaro se il cognome sia Rosa, Rosa Dalla, Dalla Bianca o Bianca; e in Rosa Bianca Marina non è chiaro se il cognome sia Rosa, Rosa Bianca, Bianca Marina o Marina. Sarebbe opportuno, allora, che fra una parola e l’altra del cognome s’inserisse un trattino; e ciò dovrebbe valere anche per i nomi personali, i toponimi, gl’idronimi e gli oronimi, pressappoco come avviene in Francia (ad es. in Aix-en-Provence, Cateau-Cambrésis, Saint-Eloi il trattino unisce i vari elementi della denominazione, rendendo inequivocabile l’estensione dell’unità nominale).

Se un giorno s’arriverà ad una regolamentazione ufficiale della lingua italiana per renderla chiara, logica e coerente, i cognomi suddetti diventeranno chiari scrivendo Rosa-Dalla, Dalla-Bianca, Rosa-Bianca e Bianca-Marina. Così Di Pietro diventerebbe Di-Pietro, Ida Giulia diventerebbe Ida-Giulia, Castiglione delle Stiviere diventerebbe Castiglione-delle-Stiviere. E ne guadagnerebbe sempre la chiarezza.

Per evitare equivoci si potrebbe anche stabilire di scrivere il cognome sempre in stampatello, e in ogni caso di segnare sempre l’accento tonico su cognomi e toponimi non piani. Ad es. la grafia Rosa-Bianca MARINA indica inequivocabilmente che il cognome è MARINA; e nel caso dei toponimi Sàrmede (TV) e Tèrmoli (CB) i segnaccenti eviterebbero ridicole pronunce piane, dato che chi non è del posto potrebbe non conoscerne le caratteristiche: anzi tale grafia dovrebbe essere obbligatoria anzitutto nei segnali stradali, rivolti proprio a chi del posto non è, nonché in atlanti, dizionari ed enciclopedie. Parimenti per Anícito grazie all’accento segnato sulla í tutti sapranno pronunciare correttamente il cognome, evitando imbarazzanti errori.

Qui non resta che auspicare queste soluzioni. E in attesa della legislazione che forse non ci sarà, ogni interessato potrebbe cominciare per conto suo ad usare tali criteri nell’interesse suo stesso.

° ° °

La città di Paternò (il titolo di città le spetta per decreto del Presidente della Repubblica) si trova a km 18 a nord-ovest da Catania, alla cui provincia appartiene. Dista km 20 dal mare e si trova ad un’altitudine media di m 225, sui primi declivi dell’Etna. Fino a qualche anno fa il suo territorio andava dalla piana di Catania al cratere centrale dell’Etna e comprendeva la frazione di Ragalna: con l’istituzione del comune di Ragalna, Paternò ha perso tutta la sua parte di montagna e ha diminuito i suoi abitanti, che attualmente si aggirano sui 48.000. L’etnico di Paternò è in dialetto paturnisi, in italiano antico patornese e in italiano d’oggi paternese.

Alcuni identificano Paternò con una delle antiche Ible siciliane, la Maggiore o la Geleatide, altri con Inessa-Etna. Inessa è citata piú volte dagli storici antichi Tucidide, Diodoro e Strabone. Ibla è citata infinite volte nella letteratura greca, latina ed italiana, nonché in una lapide funeraria trovata a Catania nel 1730 e conservata al Louvre e in una composizione latina detta Pervigilium Veneris, un inno a Venere Genitrice composto da un autore ignoto, risalente ai primi secoli d. C.[3]

Circa l’ubicazione d’Ibla e la sua identificazione con Paternò, è bene avere dei riscontri. Nel libro La guerra del Peloponneso di Tucidide a cura di Luigi Annibaletto (Mondadori, Milano, 1952) una cartina geografica presenta Ibla Geleatide come primo centro incontrato risalendo il Simeto dalla foce lungo la riva sinistra, praticamente in corrispondenza dell’attuale città di Paternò, mentre il secondo centro incontrato risulta Etna in corrispondenza dell’attuale Biancavilla, cioè Inessa che poi fu chiamata Etna, e il terzo centro è Adrano. La stessa cosa fa l’Atlante storico mondiale De Agostini (1986) nella tavola IV dell’Italia Romana. Anche l’enciclopedia Treccani, voce “Sicilia” di Biagio Pace, presenta Hybla Magna (Galeatis) in corrispondenza di Paternò. È chiara così la geografia delle corrispondenze: Ibla Geleatide = Paternò, Inessa-Etna = Biancavilla. Invece dalla Tabula Peutingeriana (primi secc. d. C.) e dall’Itinerarium Antonini (sec. II) non risulta chiara l’ubicazione dell’unica Ibla che vi figura: il che ha scatenato una lotta per l’appropriazione del toponimo.

Attraverso i secoli hanno identificato Ibla Maggiore o Geleatide con Paternò, fra gli altri: Filippo Cluver detto Cluverio, Giovan Battista Nicolosi (che aggiunse al suo nome la precisazione “Hyblensis”), Ignazio Paternò Castello principe di Biscari, il prevosto paternese Celestino, Gabriele Castello di Torremuzza, Wolfgang Goethe, Francesco Onorato Colonna, il Lexicon Forcellini-Perin, Vito Maria Amico, Adolfo Holm, Theodor Mommsen, Paolo Orsi, Emanuele Ciaceri, la Paulys Real enciclopedia tedesca, Biagio Pace e l’enciclopedia Treccani alle voci “Paternò” e “Sicilia”, Santo Mazzarino, Italo Mariotti, Santi Correnti, Francesco Sinatra, Natale e Barbaro Rapisarda, il lessico Lübker, i vocabolari greci Rocci, La Magna-Annaratone e Bailly, Eugenio Zamboni, Giovan Battista Pellegrini e, pur con qualche oscillazione, Barbarino Conti. Invece William Sharp identifica Paternò con Ibla Minore.

Con una certa differenziazione dai precedenti Placido Bellia ha sostenuto che Paternò prima fosse Ibla e prima ancora Inessa-Etna, quindi con la seguente successione di toponimi relativi alla stessa località: Inessa > Etna > Ibla > Paternò. In questo caso Ibla sarebbe stato un soprannome d’Inessa-Etna significante fertilità, dato che a quell’epoca veniva dato il nome Ibla a tutti i luoghi fertili. Prima di lui, però, Jean Houel aveva collocato Inessa-Etna-Ibla fra Paternò e S. Maria di Licodia.

Ad identificare Paternò con Inessa-Etna sono stati fra gli altri: Bernardo Monsecato Barresi, Gregorio Alessi, Gaetano Savasta, Francesco Paternò Castello di Càrcaci e Salvatore Borzí. Tuttavia il Savasta, prima dell’identificazione con Inessa-Etna, l’aveva identificata con Ibla, scrivendo: “Paternò, l’Ibla dolce del miele e dei poeti”. E — come si vede — la tesi piú accolta è quella di Ibla = Paternò, senza precedente legame con Inessa-Etna, anche se Angelino Cunsolo, quasi per tagliare la testa al toro e accordare i due principali gruppi di proponenti ha ipotizzato che Ibla e Inessa-Etna fossero due città congiunte, aventi in comune l’attuale collina di Paternò, usata come roccaforte di difesa.

Infatti Ibla sembra essersi trovata sulla collina di Paternò (acropoli) e sul versante meridionale della stessa, verso il Simeto; ma sono state ipotizzate altre ubicazioni nelle contrade Acquarossa, Civita, Pòira e Salinelle, a Motta S. Anastasia e a Gela.

Abbiamo visto che il termine siculo Ibla significava “luogo fertile”: cfr. il latino uber = “mammella, fertilità”. Ma per chi collega le Ible sicule a quelle asiatiche, il toponimo potrebbe essere cario; mentre altri il collegamento lo fanno con la siriana Ebla. Invece Galeatis-Galeotis sarebbe collegabile alla corporazione d’indovini detti galeoti esistente a Ibla e Geleatis-Gereatis al siculo gerra = “organo genitale maschile”, in riferimento alle feste della fecondità, specie di falloforie, poi continuate nella grandiosa festa della Venere Vincitrice Iblese di cui si tratta nel suddetto poemetto latino Pervigilium Veneris, che contiene una famosa apostrofe a Ibla.

Il toponimo Paternò appare in documenti scritti prima del Mille e — a quanto riportano i geografi arabi Al Muqaddasi nel sec. X ed Edrisi nel sec. XII — in arabo era detto Batarnû. Il Dizionario di Toponomastica della UTET aggiunge l’attestazione del nominativo latino Paternio in data 1091 fornita da Rocco Pirri e quella dei genitivi bizantini paternú e paternû in data 1143 fornita da Salvatore Cusa. A sua volta Barbarino Conti cita una pergamena del 5 giugno 1257 con un riferimento alla consuetudine del municipio di Paternò: secundum Paternionis municipii consuetudinem approbatam [4] . Però è evidente che Paternò non fu nome di città nuova, bensì di città precedentemente esistita con altro nome, cioè Ibla. Tale toponimo Paternò è stato variamente inteso: petra Aitnaion o Aetneon o Aetneorum = “rocca degli etnei”, pater Nessae = “padre d’Inessa”, petra Nessae = “rocca d’Inessa”, pater unionis = “padre d’unione”, pater navigantium = “padre dei naviganti”, patoron (gruppo arabo armato per rispondere alle aggressioni), Paternoy (località normanna), ep’Adernón = “verso Adernò”, up’Adernón = “sotto Adernò”, Parthenos-Parthenio = “città della Vergine”, pater neos-Paternio = “padre nuovo”, pater no(ster) (semplice abbreviazione delle prime parole della preghiera evangelica). Nel 1773 furono scoperte a Catania delle epigrafi latine (conservate al museo Bíscari, poi confluito nel museo civico catanese) alludenti ad una famiglia romana di nome Paterno venuta e stanziatasi a Catania. Giovanni Alessio, quindi, ha inteso il toponimo Paternò (accentato alla bizantina) come “campi del cittadino romano Paterno”; e recentemente il Pellegrini, riprendendo e reinterpretando quest’etimologia latino-bizantina, l’ha inteso come paternum (praedium), cioè “proprietà terriera ereditata dal padre”: i bizantini pronunciavano Paternón il latino Paternum (come Adernón) e in seguito si ebbe la forma Paternò. Tuttavia resta oscuro come poi si sia passati alla forma ufficiale latina Paternio, -onis, in uso nei secoli.

La località ebbe vari dominatori: siculi, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, francesi, catalani; ed è chiaro che ogni dominazione lasciò tracce nella lingua e nei costumi. Dal 1456 al 1820 la città e terra di Paternò fu signoria della famiglia Moncada, prima col titolo di contea e poi con quello di principato. Il titolo di principe di Paternò fu istituito dal re Filippo II di Spagna e I di Sicilia nel 1565 e fu conferito al conte Francesco Moncada, che quindi fu il primo a portarlo e il cui secondogenito Fabrizio, governatore della nostra città, sposò la famosa pittrice cremonese Sofonisba Anguissola (circa 1534-1625), la quale poi lasciò a Paternò un suo pregiato dipinto della Madonna dell’Itria (cfr. relativa nota piú avanti) e un cui autoritratto — facente parte della mantovana “Celeste Galeria” dei Gonzaga — si trova ora nella pinacoteca nazionale di Siena. L’elenco dei principi di Paternò è riportato da Carmine Rapisarda [5]. Il principato di Paternò, teoricamente soppresso nel 1753, praticamente cessò d’esistere con l’abolizione del feudalesimo. Dopo la dominazione borbonica, Paternò entrò a far parte del Regno d’Italia, seguendone le sorti fino ad ora.

Sottoposta a ripetuti bombardamenti dagli anglo-americani nel 1943 (il 14 luglio 1943 perirono 5.000 abitanti e altri ne perirono nei giorni successivi), fu insignita della medaglia d’oro al valor civile.

La maggior parte della popolazione è dedita all’agricoltura: agrumi principalmente (anche se ora la crisi agrumicola è notevole a causa della massiccia immissione nei mercati italiani d’agrumi stranieri), ma anche olive, mandorle e altri prodotti. Esistono pure delle industrie di trasformazione e conservazione dei prodotti alimentari. Notevole è anche la parte della popolazione dedita al commercio, agli studi, agl’impieghi e libere professioni. A Paternò esistono parecchie scuole medie inferiori e superiori (fra queste ultime ne sono presenti varie relative all’istruzione classica, scientifica, magistrale, tecnica e professionale).

La città è dominata dal castello arabo-normanno e dalla chiesa matrice pure normanna. Sulla stessa collina, detta rocca normanna, esistono altri ruderi della stessa epoca, la chiesa della Gangia/Grancia di S. Maria della Valle di Giosafat e il santuario della Madonna della Consolazione. Nella parte bassa sono interessanti le chiese di S. Barbara, patrona della città, quella dell’ex monastero benedettino dell’Annunziata e quella della Madonna dell’Itria [6] con la torre dei falconieri.

La parte nuova della città si è sviluppata nel feudo Ardizzone e costituisce un moderno sobborgo con aree di verde come il parco del Sole, mentre la città meno recente sta attorno ai lunghi e incrociati rettilinei di Via Vittorio Emanuele e Via Giambattista Nicolosi. La nuova Via Emanuele Bellia porta alla cosiddetta Fonte Maimonide, dove un tempo si poteva bere una pregiata acqua minerale, acidula e ferruginosa, detta “acqua grassa”, e alle Salinelle, vulcanetti di fango sulfureo, caldo e salato, che si dice siano in correlazione con l’Etna, la montagna che fa da suggestivo sfondo a tutta la città.

Conegliano, Gennaio 2003.

Carmelo Ciccia

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Avvertenze

Termini tecnici frequenti sono i seguenti:

afèresi: soppressione d’una vocale o sillaba iniziale;

agglutinazione: fusione di due parole per giustapposizione (ad es. articolo+nome);

alterato: diminutivo (-ello, -etto, -illo, -iol “o, -izzo, -ullo), vezzeggiativo (-iccino, -uccio, -uzzo), accrescitivo (-one), peggiorativo (accio, -astro, -azzo, úcolo);

antropònimo: nome personale;

apòcope: caduta della vocale finale e in certi casi d’una o piú sillabe finali;

assimilazione: trasformazione d’un suono nel successivo (ad es. trasformazione di Roberta in robetta in cui la r è stata assimilata alla t);

denominale: vocabolo formatosi da un nome;

derivato: vocabolo formatosi da un altro;

deverbale: vocabolo formatosi da un verbo;

ètnico: vocabolo che determina l’appartenenza ad una località o comunità;

idrònimo: nome di fiume;

intensivo: termine, elemento o forma che sottolinea l’energia dell’azione;

ipocorìstico: nome variato e/o ridotto in modo affettuoso e familiare o popolaresco d’un nome (ad es. Ciccia per Francesca, Micio o Mimmo per Domenico);

matronìmico: nome derivato dalla madre;

metàtesi: scambio di suoni all’interno d’una parola (ad es. capra-carpa);

orònimo: nome di monte;

paronimía: rapporto fra due parole;

patronímico: nome derivato dal padre;

prediale: nome d’un podere, derivato da quello del suo proprietario;

pròstesi: aggiunta d’un elemento non etimologico all’inizio d’una parola;

síncope: scomparsa d’un suono all’interno d’una parola;

topònimo: nome d’un luogo.

Il repertorio comprende anche alcuni cognomi che non figurano nell’elenco telefonico, ma che appartenevano o appartengono a persone o famiglie note in città.

Il segno = (uguale) annuncia il significato d’un’espressione.

Il segno + (piú) indica la congiunzione fra due spezzoni di parola

Il ? (punto interrogativo) indica un’incertezza.

I cognomi senza spiegazione sono di significato o intuitivo o oscuro.

Le sigle automobilistiche indicano le relative province (RM = Roma).

Le attestazioni quando non diversamente specificato sono tratte dal Caracausi. Esse comprendono il nominativo attestato, eventualmente preceduto o seguito dal titolo professionale, il luogo del riscontro e l’anno d’attestazione.

Se nel corso della spiegazione d’un cognome è introdotto un altro cognome in carattere grassetto, vuol dire che si rimanda a quest’ultimo. In questo caso può esserci l’abbreviazione cfr.

Nella traslitterazione dal greco si è cercato di rispettare i suoni attuali piuttosto che la corrispondenza delle lettere alfabetiche e degli accenti: così la consonante greca f è stata resa con la f italiana (e non come di consueto col ph latino, secondo una modalità entrata nell’uso fin dal sec. II a. C.), i dittonghi sono stati accentati sulla prima vocale (e non sulla seconda come in greco) e si sono resi il dittongo ou con la semplice vocale u, la vocale u con la vocale y e la vocale chiamata “eta” con la vocale i.

Per quanto riguarda le professioni esercitate da donne, contrariamente all’andazzo si è usato il genere femminile dei nomi: e ciò, per rispetto della femminilità e della grammatica, nonché in conformità con quanto sostenuto in altra sede [7].

Per quanto riguarda la pronuncia, i cognomi senza segnaccento sono piani.

Infine la maggiore o minore ampiezza nella trattazione d’un cognome dipende non tanto dalla maggiore o minore importanza del cognome stesso (come se si volesse riconoscere o conferire prestigio ad esso), ma dalla maggiore o minore quantità di materiale e dati in possesso.

Abbreviazioni

I nomi e gli aggettivi abbreviati possono intendersi o al maschile o al femminile o al singolare o al plurale. Esempio: ital. “italiano” si può intendere anche “italiana” o “italiani” o “italiane”; pers. “personaggio” si può intendere anche “personaggi”.

abbrev.
a. C.

ant.
ar.
attestaz.
biz.
calabr.
camp.
catal.
cfr.
dialett.
diz.
d. C.
ebr.
encicl.
es.
femm.
franc.
germ.
gr.
ibid.
id.
improbab.
ingl.
ital.
lat.
lig.
lomb.
longob.
masch.
mediev.
merid.
mod.
mons.
neogr.
occident.
orient.
partic.
pers.
plur.
pop.
portogh.
probab.
provenz.
pugl.
S.
sac.
scientif.
sec.
settentr.
sicil.
sing.
spagn.
spec.
S.U. d’A.
ted.
topon.
tosc.
ven.

abbreviativo, abbreviazione
avanti Cristo
antico
arabo
attestazione
bizantino
calabrese
campano
catalano
confronta
dialettale (di Paternò)
dizionario
dopo Cristo
ebraico
enciclopedia, enciclopedico
esempio
femminile
francese
germanico
greco
ibidem (nello stesso luogo)
idem (lo stesso)
improbabile, improbabilmente
inglese
italiano
latino
ligure
lombardo
longobardo
maschile
medievale
meridionale
moderno
monsignore
neogreco
occidentale
orientale
particolarmente
personaggio
plurale
popolare, popolaresco
portoghese
probabile, probabilmente
provenzale
pugliese
Santo/a
sacerdote
scientifico
secolo
settentrionale
siciliano
singolare
spagnolo
specialmente
Stati Uniti d’America
tedesco
toponimo, toponomastica
toscano
veneto

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Repertorio dei cognomi di Paternò alla fine del sec. XX

Nota

Prima di leggere o semplicemente consultare questo repertorio è necessario aver letto e tenere presenti le Avvertenze e le Abbreviazioni, che si trovano nelle pagine precedenti.

In questa revisione del 2014, che comprende anche aggiornamenti e integrazioni, rispetto al testo edito nel 2004, sono stati eliminati:

— i cognomi stranieri;

— i personaggi citati (pur con qualche rara eccezione);

— i riferimenti nobiliari e araldici;

— i riferimenti alle intitolazioni di vie e piazze.

Il testo integrale del 2004 si può leggere nei seguente sito telematico, nel quale però sono presenti numerosi refusi commessi durante la trasposizione:

http://www.paternogenius.com/pagine/Carmelo%20Ciccia/Pagine/Cognomi.htm

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Materiale
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