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L’infaticabile attaccamento del siciliano Filippo Giordano alla poesia ha prodotto questo nuovo libretto di versi, Il sale della terra, in cui la cosa che d’acchito colpisce il lettore è la musicalità: e ciò conferma la vocazione ritmica dell’autore, già manifestata nelle precedenti sillogi poetiche. Il Giordano, fra l’altro, oltre che indiscusso poeta, è anche studioso e autore di libri di matematica, nei quali lo studio dei numeri va ricondotto a quel senso del ritmo insito non soltanto nel numero ma in tutto l’universo; e perciò la sua poesia acquista un respiro cosmico, anche perché gli aspetti della natura sono da lui prediletti.

Il paesaggio che fa da sfondo è per lo più quello della sua terra, da Mistretta a Floresta, dal Monte Soro al mare di Capo d’Orlando; ma ciò che più conta è l’implicita affabulazione, che lo colloca in un clima di magia. Così, in questa poesia, colline, alberi, frutti, neve, ecc. escono dalla contingenza per assurgere al valore del mito. E non è senza significato il fatto che il titolo di questo libretto, oltre che ad una frase di don Fabrizio pronunciata nel Gattopardo (fine del cap.4) e riferita al carattere dei siciliani, ci conduce ad una espressione di Gesù riferita ai discepoli (discorso della montagna, nel vangelo di Mt V 13) quel Gesù d’una fede ritrovata che ora ha ispirato l’acrostico “Parola di Gesù” (p.15) e probabilmente una nuova serenità spirituale e materiale.

E non è da far passare sotto silenzio neppure il fatto che la silloge, anche se non detto esplicitamente, è stata scritta sotto l’emozione della morte della madre del poeta, alla quale è dedicato un ricordo finale, che la vede unita ad un suo fratello perito in Russia, “agnello con la divisa da invasore”: la morte, e quella della madre in particolare, è un evento naturale ed ineluttabile in ogni famiglia, ma che soltanto quando si verifica travolge le coscienze dei superstiti, specialmente se questi hanno la sensibilità dei poeti.

Oltre a queste nel libretto affiorano varie altre riflessioni: da certe scoperte (fuoco, parola, scrittura , canto, poesia, musica) a certi personaggi come Copernico, Colombo, Marconi, i fratelli Wright e Lumière, Meucci, Edison, e ad altre scoperte, che se da una parte documentano il costante progresso dell’uomo, dall’altra ne sottolineano la persistente precarietà, come nel caso dell’oscuramento totale, il cosiddetto black-out del 2003. Non manca una singolare deflorazione: quella della luna da parte dei primi astronauti che nel 1969 infilarono la loro asta “nella molle sabbia virginale”. Per la qual cosa, pur con tutto questo progresso, varcando la soglia del terzo millennio cristiano il poeta non può non riconsiderare il destino degli uomini, che a volte credono di essere immortali eroi; e con il linguaggio a lui caro della matematica scrive: “noi, piccoli segmenti | votati ad esser chiusi da due punti: la nascita, la morte; | scioccanti scintille che decretano | i confini delle albe e dei tramonti.

Dunque, anche questo è un libretto denso, capace di far riflettere con alti pensieri e d’attrarre con riusciti espedienti tecnico – formali.

Recensione
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