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Due romanzi storici di Ferruccio Gemmellaro

Fenuccio Gemmellaro si è sempre più confermato come poeta dell'omologismo, narratore di larga inventiva, saggista originale e competente. In due recenti romanzi storici ha estrinsecato una narrativa intrisa d'accesa fantasia e di documentati elementi storici, tanto che a volte essa assume l'andamento della saggistica.

In La pulzella delle specchie, premesso che le specchie sono — come l'autore stesso informa — delle tipiche costruzioni pugliesi antesignane dei trulli, attraverso la fuga di salvezza di due popolani che per caso s'incontrano e s'innamorano, l'autore fa una scorribanda storico-geografica fra alcune regioni del Regno delle due Sicilie che conosce a menadito e di cui ci descrive aspetti paesaggistici, storici e linguistici attinenti agli anni 1806-1887. Ma la sua scorribanda praticamente s'estende a tutta l'Italia di quei tempi, fino ad alcuni Stati esteri confinanti.

L'autore non si limita a descrivere paesaggi incantevoli e celebri siti monumentali come quelli di Monte S.Angelo, di Castel del Monte d' Andria e di Ravenna, ma fa entrare in scena vicende epocali, personaggi che hanno determinato la storia (re, imperatori, papi, cardinali, ecc.), moti rivoluzionarii e di riscatto, repressioni e oppressioni, incontri straordinari (come quello di un sanseverese don Matteo con un meolese sior Cappello), utilizzando così le sue svariate conoscenze di nativo di Jesi (Ancona), il paese di nascita anche dell'imperatore Federico II di Svevia, di sposato con una pugliese e infine di residente a Meolo (Venezia).

In quest'opera il Gemmellaro all'occorrenza si dimostra storiografo (trascorrendo dalla storiografia minore a quella maggiore), linguista (onomasta e etimologista), folclorista. A volte egli stesso s'esprime in vane lingue e dialetti (con la relativa terminologia sempre doverosamente in corsivo); a volte approfitta per discutere su problemi storici, letterari, religiosi (questioni dottrinarie come il Limbo e abusi ecclesiastici come l'Inquisizione), infondendo nella sua produzione anche un impegno sociale; e cita personaggi come Eleonora Fonseca Pimentel [Eleonora Fonseca Pimentel, letterata e patriota (Roma 1752-Napoli 1799) impiccata dai Borboni.] e Dante, sul quale per bocca di un carbonaro esprime un giudizio esemplare: "... Coi suoi versi, secoli addietro, aveva già imposto una lingua unificatrice della nostra nazione dalle Alpi alla Sicilia, meglio di quanto abbiano fatto i regnanti, e con la fervida fucina dell'irnmaginario ha suggerito ai potenti delle regole di comportamento..." .

Complessivamente questo libro, che si apre con un'utile prefazione di Leonardo Vecchiotti, è un testo variegato e ad ogni modo interessante, perché scorrevole e fervido di passione.

In La mercenaria / da Bianca Cappello ad Alvine Gassier praticamente riprende un filo del precedente romanzo – quello della famiglia Cappello e della sua villa a Meolo – e avvia la narrazione in un ambiente impregnato di venezianità, con frequenti espressioni in dialetto locale, del quale si dimostra attento conoscitore. Con questo avvio il Gemmellaro probabilmente vuole rendere omaggio alla comunità veneta in mezzo alla quale ora risiede, perfettamente integrato. Ma dopo la narrazione passa ad altre regioni, per ognuna delle quali fioriscono tipiche espressioni dialettali (anche qui con la relativa terminologia sempre doverosamente in corsivo); e quando tocca la Francia e personaggi francesi l'autore usa espressioni in francese.

Egli coglie l'occasione per fare un'analisi appassionata delle condizioni storiche e politiche dei vari Stati italiani, esprimendo personali valutazioni che spesso fanno di lui un polemista. Ritornano anche accenni a personaggi già citati nel precedente romanzo, come la Fonseca Pimentel e Dante. Sullo sfondo agiscono signori e regnanti anche di Stati non italiani, con le guerre e le paci da loro imposte; e sul sistema di determinare la storia anche qui l'autore esprime la sua opinione, infondendo ancora nella sua produzione un'impronta sociale.

Infine, dopo varie peregrinazioni, per un nuovo omaggio alla sua comunità, la narrazione stessa "approda" a Meolo e là svanisce come la fantasima sua protagonista.

Nelle dotte note e in appendice, poi, l'autore aggiunge altre utili informazioni culturali su questioni particolari, specialmente storiche e linguistiche. In definitiva si tratta d'un testo che si legge volentieri, nonostante le sporadiche sviste, non solo per il movimentato contenuto, in cui si notano personaggi e dialoghi ben costruiti, ma anche per lo stile inframmezzato da periodi in prosa poetica, sul modello omologistico ideato dallo stesso Gemmellaro. La prefazione di Leonardo Vecchiotti e la postfazione d'Elvira Saccotelli aiutano a capire meglio la validità di quest' opera.

Recensione
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