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L’etimologia del vocabolo "imbranato"

C.R.E.S., Catania 2003
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Il dizionario etimologico I dialetti italiani, curato per la UTET da Manlio Cortelazzo e Carla Marcato nel 1998, a p. 279 presenta la seguente voce:

mbranà, v. (lombardo orientale; a Pozzolengo: embrenar l car). ‘Frenare il carro’, con il sostantivo ambranadüra ‘martinicca’ nel Bergamasco. Da brena ‘briglia’, cioè ‘imbrigliare’. L’uso metaforico di imbrenare è testimoniato, a Venezia, fin dal Cinquecento: tegnir imbrenao le nostre richezze e utilitae nelle lettere di Andrea Calmo (1552, p. 209, dell’ediz. Rossi del 1888), desbranai (1584, L. Salviati: Papanti 1875), cioè ‘sfrenati’, e nel moderno friulano imbrenà (Faggin 1985). Tutti questi riscontri danno credito all’ipotesi che anche imbranato ‘impacciato’, oramai nel linguaggio comune, abbia la stessa origine, anche se qualcuno ha pensato, peraltro senza puntuale documentazione, di proporne un’altra, dal verbo meridionale mbranà ‘impregnare, ingravidare’ [Cortelazzo 1981; Pellegrini-Marcato 1988; Ciccia 1991].

L’indicazione Ciccia 1991 fa riferimento al mio articolo Etimologia e storia del vocabolo “imbranato” del 1991, in cui, riprendendo e sviluppando un’ipotesi contenuta nel mio libro Lingua e costume del 1990, ponevo come base di formazione del vocabolo stesso il centro-meridionale prena = ‘pregna’ collegabile al latino plena in questa specifica accezione; dunque attribuivo la causa dell’impaccio della persona imbranata ad una metaforica gravidanza, appoggiandomi a vocabolari dialettali che registrano voci come mprenato/a, mprinato/a, mpranato/a, mbrinà, mbrenà, mbranà, nel senso d’‘ingravidato/a’; e accennavo ad una successiva contaminazione di prena col veneto-friulano brana/brena e quindi ad una rimotivazione del vocabolo. Quindi nell’articolo Viene dal Sud il vocabolo “imbranato” (1999) ho fatto riferimento al vocabolo empranato (presente nelle Laude di Iacopone da Todi col senso d’‘ingravidato’) come antesignano d’imbranato e ho aggiunto l’(immaginaria) esistenza di gravidanze mascoline in letteratura citando il caso del Calandrino boccaccesco, l’apparentamento etimologico di “gravidanza” col latino gravitas (che è anzitutto peso, appesantimento, condizione patologica) e la frustrazione del militare apostrofato con l’ingiuria “Imbranato!” che colpiva la sua virilità e la sua umanità trasformandolo da maschio in femmina e da uomo in animale (“bestia pregna!”). Infine ho ripreso l’argomento, approfondendo e precisando, in successivi articoli d’altri giornali e riviste, fra cui la vaticana “Latinitas” in lingua latina.

Nonostante il dissenso di Manlio Cortelazzo, peraltro privo di motivazione puntuale, resto ancora convinto dell’ipotesi da me avanzata e ritengo utile riproporla in questa sede.

Partiamo proprio dal lemma del volume della UTET. Anzitutto è da rilevare la scarsa diffusione dei vocaboli dialettali in esso citati, eccetto brana/brena, tanto che solo questo figura in dizionari dialettali veneti, ladini e friulani come quelli del Boerio (1856), di Patuzzi-Bolognini (1900), di Beltramini-Donati (1963), dello Zanette (1980), di Pirona-Carletti-Cargnali (1983), di Durante-Turato (1976 e 1987, con presentazione dello stesso Cortelazzo), della Zandegiacomo De Lugan (1988, con prefazione di Giovan Battista Pellegrini), del Bellò (1991) e del Beggio (1995, con prefazione dello stesso Pellegrini). Degli altri non v’è traccia nei suddetti vocabolari.

Per molto tempo i linguisti e vocabolaristi non sono riusciti a trovare un’etimologia al vocabolo imbranato; poi alcuni hanno trovato un appiglio nel veneto-friulano brana o brena e così si è presentata come probabile una semplice ipotesi d’etimologia; infine altri vocabolaristi, senza tanto discutere o verificare, hanno preso di peso la suddetta ipotesi e l’hanno presentata come certa ed inequivocabile. In realtà, se si tiene conto di quanto da me sostenuto fin dal 1990, tale certezza vacilla o addirittura crolla.

In una lettera del 22.2.1994 Giovan Battista Pellegrini, peraltro benemerito linguista, mi scrisse che aveva qualche difficoltà ad accettare la mia proposta etimologica su imbranato, “anche se parole meridionali sono effettivamente entrate nel gergo di caserma”: e ciò, a causa del fatto che era stato lui stesso, a quanto ricordava, “ad aver proposto — per via orale — molti anni or sono l’interpretazione del gergale mil. imbranà imparato ad Aosta alla ‘Scuola di Alpinismo’ nel 1941 (non ancora ventenne)”, anche se poi divulgato da altri nella rivista fiorentina “Lingua nostra”. Per il Pellegrini tale vocabolo “verrebbe [si noti il condizionale] da brena ‘briglia’, onde imbrenà e poi imbranà”.

Ma sarà bene riprendere punto per punto gli argomenti che sostengono la mia proposta etimologica:

a) in più di mezz’Italia, quella centro-meridionale, le voci (e)mprenata, (i)mprenata, (i)mprinata, (i)mpriné, (i)mprinete, (i)mpranata, (i)mbrenà, (i)mbrenata, (i)mbrinata, (i)mbrinà, (i)imbrinata, (i)mbranà, (i)mbranata (secondo le varietà fonetiche delle varie zone, in cui mp e mb suonano anche np e nb) equivalgono senz’ombra di dubbio all’italiano impregnata, cioè ‘ingravidata, incinta’, e ciò dall’antico italiano e meridionale prena = ‘ pregna’, che risalendo al latino deriva dalla contaminazione di plena con prægna(n)s;

b) quanto sopra è documentato in vocabolari di vari dialetti meridionali, quali il napoletano Altamura (1956, ’mprenà), l’abruzzese Bielli (1930, ’mprenà), l’abruzzese e molisano Giammarco (1969, mbranà, mbrinà, mbrané), il manfredoniano Valente, ’mpriné, ’mprinete), il salentino Rohlfs (1926, mbrenà, mprenare), il calabrese Rohlfs (1977, mprenare, -ri, -ra), il calabro-reggino Malara (1909, ’mprenari), i siciliani Traina (1868, imprinari, ’mprinari) e Piccitto-Tropea (1985, mprinari, mbrinari); a sua volta lo scrittore molisano Vincenzo Rossi mi ha dichiarato che in certe zone del Molise per indicare la femmina incinta sia degli animali che degli uomini durante gli anni ’30-40 del sec. XX tutti dicevano (i)mbranata, mentre oggi solo gli anziani dicono così e si preferisce dire “incinta” o “gravida”, dato che (i)mbranata/o è passato a significare ‘ impacciata/o, confusa/o’; e ciò senza dimenticare quanto il Battisti-Alessio (1975) scrive alla voce impregnare: «Voce dotta comune a tutto il romanzo occid., lat. tardo imprægnare; cfr. franc. imprégner (a. 1690, ant. franc. empreignier), -ation (XIV sec.); vedi “pregno”; italiano meridionale mprenare = ingravidare.»;

c) il vocabolo imbranato/a è dunque partito dall’Italia Centro-meridionale, ed in particolare dalla fascia centro-adriatica foneticamente più vicina (mbranà, mbrinà, mbrané, ’mbranata/o) e durante le due guerre mondiali fu adoperato per le bestie da soma che, arrancando, stentavano ad arrampicarsi sulle montagne come se fossero incinte (e non importa se la maggior parte di tali bestie fossero muli o mule, quindi sterili, dato il significato estensivo del vocabolo stesso): dal significato letterale di ‘ingravidato, incinto’ si è passati a quello metaforico di ‘pesante, lento, impacciato’ implicito nel vocabolo stesso; ma l’affermazione del vocabolo in campo nazionale è avvenuta successivamente, quando, data la presenza di numerosi meridionali in ruoli di comando, lo stesso è stato usato e abusato nelle caserme per apostrofare i subalterni, quindi come un epiteto ingiurioso, teso a colpire chi non poteva difendersi ed era costretto a subire per non essere accusato d’insubordinazione;

d) dato che il peso costituisce anche un freno per l’andatura, i settentrionali che sentivano pronunciare imbranato/a hanno rimotivato il vocabolo pensando alla brana/brena (‘briglia’) e praticamente si è verificata una contaminazione fra prena e brena: ma ciò non può cancellare l’originario e vero significato d’‘impregnato/a, ingravidato/a, incinto/a’, per l’enorme diffusione spazio-temporale di prena, ’mprenata/o e simili, e anche perché le bestie da soma difficilmente erano senza briglia e quindi avrebbero dovuto essere tutte imbranate nel senso veneto-friulano; mentre la logica vuole che con questo vocabolo si volesse distinguere dalla massa delle bestie (tutte regolarmente imbrigliate) solo quelle‘lente e impacciate perché pregne o come se fossero pregne’.

D’altra parte, assodato che il coniglio è pauroso, se ad un uomo si dice “sei un coniglio” metaforicamente si vuol dire “sei come un coniglio”, dato che la metafora è una similitudine abbreviata. Così “sei un imbranato”, cioè un impregnato (ingravidato), sta con certezza per “sei come una femmina incinta”.

Volendo schematizzare, si può dire che il vocabolo in questione è passato attraverso sei fasi o momenti storici, qui indicati con approssimazione:

1) dal sec. III-IV in poi imprægnata =‘impregnata, ingravidata, incinta’;

2) dal sec. XIII alla prima metà del sec. XX (e)mprenata, (i)mprenata, (i)mprinata, (i)mpriné, (i)mprinete, (i)mpranata, (i)mbrenà, (i)mbrenata, (i)mbrinata, (i)mbrinà, (i)imbrinata, (i)mbranà, (i)mbranata =‘impregnata, ingravidata, incinta’;

3) nelle due guerre mondiali, sulle Alpi vengono detti imbranati i muli che si muovono stentatamente, come se fossero in stato di gravidanza;

4) negli anni ’40-’80, nelle caserme e negli accampamenti i superiori qualificano “imbranato!” ogni militare lento e impacciato come femmina incinta;

5) negli anni ’70-’80 esplode l’uso del vocabolo nella vita quotidiana ed è “imbranato/a” chiunque agisca con lentezza e impaccio;

6) dagli anni ’90 l’uso del vocabolo è in notevole diminuzione, tendendo forse a scomparire.

A conclusione, riformulo meglio la definizione d’imbranato da me proposta nell’articolo del 1991:

Imbranato. Part. pass., agg., sost. Voce centro-meridionale equivalente all’italiano impregnato. Lento e impacciato come una femmina incinta appesantita dalla gravidanza; anche inesperto, impappinato, confuso. Etimologia: lat. plena + prægna(n)s, antico ital. plena/prena, centro-merid. prena = ‘pregna, incinta’; tardo lat. imprægnare, centro-merid. (i)mprenare, mbrinà, mbranà e simili = ‘impregnare, ingravidare’. Per contaminazione di prena col settentr. brana/brena (‘briglia’), anche ‘imbrigliato, frenato’.

Riferimenti bibliografici

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