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A questa pubblicazione fuori commercio, degnamente introdotta da un saggio di Vincenzo Rossi, volentieri si può dare la definizione di libriccino per la graziosità dell’aspetto grafico-editoriale, per la piccola quantità di pagine e quindi di componimenti, per la brevità di questi ultimi, che spesso si riduce all’essenzialità e che in ogni caso favorisce la lettura. Diciamo subito che sono questi i libri di poesie preferiti, perché non hanno la prolissità, le ripetizioni, i vaniloqui e le fuorvianti divagazioni di certi mattoni. D’altronde un libriccino come questo ha il vantaggio d’essere tascabile e quindi di poter essere tenuto come un vademecum.

Il fatto è che il Giordano in molti anni di esercizio della poesia s’è scaltrito abbastanza e sa usare dettati e tecniche che colpiscono positivamente il lettore. È il caso di questi Minuetti che avevamo letto a chiusura della raccolta Rami di scirocco (2000), dove per la loro esiguità apparivano di qualità inferiore rispetto al resto del volume, e che ora qui vengono riproposti con una forma e una consistenza che li fanno apparire nuovi, grazie anche alla migliore disposizione e alla nitidezza dell’impaginazione.

Si tratta di componimenti che per lo più s’assimilano agli haiku, conservandone la sinteticità e la freschezza, mentre qualche altra volta, s’estendono con alcuni versi in più, assumendo quasi un aspetto narrativo e anzi favolistico. Oltre al ricercato ritmo, c’è in questi versi uno scorrere di paesaggi che si sostanziano in “pennellate di colori”, mentre alle descrizioni s’accompagnano brevi o brevissime riflessioni, ora romantiche ora realistiche, che hanno il sapore degli epifonemi: “Mare, miraggio | di fluide carezze, | amaca azzurra” (p.19). Ed è ovvio che in una poesia del genere abbondano ellissi, anacoluti, anàstrofi e ipèrbati.

Certamente un libriccino siffatto “si colloca sul piano d’un gradevole poetare” ed è fonte di opportune riflessioni –oltre che per l’autore- anche per il lettore non superficiale, il quale sappia cogliere nell’essenzialità dei componimenti il pulsare d’un cuore e la profondità d’una mente alla ricerca del bello, del saggio, dell’infinito, com’è esplicitato nei versi “Ritorna spesso | ad evocare il cielo | della montagna. || Talvolta trova, |a punger la poesia, | spine di cardo” (p.28).

Infine qui merita d’essere ricordata l’intensa attività culturale e giornalistica svolta dal Giordano nel suo comune e della quale è una testimonianza la recente raccolta d’articoli intitolata Ritagli di Mistretta dall’Unità d’Italia ai nostri giorni (Il Centro Storico, Mistretta, 2007).

Recensione
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