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Negli anni

Di questa corposa silloge poetica, che reca anche due liriche per pagina, colpiscono a prima vista l'elegante impaginazione, la frequente classicità della forma, l'assoluta correttezza espressiva e la quasi totale assenza di refusi.

Ma tutto ciò non basterebbe a far qualificare come eccellente questo lavoro: c'è la rivalutazione di metri tradizionali, quali l'endecasillabo, che, in unione con il taglio dei versi e la scelta e collocazione dei vocaboli. imprime alle composizioni un'onda musicale, costituendo un ritrovato lirico che accompagna la lettura, rendendola gradevole, perché accarezza l'orecchio e rasserena l'animo.

Franco Orlandini ha scelto per questo libro il meglio della sua produzione in versi d'un arco di tempo di circa mezzo secolo, e l'ha distinta in quattro parti: "Verso il mare", "Solitudini", "Sulle colline" e "Negli anni". E' evidente che, essendo vari i periodi della stesura, vari sono i temi e gli esiti dei componimenti.

Nella prima parte l'autore non soltanto osserva e descrive quanto si trova al mare o con esso ha attinenza — acqua, vento, imbarcazioni e loro componenti, spiaggia, costa, roccia, sole, luci, suoni, colori, stelle, uccelli, bagnanti, ecc. — ma riporta una serie d'emozioni suscitate dallo spettacolo del mare stesso, che di fatto si sostanziano in una voglia d'infinito, alla ricerca di "lontananze. mitiche che attraggono", anche se "Non passa più la nave Argo, gonfia / la gran vela di vento / e di canti d'Orfeo spirituali, d'unanime ardimento." (p. 12); e al crepuscolo coglie "un barlume lontano, voli liberi" (p. 31).

Ma lui insegue un "porto senza venti / [...] / verso un'estensione / indistinta" (p. 34), invita ad ascoltare il mare, perché da esso sembra venire la voce d'innumerevoli creature di lontani evi, e confessa ad un viandante che "dentro il vapore saturo che volge / non sono che figura vanescente" (p. 38).

Nella seconda parte la scena si sposta sulle colline, ma non cambiano né lo spirito d'osservazione e descrizione né l'attitudine alla riflessione.

Tornano vapori e viandante, il quale ha "sbiadite visioni / di quell'essenza che di là si cela" (p. 46), e guarda montaliani cocci di vetro tagliente sui muri. Il poeta si diletta nell'uso d'allitterazioni (fumana, fumoso, fumea) e domanda alla Morte se nell'aldilà cadrà il velame del mistero, dato che qui davanti ad esso "s'arresta / ogni nostra domanda / di verità supreme" (p. 49). Nella terza parte domina la solitudine, che è la miglior condizione per osservare sé stessi e rivolgersi al trascendente con pensieri mirati e ricorrenti. Il poeta viaggia in collina tra farfalle, meriggio e ora ardente; sente il fascino di certi paesucci con le loro viuzze, dove i passi hanno un suono diverso che in città, e può ammirare la torre contornata da volatili, la fragranza del pane infornato e il familiare dialogo sulla soglia, mentre a sera la piazza s'anima e sopra vi sta "trasognata / [...] / la preziosa stella (p. 73): come nel palazzeschiano "Rio Bo". Nella sosta, al viandante dei colli un ospite premuroso "dal volto arguto" porge del vino; e si chiacchiera amichevolmente, finché giunge la sera con "il suo fruscio arcano" (p. 78). E, vedendo abbattere un uccello, il poeta conclude: "Imprime più ferite su di noi / il transito terreno..." (p. 83). Nella quarta parte l'andamento è vario e più che altro narrativo, con un certo calo dell'afflato lirico. Qui, oltre ai soliti paesaggi e pensieri, trovano posto le memorie della madre e del padre, i bombardamenti aerei, lo sbarco sulla luna, l'inquinamento ambientale, il sottosviluppo dell'Africa, lo sterminio degli ebrei, i sentimenti religiosi. Il poeta sottolinea che "Rimane il raccattare / lisi brandelli d'utopie perdute; / dispiegarle a un'ironica brezza" (p. 99) e nella sua amarezza conclude che il grido di Cristo sulla croce è quello della straziata umanità lungo i millenni: "vero emblema della storia" (p. 135).

La bellezza di questa silloge è tale che diventa difficile citare soltanto qualche verso, essendo opportuno che essa si legga e rilegga più volte, per averne spunti di riflessione e un rinascente godimento estetico e spirituale.

 

Recensione
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