Servizi
Contatti

Eventi


Odisseus. Il secolo breve: conoscenza e solitudine

Il nuovo libro Odisseus / Il secolo breve / Conoscenza e solitudine di Francesco A. Giunta (Kairos, Napoli, 2011, pp. 338) sembra il gemello del precedente Solitaire / Viaggio "clandestino" nell'infinito letterario e umano del Novecento: e ciò, non tanto perché uscito presso la stessa casa editrice, e quindi con analoga copertina, analoghi inserti fotografici, stessi colori e stessa impaginazione, quanto per il contenuto, il quale - nonostante che nel frontespizio interno il lavoro venga definito Saggio - in realtà presenta quasi interamente una serie di racconti autobiografici sulla linea di quelli del precedente libro e attinenti ai numerosi viaggi compiuti dall'autore nella sua lunga vita con tutti i mezzi possibili e immaginabili, fra cui spesso l'autostop. Questo fatto comporta parecchie ripetizioni - sia pure con varianti e arricchimenti - di quanto egli scrive nel presente libro e di quanto ha scritto nei precedenti.

Già la parola Odisseus (la cui traslitterazione esatta avrebbe dovuto essere Odysseus) è legata al concetto di viaggio; e Viaggio risulta scritto nel titolo del libro precedente e in quello della parte prima del presente, ma soprattutto esso è l'essenza della nutrita narrativa di quest'autore, il quale, con continue incursioni nel suo vissuto, porta alla ribalta la sua indiscutibile qualità di viaggiatore curioso, appassionato e attento, viandante o girovago o vagabondo impenitente come lui stesso si definisce qua e là.

Il primo e fondamentale viaggio da lui compiuto è quello - incredibile per quei tempi - che il Giunta effettuò partendo nel 1948 da Catania per Lovanio (in Belgio), dove si recò per proseguire gli studi: ma tutta la sua vita è stata un continuo peregrinare alla ricerca di "conoscenza e solitudine", e quindi di sé stesso. Innumerevoli sono i luoghi - a volte i più impensabili - da lui visitati in tutte le parti del mondo: e forse sarebbe più facile elencare quelli in cui egli non è mai stato. Così in questo libro, come nei precedenti, si ripetono nomi, personaggi, vicende: il tutto dotato di spiegazioni e commenti, anche di natura politica.

Più volte si parla di Catania (città di residenza d'allora e della prima laurea), dell'Etna e di paesi circostanti, di Lovanio (città della seconda laurea), di Parigi (città di lavoro), di Roma (città di residenza d'ora) e via dicendo. Tornano più volte vicende come le attività lavorative anche umili e faticose espletate per mantenersi agli studi, diatribe fra fiamminghi e valloni, insulti agli emigrati italiani, specialmente siciliani (in Belgio ritenuti tutti mafiosi), incantevoli località storiche, archeologiche o semplicemente paesaggistiche, donne dai nomi cosmopoliti fluttuanti intorno all'autore, fra cui la fruttivendola Marie Légumi-neuse, la barbiera Jacqueline e l'aristocratica Nicole e in mezzo alle quali egli, come novello Ulisse che incontra nuovi miti e nuove sirene, riesce a barcamenarsi.

Nel libro si parla anche dell'incanto/inganno del Fascismo, della seconda guerra mondiale, di battaglie come quella di El Alamein, di bombardamenti aerei come quelli di Sicilia del 1943 e stragi come quella di Cefalonia, di povertà del dopoguerra, di speranze, illusioni, delusioni, di guerra fredda, della nascita dello Stato d'Israele e dell'idea d'Europa Unita, d'emigrazione, di logorio umano nelle miniere, d'istruzione e cultura, di libri letti: tutte cose su cui l'autore esprime di volta in volta personali informazioni, opinioni, pareri. E se possono riuscire stancanti gli elenchi di letterati, pittori e musicisti, nonché i dettagli storico/geografici relativi a città, vie e monumenti, non si può negare che siano molto belle ed efficaci certe descrizioni di paesaggi, sentimenti e passioni, come quelle liricizzate di Catania e Roma, che rivelano le qualità di poeta del Giunta e sono intrise di scioltezza e scorrevolezza. L'urgenza autobiografica è tale che a volte invade quelli che avrebbero dovuto essere saggi veri e propri, quali "L'italiano oltre frontiera" e "L'errore di moda e la moda dell'errore", nei quali tuttavia sono espresse considerazioni molto interessanti relativamente all'uso della lingua italiana, della cui purezza e correttezza il Giunta si dichiara amante e difensore: ad esempio, afferma giustamente che lo Stato, prima di tutelare le lingue di minoranza, deve tutelare - con decisione e serietà - la lingua nazionale. Peccato, però, che egli non accenni alla mania per le parole anglo-americane imperversante in Italia: una mania che sta snaturando la lingua italiana e di cui lui stesso nel discutere di moda dell'errore dà esempio scrivendo "i media" (p. 319 e prima a p. 153).

Quest'urgenza autobiografica scaturisce da un'intima esigenza di rivedere continuamente il suo passato, dal Giunta stesso ritenuto straordinario, e di renderlo noto agli altri, dato che i giovani, compresi i propri congiunti, non mostrano interesse a recepire la saggezza acquisita dagli anziani nelle multiformi esperienze. Quindi sono notevoli i meriti di questo libro per gl'insegnamenti che vengono elargiti alle nuove generazioni. La parte prima, relativa ai viaggi risulta piuttosto pesante per la prolissità dei racconti e il periodare poco scorrevole. La parte seconda si legge meglio per la brevità dei testi ed è la più pregnante dal punto di vista culturale, perché contiene una rassegna (a volte con interviste) di scrittori vincitori o no del premio "Nobel" e resoconti giornalistici di convegni letterari, come quello di Penne (PE) sul Leopardi, da cui emerge il grande amore dei cinesi per il poeta di Recanati. Infine la terza parte presenta altre composizioni, come quella relativa al cappotto paterno affidato al fiume (vicenda precedentemente riferita) e una "Scrittura appo siculo italiana per vive ricordanze", in cui "appo" sembra stare per "pressoché" e che, pur facendo piacere a chi si ritrova in quella parlata, può essere capita appieno soltanto da chi parla e capisce lo stesso dialetto.

Complessivamente il libro si legge con una certa difficoltà, soprattutto a causa dell'incostanza dei tempi verbali, di proposizioni nominali (senza predicato) e di periodi privi di proposizione principale. Oltre a ciò ci sono numerose sviste ed errori veri e propri, di punteggiatura, morfologia e sintassi, nonché molte parole straniere non messe in corsivo o fra virgolette.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza