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Profili di letterati siciliani dei secc. XVIII-XX

Seconda edizione aggiornata Nov. 2007.
C.R.E.S. Centro di Ricerca Economica e Scientifica - Catania

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Letterati ampiamente trattati


ALTRI LETTERATI SICILIANI
(in ordine alfabetico)

Le finalità e i limiti di questo lavoro, necessariamente lacunoso, non consentono di fare una storia della letteratura siciliana e neppure un catalogo di letterati siciliani: infatti i siciliani che scrivono sono innumerevoli ed è impossibile non solo trattare di tutti ma semplicemente conoscerli. Nondimeno, per la loro significatività o per i rapporti con quelli trattati nelle pagine precedenti, sembra opportuno almeno accennare ad altri letterati siciliani, ricordando che questi profili sono aggiornati fino al 2007.

Antonino Abate (Catania 1825 - 1888). Letterato e patriota, fu il primo maestro del Verga e suo lontano parente. Fervente mazziniano, partecipò ai moti del 1848 e fu oratore, cioè coadiutore del maestro venerabile, della loggia massonica catanese. Fu liberale in politica e anche in fatto di lingua, suggerendo l’uso comune piuttosto che il rispetto della grammatica. Pubblicò le seguenti opere: Il progresso e la morte (1850, narrativa), Il Mussulmano e la Grecia (1852, poesia), Racconto di un esule (1860, poesia), Il venerdì santo del 1848-49 a Catania (1863, poesia), Il martirio di S. Agata (1863, oratorio), La rigenerazione della Grecia (1866, poesia), Napoleone il Grande (1872, poesia), Il redentore (1873, teatro), Cuore e patria (1878, poesia). Fra gli scritti polemici: Dante e la civiltà (1863) e La camerilla in Catania (1868).


Sebastiano Addamo (Catania 1925 - 2000). Trascorse la sua vita prevalentemente a Lentini (SR), dove si formò e fu docente e preside. Dedicatosi da giovane alla letteratura, collaborò a vari giornali e riviste, fra cui il quotidiano “La Sicilia” di Catania, del quale fu critico e opinionista. Fu anche uomo politico, che svolse un importante ruolo intellettuale. Significativa fu inoltre la sua partecipazione a convegni di studio e in genere al dibattito culturale in atto in Italia. Nelle sue opere appaiono la fugacità della vita e il dolore esistenziale d’un individuo — forse irrilevante nell’universo — che comunque non si rassegna. La sua poesia è concisa ed essenziale, non priva d’immagini d’effetto. Data l’abbondanza delle pubblicazioni, qui se ne citano alcune. Saggistica: Vittorini e la narrativa siciliana contemporanea (1962), I chierici traditi: interventi sulla letteratura contemporanea (1978), Oltre le figure (1989, autori siciliani del sec. XX). Narrativa: Violetta (1963), Il giudizio della sera (1974), I mandarini calvi (1978), Un uomo fidato (1978), Le abitudini e l'assenza (1982), Violetta e altri racconti (1987), Palinsesti borghesi: tre racconti (1987), Racconti di editori (1991), Non si fa mai giorno (1995). Poesia: La metafora dietro a noi: agosto 1977-aprile 1978 (1980, con prefazione di Leonardo Sciascia), Il giro della vite (1978-1981) (1983), Le linee della mano: 1983-1987 (1990), Alternative di memoria: poesie 1975-1983 (1995), Il ponte levatoio (1996). Pubblicò anche delle opere documentarie, a volte illustrate da fotografie.


Salvatore Agati (Randazzo 1939). Docente di scienze naturali, poeta, giornalista e uomo politico, si è occupato anche d’archeologia e di documentaristica. Animatore culturale, ha organizzato convegni e premi letterari. Fra le sue opere: Eccomi: primo incontro (1972, poesia), La mia terra (1982, poesia), Gioia dentro (1983, poesia), Itaca è ancora lontana (1985, poesia), L' oinochoe col mito dei Boreadi: il gioiello del museo di Randazzo (1982, archeologia).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Gioia dentro, “La procellaria”, Reggio Calabria, ott.-dic. 1983; 2) rec. a La mia terra, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 20.XII.1985; 3) rec. a Itaca è ancora lontana, ibidem, 28.I.1989.


Nino Agnello (Grotte 1937). Poeta dai forti sentimenti, dopo un’esperienza d’isolamento a Lampedusa, ha espresso il senso della solitudine dell’isolano. Fra le opere: Dialoghi della mia solitudine (1960), Vento caldo (1969), Un paese come tanti (1977), Cerchi concentrici (1980), La danza dei delfini (1980), La narrativa di Cesare Pavese (1982), L’età felice (1984), Tutte parole (1984), La spiaggia (1985), Agrigento in versi (1985), All’ombra del basilico (1987), Ancilla Domini (1988), Le colombe di Galla Placidia (1990), Eldorado (1991), Il muro di Berlino (1991), Geografia del sentimento (1993).


Carmelo Aliberti (Castroreale 1943). Scrittore e critico, è docente di lettere a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e risiede a Castroreale (ME). Nella sua lunga e intensa attività, si è qualificato come prestigioso intellettuale di vasti interessi, che ha coinvolto molti letterati anche di notevole rinomanza. È vincitore di numerosi premi, tra cui il "Rhegium Julii" per la poesia, il "Domenico Cicciò" per la critica letteraria, il premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il "Mediterraneo" alla carriera e l’onorificenza di “Benemerito della scuola, della cultura e dell’arte” conferita dal Presidente della Repubblica.. Collabora a diversi giornali e riviste ed è stato tradotto all’estero. È stato anche nominato Cultore di letteratura italiana all’università di Messina. Fra le sue numerose opere si ricordano: Una spirale d'amore (1967), Una topografia (1968), Il giusto senso (1970), C'è una terra: 1969-1972 (1972), Teorema di poesia: poesie 1964-1974 (1974), Come leggere Fontamara di Ignazio Silone (1977-89), Il limbo, la vertigine (1980), Guida alla lettura di Lucio Mastronardi (1986), Ignazio Silone (1990), Caro, dolce poeta (1991), Vincenzo Consolo: poeta della storia (1992), La narrativa di Michele Prisco (1996), Studi, testi e interviste a narratori, poeti e critici contemporanei, 1969-1997 (1997), Sul sentiero con... Bartolo Cattafi (2000), Fulvio Tomizza e la frontiera dell'anima (2001), Il pianto del poeta: with english release (2002), La poesia di Domenico Branca (2003), La ferita del tempo (2005), Itaca: dramma lirico per voce sola (2006). Ha curato anche antologie di scrittori contemporanei e atti di convegni.


Pino Amatiello (Sciacca 1938 – Roma 2007). Trapiantato a Roma, dove ha occupato posti di rilievo e organizzato premi letterari, svolgendo un’intensa attività culturale anche come fondatore e direttore d’un giornale, ha pubblicato una serie d’opere che lo hanno imposto all’attenzione della critica: A la festa di S. Calò (1962), 70 oggi (1967, poesia), Spiccioli e centoni (1969, poesia), Dragunara [Tromba d’aria, detta così perché nella credenza popolare era suscitata da una specie di drago apocalittico, che talvolta dava la sua forma ai nuvoloni. Esistono poi Capo e albergo Dragunara a Malta e Cala Dragunara, spiaggia presso Capo Caccia, in Sardegna.] (1978, narrativa), Poesie d'amore (1973), Occhio sinistro (1985, narrativa), Il cielo stracciato(1989, narrativa), La cassata siciliana (2002, narrativa).


Salvatore Arcidiacono (Messina 1923). Laureato in giurisprudenza, già ufficiale di marina, svolge da molti anni intensa attività di poeta e critico con pubblicazione di libri e collaborazione a giornali e riviste. Consistente è l’elenco delle sue pubblicazioni, alcune delle quali hanno ricevuto significativi riconoscimenti. E' incluso in vari dizionari e antologie.


Alfio Arcifa (Catania 1920). Docente, poeta, scrittore e saggista residente a Rieti, dove ha fondato e dirige la rivista letteraria “Il tizzone”. Ha pubblicato parecchie opere, fra cui: Luce nell'ombra (1955), Foglie sparse (1963), Altre foglie (1964), Asterischi di un uomo comune (1965), Sitio! È il grido del cuore (1966), Inchiesta sulla poesia italiana contemporanea (1967), Primi passi (1969), Numero contro numero (1972), Tempo di crisi (1974), Ed è ancora un sogno (1976), Novecento inquieto (1970-1976), Fiori allo specchio (1979, con traduzione in francese a cura di Solange de Bressieux), Pensieri e immagini (1984). Ha curato anche varie antologie e per celebrare il venticinquennale della sua rivista e accommiatarsi dalla scuola ha pubblicato il libro Dal Centro d’Italia (2003).


Giorgio Arcoleo (Caltagirone 1848 – Napoli 1914). Prima letterato distintosi nella scuola napoletana del De Sanctis, fu poi giurista, cattedratico di diritto costituzionale a Napoli, deputato, sottosegretario di Stato e senatore, che lasciò numerose opere, fra cui: Un filosofo in maschera (1875), Letteratura contemporanea in Italia (1875), Francesco Crispi (1905), Canti del popolo in Sicilia (1878), Appunti di diritto costituzionale (1888), La Costituzione (1902), Diritto costituzionale: dottrina e storia (1907), Saggi e discorsi (1909), La riforma elettorale in Italia (1912), Giovanni Boccaccio: l'uomo e l'artista (1913). La città natale gli ha intitolato l’istituto tecnico commerciale.


Mercedes Auteri (Catania 1977). Ha studiato in Svizzera, Francia e Irlanda. È dottoressa di ricerca in storia dell’uomo, delle società e del territorio; ha frequentato la Scuola Interuniversitaria di Specializzazione per l’insegnamento della storia dell’arte e attualmente s’occupa di didattica museale. Nei suoi lavori s’è interessata di ritrattistica, di musei all’aperto e di viaggiatori svizzeri che hanno visitato la Sicilia.


Nino Balletti (Siculiana 1937). Ha espresso nella sua poesia il desiderio di sfuggire all’insularità. Fra le opere: È voce del verbo essere (1962), Non essere (1967), Il dono della fatica (1972),Tredici volte inverno (1981), Handicappati: un problema diverso (1981), Isola e fughe (1983).


Corrado Barbagallo (Sciacca 1877 - Torino [Nel supplemento del quotidiano “La Sicilia” di Catania (vedi pagine finali) la località di morte risulta Milano.] 1952). Docente universitario di storia greco-romana e di storia economica nelle università di Napoli e Torino, lasciò opere monumentali e fondamentali come la Storia Universale (1931-1942, voll. 8), La Russia comunista (1944), Le origini della grande industria contemporanea (1951), ecc. Fondò e diresse la “Nuova rivista storica”.


Sebastiano Barbagallo (Catania 1920). Direttore didattico e studioso di pedagogia e di politica scolastica, ha pubblicato alcuni libri in materia: Descolarizzare: la società o la scuola? (1980), Scuola in discussione: introduzione allo studio dei problemi dell’educazione nella civiltà tecnologica (1984), Pedagogia della partecipazione: processi partecipativi e obiettivi di liberazione dell’uomo nella società contemporanea (1990). È stato anche attento studioso di Mario Rapisardi, da lui appassionatamente difeso e sul quale ha pubblicato i saggi Critica rapisardiana (1945) e Il caso Rapisardi / La verità sulla polemica col Carducci (1999), nonché numerosi articoli. Infine in Marxismo e Cristianesimo (2005), con acute e ampiamente documentate motivazioni, ha caldeggiato il dialogo fra le due grandi ideologie.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Marxismo e Cristianesimo, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 30.VII.2005.


Salvo Basso (Giarre 1963 - Scordia 2002). Laureato in filosofia, fu inquieto poeta per lo più dialettale e amministratore comunale. La sua interiorità era dominata dalla morte incombente e s’esprimeva in una tecnica poetica fatta di colloqui o soliloqui in semplici frasette. Dopo la sua morte, la memoria e le pubblicazioni sono state curate da numerosi amici, fra cui Sebastiano Leotta. Dalle sue opere è stata realizzata l’antologia postuma Un pensiero che non finisce mai / Versi (1997-2002) (2006).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Un pensiero che non finisce mai / Versi (1997-2002), in “La gazzetta dell’Etna”, Paternò (CT), 7.IV.2006.


Salvatore Battaglia (Catania 1904 - Napoli 1971). Docente nell’università di Napoli, fu acuto filologo e critico letterario e pubblicò saggi su Dante, sul Boccaccio, sul Leopardi, sui trovatori provenzali e su altri autori francesi e castigliani, fra cui Esemplarità e antagonismo nel pensiero di Dante (1967). Diresse il Grande Dizionario della lingua italiana. Nel volume Mitografia del personaggio prestò attenzione alla cultura siciliana.


Anna Bella (Acireale 1934). Docente di lettere, operatrice culturale e poetessa dal forte lirismo, ha pubblicato vari libri, fra cui: Al di fuori del tempo (1974), I canti dell’essere (1974), Acqua di roccia (1980), Tra te e me fratello c’è Dio (1982), Onda verde (1983), Groviglio d’insieme (1985), Cenerentola ’89 (1989).


Placido Benina (Biancavilla 1930 - 2003). Poeta dialettale non istruito, ha coltivato da autodidatta la poesia, compiacendosi di forme classiche e contenuti religiosi. Ciò gli ha dato la possibilità d’esprimersi in un dialetto arcaico e genuino, non inquinato da forme dotte. La sua raccolta Fidi divina: puisii riliggiusi [“Fede divina: poesie religiose”] (1997), pur con certa convenzionalità, non manca di sentimenti profondi, d’echi di poeti noti e riesce suggestiva quando rievoca tradizioni campagnole e feste familiari, facendo fare un ritorno all’indietro a quanti amano ancora il tempo che fu. Altra opera è Albavilla in festa (2000, con Giuseppe Tomasello).

Precedenti bibliografici: 1) Le poesie dialettali di Placido Benina, “La gazzetta rossazzurra di Sicilia”, Paternò, 26.II.2000; 2) Biancavilla perde il poeta Benina, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 7.VIII.2003.


Filippo Bonanno (Catania 1931). Avvocato e docente nelle scuole secondarie, a parte pubblicazioni minori anche su giornali e riviste, ha pubblicato l’importante romanzo storico Epilogo di un genocidio (1972), in cui rivive momenti ed eventi della seconda guerra mondiale, mostrando gli orrori di cui si sono macchiati i nazisti nei campi di concentramento. L’opera, che è dedicata alla memoria del martire Massimiliano Kolbe e che per il suo alto contenuto etico è stata adottata come testo di narrativa nelle scuole medie, rievoca anche gli anni di guerra trascorsi a Roma dall’autore stesso, che non è ebreo, in un collegio frequentato pure da ebrei perseguitati.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Epilogo di un genocidio, “La sonda”, Roma, apr. 1973.


Giuseppe Bonaviri (Mineo 1924). Trapiantato a Frosinone, dove ha esercitato la professione di cardiologo, ha scritto numerosi romanzi in cui con colori e sapori della propria infanzia ha reso fiabesca la vita quotidiana dell’ambiente natio, partecipando con silenzioso dolore alle vicende narrate: Il sarto della strada lunga (1954), Il fiume di pietra (1964), La divina foresta (1969), Notti sull’altura (1971), L’enorme tempo (1976), Dolcissimo (1978), Novelle saracene (1980), ecc. Si è cimentato egregiamente anche in poesia: Il dire celeste (1979), O corpo sospiroso (1982). Infine Giufà [Cfr. Martoglio.] e Gesù (1998) è una favola teatrale in due atti e un epilogo, tratta dalle Novelle saracene, nella quale il tema della violenza contro i bambini è svolto con riferimenti biblici e sviluppi fantascientifici, non senza quelle metafore di magia siciliana presenti in altre opere.


Giuseppe Antonio Borgese (Polizzi Generosa 1882 - Fiesole 1952). Fu critico letterario, narratore e poeta. Si formò a Firenze, dove cominciò la carriera letteraria dirigendo la rivista “Hermes” (1904-1906). Quindi fu professore di letteratura tedesca e di estetica e nel 1931 si trasferì negli Stati Uniti d’America, dove stette in esilio. Venuto in odio al fascismo per l’opera Golia (1937), poté rientrare nel dopoguerra per trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Nella Storia della critica romantica in Italia (1905) si era avvicinato al Croce (che lo apprezzò) con una visione idealistica che riprendeva l’estetica desanctisiana, ma dopo se ne allontanò, formulando un’autonoma teoria in Poetica dell’unità (1934) e dando importanza agli aspetti psicologici e ideologici. Dedicò attenzione al D’Annunzio, al crepuscolarismo e all’ultimo Pascoli. Notevoli anche i suoi volumi La vita e il libro (1910-13). Il suo principale romanzo, Rubé (1921), è di stampo dannunziano e si è imposto per l’analisi della vita del dopoguerra e la descrizione d’un intellettuale senza ideali, un pre-fascista, dal Borgese ritenuto prototipo dell’uomo europeo del Novecento e quindi d’una intera società. Anche gli altri romanzi presentano complesse situazioni psicologiche e morali: I vivi e i morti (1923), Il pellegrino appassionato (1933).


Salvatore Borzì (Paternò 1906 - 1982). Insegnante elementare, combattente e prigioniero, nella sua opera Sicilia schiava (1962) trattò con competenza la storia antica della Sicilia, recando contributi nuovi alla sua conoscenza.


Antonio Bruno (Biancavilla 1891 - Catania 1932). Poeta futurista, narratore, saggista e traduttore, a Firenze ebbe occasione per dieci anni di frequentare gli ambienti culturali e di formarsi. Fu anche a Roma, Palermo, Londra e Parigi. Era fisicamente e moralmente malato; e, come poi Pavese, morì suicida in un albergo alla fine d’agosto. Partecipò attivamente al dibattito letterario, fondò e diresse una rivista culturale e pubblicò numerose opere, fra cui: Come amò e non fu riamato G. Leopardi: studio letto all’Università di Roma il 7 maggio 1912 (1912), More di macchia (1913, poesia), Rottami (1913, diario), Balocchi (1915, poesia), Fuochi di Bengala (1917, traduzioni e atmosfere orientali), Un poeta di provincia: schiarimento catanese in difesa della poesia (1920), Ritratto dell’amica Morella (1919-1920, narrativa), 50 lettere d'amore alla signorina Dolly Ferretti (1928), L’immorale signora Bovary: studio letto a Parigi al circolo di letture italiane ricorrendo il 1° centenario della nascita di Gustavo Flaubert (1930), traduzione de Il corvo di Poe (1932), varie altre traduzioni. Dopo la morte è stato oggetto di studi da parte della critica e s’è avuta la pubblicazione commentata o la riedizione d’opere varie, come Dal salmista ai Maudits, scritti scelti e curati da Ermanno Scuderi (1966), 110: Voluttà d’altatensione (1980), Quaderni (1989), Opere (1987), Il corvo e la filosofia della composizione di Edgar Allan Poe; la traduzione del Corvo e delle altre poesie di Antonio Bruno, con nota su Antonio Bruno di Franco Sgroi (1990), Pagine sparse di critica narrativa traduzioni reperite e raccolte da Ermanno e Graziella Scuderi (2000).


Carmelo Andrea Bruno (Catania 1924). Poeta dialettale dalla facile vena, ha esaltato e siglato con icastici versi — incisi su apposite lapidi o targhe — paesaggi, siti e opere d’arte d’interesse turistico-culturale della Sicilia (Catania, Acireale, Acitrezza, Castelmola, Nicolosi, Pedara, ecc.). Ad Acitrezza, accanto all’altorilievo celebrativo dei Malavoglia verghiani, egli ha scritto: “’Nta stu mari di celu tingiutu / unni li stiddi lu bagnu si fannu / e Polifemu l’artista di sempri / pi scinariu di favula antica… / ancora vivi la barca di ’Ntoni / e lu core di Mena”. Fra i suoi libri in italiano ci sono: Storie vere (1972), Gocce di luna (1983), Rugiada di maggio (1984).


Nunzio Giordano Bruno (Messina 1917). Fondò un’accademia letteraria e pubblicò varie opere di poesia e testi scolastici.


Ignazio Buttitta (Bagheria 1899 - 1997). Frequentata la scuola elementare, fece vari mestieri: salumiere, macellaio, commerciante, titolare d’azienda... Finita la prima guerra mondiale, in cui era stato combattente, organizzò scioperi e sommosse popolari, fondò un circolo di cultura politica e ne diresse il periodico, s’iscrisse al partito comunista, in cui militò fino alla fine, e instaurò rapporti d’amicizia con letterati e politici di sinistra. Durante la seconda guerra mondiale visse in Lombardia, dove partecipò alla lotta partigiana ed ebbe occasione di frequentare scrittori come Salvatore Quasimodo ed Elio Vittorini. Rientrò in Sicilia verso la metà degli anni ’50 e si stabilì a Bagheria. Sostanzialmente fu un autodidatta, noto in Italia e all’estero, e attinse alla cronaca per sostenere istanze sociali, lotte contadine, antifascismo e battaglie politiche con un vigore passionale che a volte disturba la genuinità della poesia, nonostante la presenza di certe immagini significative. Come i cantastorie, usava declamare sue poesie in piazza o dai balconi. Invitato, si recò a recitare le sue poesie in vari paesi del mondo, anche lontanissimi. Fra le sue affermazioni quasi proverbiali c’è che non aveva paura della morte perché fatto naturale e che un popolo diventa veramente povero quando qualcuno gli toglie la lingua materna. Era fortemente anticlericale e si serviva della poesia per incitare alla lotta di classe. Si ricordano le opere: Sintimintali (1923), Marabedda (1928), Lu pani si chiama pani (1954), Lamentu pi Turiddu Carnivali [Il sindacalista Salvatore Carnevale fu ucciso durante le lotte contadine] (1956) cantato dal cantastorie Ciccio Busacca, La peddi nova (1963), Lu trenu di lu suli (1963, che comprende — oltre al poemetto sul Carnevale — anche il poema La vera storia di Salvatore Giuliano), La paglia bruciata (1968), Io faccio il poeta (1972, che ottenne il premio “Viareggio”), Il cortile degli Aragonesi (1974), Il poeta in piazza (1974), Prime e nuovissime (1983), Le pietre nere (1983), Colapesce [Colapesce era il leggendario pescatore subacqueo dei tempi dell’imperatore Federico II.] (1986). Pubblicò anche con grosse case editrici dell’Italia Settentrionale. La sua fortuna letteraria è stata agevolata, se non determinata, dall’avere un figlio noto giornalista e vicedirettore della RAI, dalla compaesanità col pittore Renato Guttuso (Bagheria 1912 - Roma 1987) e dalla sua militanza politica, che lo portò a diventare amico di vari uomini politici di sinistra, fra cui il presidente Pertini.


Ferdinando Caioli (Catania 1878 - 1972). Avvocato, poeta, saggista e giornalista partecipò attivamente (e a volte polemicamente) al dibattito culturale, lasciando numerose opere, fra cui: Carro a sonagli (1918), Romitaggi (1919), Almanacco siciliano (1926), Orizzonte (1927), Ada Negri (1928), Polemiche con me stesso (1932), Nel vivo del teatro catanese (1952), Appunti di diritto migratorio (1955), L’avventura di Pirandello (1969).


Santo Calì (Linguaglossa 1918 - 1972). Docente di materie letterarie e latino nei licei, fu poeta (specialmente in dialetto), saggista (con opere storiche e documentarie, di critica letteraria e d’arte), traduttore (anche d’autori classici) e autore di testi scolastici. Studiò le tradizioni popolari, fra cui le leggende dei diavoli tentatori. Diresse una collana editoriale di poesia e curò anche un’edizione delle opere di Domenico Tempio. La sua attività letteraria muoveva da un intento sociale, volendo portare alla ribalta le condizioni degli umili e la necessità del loro riscatto. Collaborò col Di Maria all’organizzazione d’Antigruppo 73 (poeti anarchici) e fu vicino alle posizioni di Danilo Dolci. Moltissime sono le opere da lui pubblicate e quasi tutte legate alla Sicilia, fra cui: Salvatore Incorpora, scultore (1953), Lo scherzo di Perlone Zipoli nella scapigliatura fiorentina del Seicento (1954), La pazienza dei contadini (1959), Cento lire al giorno per morire di fame (1962, relazione tenuta alla conferenza di zona sul lavoro a domicilio il 15 novembre 1961 in Linguaglossa), Favole di Fedro o quasi (1963), Frati Gilormu: sette misteri e litania finale per S. Francesco (1966), Pineta dintreffora (1966), Epigrammi di Marziali, o quasi, traduciuti cu cuscienza di lupo (1966, con prefaz. di Fiore Torrisi), Giacinti per il tuo spirito (1966), Custodie francescano-cappuccine in Sicilia (1967), Il soggiorno isolano di Milluzzo (1967), Repitu d’amuri pi la Sicilia (1967), Mara Sgamirria (1967), I quattro conventi cappuccini di Catania (1968), Canti siciliani (1968), Fimmina: la satira sesta di Giovenale tradotta in siciliano (1968), Josephine (1969), Il diavolo meridiano (1969, con presentaz. di Vincenzo Di Maria), Latitudini d’arte (1969), Immagini e parole (1969), La lunga stagione di Salvatore Incorpora (1970), Vertere tamquam ludere (1970, versioni), Elegia latina (1970), Leccaculi e delinquenti (1971), Canti siciliani (1972, presentaz. di Leonardo R. Patanè e illustraz. di Santo Marino), La paci (1972, presentaz. di Roberto Roversi e illustraz. di Sebastiano Milluzzo), La notti longa (1972), Saraceni di Sicilia... (1972), cura d’Antigruppo 73 (1972, 2 monumentali volumi), La scerra di li numi di Micio Tempio (1972).


Cettina Caliò (Catania 1973). Oltre a praticare lingue e letterature straniere, scrive liriche e racconti. La sua poesia da un lato tende alla malinconia, dall’altro si diletta di sottigliezze quasi ermetiche di consistente effetto. È inserita in numerose antologie e ha riscosso significativi riconoscimenti in campo nazionale. Fra le opere: Poesie (1995 e 2002), L’affanno dei verbi servili (2005), Tra il condizionale e l'indicativo (2007).


Enzo Garibaldi Caliò (Paternò 1892 - 1955). Delicato poeta, lasciò due sillogi di liriche, la seconda delle quali, più matura, ebbe due edizioni e un certo successo. Opere: Lagrime (1913), Brandelli d’anima (1932 e 1933).


Salvatore Calleri (Palazzolo Acreide 1925). È uno studioso siculo-romano con alle spalle una solida preparazione e una collaudata attività scrittoria e pubblicistica. Trapiantato a Roma, dove è stato docente di materie letterarie e latino, si è dedicato con passione e competenza a studi letterari e storici, specialmente d’interesse mazziniano: G. Mazzini e il centenario dell’unità d’Italia (1962), Savoca segreta (1972), Il Manzoni ed i silenzi della parola (1974), Messina moderna (1991), Giuseppe Mazzini e la Roma del popolo / La repubblica romana del 1849 (2001), Naxos e Tauroménion (2002). Ha raccolto in volume, presentato e curato La Divina Commedia di Don Procopio Ballaccheri di Nino Martoglio. Per commemorare un giovane figlio morto per incidente stradale ha anche pubblicato il volumetto di liriche Parole per mio figlio (2000). Le sue ricerche hanno il rigore dello studioso attento e documentato, che non si adagia nel presentare tesi altrui, ma fornisce un’esegetica propria di vicende e personaggi, con l’intento anche di non fare cadere nel dimenticatoio passaggi fondamentali della storia patria; mentre le sue poesie hanno la delicatezza della persona che ha profondamente sofferto, ma che ha trovato nella fede lo scopo del proseguimento della sua esistenza.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Il Manzoni e i silenzi della parola, “Il sodalizio”, Rimini, marzo 1989; 2) La Divina Commedia di Nino Martoglio curata da S. Calleri, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 16.IV.1992; 3) rec. a Parole di un padre a un figlio perduto, “Il corriere di Roma”, Roma, 15.V.2001; 4) Mazzini e la repubblica romana del 1849 in uno studio di Salvatore Calleri, “Ricerche”, Catania, genn.-giu. 2002; 5) rec. a Naxos e Tauroménion, “Nuovo frontespizio”, giu. 2004.


Andrea Camilleri (Porto Empedocle 1925). Già sceneggiatore e regista cinematografico poco conosciuto a Roma, ha scritto saggi sullo spettacolo, ma è salito alla ribalta televisiva negli anni ’90 con la serie di gialli che hanno come protagonista il commissario Montalbano (il cui nome è un omaggio al giallista spagnolo Montalban): Il cane di terracotta, Il ladro di merendine, La forma dell'acqua, La voce del violino, Un mese con Montalbano, Gli arancini di Montalbano, La gita a Tindari. A queste ne ha aggiunte altre con altri protagonisti, ma sempre ambientate in Sicilia: Il birraio di Preston, Il corso delle cose, Il gioco della mosca, La bolla di componenda, La concessione del telefono, La stagione della caccia, La strage dimenticata, Un filo di fumo, La mossa del cavallo, La scomparsa di Patò, Il re di Girgenti. Egli è perciò uno scrittore prolifico e “di cassetta”, che in un decennio ha saputo farsi un largo seguito d’ammiratori con le sue intrigate e appassionanti vicende d’indagini e brividi, raccontate in una lingua impastata di sicilianismi, in cui a volte il dialetto è deformato per fini umoristici. Il predecessore più vicino al Camilleri è ritenuto Leonardo Sciascia; ma di costui il Camilleri non ha il forte impegno etico-sociale, poiché la sua produzione rimane incentrata sull’imbroglio e sbroglio dei casi, spesso per il solo gusto di creare e sciogliere veri e propri indovinelli.


Salvatore Camilleri (CT 1921). Poeta in siciliano, autore di 20 volumi in dialetto e di dizionari e grammatiche dialettali. È un appassionato difensore del dialetto siciliano.


Rino Cammilleri (AG 1950). Giornalista e scrittore, si è laureato a Pisa in scienze politiche e si è specializzato in agiografia, tenendo rubriche religiose in quotidiani come “Avvenire” e “Il giornale” e pubblicando una serie di libri d’indirizzo cattolico, fra cui: I santi militari (1992), Storia di Padre Pio (1993), San Gennaro (1996), Santi dimenticati (1996), Il grande libro dei Santi protettori (1998), Consigli del diavolo custode per andare all’inferno senza strafare (2000), La vera storia dell’Inquisizione (2001), Il kattolico (2001), Un santo al giorno (2001).


Tommaso Cannizzaro (Messina 1838 - 1921). Poeta e patriota, fu fervente garibaldino, combatté fra i “Cacciatori del Faro” e lasciò uno studio su Garibaldi e Mazzini. Sotto l’influsso delle Orientales di Victor Hugo (che lui tradusse, come tradusse pure le poesie del provenzale Mistral e il poema spagnolo El Cid), pubblicò delle raccolte di liriche in francese: Épines et roses (1884), Gouttes d’âmes (1893) , Étoiles pâlies (1916) ed altre, che, anche se possono considerarsi non riuscite sul piano culturale, sono tentativi di rompere l’isolamento a cui egli, già abituato ai viaggi all’estero, si vedeva costretto a Messina dall’incipiente cecità. Fra l’altro egli nel 1862 si era recato in Francia in segno di venerazione per lo stesso Hugo, e da questo fu ospitato molto benevolmente, come risulta nel suo diario Pellegrinaggio a Hauteville House, intrattenendo poi una lunga corrispondenza. Della sua intensa attività letteraria e delle sue numerose pubblicazioni in versi e in prosa ricordiamo: Tramonti (1892), Cianfrusaglie (1894), Cinis (1894), Vox rerum (1900), Grido de le coscienze (1910), L’ora epica (1915), L’India (1915), traduzioni varie e componimenti d’occasione per nozze, battesimi, ecc. Notevoli sono anche lo studio su Il lamento di Lisabetta di Messina e la leggenda del vaso di basilico [Boccaccio, Decameron IV 5.] (1902) e la traduzione in siciliano della Divina Commedia (1904).


Nunzio Carmeni (Paternò 1919 - Trento 1999). Studioso, scrittore, saggista, critico letterario, conferenziere e giornalista, operò per circa mezzo secolo nel Trentino, dove risiedeva. Fu docente e preside nei licei, nonché docente universitario di letteratura italiana. Animò attorno a sé la cultura trentina, pubblicando antologie, collane di poeti, prefazioni e recensioni, unanimemente apprezzato e ricercato. Opere: Ansie e tremiti (1937, poesia), Narratori trentini (1952), Poeti e prosatori del Trentino (1980-81, voll. 8), La distanza del Pascoli dal Carducci (1991), nonché vari testi universitari, diari, poesie. Dopo la sua morte è stata pubblicata una monografia su di lui.


Guglielmo Carnemolla (Scicli 1928). La sua poesia ha risentito della morte d’un figlio, dopo la quale dalla residenza di Fiesole ha tentato di trovare approdi di quiete. Fra i libri pubblicati: Frammenti (1950), Ricordi (1954), Soliloqui in dormiveglia (1955), Un giorno la vita (1970), Il cammino del condannato (1971), I giorni della vita (1972), Racconti di Libia (1973), Un approdo (1975), Condizione esistenziale (1976), Quasi un diario (1977), Nel cielo della vita (1981), D’eroina sei morto figlio (1981), Su brandelli evangelici (1982), Ergastolo di dolore (1982), Con la morte a fianco (1983), Le favole di gloria (1985), Cintura di sicurezza (1987), Crociera (1988), Novenari di ricordi (1988), L’eroina t’ha ucciso figlio (1990), Continuare a credere (1991), Poesia della domenica (1993).


Gabriele Lancillotto Castello di Torremuzza (Palermo 1727 - 1792). Principe e mecenate, fu un attento studioso della storia antica e recente della Sicilia ed in particolare della numismatica e dell’epigrafia, di cui lasciò alcuni cataloghi tuttora indispensabili. Scrisse in latino e in italiano. Nel suo palazzo di Palermo ospitò letterati stranieri in viaggio (come Goethe). Scrisse anche le memorie della sua lunga attività letteraria. Fra le molte opere: Siciliae Populorum et Urbium Regum quoque et Tyramnorum Veteres Nummi Saracenorum epocham antecedentes (1781).


Pietro Castiglione (Adrano 1925). Avvocato e vice sindaco d’Adrano, dagli studi di diritto è passato con competenza e passione alla storiografia siciliana. Scandagliando alcuni secoli dal punto di vista economico e politico, ha prestato attenzione a particolari talora trascurati (agricoltura, materie prime, prezzi, ecc.) e al riguardo ha fornito voluminose opere scritte con una molteplicità di dati non sempre facilmente reperibili, oltre che con linearità e chiarezza: Settecento siciliano: città e terre feudali tra malessere e riformismo (1982), Storia di un declino: il Seicento siciliano (1987), Ottocento siciliano: moti costituzione riforme nella Sicilia preunitaria (1999).


Maria Clara Cataldi (S. Agata di Militello 1932). Ha espresso nella sua poesia insularità e solitudine. Fra le opere: Occhi mortali (1954), Il libro degli addii (1954), La vita è sogno [Vedi Quasimodo.] (1959), Una come tanti (1972), Tempo di parole (1992).


Rolando Certa (Palermo 1931 - Mazara del Vallo 1987). Poeta e critico letterario, fu di casa ad Atene ed ebbe intensi contatti con vari poeti italiani e stranieri. A Mazara del Vallo organizzava gli “Incontri dei popoli del Mediterraneo”. Anarchico e libertario vicino a Danilo Dolci, auspicò la pace e la collaborazione fra i popoli, al riguardo inviando lettere a personaggi politici come il sovietico Breznev e il cubano Castro. S’occuparono della sua poesia critici di rilievo. Numerosi sono i suoi interventi e le pubblicazioni, anche in antologie e anche in lingua straniera: Eco d’altra voce (1959, poesia), E siamo soli (1962, poesia, premio “Corleone”), Ricordo di Mario Certa, un intellettuale del Sud (1964), Sicilia, pecora sgozzata (1974, poesia), Se tu ed io ed altri ancora (1980, poesia), Il sorriso della kore (1985, poesia).


Giovanni Alfredo Cesareo (Messina 1868 - 1937). Studioso di letteratura italiana, poeta e critico letterario, pubblicò numerose opere significative, su cui si sono formati altri studiosi: Nuove ricerche su la vita e le opere di G. Leopardi (1893), La vita di G. Leopardi (1902), Leopardi poeta d’amore (1937), Poesie, Gaspara Stampa, Le occidentali, Petrarca, Gli Inni, Storia della letteratura italiana, Le consolatrici, Meli, I canti di Pan, I poemi dell’ombra, Colloqui con Dio, Saggi di critica, La poesia siciliana sotto gli Svevi, Le origini della poesia lirica in Italia.


Mimmo Chisari (Paternò 1950). Docente di materie letterarie e latino nelle scuole secondarie e studioso del territorio e di storia locale che ha partecipato a campagne di scavi archeologici, collabora a giornali e riviste, svolgendo un significativo ruolo culturale. Importanti per il recupero delle tradizioni, del dialetto e dell’intero mondo d’una volta sono le opere scritte in collaborazione con altri Paternò. Immagini di ieri… (1992) e Paternò e la sua civiltà contadina leggibile nel sito telematico http://www.paternogenius.com. Ha anche curato dei testi scolastici ed è membro dell’accademia “Simetia”. Fra le altre opere: La Sicilia preistorica e le zone archeologiche di Paternò (2002, in collaboraz. con Alfio Ciccia).


Emanuele Ciaceri (Modica 1869 - Napoli 1944). Docente universitario con rapporti anche col Croce, che lo conobbe all’università di Napoli, fu profondo ricercatore e storiografo, che lasciò una sterminata mole di studi sulla Grecia e le sue colonie, Roma, imperatori, divinità, processi, ecc., fra cui Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia (1911), Cicerone nella vita privata e nella pubblica (1926-1930, voll. 2), Le origini di Roma (1937), Tiberio (1934), Tacito (1941-1945), L’opera di Livio e la moderna critica storica (1943).


Carmelo Ciccia (Paternò 1934). Di famiglia contadina estremamente disagiata e scampato ai furiosi bombardamenti anglo-americani che nel luglio del 1943 provocarono a Paternò 5.000 morti, con grandi sacrifici riuscì a laurearsi in lettere. Alla fine degli anni ’50, dopo un periodo d’assistentato universitario e d’insegnamento liceale a Catania, si trasferì nel Veneto (con la parentesi del rientro d’un anno in Sicilia), dove fu insegnante e preside in varie scuole, fra cui per molti anni al liceo classico di Conegliano (TV), città di residenza. Se trascurabile è la sua produzione in versi (Quella felicità, 1974, in italiano e in francese), una certa importanza ha avuto la sua narrativa romantico-verista, quasi sempre ispirata alla terra natia e sulla falsariga di quella del Verga (Storie paesane, 1976; Storie paesane e altre novelle, 1977; La brutta estate del ’43 e antologia di Storie paesane, 2004). Parecchi suoi racconti si trovano in antologie scolastiche e alcuni sono stati tradotti all’estero: Solange de Bressieux ne ha curato una traduzione ed edizione a Parigi (Petites histoires siciliennes, 1977) ed Alfred Alexander ha tradotto a Londra un racconto, che poi è stato trasmesso dall’emittente inglese BBC. Ma la maggior parte dei suoi libri sono di saggistica e critica letteraria: Il mondo popolare di Giovanni Verga (1967, con ricerca delle tradizioni popolari), Impressioni e commenti (1974), I cognomi di Paternò (1^ ediz. 1987, 2^ ediz. 2004 con prefaz. di Giovan Battista Pellegrini), Lingua e costume (1990, considerazioni sulla lingua italiana d’oggi e prontuario degli errori, delle incertezze e delle difficoltà notevoli), Dante e Gioacchino da Fiore (1997, argomento a cui ha dedicato una quarantina d’anni), Il mito d’Ibla nella letteratura e nell’arte (1998, con testo e traduzione del Pervigilium Veneris e nuova interpretazione della Primavera del Botticelli), Caronda, l’antico legislatore catanese (2001), Allegorie e simboli nel Purgatorio e altri studi su Dante (2002), Profili di letterati siciliani dei secc. XVIII-XX (2002), Saggi su Dante e altri scrittori: Gioacchino da Fiore, Petrarca, Boccaccio, Goldoni, Leopardi, Manzoni, Mazzini, Nievo,Verga, Fogazzaro, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Pavese, Autori che hanno unito l’Italia (2007). Notevole anche l’attività di recensore, di latinista (numerosi sono i suoi saggi in latino pubblicati nella rivista vaticana “Latinitas”: Aegidius Forcellini, Ioannes Baptista Nicolosius, Priscus legislator Charondas, Carmelus Fichera, De lingua Latina et pristina sollemnitate in Ecclesia Catholica, ecc.), d’animatore culturale e di conferenziere specialmente su Dante.


Domenico Cicciò (Nicosia 1935 - Messina 1971). Allievo e seguace di Gino Raya, fu giornalista e saggista lucido e acuto; e, nonostante la brevità della sua vita, pubblicò l’opuscolo Tre poeti paralleli (1960), il volume Prestoria del famismo (1964), repertori di Bibliografia dantesca (1965-1966) e opere di Domenico Tempio (1967-1968).


Giuseppe Cocchiara (Mistretta 1904 - Palermo 1965). Storico delle tradizioni popolari con cattedra all’università di Palermo, dove si era laureato, fu discepolo di Giuseppe Pitré e direttore del museo etnografico siciliano dal 1935 al 1965. Perfezionò i suoi studi a Firenze e in Inghilterra e fu a lungo in corrispondenza con Cesare Pavese, però senza mai incontrarlo. Lasciò numerose pubblicazioni in materia, fra cui: Gli studi delle tradizioni popolari in Sicilia (1928), Il linguaggio del gesto (1932), Il diavolo nella tradizione popolare in Sicilia (1945), Il mito del buon selvaggio: introduzione alla storia delle teorie etnologiche (1948), Il linguaggio della poesia popolare (1951), Storia del folclore in Europa (1952), Il paese di Cuccagna (1956), Il mondo alla rovescia (1963). Leonardo Sciascia scrisse un Ricordo di Giuseppe Cocchiara (1990) in cui riferì che questi era un uomo dal tratto semplice e confidenziale, il quale parlava quasi sempre in dialetto o in un italiano dialettalizzante.


Mariannina Coffa (Noto 1841 - 1878). Di famiglia retrograda, fu costretta a sposare un uomo che non amava, invece del giovane Ascenso di cui era innamorata ricambiata. Pubblicò varie raccolte di poesie tardo-romantiche, a volte sotto l’impulso dell’ispirazione religiosa: Poesie in differenti metri (1855), Nuovi canti (1859 e 1863), Versi inediti (1876), Ultimi versi (1878), Un sogno (1878). Morì a poco più di 36 anni per un tumore. Postume uscirono le Lettere ad Ascenso a cura di Gino Raya (1957) e altre opere.


Matteo Collura (Agrigento 1945). Giornalista, vive a Milano, dov’è redattore della pagina culturale del “Corriere della sera”. Come scrittore è legato al ricordo di Leonardo Sciascia, a cui ha dedicato i libri Il maestro di Regalpetra: vita di Leonardo Sciascia (1996) e Alfabeto eretico (2002). Fra le molte altre opere, in cui spesso ritorna alla Sicilia come terra che gli sta sempre nel cuore, ha pubblicato anche: Associazione indigenti ovvero i miserabili a Palermo (1979), Sicilia sconosciuta: itinerari insoliti e curiosi (1984), Baltico: un’epopea siciliana (1988), Eventi: il racconto dell’Italia del Novecento (2000), In Sicilia (2004), Qualcuno ha ucciso il generale (2006), L’isola senza ponte: uomini e storie di Sicilia (2007). Ci sono poi opere scritte in collaborazione con altri e testi di grandi scrittori siciliani da lui curati.


Vincenzo Consolo (S. Agata di Militello 1933). Trapiantato a Milano, è divenuto uno degli scrittori più seguiti dal pubblico: scrittore dalla lingua colta e popolare insieme, con una vena visionaria e parodistica, che assume a volte un’impronta verghiana o tomasiana quando si rapporta con avvenimenti storici siciliani. Inizialmente il mondo portato alla ribalta è lo stesso del Verga, ma rivisitato con occhi vittoriniani, per la qual cosa a volte all’esigenza artistica s’associa la partecipazione passionale dell’autore, che con determinazione suggerisce la necessità del cambiamento. La critica gli ha attribuito dei riconoscimenti insospettabili: bastino per tutti il premio “Pirandello” assegnatogli per Lunaria e lo “Strega” assegnatogli per Nottetempo, casa per casa, un romanzo che qualcuno ha definito “un poema filosofico”. Data la sua prolificità, qui si citano soltanto poche opere: La ferita dell’aprile (1963), Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976), Lunaria (1985, favola teatrale), Retablo (1987), Le pietre di Pantalica (1988), La Sicilia dei grandi viaggiatori (1988), Fra Contemplazione e Paradiso: suggestioni dello Stretto (1988), L’immensa luce (1989), Lo spasimo di Palermo (1990), Il barocco in Sicilia: la rinascita della Val di Noto (1991), Sicilia teatro del mondo (1990), La Sicilia passeggiata (1991), Nottetempo, casa per casa (1992), Vedute dello Stretto di Messina (1993), L’olivo e l’olivastro (1994), Nero metallico (1994), Fuga dall’Etna: la Sicilia e Milano, la memoria e la storia (1993), Di qua dal Faro (1999), Il teatro del sole (1999). Come ebbe a dichiarare lui stesso, nella sua narrativa il Consolo ha tenuto presente lo stile del Verga: perciò il suo a volte è un narrare facendo poesia, come fece il Verga nei Malavoglia e la sua prosa è “una prosa di tipo ritmico con delle assonanze, con delle rime che assomigliano più alla poesia che alla prosa" [Francesco Alberto Giunta, Atupertu, Serarcangeli, Roma, 1993, pag. 277.]. In questa, che comunque è una prosa realistica, non mancano preziosità, arcaismi e dialettalismi. E a volte in diverse opere ritornano personaggi e luoghi (ad esempio, a Cefalù si svolgono sia Il sorriso dell’ignoto marinaio sia Nottetempo, casa per casa) quasi a costituire l’emblema di tutto un ambiente, che in definitiva è la Sicilia. Il Consolo, in buoni rapporti con Leonardo Sciascia, che lo apprezzò, dopo la morte di lui praticamente ha riempito con la propria presenza il vuoto lasciato dall’altro, qualificandosi attualmente come lo scrittore siciliano più valido e autorevole.


Giuseppe Conte (Motta S. Anastasia 1936). Laureato in lettere all’università di Catania, è passato ad insegnare italiano e latino nei licei classici di Cinisello Balsamo e Legnano (MI), coronando la sua carriera come preside. Appassionato di ricerca storiografica, si è dedicato a studi sul suo comune di nascita, dando notevoli contributi in campo storico, archeologico, epigrafico ed etimologico. Dopo aver esordito come autore di teatro, ha pubblicato opere di saggistica, narrativa e poesia, quali: Mocta Sanctae Anastastiae: cronache di un villaggio nei secoli XIV e XV (1979), Oltre le colline dei Sieli (1984), Epigrafia inedita (1989), La fine di una baronia (1990), In vita e in morte di una patrizia romana (1991), I garofani in collina (2000), Marbries (2001).


Barbarino Conti (Paternò 1930). Ci sono due forti tendenze in questo personaggio d’alto livello culturale (all’anagrafe Barbarino, ma che poi per alcuni anni in certe opere s’è firmato anche Barbaro): la poesia e la ricerca storiografica. La prima, pur presente anche nella maturità, ha dominato in gioventù, la seconda, pur presente anche in gioventù, ha dominato nella maturità. Soltanto tenendo conto d’entrambe le (a volte intrecciate) tendenze se ne può comprendere a pieno il lungo e profondo impegno letterario, che si può definire quasi unica ragione di vita. Profondi sono i suoi sentimenti, fine il senso estetico, enciclopedica la sua cultura, sterminata la sua produzione. Egli è il poeta dell’inquietudine, uno dei più grandi poeti del nostro tempo. I temi più spesso ricorrenti nella sua poesia sono: la rinunzia, la fugacità del tempo e la caducità della vita, il dolore, il mistero della morte, Dio e la religione, il paesaggio, l’amore, l’infanzia, le memorie, la guerra, il riscatto del Sud, gli affetti familiari, il paese natale... Già i suoi primi libri lo rivelarono un poeta di tutto rispetto, impressionando non solo per le suggestive immagini e i delicati sentimenti, ma anche per la serpeggiante inquietudine e la tecnica stilistica portatrice d’una musicalità capace di fare sognare: Parole e inquietudine (1959), Cielo sugli occhi (1962), Lo specchio dei giorni (1968), Messaggi e aneliti (1971). A questi sono seguiti Canto per il mio paese (1988) e tutta una serie di libri e ricerche di carattere storiografico, fra cui citiamo: Note storiche su Paternò (1972, con altri), Il culto di S. Antonio di Padova a Paternò (1981), Il pensiero giuridico di Nino Franco Ciccia (1989), I castelli di Paternò, Adrano e Motta S. Anastasia (1992), Umili e illustri (1995), Il culto ecumenico di S. Barbara (1995). A ciò vanno aggiunte altre ricerche, la collaborazione a giornali e riviste con una notevole quantità di scritti vari, l’inclusione di poesie e racconti in antologie scolastiche e una monumentale Enciclopedia storica della Sicilia (in parecchi volumi): tutte opere che ne testimoniano la serietà, la competenza e l’impegno. Ha ottenuto numerosi premi, fra cui nel 1958 i primi premi "Omnia" di Roma e "Convegno poetico La Procellaria" di Reggio Cal., nel 2004 il "Tirsi Etneo" di Paternò e nel 2006 il primo premio "Pensieri in versi" di Motta Camastra (ME).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Cielo sugli occhi, “La sonda”, Roma, genn. 1968; 2) rec. a Lo specchio dei giorni, ibidem, nov. 1968; 3) Poeti contemporanei: Conti ovvero dell’inquietudine, ibidem, ag.-sett. 1970; 4) rec. a Messaggi e aneliti , ibidem, lug. 1972; 5) rec. a Note storiche su Paternò, vol. I, ibidem, ott. 1973; 6) rec. a Note storiche su Paternò, vol. I., “Sicilia Sera”, Catania, 30.XI.1973; 7) Barbaro Conti, in Impressioni e commenti, Gastaldi, Milano, 1974, pagg. 89-98; 7) rec. a Canto per il mio paese, “La procellaria”, Reggio Calabria, apr.-giu. 1988; 8) Barbaro Conti, poeta, scrittore, storiografo / Canto malinconico di dolente umanità tra ricordi, speranze, delusioni ed attese, “il Corriere news”, Paternò, lug. 1989; 9) rec. a Il pensiero giuridico di Nino Franco Ciccia 1937-1987 Testi e bibliografia, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 9.VIII.1989; 10) rec. a Il pensiero giuridico di Nino Franco Ciccia , “Il sodalizio”, Rimini, ott. 1989; 11) rec. a Il pensiero giuridico di Nino Franco Ciccia, “Giornale dell’Etna”, Paternò, 24.III.1990; 12) L’enciclopedismo di Barbarino Conti, “Il sodalizio letterario”, Rimini, marzo 1996.


Felice Conti (Furnari 1921 - 1999). Esercitò un ruolo di primo piano in una vasta area della Sicilia come letterato e politico. Pubblicò: Sensazioni (1952, poesie), Hanno rubato un cipresso (1965, racconti), Un’occhiata di sole (1969, poesie), Una vita così (1978, romanzo), Il tappeto della festa (1982, poesie), Quel posto al sole (1984, romanzo in collaborazione con Orazio Locatelli), Il cavallo acefalo (1988, poesie), ’A liggenda da nascita di Furnari e iautri puisii (1989, poesie in dialetto), L’armonia inquieta (1991, poesie), Il guscio nelle mani (1993, poesie), Una folata di scirocco (1996, racconti). Notevole anche la collaborazione a giornali e riviste e l’inclusione in antologie scolastiche. La sua produzione si rifà per lo più a spunti storici e paesaggistici della sua zona, ma non mancano osservazioni e considerazioni generali che offrono occasioni di riflessione. Le ultime pubblicazioni mostrano una compiuta preparazione artistico-letteraria, spesso basata sulla suggestione della parola e sulla struttura del verso. Le sue liriche sono pervase dall’inquietudine del perché delle cose e della loro fugacità, del senso del mistero e del fine ultimo. I suoi racconti, di stampo realistico e verghiano, presentano personaggi e situazioni vivacemente coloriti, anche mediante l’uso di termini dialettali. Nonostante la lunghezza dell’attività letteraria, egli seppe mantenere la sua voce in una linea costante tra avanguardia e tradizione.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a L’armonia inquieta, “La procellaria”, Reggio Calabria, ott.-dic. 1991; 2) rec. a Il guscio nelle mani, “Il sodalizio letterario”, Rimini, giu-sett. 1995; 3) La narrativa di Felice Conti, “Silarus”, Battipaglia, genn.-febbr. 1998.


Antonino Contiliano (Marsala 1942). Ha espresso nella sua poesia le suggestioni della Sicilia greca, il suo degrado socio-ambientale e l’aspirazione ad un umanesimo scientifico. Fra le opere: Il flauto del Fauno (1981), Il profumo della terra (1983), L’utopia di Hannah Arendt (1991).


Filadelfio Coppone (Bengasi 1934). Nato in Libia da genitori siciliani, si è laureato in lingue e letterature straniere a Catania, dove ha insegnato per molti anni. Ha pubblicato le raccolte di liriche Lo specchio di un’anima, Luci ed ombre, Uragano, Messaggi d’amore (1985), Speranza e Amore nell’Apocalisse del mondo (1987), Sogni e realtà (1988), Universo senza fine (1990), nonché il libro di critica Dimensionismo nella poesia di Angela Di Giugno D’Ascola (1990). Ha fondato a Catania un circolo culturale e il movimento artistico-letterario denominato “dimensionismo”, che si proponeva di ricercare una cultura aperta ad una visione del bene e del bello universale, al di là d’ogni individualismo. Ed a questi principi è ispirata la sua produzione, in cui sono presenti forti sentimenti di fratellanza e amore universale, deprecazione di guerre, violenza e odio, ammirazione del creato e della grandezza di Dio: il tutto espresso con una tecnica finemente elaborata e significativamente efficace. Dopo la morte della moglie, egli s’è fatto sacerdote, esercitando il ministero a Catania e occupandosi anche d’opere di carità in Africa.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Messaggi d’amore, “La procellaria”, Reggio Calabria, ott.-dic. 1986; 2) rec. a Speranza e Amore nell’Apocalisse del Mondo, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 30.VII.1987; 3) rec. a Sogni e realtà, “La procellaria”, Reggio Calabria, ott.-dic. 1988; 4) rec. a Dimensionismo nella poesia di Angela Di Giugno D’Ascola, “La procellaria”, Reggio Calabria, apr.-giu. 1990; 5) rec. a Universo senza fine, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 30.VI.1992; 6) rec. a Universo senza fine, “La procellaria”, Reggio Calabria, lug.-sett. 1992; 7) rec. a Voci sparse nell’anima, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 17.VII.2003; 8) rec. a Meandri di pace, “La procellaria”, Reggio Calabria, lug.-sett. 2003; 9) Spiritualità e poesia in Filadelfio Coppone, “Ricerche”, Catania, ag.-dic. 2003; 10) rec. a Abdur e l’elefantino, “La procellaria”, Reggio Calabria, ott.-dic. 2003.


Antonio Corsaro (Camporotondo Etneo 1909 - Catania 1995). Fu sacerdote, pensatore, critico, docente universitario, giornalista e direttore di riviste letterarie. In poesia trattò temi religiosi e morali con un linguaggio di sapore biblico e liturgico non sempre di facile accessibilità. Fondò il “verticalismo” e aderì all’Antigruppo 73. Fra le opere: La Vergine (1947), Responsori (1949), Composizione della nostra speranza (1950), Il Figlio dell’Uomo (1952), Aaron (1953, balletto), Pietra di solitudine (1955), Antifone per una fanciulla santa (1955), L’isola dell’amore lunare (1966). Il comune di nascita gli ha intitolato una via.


Franco Rosario Corsaro (Paternò 1920). Laureato in lettere e in filosofia, è stato docente in varie scuole medie e studioso di letteratura italiana. Ha pubblicato: Matilde Serao e il naturalismo (1946), Divagazioni estetiche (1985, saggi su vari scrittori), Sicelides Musae [Il titolo deriva da Virgilio, Eclogae IV 1.] (1989, rassegna storico-critica di scrittori siciliani antichi e moderni, dall’età greca al 1968), C.L.AR.A.: Dizionarietto storico dell’idioma paternese (1989), Meminisse semper iuvabit (1990-1992, impressioni letterarie), La Sicilia antica, regina del Mediterraneo (1992). Ora nel sito telematico Paternò Genius sono leggibili le seguenti sue opere: La Divina Commedia da lui scritta e recitata in dialetto siciliano, Poesie, Dizionario etimologico del dialetto paternese. Particolarmente rilevanti appaiono le tre cantiche dantesche, in cui il traduttore ha saputo coniugare la fedeltà a Dante con quella al dialetto siciliano, ottenendo nuovi e felici esiti poetici, anche perché egli si dimostra fine dicitore: infatti i visitatori del sito possono insieme leggere il testo tradotto e ascoltare l’elevata dizione dell’Inferno da parte del traduttore stesso; il quale, anche se ha riassunto qualcuno dei canti più spigolosi, ha prodotto un’opera degna della migliore bibliografia dantesca.


Ezio Costanzo (Paternò 1954). Laureato in scienze politiche, è giornalista e scrittore, che collabora a svariati quotidiani e periodici nazionali. Si è dedicato più che altro ad inchieste fotograficamente documentate (guerra, politica, sport, mafia), anche in collaborazione con altri autori. Fra i suoi libri: L'agricoltura di carta: intervista a Nino Gulisano (1985), Immagine: Paternò al grandangolo; testo di Francesco Gallo (1987), DC-regime e crisi di potere: il declino dell'egemonia democristiana a Paternò negli anni Ottanta (1990), Anni di gloria: immagini del calcio a Paternò, 1938-1969; testi di Carmelo Gennaro e Giovanni Palumbo (1997), L' estate del '43: i giorni di guerra a Paternò: fotografie, documenti ecc. (2001), Nuove tecnologie e nuove professioni della comunicazione: dall'ufficio stampa negli enti locali al giornale telematico (2001), Bronte: l'azione amministrativa nell'ultimo decennio del 20° secolo; interventi di Maria Castiglione, Giuseppe Galati, Gaetano Guidotto (2002), Sicilia 1943: breve storia dello sbarco alleato (2003).


Giuseppe Aurelio Costanzo (Melilli 1843 - Roma 1913). Poeta e professore, dopo aver partecipato ai moti del 1860 si trasferì a Napoli, dove studiò e cominciò a scrivere versi che furono apprezzati dal Settembrini e dal Manzoni. Passò quindi a Roma, dove insegnò letteratura italiana nel magistero. È ricordato specialmente per il suo poema Gli eroi della soffitta (1880). Inizialmente suggestionato dall’Aleardi e dal Prati, egli trovò la sua migliore ispirazione e realizzazione nella società risorgimentale, di cui era stato protagonista; e, nel descrivere le delusioni post-unitarie (tanto che il Croce lo giudicò un sociologo piuttosto che un poeta), si avvicinò a ideali e motivi ora scapigliati ora decadenti, spesso riecheggiando il francese Baudelaire.


Antonino Cremona (Agrigento 1931 - 2004). Intellettuale, scrittore e critico letterario legato alla sua terra, nella sua poesia (in dialetto e in lingua) elaborò una tecnica attenta ai valori formali, producendo liriche d’alto significato e valore. Fra le opere: Occhi antichi (1957), Agrigento (1962), Il gelsomino (1968), Passa un fatto (1971), Inverno (1974), Provvidenze (1977), Samarcanda (1978), L’odore della poesia (1980), Miraglia ucciso (1985, teatro), Scenografia (1987), Il sogno di Aldonza (1989, teatro).


Domenico Cultrera (Vittoria 1925). Ha espresso nella sua poesia immagini della terra natia, sogni, illusioni e delusioni. Fra le opere: Nei silenzi del tramonto (1989), Ritorno al capolinea (1993), Musa e Cupido (1997), Obbedire al tempo (2000), Per la via di Emmaus (2003), Il liuto di Eva (2006).


Angelino Cunsolo (Biancavilla 1928). Docente di matematica nella scuola media, giornalista e saggista, ha coltivato gli studi di storia locale, fornendo una serie d’importanti contributi sull’argomento, anche in collaborazione con Barbarino Conti e Barbaro Rapisarda. Ha pubblicato anche antologie di poeti dialettali, scrivendo liriche lui stesso. Ha collaborato a lungo al quotidiano “La Sicilia” e ha fondato e dirige il giornale “La gazzetta dell’Etna”, che all’occasione pubblica anche libri. Si ricordano: Note storiche su Paternò (1972-1976, voll. 2, con altri), Miniguida e stradario di Paternò (1978), Stradario storico della città di Paternò (1978), Il Santuario della Consolazione in Paternò (1979), Liriche su Ragalna (1981), Ragalna terrazza dell’Etna (1982), Paternò a santa Barbara (1982), La triste estate del ’43. Ultimamente s’è cimentato nella narrativa, pubblicando il racconto lungo Don Cesare / Chiddu ca campa ’o scuru (2007), in cui ha dimostrato buone capacità d’avvincere il lettore, riproponendo anche valori morali oggi trascurati.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Note storiche su Paternò, vol. I, “La sonda”, Roma, ott. 1973; 2) rec. a Note storiche su Paternò, vol. I., “Sicilia Sera”, Catania, 30.XI.1973; 3) rec. a Note storiche su Paternò, vol. II, “La nuova tribuna dell’Etna”, Paternò, 18.XI.1976; 4) rec. a Stradario di Paternò, ibidem, apr.-giu. 1978.


Felice Cunsolo (Biancavilla 1917 - Milano 1979). Insegnante elementare trapiantato in Lombardia, fu anche giornalista e prolifico autore di guide turistiche, gastronomiche ed enologiche. Fra i suoi molti libri si ricordano: Il mondo in sei pagine (1952), La pubblicità italiana (1955), Sele pubblicità italiana (1958), Il potere d’acquisto del mercato italiano (1958), Gli italiani a tavola: il libro completo della cucina italiana: con 778 ricette in gran parte inedite (1959, 1965), Dizionario del gourmet (1961), La cucina lombarda (1963), Itinerari della Bassa Novarese (1963), Arte e gastronomia della "Bassa Novarese": itinerari (1963), La cucina del Piemonte (1964),Viaggio in Tremezzina (1966), Vini del mondo (1968), Guida gastronomica d’Italia... (1969), La gastronomia nei proverbi (1970), Salse e sughi (1972), Ricette per salse e sughi (1974), Proverbi siciliani commentati (1977), Il libro dei maccheroni (1979).


Rosario Cunsolo (Paternò 1887 - 1979). Poeta popolare, dopo il servizio di combattente (che gli procurò una medaglia d’argento al valore militare) esercitò per molti anni l’attività di fornaio, ma da autodidatta, dotato di facile vena e notevole estro, acquisì una buona capacità di poetare in lingua e in dialetto, ottenendo presto un largo consenso, grazie anche ai molti sonetti d’ispirazione religiosa, fra cui quelli dedicati a S. Barbara che venivano diffusi in occasione della festa: Ciuri e ciuriddi di lu miu giardinu (1953). Postuma è uscita la raccolta Omaggio poetico a Santa Barbara (1998).


Gino Cutore di San Carlo (Paternò 1866 - 1930). Fu un letterato presto caduto in oblio, che esordì a Catania col saggio Sull'istruzione: Discorso pronunciato in occasione della solenne premiazione scolastica nel teatro comunale di Paternò, il 2 Dicembre 1886 (1887), mentre come poeta pubblicò a Bruxelles la silloge di liriche Il poema della vita: Qualche fiore d'Italia, Luoghi ameni, Le ore che non tornano... (1928).


Giovanni Cutrufelli (Messina 1922 - 2005). Eccellente drammaturgo, attore e regista, diresse un centinaio di compagnie, mise in scena 250 spettacoli, fra cui tre quarti della produzione di L. Pirandello, varie opere classiche e 28 cicli di rappresentazioni al teatro greco di Taormina, lavorando coi più celebri attori del suo tempo. Pubblicò 130 saggi e monografie, 24 opere teatrali, la silloge di liriche Destino d’uomo (1945) e alcune traduzioni in versi, fra cui Ifigenia in Tauride di W. Goethe (1955), Britannicus di J. Racine (1956) e Il Cid di P. Corneille (1960). Il suo dramma Venti metri sotto Berlino (1969) fra storia e immaginazione descrive gli ultimi giorni del nazismo; e in un incalzante susseguirsi d’avvenimenti, che alimentano la tensione ed il pathos, propone un’ampia ed utile riflessione su una catastrofe dell’umanità: con l’auspicio che mai più abbiano a verificarsi situazioni ed eventi del genere.


Stefano D’Arrigo (Alì Marina 1919 - Roma 1992). Dopo un inizio poetico con Codice siciliano (1957), si dedicò alla critica letteraria e per una quindicina d’anni alla stesura del suo voluminoso romanzo Horcynus Orca (1975), opera discussa e discutibile, che ha fatto molto scalpore sia per la ponderosità sia per l’impasto d’italiano e siciliano, di difficile comprensione. Ambientato in un paesino della costa messinese nel 1943, esso è ricco di simboli e coniuga amaramente la disperazione individuale al senso dell’effimero. Il secondo romanzo, Cima delle nobildonne (1985), fantastico e ironico, è in uno stile più accessibile.


Edoardo Di Bella (Acireale 1911 - Asti 2006). Scrittore di tendenza verista tradotto in francese, si è trapiantato a Villafranca d’Asti, nelle Langhe di Cesare Pavese, svolgendo un notevole ruolo culturale. Fra le opere: Foglie e fiori (1944, poesia), Fiamme sulle nuvole (1975, poesia), Racconti (1975, narrativa), Lampi nelle tenebre (1977, narrativa), Il lungo cammino: romanzo a episodi (1990), Aforismi (1992), Saverio: romanzo (1993), Il destino è arbitro: romanzo (1993), Suli a picu: poesie siciliane (1993), Rosa: commedia drammatica in due atti (1993), Il vitalizio: commedia in tre atti (1993), L’equivoco: farsa in un atto (1993), Non possiamo fare scandali: commedia brillante in tre atti (1993), Il passato non conta: commedia in tre atti (1993), Mafia?... che mafia... (1993), Favole per bambini (1993), Favole morali (1993), Teatro (1994).


Francesco Maria Di Bernardo-Amato (Mistretta 1949). Ha studiato lettere e medicina all’università di Catania ed esercita la professione di cardiologo a Pordenone, dove risiede stabilmente dagli anni Settanta. Poeta dalla forte connotazione, è interessato ad ogni problematica relativa alla poesia e alla cultura in genere: perciò partecipa attivamente al dibattito culturale. La sua produzione rivela un sostrato altamente culturale, con frequenti riflessi di seri studi classici e una straordinaria capacità tecnica. Anche se a volte il dettato non è chiaro, dato che alcuni suoi testi vanno da un ermetismo quasimodiano ad uno sperimentalismo linguistico zanzottiano e perciò risultano oscuri, nella cerebralità emerge l’attenta ricerca espressiva, quasi sempre cesellata. Numerose composizioni, specialmente fra le prime, rievocano il mondo dell’infanzia siciliana, attingendo bellezza nella solarità dei paesaggi e nell’innocenza dei sentimenti: ne è documento la prima raccolta di poesie che già nel titolo si rifà allo “scacciapensieri”, il malinconico strumento musicale siciliano. Ha pubblicato: Il maranzano (1980, con prefazione di Vincenzo Bòsari), Proseautòn (1983), Lo specchio alla rovescia (1985), Mython (1990), Galleria degli affari (1999), Il silenzio del Lete (2005, con nota di Massimo Riccetti), Le porte di Aprile (2007). È stato tradotto in inglese.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Il maranzano, “La procellaria”, Reggio Calabria, lug.-sett. 1981; 2) rec. a Proseauton, ibidem, ott.-dic. 1983; 3) rec. a Lo specchio alla rovescia, ibidem, apr.-giu. 1986; 4) rec. a Lo specchio alla rovescia, “Quinta generazione”, Forlì, nov.-dic. 1986; 5) rec. a Mython, “La procellaria”, Reggio Calabria, apr.-giu. 1991; 6) Il poeta Di Bernardo ritorna in libreria, “Il corriere di Roma”, Roma, 28.II.2002.


Corrado Di Blasi (Noto 1906 - Catania 1971). Insegnante elementare e direttore didattico a Mineo, rivolse la sua attenzione di studioso al Capuana e recuperò, organizzò e illustrò la biblioteca Capuana, in cui sistemò libri, manoscritti e cimeli vari del Capuana e del Verga. Quindi fu ispettore scolastico a Ragusa e Catania. Pubblicò Luigi Capuana: vita, amicizie, relazioni letterarie (1954) e Luigi Capuana originale e segreto (1967), nonché centinaia d’articoli prevalentemente sul Capuana.


Alessio Di Giovanni (Cianciana 1872 - Palermo 1946). Questo poeta dialettale, che scrisse anche romanzi e saggi, era figlio del meno noto Gaetano Di Giovanni, storico e folclorista, e fu definito da Luigi Russo “il più grande cantore degli umili dopo il Manzoni”. Fu ammirato anche dal provenzale Federico Mistral, col quale ebbe una fitta corrispondenza. Comunemente è detto “il poeta della zolfara”. Fra le sue opere si ricordano: Cristu, odi siciliana (1905), Scunciuru (1908) che gli conferì una grande notorietà, Lu saracinu (1908), Gabrieli lu carusu (1910), Voci dal feudo, che comprendono i famosi Sunetti di la surfara (1938), L’uva di Sant’Antonio (1939). Suggerì al Verga di riscrivere I Malavoglia in dialetto siciliano, del quale era innamorato. A volte la sua espressione assunse toni di semplicità lamentosa come nella preghiera “Santa Matri, Santa Matri!... / Guardàti all’ omu di la campia; / Cu la paci di Ddi’! viva Maria!.. / Lu Patr’ Aternu sempri arringrazziammu!”. Non fu un imitatore del Meli, di cui superò l’arcadismo con un forte impegno sociale: cosa che lo distaccò anche dallo stesso Verga. Il feudo e la zolfara campeggiano in tutta la sua produzione poetica, narrativa e teatrale.


Salvatore Di Marco (Monreale 1932). Direttore didattico, difensore del siciliano e propugnatore del suo insegnamento nella scuola, ha fondato a Palermo il “Giornale di poesia siciliana”, raccogliendo intorno a sé una cospicua quantità di poeti dialettali. Ha animato attivamente il dibattito culturale, avviando un’indagine sulla Koiné siciliana e svolgendo un ruolo attivo anche come curatore d’edizioni, recensore e critico. Fra le opere: Vuci di terra amara, Cantu d’amuri (1986), Epigrafie siciliane (1989), La storia incompiuta di Francesco Lanza (1990), Li palori dintra (1991), Alcuni caratteri della poesia popolare di Carmine Papa (1992), La ballata di la morti (1995), La questione della koiné e la poesia dialettale siciliana (1995), Alessio Di Giovanni secondo Pietro Mignosi (1996), Dialetto e poesia nel pensiero e nell’opera di Alessio Di Giovanni (1996), Il filo dell’aquilone: saggi su Ignazio Buttitta (1999), La cultura che distingue: discorso su Giuseppe Cottone (1999), La strada delle campane (1999), cura di Figure femminili del Novecento a Palermo (2000).


Vincenzo Di Maria (Riposto 1926 - S. Giovanni La Punta 1996). Editore, poeta, critico letterario e cultore di tradizioni popolari, pubblicò vari libri, fra cui antologie poetiche e opere di Domenico Tempio. Collaborò col Calì all’organizzazione d’Antigruppo 73 (poeti anarchici) e fu vicino alle posizioni di Danilo Dolci. Fra le molte opere: La terra ha sete: tre atti e sei quadri (1950), Amore (1971, racconto), La nuova poesia siciliana (1971), cura d’Antigruppo 73 (1972, 2 monumentali volumi), Sotto le mura di Parigi: storie e leggende di uomini e pupi (1973), Il teatro di Pirandello: dal paradosso al mito poetico (1974), Verismo: motivazioni estetico-morali (1974,) Rinaldo furioso (1975), Follia d’Orlando, amor di Bradamante, Ruggero nell’incanto, disfatta di Agramante: dodici quadri per una serata del nuovo teatro dei pupi (1976), cura della Centona di Nino Martoglio (1978), I paladini di Francia (1979), Storia di un Cristo trace (1990).


Salvo Di Matteo (Palermo 1936). Storiografo, critico d’arte e saggista molto noto e apprezzato in Sicilia e altrove, ha pubblicato numerose opere riguardanti la storia e la civiltà della Sicilia, ed in particolare di Palermo, sua città. Ha curato anche la ripubblicazione d’antiche opere di siciliani e ha rivalutato personaggi come il geografo Giambattista Nicolosi (Paternò 1610-Roma 1670). Fra le opere: Palermo nei secoli (1958), Enrico La Loggia: l’uomo e la sua opera per la rinascita della Sicilia (1958), Gli Orléans a Palermo: storia del palazzo d’Orléans (1961), Anni roventi. La Sicilia dal 1943 al 1947 (1967), Storia dei Monti di Pietà in Sicilia (1973), Paternò: nove secoli di storia e di arte (1976), Un geografo siciliano del XVII secolo: G.B. Nicolosi (1977), Il Palazzo d’Orléans ed il suo parco (1983), La Sicilia passeggiata, un inedito del XVII secolo dell’abate Maja (1985), Historie siciliane (1987), Undique Felix - Le antiche porte di Palermo (1989), La Porta Nuova a Palermo (1990), Palermo: storia ed arte (1990, insieme con altri), Gli accadimenti di Sicilia: storie e figure negli ultimi tremila anni (1991), Iconografia storica della provincia di Palermo: mappe e vedute dal Cinquecento all’Ottocento (1992), Historie delli huomini et delle cose di Sicilia (1992), La Giudecca di Palermo dal X al XV secolo (1992, in "Fonti per la storia dell’espulsione degli Ebrei dalla Sicilia"), La contrata e lo plano di la majuri ecclesia - La regione della cattedrale di Palermo dal XII al XVI secolo (1994), Palermo, storia della città (1994), Sicilia 1713 - Relazioni per Vittorio Amedeo di Savoia (1994), Viaggiatori stranieri in Sicilia dagli Arabi alla seconda metà del XX secolo (voll. 3, 1999-2000). Ha fondato e diretto la collana degli inediti Opuscoli del Marchese di Villabianca, ricca di 30 titoli pubblicati (1986-92), di cui alcuni da lui curati. Ha curato l’edizione critica in 5 voll. di Tutte le Opere di Girolamo Ardizzone, fondatore del "Giornale di Sicilia": Memorie-Lettere; Poesie; Studi danteschi; Studi letterari e scritti critici; Narrativa; Teatro, prose di giornale (1988-92). Ha contribuito alla storiografia e alla bibliografia del viaggio in Sicilia da parte dei viaggiatori stranieri con l’edizione d’importanti opere per la prima volta tradotte in italiano.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Paternò: nove secoli di storia e di arte , “La nuova tribuna dell’Etna”, Paternò, lug.-sett. 1977.


D’Inessa (pseud. di Giuseppe Finocchiaro, Paternò 1922 – Biancavilla 2006). Insegnante noto più come pittore ben inserito in importanti circoli artistico-letterari, ha coniugato la pittura con la letteratura, rivisitando e reinterpretando esteticamente opere letterarie quali i verghiani Malavoglia. È stato anche narratore con tendenze realistiche e fine poeta. Fra le opere: Gridare non ha senso (1987), Davanti a Trezza (1990), Schegge di lava (2005).

Precedenti bibliografici: 1) Conferenza del prof. Finocchiaro a Paternò, “Tribuna etnea”, Paternò, 4.X.1958; 2) Il poeta-pittore D’Inessa e la sua rivisitazione de “I Malavoglia”, “La procellaria”, Reggio Calabria, ott.-dic. 1992; 3) Il poeta-pittore D’Inessa / L’interpretazione della vita da parte del noto artista paternese, “La gazzetta rossazzurra di Sicilia”, Paternò, 3.VI.2000.


Ninnj Di Stefano Busà (Partanna 1941). Residente a Segrate (MI), quale dipendente della compagnia Alitalia ha avuto modo di compiere vari viaggi per il mondo ed incontrare personalità. È poetessa, narratrice, saggista, editrice. Laureata in lettere, ha pubblicato numerose opere e, nonostante che il suo modo di scrivere sia poco comprensibile, non soltanto in versi ma anche in prosa (tanto che un critico della portata di Sirio Guerrieri l’ha definito trobar clus), ha riscosso autorevoli apprezzamenti in prefazioni, recensioni e monografie a lei dedicate, nonché conseguito vari premi. Collabora a parecchi giornali e riviste. Si ricordano i libri: Oltre il segno tangibile (1986), Lo spazio di un pensiero (1988), Quel lucido delirio (1989), Sortilegio di riflessi (1990), La parola essenziale (1990), Abitare la polvere (1990), L'Area di Broca (1993), L'attimo che conta (1994), ...Anche l'ipotesi (1995), Quella dolcezza inquieta (1997, con prefazione di Vittoriano Esposito), Le lune oltre il cancello (1997, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti), Il deserto e il cactus (1998), A tanto dolce inganno (1999), In altro luogo (2001), Adiacenze e lontananze (2002), L'Arto fantasma (2005), Tra l'onda e la risacca (2007); di saggistica: Il valore di un rito onirico (1991), L'estetica crociana e i problemi dell'arte (1996), Tito Corsini (2001); antologie varie.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Oltre il segno tangibile, "La procellaria", Reggio Calabria, ott.-dic. 1989.


Antonino Distefano (Biancavilla 1898 - 1987). Sacerdote, insegnante nel seminario diocesano, assistente provinciale della F.U.C.I. e canonico della cattedrale, tradusse in siciliano Virgilio e pubblicò: Ricreazioni di Latino, Saper leggere, Il sogno presso l’altare, Il volto della madre (azione teatrale), Agathae Passio (dramma in latino, poi musicato e rappresentato in teatro). Riunì attorno a sé e guidò numerosi poeti dialettali, a volte firmandosi Nino d’Albavilla.


Salvatore Distefano (Paternò 1920 - Catania 1968). Di modeste origini, fu combattente e scampò miracolosamente ai campi di concentramento nazisti, laureandosi in lettere a Catania con una tesi assegnata dalla prof.ssa Carmelina Naselli e partecipando poi attivamente alla vita politica. Essendo stato compagno di prigionia del critico letterario Carmelo Cappuccio, ne assimilò il metodo d’indagine e d’insegnamento. Fu docente di lettere nelle scuole medie e d’italiano e latino nei licei (nel 1946-48 docente dell’autore di questi Profili, che lo ricorda sempre con ammirazione e gratitudine), istruendo ed educando esemplarmente varie centinaia di giovani. Postumo è stato pubblicato un suo volume di Scritti di varia umanità (1988), che comprende — oltre a saggi di contenuto politico, sociale, scolastico — anche la tesi di laurea La gioventù di Grazia Deledda: un saggio ben articolato, in cui tratta l’argomento con acutezza e originalità, in una forma linguistica limpida e scorrevole.

Precedenti bibliografici: 1) Ricordi di scuola a Paternò / Il prof. Salvatore Distefano, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 19.VII.1985.


Salvatore Distefano (Noto 1962). Specializzatosi in archeologia e storia dell’arte, si è dedicato allo studio di siti e reperti siciliani, nonché della numismatica, esponendo i risultati delle sue ricerche in corposi saggi, apparsi anche in giornali e riviste, i quali rivelano — oltre che una grande passione — anche una notevole competenza, con un vasto retroterra culturale e il possesso di appropriati strumenti espressivi. Fra l’altro ha pubblicato: Aspetti archeologici e topografici del territorio ibleo tra la tarda antichità e l’alto medioevo (1991), L’ipogeo di Valeria: ricerche ed esplorazioni nella campagna acrense (1991), Il Risorgimento nella Val di Noto (2001), Piccolo dizionario araldico palazzolese (2002), Buscemi – Storia di un castello medievale in Sicilia (2003), Il Castrum Ferulae: documenti e materiali per la storia di una colonia longobarda in Sicilia (2004), Un “denario” di L. Livineius Regulus rinvenuto a Ferla in contrada S. Stefano (2005).


Paolo Emiliani Giudici (Mussomeli 1812 - Inghilterra 1872). Letterato, pittore e patriota, essendo di salute malferma studiò da autodidatta. Il suo romanzo Beppe Arpia (1852) è a sfondo sociale; ma la sua opera più nota è la Storia delle belle lettere in Italia (1844), poi divenuta Storia della letteratura italiana (1855), oscillante fra una visione classica e una romantica della storia. Pubblicò anche un commento alla Divina Commedia (1846) e lasciò incompiuta una Storia del teatro in Italia. Antiborbonico, dovette esulare a causa delle persecuzioni poliziesche.


Franco Enna (pseud. di Francesco Cannarozzo, Enna 1921 - Svizzera 1987). Giornalista, scrittore, sceneggiatore e regista poco noto in Sicilia, fu autore d’un genere che va dal giallo alla fantascienza e all’horror fra i più ricercati all’estero e nell’Italia Settentrionale. Dai suoi romanzi, in gran parte indirizzati a ragazzi e giovani, sono stati tratti dei film che a volte lui stesso dirigeva e che hanno attirato un notevole pubblico d’appassionati. Scrisse anche delle poesie e fu tradotto in varie lingue. Ecco alcuni titoli di suoi libri: L'astro lebbroso (1955), Preludio alla tomba (1955), Tempo di massacro (1955), Il delitto mi ha vinto (1956), Viatico per Marianna (1956), La grande paura (1956), Dinanzi a noi il cielo (1957), L' uomo che si tagliò la lingua (1962), Molokai, l'isola nera: il sacrificio di Damiano de Veuster (1963), La strada verde (1969), L' uomo dell’Haganah (1977), Relé nero (1977), L’occhio lungo (1979), Quelli del Libano: l'amicizia fra un soldato italiano e un giovane palestinese: una luce nella tragedia del Libano (1984), Carnet d'amore (1986, poesie con presentazione di Giorgio Bárberi Squarotti), Delirio per Alessandra (1987), L’ultima chance (1987), Riciclaggio: metodo garantito per trasformare le menzogne in verità per almeno 50 anni (1991, con prefazione di Vittorio Vettori).


Giacomo Etna (pseud. di Vincenzo Musco, Niscemi 1895 - Roma 1963 [Nel supplemento del quotidiano “La Sicilia” di Catania (vedi pagine finali) l’anno di morte risulta 1964]). Fu giornalista, viaggiatore, narratore, critico. Diresse il quotidiano “L’Arena” di Verona e collaborò a molti altri giornali. Fra le opere: Rosa Corvaia (1933, narrativa), La donna di Bombay (1935, narrativa), Roma alla finestra: vita quotidiana della città eterna (1957, viaggi e geografia), Le menzogne di Orlando: la vittoria mutilata (1944, politica), Il sole dell’Umbria: figure, paesi francescani (1960, viaggi e geografia), Un pittore al buio (1961), Giovanni Meli: con 12 tavole fuori testo (1963), Le formiche sull'Acropoli (1963, viaggi e geografia).


Vincenzo Fallica (Paternò 1940). Docente di materie letterarie profondo e serio, si è dedicato ad un’intensa attività di studio della storia locale, pubblicando libri e collaborando a giornali e riviste. Frequenti le sue conferenze storiche e i suoi interventi anche in televisioni private. Ha realizzato anche alcune videocassette divulgative ed èpresidente della sezione di Paternò dell'associazione "SiciliAntica". Fra le opere: I moti del 1896 a Paternò, Paternò nei secoli XIX e XX (1987), Storia di Paternò (1991), Bianca di Navarra (2000), Monasteri benedettini etnei (2006).


Giuseppe Fava (Palazzolo Acreide 1925 – Catania 1984). Laureato in giurisprudenza, si avviò presto al giornalismo, collaborando a vari giornali e fondando un periodico dal titolo “I siciliani”. I suoi argomenti preferiti erano quelli relativi al fenomeno mafioso. E la mafia lo uccise in un agguato. Lasciò numerose opere letterarie e teatrali, pubblicate anche con grosse case del Nord, in cui risalta il suo grande impegno sociale, rimasto poi come suo testamento: Vortice - Le vie della gloria (1947), La qualcosa (1960), Processo alla Sicilia (1967), Pagine (1969), Cronaca di un uomo (1967), La violenza (1970), Il proboviro (1972), Bello bellissimo (1974), Gente di rispetto (1975), Prima che vi uccidano (1977), Opera buffa (1977), Delirio (1979), Passione di Michele (1980), I Siciliani (1980), Foemina ridens (1981), Ultima violenza (1983), Mafia. Da Giuliano a Dalla Chiesa (1983), Maffia - Parole e suoni (1984), Sinfonie d'amore (1987), Teatro (1988). Lasciò anche altre opere inedite.


Nino Ferraù (Galati Mamertino 1923 – Messina 1984). Poeta di vasta rinomanza, fondò il movimento detto “ascendentismo” d’indirizzo antidecadentistico e antiermetico.Fu anche docente, critico, commediografo, pittore e giornalista, che collaborò a molti giornali e riviste. Organizzò varie iniziative culturali e ottenne prestigiosi riconoscimenti. I suoi libri ammontano a varie diecine,fra cui:Diadema di sangue (1942), La fornace e la lampada: epilogo di due amori (1950), Sottovoce: I canti di mammolina (1956), Carosello (1963), Amori d'altri tempi (1963), Sensibilità poetica ed azione educativa nella vita e nell'opera di Maria Rossi Civardi (1975), Il pensiero sofferto: Vita e opera di Francesco Mezzina cercatore di se stesso(1981).Altri libri sono usciti postumi.


Gino Ferretti (Acireale 1880 - Palermo 1950). Cattedratico di filosofia e di pedagogia, nonché pedagogista insigne, pur non avendo figli s’appassionò al mondo dell’infanzia e fu autore di molti testi di psicologia infantile. Fra l’altro col suo libro Il sogno come linguaggio (1965) diede lo spunto per la teoria del famismo a Gino Raya, il quale di lui curò L’uomo nell’infanzia (1959) e Lettere a Pippo (1968). Fra le altre sue moltissime opere si ricordano: Appunti pedagogici (1907), L'educazione estetica (1909), I sentieri del bosco (1913), La guerra: ne la vita de lo spirito e la guerra nostra (1915), La simbolica geografica nella scuola elementare e popolare (1915), L'alfabeto e i fanciulli: Capitolo d'una Didattica dell'inventività (1919), Il numero e i fanciulli: Capitolo d'una Didattica dell'inventività (1919), Le Fedi, le idee e la condotta (1919), Il bimbo che ride (1922), L' uomo nell'infanzia: I. La pedagogia da Platone a Rousseau (1922), Scuola e Religione (1923), Il lattante nelle teorie pedologiche sino al secolo 18° (1923), Il ministro Gentile (1923), Il fanciullo e la religione (1923), Natura, spirito e educazione (1923), Il bimbo mago (1924), Educazione della coscienza religiosa (1924), La Scuola inventiva(1926), Lalage o il canto: Le lalie del lattante come espressione musicale (1927), Tutto Enrico Pestalozzi nel Diario di Jacqueli (1927), L' infinito del Leopardi e la poesia come onomatopeia (1927), L'attualità del Pestalozzi o il problema del metodo (1927), Scienza come poesia: l'invenzione matematica nella scuola degli elementi (1928), Le teorie genetiche sulla Religione e le testimonianze dei fanciulli (1928), Prima infanzia ed Esteticità: L'età del lattante nel suo significato psicologico (1928), La Religione, la Magia e il Trascendentale (1929), Vie et estheticité (1937), Il compito fenomenologico della Didattica (1938), La vita, inventività economico-estetica (1940), Per la riforma delle facoltà (1940), Estetismo (1941), Programmi di studio ed indicazioni didattiche per le scuole elementari per l'anno scolastico 1943-44: consigli per la modernizzazione della Scuola Elementare (1943), Analisi della coscienza (1944), L'educazione quale invenzione (1945), L’educazione figurativa (1947), Massimo Gor'kij o il puro artista come rivoluzionario (1949), Arte e Magia (1949), Materialismo (1951). Postumo uscì il libro Vita del bambino: Parte I e II (1956). Pubblicò anche favole, poesie, relazioni, prefazioni e note d’arte.


Carmelo Fichera (S. Maria di Licodia 1935 - Catania 1992). Laureatosi in lettere, fu docente di latino e greco nei licei e portò nella scuola e nella vita lo spirito del cristianesimo vissuto giorno per giorno, educando esemplarmente generazioni di giovani. Postumi sono stati pubblicati Aliquot carmina Latina (2001) da lui composti per varie occasioni e in vari metri (distici elegiaci, strofe alcaiche, ecc.), in cui risaltano — oltre alla perfetta padronanza della lingua latina — la religiosità e il senso del dovere, ma anche note d’ironia e d’ilarità, e il volume d’Autori Vari Humanitas perennis (2002), che contiene anche una sua lettera e brevi stralci della sua tesi di laurea Nonno di Panopoli e la parafrasi del Vangelo di San Giovanni. Il decennale della sua morte è stato commemorato con appositi convegni culturali a Catania e a Biancavilla, suo luogo di residenza.

Precedenti bibliografici: 1) Un sentito ricordo di Carmelo Fichera, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 28.III.1997; 2) Genesi e dedica di un libro / In ricordo di Carmelo Fichera, in Autori Vari, Humanitas perennis, Piano Tavola, 2000; 3) Carmelus Fichera scholae et vitae magister, “Latinitas”, Città del Vaticano, sett. 2001; 4) Decennale della scomparsa del prof. Carmelo Fichera, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 20.XII.2001; 5) rec. in latino a Humanitas perennis, “Latinitas”, Città del Vaticano, dic. 2002.


Saverio Fiducia (Catania 1878 - 1970). Giornalista e saggista, curò le memorie storiche della sua città, collaborando a varie testate locali. Pubblicò il libro Passeggiate sentimentali: Catania di ieri e di oggi (1966); e postumi sono usciti Bartulu: commedia storica siciliana (1976, a cura di Vittoria Guzzardi Curella) e Ho sognato... : tra narrativa, teatro e cinema (1986, a cura di Gabriella Congiu). Per il teatro scrisse: Li du' surgivi (1928), Domini (1929) e Vicolo delle Belle (1930). Scrisse bozzetti e riduzioni anche per la Radiotelevisione italiana.


Salvatore Figura Savarino (Rosolini 1914). Nelle sue molte raccolte di poesia ha trattato l’amore, il sentimento della solitudine e i dubbi esistenziali, ritenendo il dolore e l’angoscia come momenti inevitabili della vita. Le sue opere vanno da Verso la luce (1954) a Piccole pietre pressoché piccole perle (1992) e oltre.


Angelo Fiore (Palermo 1908 - 1986). Fu un narratore fra angoscia ed utopia, che esordì con una raccolta di racconti dal titolo Un caso di coscienza (1963), a cui seguirono i romanzi Il supplente (1964) e Il lavoratore (1970), Domanda di prestito (1976) e L’erede del Beato (198)1, tutti pubblicati con grosse case editrici. Ottenne vari premi, fra cui “Selezione Marzotto” (1967), “Savarese” (1970 "Times New Roman"">) e “Castellammare del Golfo” (1981). È stato paragonato al Pirandello e al Tozzi per l’acre ironia e al Kafka e al Musil per l’angoscia della mediocrità e il bisogno d’illuminazione utopica. Nel 1987 il comune di Catania, per onorare la sua memoria, ha finanziato la ristampa del suo discusso e complesso romanzo Il lavoratore, che colpisce proprio per la mediocrità e il pessimismo che lo pervadono.

Precedenti bibliografici: 1) Angelo Fiore tra angoscia e utopia, “La nuova tribuna letteraria”, Padova, nov.-dic. 1988.


Luigi Fiorentino (Mazara del Vallo 1913 – Trieste 1981). Combattente nella 2^ guerra mondiale e internato in un campo di concentramento nazista, da cui per fortuna si salvò, fu poi docente universitario a Siena, poeta e critico letterario, tradotto in vari Stati esteri e più volte premiato. Collaborò anche a numerosi giornali e riviste, fondando e dirigendo la sua “Ausonia”. Pubblicò parecchie opere, anche scolastiche, fra cui: Scalata al cielo (1948), Basalto del tuo corpo (1951), Da Teocrito: interpretazioni (1954), Sentimento di Grecia (1960), Un fiume, un amore (1961), Letture classiche: da Omero ai Carmina burana (1962), Storia della letteratura italiana (voll. 7), Narratori del Novecento (1966).


Salvo Fleres (Catania 1956). Uomo politico con alte responsabilità nell’ambito della Regione Siciliana e fuori, ha saputo coniugare i suoi molteplici impegni istituzionali con la poesia. La sua silloge Vita (2004), espressa in un frammentismo di cui fanno parte frequenti versi con parole isolate e puntini di reticenza, attinge alla migliore tradizione lirica italiana (per non parlare dei lirici greci) ed è tesa a rievocare ricordi (gesti, situazioni), osservare bellezze (paesaggi, colori), esternare sentimenti (amore, speranza, ansia, inquietudine, ecc.).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Vita, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 20.X.2004.


Ugo Fleres (Messina 1857 - Roma 1939). Personaggio eclettico, fu giornalista, scrittore, traduttore dal latino, drammaturgo, librettista, scultore, pittore e critico d’arte. Dal 1908 al 1933 fu direttore della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, avendo così occasione di frequentare i più importanti personaggi dell’epoca e di svolgere un ruolo determinante nella cultura italiana. Fu tra i principali redattori del “Capitan Fracassa”; compilò dei calendari e illustrò le Elegie romane del Goethe, tradotte e dedicate a lui dal Pirandello. Fu anche in buoni rapporti col Martoglio. Fra le sue opere: Versi (1882), La serra (1887), Extollat (1887, narrativa), Profane istorie (1885, con disegni dell’autore), Racconti e fiabe (1886, con altri), La tazza da the: melodramma giocoso (1888, libretto), Sacellum (1889, dramma), La messa notturna (1893, narrativa), L’anello (1898, narrativa), Il trillo del diavolo: melodramma in tre atti (1898, libretto), Teofania : dramma in quattro atti (1902), Mirandolina: opera giocosa in 3 atti, dalla locandiera di Carlo Goldoni (1902), Tedeschi in Roma: studi e schizzi del secolo XI di G. Von Graevenitz (1903), La campagna romana (1904), Gloria (1904), Roma nel 1911: guida ufficiale della città e dintorni, con accenni all'esposizione (1911), Belle arti (1916), traduzione dei Carmi di Catullo (1927), Ettore Ximenes: sua vita e sue opere (1928), Fata Morgana (1928, narrativa), La Galleria Nazionale d'Arte Moderna in Roma (1932), Italia e Mediterraneo nell'Eneide (1941), Il caleidoscopio di Uriel (1952), traduzione di Dell'architettura di Vitruvio, Urania: leggenda lirica (libretto), Bianca Cappello: melodramma (libretto), La musica dell’occhio.


Giovanni Formisano (Catania 1878 - 1962). Poeta e commediografo, lasciò numerose opere dialettali, in cui espresse un forte amore per Catania, la Sicilia e la sicilianità. Fra di esse: Mennula amara (1905), Teatro dialettale siciliano (1921), Canti di terra bruciata (1927), Canzuni senza Patri e senza Matri (1934), Setti lacrimi (1941), Vecchi cicatrici (1951), Campani di la Virmaria (1955). Scrisse anche i testi di svariate canzoni, fra cui “E l’orvu canta”, “Lu cantu di la vo”, “Primavera siciliana” e la celebre “E vui durmiti ancora”, ambientata al fronte nella prima guerra mondiale e musicata dal compositore catanese Gaetano Emanuel Calì, la quale comincia con le parole Lu suli è già spuntatu ni lu mari / e vui bidduzza mia durmiti ancora...”. È sepolto all’ingresso dei tre cancelli del cimitero di Catania, città che gli ha dedicato un monumento nel centro storico.


Melo Freni (Barcellona Pozzo di Gotto 1934). Trapiantato a Roma, dove ha lavorato alla RAI, in particolare come caposervizio culturale del TG 1, si è imposto all’attenzione della critica per alcune sue opere, specialmente di narrativa, pubblicate anche con grosse case editrici e tradotte all’estero: Odor di pane caldo (1962), Sicilia, continente inquieto (1964), Il senso delle cose (1966, poesia, con introduz. di L. Sciascia), Morire a Palermo (1968, poesia), Bidiemme (1968), Viaggio in Grecia (1969), Lu focu e la nivi: cantata per il terremoto in Sicilia (1969), Dolce terra promessa (1974, poesia), Le calde stagioni (1975, narrativa), La famiglia Ceravolo (1980, narrativa). In quest’ultimo romanzo c’è la storia d’una comunità siciliana che nel suo realismo mette in evidenza notevoli problemi esistenziali: l’autore presenta una realtà difficile, costellata di sofferenze e in attesa d’un riscatto che non si sa se verrà. Ed è questa la sua linea narrativa: un forte impegno sociale a favore della Sicilia, di cui ha anche documentato feste e tradizioni. Successivamente ha pubblicato: Amore e logos (1983, con nota di Mario Luzi e una lettera di Carlo Bo), Le passioni di Petra (1985), Siciliani avvezzi: 15 interviste prive d'illusioni (1987), Marta d'Elicona (1987), Verso la vacanza: la morte di Sciascia (1990), La memoria della Passione: mercoledì, giovedì e venerdì santo a Caltanissetta (1991), Il giardino di Hamdis (1992), Un amore a Spoleto (1993), La valle della luna (1994), La favola del paese cambiato [È una variazione del titolo pirandelliano La favola del figlio cambiato.] (1995), Per amore, per sonno e per pazzia (1998), Dopo l’allegria: poesie 1983-2000 (2000).


Carmelo Fucarino (Prizzi 1938). Residente a Palermo quale docente di latino e greco in un liceo, dov’è stato anche vicepreside, oltre che di poesia s’è occupato di saggistica e di traduzioni. Si ricordano le sue seguenti pubblicazioni: Pitagora e il vegetarianismo (1982), Città e ancora città (1983), Apoteosi e ragioni della pace durante la fase archidamica (1985), Le supplici di Euripide (1985), Il dominio feudale (2000), nonché studi sulla cultura locale e vari testi per le scuole. È stato relatore in convegni letterari ed è membro d’alcuni sodalizi culturali. Come poeta è uno dei più significativi; e per il ruolo complessivamente svolto appare un’importante personalità della Sicilia.


Tommaso Gargallo (Siracusa 1760 - 1842). Fu scrittore e poeta che si professava antiromantico, ma che lasciò raccolte di versi apprezzate proprio per certo atteggiamento romantico, come Le veronesi (1825-28) e Le malinconie (1835). Più note sono invece le sue traduzioni delle Odi d’Orazio (1809), del De officiis di Cicerone (1814) e delle Satire di Giovenale (1842).


Luigi Gennaro (Paternò 1887 - Como 1973). Scrittore e critico letterario, pubblicò libri di confessioni, novelle e viaggi a sfondo autobiografico, ispirati al mondo siciliano: Confessioni e colloqui con Rosangela (1947), Senza di te, nuovi colloqui con Rosangela (1947), Ho toccato la felicità (1950), Incantesimi d’Italia (1961), Pellegrinaggio a Lourdes (1963). La sua è una prosa riposante e si direbbe di quelle d’una volta, ispirata a quel sereno ottimismo che aiuta a vivere e a crescere nel segno della fede e della speranza cristiana.


Giovanni Gentile (Castelvetrano 1875 - Firenze 1944). Amico del Croce, fu ministro della pubblica istruzione dal 1922 al 1924 ed elaborò e attuò la riforma scolastica che prende il suo nome, praticamente in vigore quasi fino ai nostri giorni. Fu ucciso per odio politico. Fra i suoi scritti si ricordano: La riforma della dialettica hegeliana (1913), Sommario di pedagogia come scienza filosofica (1913-1914), Teoria generale dello spirito come atto puro (1916), Filosofia dell’arte (1931). Postumo uscì il trattato Genesi e struttura della società (1946). Diresse l’Enciclopedia Italiana Treccani.


Rino Giacone (Catania 1924). Poeta, ha pubblicato diversi libri, fra cui: E la notte ritorna (1969), Dai vecchi proverbi siciliani alla realtà d'oggi (1972), Precarietà dell'essere (1979, con prefazioni di Giorgio Bárberi Squarotti e Domenico Cara), La quadratura del cerchio : poesie 1980-85 (1987), Il bestiario comparato (1989), Luntananzi (1994).


Pino Giacopelli (Corleone 1930). Sindaco di Monreale, ha aderito inizialmente alla poesia dei neofuturisti palermitani degli anni Sessanta, abbandonandola presto per approdare ad una poesia di riflessione su problemi religiosi ed esistenziali fatta a base d’aforismi. Fra le opere: Fremiti d’ali (1953), Scampanellate (1954), Gelato di fragola (1982), Amoria (1986), Versi per un colloquio (1987), Mizar (come de-siderio) (1988), Se tende ad infinire (1988, teatro), L’officina delle comete (1990), Magghilda (1993), Giorni di tornasole (1993).


Filippo Giganti (Casteltermini 1930). Notaio a Naro, dove vive e scrive, ha coltivato la letteratura, la musica e la pittura. Ha pubblicato: Ritornare a Jaffna (1993, romanzo), Sulle orme della lunga vita (1994, silloge poetica), Addio Maddalena (1998, novelle paesane di stampo veristico) e opere teatrali.


Filippo Giordano (Mistretta 1952). Sindacalista, si è dedicato con passione alla poesia, conseguendo un posto ragguardevole nella produzione contemporanea. Il suo caso, come poeta, esplose con Se dura l’inverno (1980), silloge vincitrice del premio “Quasimodo”, nella quale sono espresse tensioni sociali e frustrazioni personali, con un doloroso presentimento del futuro che sa di disperazione e del pessimismo verghiano o quasimodiano, ma che assume toni di forte denuncia: nel contempo la cesellatura della forma e la musicalità ci rimandano ad autori quali Leopardi e lo stesso Quasimodo. Quindi ha pubblicato altre sillogi poetiche: I fili si allungano verso i balconi (1981), Sogni di nessuno (1982), Strambotti per viola d’amore (1984), Del sabato e dell’infinito (1992), L’amore epigrammato (1993), Rami di scirocco (2000), Voli di soffione: piccole storie di minima gente (2001), Il sale della terra (2004), Minuetto per quattro stagioni (2007). Notevole è in queste opere la rivalutazione dell’endecasillabo. Ha pubblicato anche raccolte di liriche in dialetto del suo paese: Scorcia ri limuni scamusciata (2003) e Ntra lustriu e scuru (2006); nonché la raccolta d’articoli Ritagli di Mistretta dall’Unità d’Italia ai nostri giorni (2007). Collabora a vari giornali e riviste e ha realizzato anche riuscite videocassette con sue poesie. Il n° 33-34/2006 della rivista “Vernice” di Torino gli ha riservato un ampio inserto.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Se dura l’inverno, “La procellaria”, Reggio Calabria, apr.-giu. 1982; 2) rec. a Strambotti per viola d’amore, ibidem, lug.-sett. 1985; 3) rec. a Del sabato e dell’infinito, ibidem, apr.-giu. 1992; 4) La poesia di Filippo Giordano, “La gazzetta rossazzurra di Sicilia”, Paternò, 3.VI.2000; 5) Filippo Giordano, matematico dei versi, “Centonove”, Messina, 15.X.2004; 6) rec. a Il sale della terra, “Nuovo frontespizio”, Rimini, dic. 2004; 7) rec. a Minuetto per quattro stagioni, “Il centro storico”, Mistretta, ott. 2007.


Emanuele Giudice (Vittoria 1932). Avvocato molto impegnato dal punto di vista umano, sociale e politico, ha espresso questo suo impegno anche nella sua intensa attività giornalistica e in libri di saggistica come La politica e così via (1982), Mafia come solitudine e rifiuto (1982), La scommessa democristiana (1984), Il tempo della politica (1986); di narrativa come Il viaggio la memoria il sogno (1989); di poesia come Una stagione di rabbie (1993); di meditazione come Liberi come Dio (2002). È stato presidente della Provincia di Ragusa e fondatore del premio letterario “Ibla” e del premio di sicilianità “Un ponte per l’Europa”. Nei suoi racconti quello che domina è sempre l’autore stesso, con la sua formazione ricca di profonda spiritualità e umanità, attinta ad un cristianesimo dottrinale e storico fortemente sentito e vissuto, trasfuso in cultura e sistema di vita. Nelle sue poesie c’è l’esasperazione d’un uomo e d’un cittadino di fronte al dilagare del fenomeno mafioso, col suo triste retaggio di soprusi, violenze, omicidi e stragi, anche a danno di persone istituzionalmente impegnate nella lotta contro la mafia; ma non mancano quadretti idillici e frequenti riflessioni sul proprio essere.

Precedenti bibliografici: 1) Emanuele Giudice: forte sentire e impegno letterario, “Il corriere di Roma”, Roma, 30.IX.1998.


Tino Giuffrida (Catania 1920). Sacerdote, giornalista e insegnante di religione, è stato anche studioso di storia locale con una solida preparazione, basata sulla profondità delle ricerche e sull’originalità delle tesi. Fra le sue opere: Catania dalle origini alla dominazione normanna (1979, voll. 2).


Elio Giunta (Palermo 1930). Poeta e critico letterario, ha espresso nella sua poesia la tristezza e l’ironia di chi, vivendo a Palermo, combatte una lotta contro mulini a vento per vincerne i mali. Fra le opere: Paradigma (1970), Paradigma due (1977), Filottete (1978), Lista d’attesa (1979), Recuperi possibili (1983), Bivacco immaginario (1989), Dacci oggi la nostra magia quotidiana (1990), Dai margini inquieti (1991).


Francesco Alberto Giunta (Paternò 1925). Trasferito fin da piccolo a Catania, fu in questa città che egli si formò e si laureò. Quindi completò gli studi a Lovanio e all’Aia, acquistando così — pur nella conservazione d’una salda e ricorrente sicilianità — una mentalità europea e mondiale, grazie anche ai suoi numerosi viaggi, fatti non solo per lavoro e turismo, ma anche per studio e per partecipazione a convegni di scrittori e giornalisti, durante i quali ha avuto l’occasione d’incontrare alti esponenti della letteratura mondiale e d’intrecciare amicizia con loro. A Roma poi ha occupato cariche di prestigio. I suoi molti libri oscillano fra la narrativa, la poesia, il diario e la saggistica, in una dimensione umana protesa verso la pace e la fratellanza universale. Un tema che egli ha seguito particolarmente nella più recente produzione è quello del fondamentalismo islamico, alla ricerca d’un superamento delle divisioni fra i popoli e dell’intolleranza religiosa. Romanzi: Viaggiando sulla strada (1985), Notizie da via Daniele (1988), A Lipari un giorno. Avvenne (1994), Il posto delle pietre (1996), Karin è tra noi. Romanzo d’idee (2001). Sillogi di racconti: Il respiro dell’uomo. Racconti immaginati (1992), Per non perdere il treno. Novelle ribelli (1999). Sillogi di poesie: La foule d’un désargenté ou trente-trois chansons oubliées (1982, in francese), Le parole sono cose (1984), Verso i Tatra (1985), Ballate e canzoni, no (1988), Al vagar di stelle (1997). Saggi: Atupertu. “Journal” di luoghi, persone, vagabondaggi letterari (1993).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Karin è tra noi , “Il sodalizio letterario”, Rimini, sett.-dic. 2001.


Antonino Gnolfo (Assoro 1915). Studioso di storia locale, ha pubblicato l’importante opera Assoro nella storia di Sicilia (1997, voll. 2) in cui, con la collaborazione di Melchiore Gnolfo, ha passato in rassegna 10.000 anni di storia del suo paese e dell’intera Sicilia.


Giovanni Gnolfo (Assoro 1904 - 1990). Sacerdote salesiano e missionario operante nell’Italia Meridionale e in vari Stati esteri, critico letterario e studioso di storia locale, pubblicò numerosi libri di dantistica, agiografia, pedagogia, storia e archeologia, fra cui: Risonanze siciliane nel pensiero dantesco (1949), Celestino V (1958), Dante redentore politico (1958), Una gloria di Assoro: Arcangelo Garino (1962), Assoro nel Risorgimento (1965), La Divina Commedia, poema di Maria Ausiliatrice (1966), Una “cona” di Antonello Gagini (1969), Storia di Assoro al tempo di Roma (1969), Un missionario assorino: Tommaso Valguarnera (1974), Canti mariani del Carducci (1982), Geografia antropica di Asar-os (1985), Assoro, città senza tempo (1987), Assoro e casali (1988), Tutt’ Assoro: sintesi storica (1995), Assoro, madre di popoli (1996), Le 70 chiese di Assoro (1995).


Mario Gori (pseud. di Mario De Pasquale, Niscemi 1926 - 1970). Assunse questo pseudonimo in memoria dell’anarchico siciliano Pietro Gori (Messina 1859 - 1911). Fu delicato poeta, fondatore del movimento poetico detto “trinacrismo” e direttore dei giornali “Sciara “ e “La soffitta”. Dopo la morte ha lasciato una notevole rinomanza, tanto che alcune sue opere sono uscite postume, si sono fatte delle riedizioni ed è stata pubblicata l’opera omnia. Fra le opere: Ogni jornu ca passa (1955), Un garofano rosso (1960), Nella pena di vivere (1976), Di te, caro e ogni giorno (1976), Taccuino delle ore perdute (1980), Un saraceno di Sicilia (1983), Negli occhi un’ombra (1989). Nel 1991 a cura di Giuseppe Blanco è stata pubblicata l’Opera poetica di Mario Gori.


Mario Grasso (Acireale 1932). Scrittore e giornalista, ha collaborato ad importanti quotidiani e ha organizzato dei premi letterari, animando il dibattito culturale. Molte le sue opere di narrativa, poesia e saggistica, fra cui: Il gufo reale (1968), L' arca di Noè: commedia in tre atti (1970), Il mulino d’Aci: racconti (1972), La paglia di nessuno (1974), Testi e testimonianze (1976, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti), I sette arcieri di Bajamazol (1978), Le vestali di Samarcanda (1979, con prefazione di Giacinto Spagnoletti), Friscalittati (1981, con un saggio introduttivo di Salvatore Rossi e una nota di Giuseppe Bonaviri), A sollevare il giorno (1981), I guerrieri di Riace (1982), Lettere a Lory (1971-1984) con annotazioni critiche di A. Di Grado e G. Gramigna (1984), Concabala (1987), Vocabolario siciliano: Abbagnu-Zzurru e tuttu l'alfabbetu (1989, con introduzione di Maria Corti), Pamparissi (1990), I marrunati di Pinocchiu: traduzione in siciliano del “Pinocchio” di Carlo Collodi (1990), Una questione privata (1991), Fine dell’adolescenza: romanzo (1994), I 500 libri indispensabili per fare carriera (1994), Lingua delle madri: voce e pensiero dei siciliani nel tempo (1994), Michele Pantaleone personaggio scomodo: una vita contro la mafia e la malagiustizia (1994), Mi consenta: consigli non richiesti dei saggi di tutti i tempi sotto forma di aforismi, citazioni, massime e altro (1996), I paradigmi del vissuto quotidiano: saggio su Henri Lefebvre (1996), La danza delle gru: audizioni e talenti in Sicilia (1999), Perle di saggezza manageriale: consigli non richiesti dei saggi di tutti i tempi sotto forma di aforismi, citazioni, paradossi e altro (2000), La crescenza / romanzo di misteri italiani (2005-06).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a La crescenza / romanzo di misteri italiani, “Sentieri molisani”, Isernia, mag.-ag. 2007.


Enrico Guido (Paternò 1898 - Catania 1984). Ingegnere-scrittore, pubblicò opere di poesia, narrativa e teatro: La scorpacciata dei topi (1979, narrativa), Ogni luce ogni pietra (1980, poesia), Quattro romanzi (1983), Due serate a teatro (1983), Quante novità. Il colorito di un ciottolo (1983), I discendenti dei Medici (1983, commedia).


Federico Hoefer (Porto Empedocle 1930). Poeta e saggista attento alla sicilianità, ha collaborato a giornali e riviste e pubblicato vari libri, fra cui: Fra il muschio delle tegole d’argilla (1978), Giorni balordi (1980), Terra di Garciulla (1981), La terra, il tempo (1982, prefazione di Lucio Zinna), Sicilianata: nuovi proverbi, aforismi e altre cose presentati, trascritti e tradotti da Antonino Cremona (1983), Antico approdo: poesie (1985), Senza partitura: diario poetico (1990), Acrostici a scacchi (1994).


Alfio Indaco (S. Maria di Licodia 1951). Durante le varie traversie della sua vita ha trovato rifugio e conforto nella poesia e nella pittura, improntate all’amata natura ed espresse con dichiarata semplicità, su un sostrato di riflessioni biografiche e morali. Opere: Poesie scelte (1986), Petali di pensieri (1997), Passo vitale (1998), Colore, poesia, fantasia (2001).


Emilio Interlandi (Vizzini 1906). Docente di lettere, scrittore, critico e polemista, si è interessato anche di linguistica. Fra le opere: Indefinito e definito nell’arte (1936), Liriche del mio tormento (1938), Vuci di lu me’ dialettu (1941), Liriche alla mamma (1941), Vita madre di sogno (1963), Scacciata o schiacciata? Note polemiche con scritti di Ferdinando Caioli e altri e due lettere di Bruno Migliorini (1972), Bricioli di poemi (1974), L’ apostrofo in fin di rigo? Note polemiche, con una postilla di Bruno Migliorini e scritti di Gino Raya e Alfonso Leone (1975), Sotto gli astri fra terra e mare: scalata ideale (1981), La vetta della luce : liriche (1987). Ha animato il dibattito culturale anche con interventi sul dialetto, ha tradotto autori dal greco e dal latino e ha collaborato a numerosi giornali e riviste, anche specialistiche come “Lingua nostra” di Firenze.


Piero Isgrò (Paternò 1941). Giornalista, scrittore e critico, collabora stabilmente a diversi giornali e alla RAI. Fra le opere: Patrizi e borghesi: mezzo secolo di vita per immagini a Paternò (1981), Labari e Campanili: fotocronaca del fascismo ad Acireale / a cura di Piero Isgrò e Casimiro Nicolosi (1982), Bellini: dramma in due atti (1986), Tauromenium: Taormina / a cura di Nino Muzzio; presentazione di Nicola Garipoli; scritti di Piero Isgrò e altri; fotografia: Orazio Russo (1990).


Giuseppe La Farina (Messina 1815 - Torino 1863). Avvocato, patriota e letterato, auspicò l’unità d’Italia e la sostenne fortemente con la mente e il braccio. Fu esule in Toscana, in Francia e in Piemonte. Insieme con Daniele Manin e Giorgio Pallavicino Trivulzio nel 1857 fondò a Torino la Società Nazionale, tendente a favorire il processo unitario sotto la guida del Cavour. Dopo l’unificazione politica ricoprì importanti cariche, fra cui quella di ministro (della pubblica istruzione, dei lavori pubblici dell'interno e della guerra). Fondò anche vari giornali, fra cui “L’alba” d’indirizzo democratico (1847), e pubblicò parecchi libri di storia, geografia e arte, fra cui: Messina e i suoi monumenti (1840), Studi sul secolo decimoterzo (1842), L’Italia coi suoi monumenti, le sue rimembranze e i suoi costumi (1842), Storia d’Italia narrata al popolo italiano (1846-54), Della guerra attuale e degli ultimi casi del Veneto (1848), Istoria documentata della rivoluzione siciliana e delle sue relazioni co’ governi italiani e stranieri (1850), Gli albigesi (1855). Postumo è stato pubblicato il suo Epistolario (1869). Prima sepolto a Torino, città in cui gli è stato eretto un monumento, è ora sepolto a Messina; mentre a Firenze, nel chiostro della basilica di Santa Croce, gli è stato eretto un solenne cenotafio e a Messina gli sono stati intitolati un lungo viale e un liceo classico.


Stefano Lanuzza (Villafranca Tirrenica 1947). Poeta e critico letterario, ha svolto un importante ruolo culturale, dirigendo anche una rivista, e nella sua poesia ha prestato attenzione ai valori formali. Fra le numerose opere: Thanatocenesi (1973), L’altra gehenna (1974), Logosfera (1975), L’apprendista sciamano. Poesia italiana degli anni ’70 (1979), Scill’e Cariddi (1986), Lo sparviero sul pugno. Guida ai poeti italiani degli anni ’80 (1987), Disjecta membra. Lunario dello Scorpione (1989), Bestiario del nihilismo. Letteratura e animali (1993), Storia della lingua italiana (1994), Dante e gli altri. Romanzo della letteratura italiana (2001), Firenze degli scrittori del Novecento (2001), Erranze in Sicilia (2003).


Concetta Lanza (Catania sec. XX). Docente e preside nelle scuole secondarie superiori, si è dedicata con passione e competenza alla rivisitazione delle opere di grandi scrittori quali Verga (del quale ha praticamente ripubblicato tutte le opere), Capuana e De Amicis, corredandole d’opportuni commenti. Ha approntato cataloghi di biblioteche private e curato antologie e testi di cultura locale, anche in collaborazione con altri autori.


Francesco Lanza (Valguarnera 1897 - Catania 1933). Nella sua breve vita ebbe modo d’estrinsecare a pieno la sua capacità scrittoria, conquistandosi un vasto pubblico coi suoi Mimi (1928), poi ripubblicati postumi con l’aggiunta di novelle e storie paesane (1946). Le sue novellette, che ricordano il medievale Novellino, portano alla ribalta un’anonima folla di popolani, identificati solo con l’etnico come acitani, barrafranchesi, brontesi, caropipani, mistrettesi, piazzesi, sciacchitani, troinesi, ecc. Sotto la farsa dei balordi, però, a volte caratterizzata da battute pronte e pungenti, si cela la visione bonaria dell’autore, che avrebbe voluto essere verista, ma che appare come un socialista umanitario, pieno di grande simpatia per gli umili. Perciò, per la loro bellezza stilistica e per l’umanità che vi pullula, queste novellette, che non devono essere scambiate per barzellette intese a beffare qualche comunità, dovrebbero figurare in tutte le antologie scolastiche, siciliane e non. Uscirono postumi il Lunario siciliano e Storie e terre di Sicilia (1953). Si ricordano anche le sue poesie di gioventù.


Vincenzo La Russa (Paternò 1938). Avvocato, parlamentare e docente universitario, dopo la maturità classica si è trasferito a Milano, alternando la sua vita fra quest’ultima città, Paternò e Roma. Attento ai problemi culturali, sociali e politici, ha indirizzato in questa direzione la sua attività. Ha fondato a Paternò la rivista “La ginestra”, poi divenuta associazione culturale e vivaio di promettenti giovani, e a Catania il circolo culturale “Caronda”, organizzando numerosi incontri e dibattiti. Ha pubblicato i libri: Franco Verga uno scandalo cristiano (1981), in cui ha cercato di fare luce sulla difficile vita e la tragica morte dell’on. Verga, Frizzino di selz (1999), arguti e pungenti epigrammi a sfondo politico, Il ministro Scelba (2002), accurata biografia in cui ha illustrato e motivato la determinante e complessa funzione storica di questo ministro di Caltagirone (1901-1991) e Amintore Fanfani (2006), altra accurata biografia del personaggio politico che ha dominato la scena per parecchi decenni (1908-1999).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Franco Verga uno scandalo cristiano, “Silarus”, Battipaglia, genn.-febbr. 1982; 2) I frizzini di Vincenzo La Russa, “Il corriere di Roma”, Roma, 25.XII.1999; Di grandissimo pregio il volume scritto da Vincenzo La Russa / La lunga storia di Amintore Fanfani e della Democrazia Cristiana, “Il Salernitano”, Salerno, 9.VII.2006; La lunga storia di Fanfani e della D. C. in uno studio di Vincenzo La Russa, “Ricerche”, Catania, genn.-lug. 2006.


Franco Latino (Aragona sec. XX). Poeta, scrittore ed editore, vive a Bolzano, dove svolge un ruolo culturale molto attivo, dirigendo due giornali, collaborando ad altri e pubblicando dizionari, antologie e libri di poesia in cui ha espresso la sua nostalgia per la natia Sicilia. È presidente dell’Associazione Scrittori Altoatesini. Fra le opere: Un grido nella città (1977), Le illuminazioni di Arthur Rimbaud: versione e appunti (1980), In diretta (1981).


Salvatore Latora (Regalbuto 1931). Docente di filosofia nello studio teologico di Catania e nell’istituto superiore di scienze religiose della stessa città e dirigente dell’U.C.I.I.M., si è dedicato all’analisi del pensiero politico-sociale dei fratelli mons. Mario Sturzo (1861-1941) e don Luigi Sturzo (1871-1959) con una serie di saggi, commenti e antologie, fra cui i libri Mario e Luigi Sturzo. Per una rinascita culturale del Cattolicesimo (1991) e Itinerari alla santità secondo Mario e Luigi Sturzo (1998), nonché alcuni saggi apparsi nelle riviste “Synaxis” e “Laos”. Ha pubblicato anche La filosofia in Europa (1993) e Saggi di filosofia contemporanea (1996) e ha curato il volume Humanitas perennis con scritti d’autori vari in memoria di Carmelo Fichera e don Giuseppe Urso.

Precedenti bibliografici: 1) Gli studi di Latora sui fratelli Sturzo, “Il corriere di Roma”, Roma, 15.V.1999.


Salvatore Li Bassi (Sciacca 1948). Ha espresso nella sua poesia la paura della morte, il senso della caducità della vita e un’inquietudine religiosa, tendendo ad un rinnovamento formale basato sull’amore cristiano, l'essenzialità delle immagini e la semplicità linguistica. Fra le opere: Al tramonto (1974), Felicità dove sei (1979), Verrà l’alba (1982), Vivere d’amore (1986), E... venne la luce (1987), Io professore della quintale (1990), A colloquio col mio Signore (1992), Signore non nascondermi il tuo volto (1993).


Pasquale Licciardello (Acireale 1932). Con Il famismo nella cultura contemporanea (1974), Prestoria del famismo (1975, revisione del volume di Domenico Cicciò del 1964) e altri scritti del genere fece da supporto a Gino Raya, di cui fu per molti anni discepolo e divulgatore. Notevoli anche le opere Voltaire: la ragione senza maiuscola (1981) e Kafka, un “diverso” alle prese con la normalità (1985). Nella raccolta di liriche La Grande Assenza (1993), artisticamente ben costruita, egli fa sua e dimostra la massima dello Sthendal “Dio ha la sola scusa di non esistere”: per lui la Grande Assenza è quella di Dio, che è più della Divina Indifferenza del Montale. Sulla stessa linea è la silloge La Grande Menzogna (1999). Intensa anche l’attività giornalistica.

Precedenti bibliografici: 1) “La Grande Assenza” del poeta Pasquale Licciardello, “Il corriere di Roma”, Roma, 28.II.2002; 2) La grande Menzogna / Nuovo libro di Licciardello, “Le Muse”, Reggio Calabria, dic. 2002.


Giuseppe Lombardo Radice (Catania 1879 - Cortina d’Ampezzo 1938). Pedagogista, lasciò una serie di studi in materia, fra cui: Lezioni di pedagogia generale (1916), Educazione e diseducazione (1922), Il problema dell’educazione infantile (1927). Seguace del Gentile, collaborò all’attuazione della sua riforma scolastica. Importante fu la rivista “I nuovi doveri” da lui fondata.


Adolfo Longhitano (Bronte 1935). Sacerdote, presidente del tribunale ecclesiastico diocesano e docente di diritto canonico nello studio teologico di Catania e nella pontificia facoltà teologica di Sicilia sita a Palermo, ha svolto un’importante attività culturale con la pubblicazione di libri specialistici, la partecipazione a convegni e la collaborazione a giornali e riviste, come “Synaxis” di Catania. Fra le opere: Introduzione al diritto canonico (1971-72), La parrocchia nella diocesi di Catania: prima e dopo il concilio di Trento (1977), Catania e la sua università nei secoli XV-XVII. Il codice “Studiorum constitutiones ac privilegia” del capitolo cattedrale (1995, con altri), Il Vescovo Vincenzo Cutelli (1577-1589): cancelliere dello Studium (1997), Il Clero di Catania tra Ottocento e Novecento (1999, con altri), La Facoltà di medicina e l'Università di Catania: 1434-1860 (2000, con altri), Sant'Agata li Battiati: storia, bibliografia, iconografia (2002, con altri), Santa Maria di Nuovaluce a Catania (2003).


Giuseppe Longo (Messina 1910 - Roma 1995). Laureato in giurisprudenza, giornalista, scrittore ed editore, redasse o diresse importanti giornali italiani, fra cui per molti anni il quotidiano “Il gazzettino” di Venezia, dando un’impronta letteraria ai giornali con l’acquisizione di preziose collaborazioni (come quelle di Giuseppe Prezzolini, Luigi M. Personè, Antonio Aniante, Gino Raya, ecc.). Trascorso quel periodo, a Milano fondò e diresse la rivista “L’osservatore politico-letterario” e la casa editrice Pan. Per nomina del presidente della Repubblica Leone, fu presidente della fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” e diede nuovo impulso alla decaduta (per motivi politici del momento) memoria di quel poeta. Fu anche presidente della sezione italiana dell'Istituto internazionale della Stampa di Ginevra e del Centro italiano di studi del Diritto (Cidis). La città di Messina gli conferì una medaglia d’oro. Fra le sue opere di narrativa, poesia e saggistica, pubblicate anche con le più grosse case del Nord, si ricordano: Acquaforte (1933), La collina di Pic (1938), I giorni di prima (1952), Nuvole e cavalli (1954), Le carte della democrazia (1955), La libertà bussa alla porta (1956), Cronache di Torriana (1956-1973), Foglietti e pianete (1958), I vostri amori (1959), La Sicilia è un'isola (1962), Personaggi e interpreti (1963), Quarantuno (1964), Quartiere lombardo (1966), Il tempo e il luogo (1967), L'isola perduta (1970), Il giuoco delle ipotesi (1971), La seconda pelle (1971), Arroganza del progresso impotenza del potere (1972), L'inutile dolore (1975), Italia dove? (1976), La rivolta morale (1978), Il Belli tascabile (1978), Le statue parlanti (1980), Il lungo giorno (1981).


Salvatore Lo Presti (Catania 1903 - 1980). Dopo aver partecipato all’impresa di Fiume, fu animatore della poesia futurista a Catania. Giornalista e collaboratore per molti anni d’importanti quotidiani come “Il popolo di Sicilia” e “La Sicilia” (del quale ultimo fu anche segretario di redazione), nonché di riviste italiane e straniere, si dedicò con passione e competenza a studi di storia patria e di folclore, cogliendo aspetti caratteristici della vita siciliana ed esponendoli in una prosa limpida e scorrevole. Fra le opere da lui pubblicate ci sono: I pupi (1927), Il giuoco dello stendardo a Catania / Tradizioni popolari (1934), Il castello Ursino nella tradizione popolare (1935), La pesca e i pescatori nel golfo di Catania: con canti inediti e illustrazioni (1936), Fatti e leggende catanesi (1938), Memorie storiche di Catania: fatti e leggende catanesi (1957), Il carretto (1959, monografia nota in tutto il mondo). Postumi furono pubblicati i libri Briganti in Sicilia (1996) e Gli ordinamenti marittimi di Catania durante i secoli XV-XVIII (1997).


Emanuele Mandarà (Vittoria 1930 - 1993). Poeta di delicati sentimenti, espresse un alto lirismo in una forma finemente elaborata. Si ricordano le sillogi: Rischio di noi (1960), Tra il fingere e il tacere (1969), Nella trafitta delle fibre (1987, con introduz. di Mario Luzi).


Santo Mandolfo (Ispica 1922). Docente universitario, poeta e critico, ha pubblicato numerosi libri di filosofia, pedagogia, storia sociale, religione e poesia.


Angelo Manitta (Castiglione di Sicilia 1955). Laureato in lettere e docente nelle scuole secondarie, è giornalista e scrittore intensamente impegnato, che si occupa di poesia, narrativa (anche per la scuola), storia locale e critica. Ha fondato nel suo comune l’accademia e relativa rivista “Il Convivio”, che raccoglie numerosi letterati e artisti. Fra le molte opere da lui pubblicate ci sono: Fragmenta (1980), La basilica di S. Maria della Catena e S. Giacomo Apostolo in Castiglione di Sicilia (1990), Verzella e le sue contrade (1991), Donne in punta di piedi (1995), Come una favola: dialoghi e racconti ecologici (1997), Giacomo Leopardi: pessimista… ma non troppo (1998), Giulio Filoteo di Amadeo e Antonino Filoteo Omodei: scrittori siciliani del Cinquecento (1998), Profili di artisti / Nunzio Trazzera: pittura-scultura (1998), La ragazza di Mizpa (1998), Dei, eroi e isole perdute (2001), Dame, cavalieri e paladini (2003), A partire dal Boccaccio… La novella italiana dal Duecento al Cinquecento (2005, in collaborazione con Giuseppe Manitta), Gilgamesh e l’antipotere: microscopio=microscopium (2005), Big Bang: la luce del tempo (2006), Aci e Galatea: riproposizione topografica di un mito (2007), Ceneri di fenice (2007), Noi e il mondo: la novella italiana da Pirandello a Calvino (2007, in collaborazione con Giuseppe Manitta). Ha curato anche alcune antologie ed ha ottenuto vari riconoscimenti.


Titomanlio Manzella (Catania 1891 - Roma 1966). Scrittore prevalentemente per l’infanzia, nelle sue opere rifiutò il modello del Cuore deamicisiano per avvicinarsi ad una polemica sociale. Si ricordano: Naticchia: storia di un ragazzo qualunque (1921), Tanu e Michele Baccalà, Ridi o sole, La rondine maledetta, I parenti di Caino. Nel 1923 a Roma dove si era trasferito fondò il giornale “Farfalle”, collaborando anche ad altri famosi giornali per ragazzi, come “Corriere dei piccoli”, “Giornalino della domenica” e “Balilla”. Altre opere di narrativa: Dall’isola azzurra (1924), Quando ero zingaro (1947), Occhio di bue (1960).


Turi Marchese (Paternò 1953). Docente, musicista, poeta dialettale e cantastorie, ha saputo abilmente associare le sue competenze, abbinando poesia e musica anche con la riproposizione d’antichi moduli melodici e fornendo pubblicazioni e spettacoli d’elevato lirismo, che sanno coinvolgere il pubblico in vive emozioni e commozioni. Notevole è al riguardo il poemetto La strata di la cruci (2003), una pregevole Via Crucis dialettale, divisa nelle tradizionali stazioni ed egregiamente illustrata con tavole dell’artista Luigi Spoto. Fra le altre sue opere, in cui si palesa anzitutto la genuinità popolare, va segnalata anche La vita di Santa Barbara (2005).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a La strata di la cruci, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 3.IV.2004.


Salvatore Martino (Cammarata 1940). Studioso e poeta, rifiutando il prosaicismo corrente, ha preferito nella sua poesia strofe ampie, con effetti musicali e recitativi. Ha pubblicato fra l’altro: Attraverso l’Assiria (1969), La fondazione di Ninive (1977), Commemorazione dei vivi (1977), Avanzare di ritorno (1984), 6 poeti del premio Montale (1985), La tredicesima fatica (1987), Il guardiano dei cobra (1992).


Gabriella Mauciere (Catania 1978). Laureatasi a Bologna in discipline artistiche, musicali e spettacolo, è critica teatrale e d’arte, nonché narratrice, commediografa e saggista. Il suo libro La moneta delle Salinelle / Identità di Avola (2007), che oscilla fra saggistica e narrativa per le scuole, prendendo spunto da una moneta dell’antica Hybla Maior a suo tempo rinvenuta alle Salinelle di Paternò e seguendo la presunta migrazione degl’iblesi dal territorio dell’attuale Paternò, dove si trovava il famoso santuario della dea Ibla, a quello d’Avola Antica, delinea l’identità dell’attuale Avola sulla base d’archeologia, geografia, storia, urbanistica, dialetto, tradizioni, ecc.


Maria Messina (Alimena 1887 – Pistoia 1944). Scrittrice verista vissuta in varie località italiane, sebbene sia stata in lunga corrispondenza col Verga, che l’apprezzava, e abbia pubblicato anche racconti per ragazzi con le più importanti case editrici del Nord, poi è ingiustamente caduta in oblio. Ha avuto difficili vicende esistenziali e anche per questo ha dovuto affrontare diverse peregrinazioni. Fra l’altro ha pubblicato: Pettini fini ed altre novelle (1909), Piccoli gorghi (1910), I racconti di Cismè (1912), Pirichitto (1914), Le briciole del destino (1918), Cenerella (1918), Alla deriva (1920), Primavera senza sole (1920), Personcine (1921), Il guinzaglio (1921), Ragazze siciliane (1921), La casa nel vicolo (1921), I racconti dell’Avemmaria (1922), Un fiore che non fiorì (1923), Le pause della vita (1926), Storia di buoni zoccoli (1926), L’amore negato (1928). Dopo la rivalutazione da parte dello Sciascia, alcune sue opere sono ora ripubblicate dalla casa Sellerio di Palermo.


Antonino Mongitore (Palermo 1663 - 1743). Canonico e studioso di storia, lasciò alcune opere monumentali, fra cui Bibliotheca Sicula (1708) e Della Sicilia ricercata (1742-1743).


Salvatore Monti (Motta S. Anastasia 1934). Medico-scrittore, poeta, filosofo e sociologo, è il fondatore del “demismo”, che concepisce il pensiero come emanazione dello Spirito, eterno e costante. Ha pubblicato numerose opere scientifiche e letterarie.


Nino Muccioli (Milano 1912 - Palermo 1998). Personaggio eclettico e fortemente impegnato in campo culturale e sociale, ha conciliato il sindacalismo, la politica, la finanza e l’economia con la poesia, in cui ha espresso un forte sentimento religioso, ponendo al centro dei suoi interessi la Sicilia e trovando nel messaggio cristiano la quiete delle proprie aspirazioni. Si è anche dedicato alla narrativa, riscoprendo antiche tradizioni e leggende popolari. Ha avuto diverse traduzioni all’estero. La critica ha avuto modo d’occuparsi ampiamente di lui. Fra le opere: Nessuno fa in tempo (1970), Sicilia tempo presente (1970), La porta del silenzio (1972), Nel paese degli uomini (1974), La Sicilia ha forma di cuore (1976), La Sicilia ha tre braccia (1977), Isola (1978), Per restare uomo (1978), Fino all’ultimo sole (1980), Sicilia, sole, amore (1981), Le stagioni del tempo (1984), Presenza dell’uomo (1987), Il viario (1990), E se tornasse (1991), Storie, personaggi e luoghi segreti della Sicilia (1991), Leggende e racconti popolari della Sicilia (1992), Esistere oltre (1992), Ad sidera spei (1993).


Giuseppe Maria Musmeci Catalano (Acireale sec. XVIII). Sacerdote, pubblicò alcuni scritti, fra cui: Il teatro della Costanza (dialogo), Gli amori indiscreti delusi (farsa), Le tenebre illuminate nella sagratissima notte del S. Natale di Nostro Signore Gesù Cristo (sacra rappresentazione). Lasciò molte altre opere inedite, fra drammi sacri, tragedie e opere burlesche: L’inganni d’amore (1736, operetta burlesca) sono usciti nel 1974 a cura di Carmelo Musumarra.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a L’inganni d’amore , “Silarus”, Battipaglia, lug.-ott. 1975.


Maria Pina Natale (Saponara 1929). Docente, poetessa e narratrice, ha fatto sapiente uso dell’endecasillabo per ottenere delle composizioni armoniose che hanno al loro centro una pacata riflessione anche sul tema della morte. Ha ottenuto autorevoli e positivi giudizi dalla critica. Fra le opere: Sine semine flores (1949), Versus (1951), Sulla cetra del tempo (1974), Un attimo di verde (1974), L’ansia di andare (1975), Meglio uno squadrone di diavoli (1976), Ressa alle fonti (1977), Segmenti (1977), Un cirro di speranza (1979), A ridosso del mammuth (1987), Un balcone sul mondo (1988), Foglie di luce (1988), Epopea Rog (1989).


Emanuele Navarro della Miraglia (Sambuca di Sicilia 1838 - Roma 1909). Giornalista e scrittore, dopo aver partecipato all'impresa dei Mille e collaborato col Crispi, viaggiò per l'Italia e la Germania e dal 1864 visse a Parigi, dove collaborò a "La vie parisienne" e divenne amico d'illustri letterati quali Sand, Zola e Dumas figlio, venendo quindi in contatto con la corrente del naturalismo, che — come si ritiene — poi inculcò nel Capuana e nel Verga, scrittori ch'egli frequentò una volta tornato in Italia nel 1872, quando si stabilì a Milano. Nel 1881 si trasferì a Roma, dove collaborò a «Il Fanfulla della domenica» e a «Cronaca bizantina» e dove fu docente di letteratura francese nel magistero femminile. Tra le sue opere più note, in cui egli si dimostra fervido e attento ai particolari ambientali e caratteriali, ci sono: Le fisime di Flaviana (1873), La vita color di rosa (1876), Schizzi e scene (1876), La nana (1879), Macchiette parigi­ne (1881) e Storielle siciliane (1885).


Pietro Nigro (Avola 1939). Già docente nelle scuole secondarie, è un eclettico poeta e saggista che svolge un notevole ruolo culturale a Noto, dove risiede. Ha pubblicato diverse opere, fra cui: Il deserto e il cactus (1982), Versi sparsi (1988), Miraggi (1989), L'attimo e l'infinito (1995), Alfa e Omega (1999), Altri versi sparsi (2001), Riverberi e 9 canti parigini (2003), Astronavi dell'anima (2003), Sintesi della storia della musica (2005), Notazioni estemporanee e Varietà, vol. I: Pensieri e saggi letterari (2007), Notazioni estemporanee e varietà, vol. II: Recensioni e articoli d'arte (2007). La sua poesia è stata apprezzata da parecchi critici. Sono interessanti anche le sue opere giovanili, sia pure pubblicate tardivamente. È incluso in varie antologie e collabora a diversi giornali e riviste.

Giovanni Occhipinti (S. Croce Camerina 1936). Poeta e critico, con toni apocalittici ha espresso nella sua poesia-profezia ataviche paure di catastrofica fine, muovendosi fra mito classico e reminiscenze bibliche, anche se non senza ironia. Fra le opere: L’arco maggiore (1968), L’agave spinoso (1976), Occasioni per un poemetto intorno a ipotesi di distruzione (1975), Il gioco demente (1975), Poema ultimo (1977), Favola di una emarginazione volontaria (1977), Uno splendido medio evo (1978), P(r)o(f)eti dell’Isolamondo. Vent’anni di poesia in Sicilia (1980), Agl’inferi all’averno (1980), La poesia in Sicilia (1981), Il giorno che ci vive (1983), Il cantastorie dell’apocalisse (1985), Un rapporto postumo (1986), Rime nel museo delle cere (1991) e un’antologia retrospettiva.


Giuseppe Emanuele Ortolani (Cefalù 1758 - Palermo 1828). Letterato e biografo, lasciò fra l’altro la monumentale e rinomata Biografia degli uomini illustri della Sicilia (1818-1821, voll. 4).


Biagio Pace (Comiso 1889 - 1955). Archeologo e storiografo, fu docente nelle università di Palermo, Pisa, Napoli e Roma. Partecipò a diverse campagne di scavi e lasciò numerose pubblicazioni al riguardo, fra cui: I barbari e i bizantini in Sicilia (1911), Introduzione allo studio dell’archeologia (1934) e la serie Arte e civiltà della Sicilia Antica (1958). Collaborò ad importanti opere come l’Enciclopedia Italiana Treccani.


Antonino Pagliaro (Mistretta 1898 - Roma 1973). Glottologo e critico letterario, compì ricerche di linguistica indoeuropea basate sul suo metodo, esposto in Il segno vivente (1952) e Le funzioni del linguaggio (1968). Fece ricerche anche in Persia e pubblicò (con altri) Epica e romanzo nel medioevo persiano (1927) e una Storia della letteratura persiana (1960). Fra le altre opere: Sommario di linguistica arioeuropea (1930), La parola e l’immagine (1957), Sul linguaggio poetico della “Commedia” (1963), Ulisse: ricerche semantiche sulla Divina Commedia (1966), ecc.


Antonino Palumbo (Paternò 1946). Residente a Catania quale docente d’italiano e latino in un liceo, collabora a giornali e riviste con poesie e saggi di critica letteraria. Fra l’altro ha pubblicato Alle sponde della memoria (1976), silloge pervasa da un sentimento profondo, accompagnato ad una sincera riflessione sull’uomo e il suo universo, elevato a potenza artistica.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Alle sponde della memoria, “Silarus”, Battipaglia, nov.-dic. 1983.


Fortunato Pasqualino (Butera 1923). Scrittore d’indirizzo cattolico, che ha trascorso molti anni a Caltagirone, ha pubblicato varie opere di narrativa e teatro, collaborando anche con la RAI. Frequente è stata la sua presenza sulla stampa, specialmente cattolica. Fra le sue opere ci sono: La necessità di esprimerci e la vita come linguaggio (1953), Mio padre Adamo (1963), La bistenta (1964), Diario di un metafisico (1964), America baccante (1968), Abelardo (1969), Caro buon Dio (1970), Il ragazzo delle Cinque Isole (1972), La casa del calendario (1976), Le vie della gioia: quando il dolore ride (1975), Il giorno che fui Gesù (1977), Un cavallo per sua maestà (1978), La locanda del Vangelo: spettacolo per piccoli e per grandi (1978), L’orecchino del filosofo (1979), Teatro con i pupi siciliani (1980), I segni dell’anima: esperienze interiori (1982), Sant’Antonio racconta (1985), Preghiera di uno stravagante (1987) Confidenze di Barbara (1988), La danza del filosofo: rapsodia di varia umanità (1992), Lo zingaro di Sicilia: avventura di vita e pensiero (1993), Gli orecchini di Dio: l’assurdo tra noi (1996). Nel romanzo Mio padre Adamo ha rievocato il clima familiare della sua infanzia e le difficoltà economiche d’allora che provocavano usanze di necessità come quella d’andare a raccogliere i resti della mietitura nelle campagne per sopravvivere. Nel racconto Il giorno che fui Gesù, che per le continue citazioni bibliche fa dell’autore un attento lettore dei testi sacri, egli descrive un quadro di religiosità siciliana con la sua vita quotidiana, le sue tradizioni e i suoi tabù. In ogni caso egli ha cercato d’infondere nei lettori, indotti a delle pacate riflessioni, un senso di cauto ottimismo, per un’accettazione serena della vita. La sua scrittura, particolarmente rivolta ai giovani, è piacevole e utile anche agli adulti.


Ignazio Paternò Castello di Biscari (Catania 1719 - 1786). Principe e mecenate, fu un attento studioso della storia antica e recente della Sicilia. Nel suo palazzo di Catania costituì un grande museo con reperti spesso da lui stesso scoperti: questo divenne presto di fama europea e attirò letterati stranieri in viaggio come Goethe, che il principe volentieri ospitava nelle sue stanze, dando luogo ad un prestigioso circolo culturale. Il museo Biscari dal 1934 è confluito nel museo civico di castello Ursino. Pubblicò numerose opere in cui esponeva i risultati delle sue ricerche e le sue osservazioni, fra cui: Discorso accademico sopra un’antica iscrizione trovata nel teatro della città di Catania, recitato nell’adunanza de’ pastori etnei dal principe di Biscari (1771), Viaggio per tutte le antichità della Sicilia (1781), Descrizione del terribile terremoto de’ 5 febraro 1783 che afflisse la Sicilia, distrusse Messina e gran parte della Calabria, diretta alla reale Academia di Bordeaux (1784).


Ercole Patti (Catania 1904 - Roma 1976). Laureatosi in giurisprudenza, fu giornalista e scrittore: collaborò al “Corriere della sera” e alla “Stampa”. Era nipote di Giuseppe Villaroel. Esordì come autore per ragazzi con La storia di Asdrubale che non era mai stato a Bellacittà (1921). Nella sua lunga permanenza a Roma, quale sceneggiatore cinematografico, nutrì ed espresse una grande nostalgia per la terra natale, idealizzandone ricordi, paesaggi e contorni. I suoi romanzi sono anche passati al cinema. Dopo libri poco significativi, quali Il paese della fanciullezza (1924) e Ragazze di Tokyo (1934), egli si affermò con romanzi ambientati in una pigra e sciroccosa Roma, quali Quartieri alti (1940) e Un amore a Roma (1956), Cronache romane (1962) e Roma amara e dolce (1972). Però la narrativa ispirata alla Sicilia gli riuscì più congeniale: Giovannino (1954), La cugina (1965), Un bellissimo novembre (1967), Graziella (1970), Gli ospiti di quel castello (1974). C’è in questi libri un ritorno ai temi del Brancati: provincialismo catanese, sensualità, erotismo, iniziazione sessuale, con l’aggiunta di certo languore che sottolinea eventi tragici di violenza e morte. Lo scrittore a volte sembra assumere i toni del moralista arguto e tragico, mentre a volte può riuscire stancante per la ripetitività dei temi: ma l’efficacia è affidata ad un periodare che sicuramente può definirsi d’arte.


Domenico Peci (Paternò 1938). Poeta dialett. dal forte sentire, fa spesso delle riflessioni sulla memoria personale e sull’attualità sociale, tenendo in auge l’antico dialetto etneo-paternese. Ha ottenuto significativi riconoscimenti e presieduto giurie letterarie. Opere: Le mie nugae (1996), L’infanzia e l’adolescenza negate (2003), I sconzaiochi (2006).


Francesco Paolo Perez (Palermo 1812 - 1892). Fu letterato, patriota e ministro dei lavori pubblici (1877) e della pubblica istruzione (1879). Fra le opere: La centralizzazione della libertà (1862) e Beatrice svelata: preparazione all’intelligenza di tutte le opere di Dante (1865). Nel 1888-89 a cura del comune di Palermo uscirono tutti gli Scritti del Perez, voll. 4. L’autore pubblicò anche varie traduzioni.


Giovanni Pettinato (Troina 1934). Docente universitario di sumerologia, assiriologia e storia del Vicino Oriente ad Heidelberg (Germania), a Torino e a Roma, ha partecipato a varie campagne di scavi archeologici e pubblicato numerosi saggi a carattere scientifico, un vocabolario sumerico ed un trattato di scrittura cuneiforme. Fra le sue opere molto noti sono i volumi Ebla: un impero inciso nell’argilla (1979) ed Ebla: nuovi orizzonti della storia (1986). Dirige una rivista archeologica.


Lucio Piccolo di Calanovella (Palermo 1903 - Capo d’Orlando 1969). Ricordato più che altro come quel cugino del Tomasi di Lampedusa che indirettamente ne occasionò la notorietà, ha pubblicato le raccolte di poesia Gioco a nascondere; Canti barocchi e altre liriche (1956, con nota d’Eugenio Montale) e Plumelia (1967). Dopo la sua morte si sono avute altre edizioni, come La seta e altre poesie inedite e sparse (1984), antologie e opere monografiche a cura d’autori come Vincenzo Consolo, Vanni Ronsisvalle, ecc.


Nino Pino (Barcellona Pozzo di Gotto 1909 - 1987). Fu studioso di lingua e tradizioni popolari, poeta, autore di teatro e saggista. Lasciò numerose opere, anche dialettali, fra cui: Tre profili: S. Di Giacomo, N. Martoglio, L. Pirandello (1963), L’epopea di Gagarin ed altre poesie (1963), Moli protesi (1966), Domenico Tempio tra Voltaire, Rousseau e Giovanni Meli (1968), Pesci in tavola (1967), Albert Einstein a dieci anni dalla scomparsa (1969), Voga voga marinaru: ballate siciliane con traduzione italiana a fronte e disco a 33 giri (1970, con prefazione di Giorgio Piccitto), La canzone di Pier delle Vigne (1972), U tamburu (1976, teatro), Amori di Sicilia (1979), Renato I d’Angiò nel contesto dei rapporti socioculturali tra Francia e Sicilia (1980), Tifo sportivo e suoi effetti: sports ed eugenetica (1983). E ancora: Sciami sparsi di parole, Altalene, Mminuzzagghi [Frammenti], Due conferenze, In onore di Ambrogio Donini. Diresse la rivista “Zootecnia e vita”. Nel 1984 l’università di Messina patrocinò la pubblicazione di due suoi volumi, rispettivamente l’uno di Poesie e teatro e l’altro di Prose.


Giuseppe Pipitone Federico (Palermo 1859 - 1940). Fu docente di letteratura italiana nell’università di Palermo, senatore e direttore della rivista “Gazzetta d’arte”, alla quale collaborarono vari letterati. S’occupò di storia e critica letteraria, usi e costumi, lingua e letteratura francese, turismo. Fu amico degli scrittori francesi Zola e Maupassant. Fra le opere: François Coppée: (contes en vers et poésies diverses): impressioni critiche (1882), Victor Hugo: studio (1885), Su la guerra del Vespro siciliano di Michele Amari (1886), Il naturalismo contemporaneo in letteratura: impressioni e note (1886), Note di letteratura contemporanea (1891), I Chiaramonti di Sicilia: appunti e documenti (1891), Il Risorgimento nazionale: narrato in venti conferenze ai giovani del mio paese (1892), La mente di Francesco Perez: commemorazione letta alla Società democratica di Palermo il 3 aprile 1892 (1892), Giuseppina Melazzo Gramignani: 27 dicembre 1830-14 ottobre 1889 (1895), Lettere inedite d’illustri italiani del sec. XIX: nozze Lanza di Scalea-Drago: 8 dicembre 1895 (1896), Giovanni Meli: i tempi, la vita, le opere: studio (1898), Regesto de’ diplomi dell’archivio Pignatelli in Palermo (1906), Gentil sangue di Sicilia: Gaetano Giglio Sangiorgi: 27 luglio 1893-19 agosto 1917 (1920), Guida di Palermo (1926), Lo spirito pubblico in Sicilia prima e dopo della tragedia di Aspromonte (1932), Francesco Perez e i suoi tempi (1935), Il testamento di Manfredi Chiaramonte.


Carmelo Pirrera (Caltanissetta 1932). Residente a Palermo, ha animato il dibattito culturale mediante la direzione d’un periodico e d’una collana di poesia, attirando intorno a sé un certo numero di poeti. Ha pubblicato varie antologie e opere di narrativa e poesia, fra cui: Quartiere degli angeli ed altri scritti (1968), La ragazzata (1972), H: ospedale silenzio (1973), Quaranta sigarette (1974), Il Colonnello non vuole morire: racconti (1976), Quest’animale muore: poesie (1976), Con la banda in testa (1981), Dalla parte del Minotauro (1981), Ipotesi sul caso Majorana e altri racconti (1981), Giocando con la polvere: poesie 1976-1980 (1982), Le donne, i cavallier, l'arme e gli amori... : scritti medievaleggianti, cavallereschi, paracarolingi, ironici, patetici, fantastici e cortesi, scelti e annotati (1982), Il miele di maggio (1985), Pergamo la cenere: primavera 1985 (1986), Le mosche (1986), La farfalla di Brodskij (1989), Il regno (1992), Tradotta per Roncisvalle (1994), Luoghi del silenzio (1995), Cronaca (1998).


Giuseppe Pitré (Palermo 1841-1916). È stato il fondatore in Italia della scienza delle tradizioni popolari. Come medico aveva occasione di visitare le famiglie più povere, specialmente quelle dei pescatori, e cominciò a raccogliere materiale folcloristico, con un’indagine che poi estese a tutta la Sicilia e che in mezzo secolo d’attività diventò di proporzioni enormi, tanto che poi egli stesso fondò il museo etnografico siciliano. Fu anche professore di demopsicologia nell’università di Palermo. Fra il 1871 e il 1913 pubblicò la Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, contenente in 25 volumi I canti, Le novelle, I proverbi, Gl’indovinelli, I giuochi fanciulleschi, ecc. Nel frattempo, nel 1872 uscirono i suoi Studi di poesia popolare. Diresse la pubblicazione dell’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, che riguardava anche altre regioni italiane e a cui collaborarono illustri studiosi come il Salomone Marino, il Croce, il Di Giacomo, ecc. Notevole è anche la collezione dei 20 volumi di Curiosità popolari tradizionali (1885), che riguardano feste, credenze, pregiudizi, leggende, spettacoli, ecc., con un’attenzione anche ai dialetti siciliani e alla loro grammatica. Infine nel 1894 uscì la sua Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia. Fu presidente dell’Accademia di scienze, lettere ed arti; dell’Accademia di medicina; della Società di Storia Patria; socio di molte altre accademie e istituti scientifici stranieri.


Antonio Pizzuto (Palermo 1893 - Roma 1976). Laureato in giurisprudenza e in filosofia, fu docente, musicologo e infine per molti anni funzionario di polizia fino al grado di questore, anni durante i quali tuttavia coltivò sempre gli studi. Esordì come narratore in sordina, con Il ponte di Avignone (1938), uscito con uno pseudonimo e soltanto dopo la sua morte ripubblicato col suo nome. Ma il vero esordio avvenne dopo la pensione, quando intraprese a sperimentare complicate strutture linguistiche che lo collocarono fra gli scrittori più significativi dell’avanguardia letteraria, spesso al centro dei dibattiti culturali. Per la forma espressiva ebbe presenti anche Carlo Emilio Gadda e Luigi Pirandello: e di pirandellismo formale si è parlato a proposito della sua prosa. I primi racconti si sfilacciano in frammenti autobiografici, ma dopo l’autore è sembrato rientrare nella norma. Il suo primo romanzo, La signora Rosina, uscì nel 1959. Seguirono: Si riparano bambole (1960), Ravenna (1962), Paginette (1964), Sinfonia (1966), Testamento (1969), Pagelle I (1979), Pagelle II (1975), Ultime e penultime (1975). Nel 1996 è stata costituita a Roma una fondazione a lui intitolata. Oggi l’interesse per la sua prosa e la sua notorietà sono notevolmente diminuiti, soprattutto per una questione di leggibilità, anche se a suo tempo la sua sperimentazione fece epoca e lasciò degli epigoni.


Raffaele Poidomani (Modica 1912-1979). Scrittore e giornalista, dopo essersi laureato in giurisprudenza a Catania partecipò alla seconda guerra mondiale, combattendo in Grecia, in Jugoslavia e fra i partigiani delle Marche. Nel dopoguerra si spostò in varie città, collaborando ad importanti quotidiani e settimanali. Infine lavorò alla biblioteca comunale della sua città natia, continuando a svolgere un notevole ruolo culturale. Lasciò opere di poesia, narrativa e saggistica, fra cui: Io, pellegrino di sogni (1939), Carmina parva (1939), Fossili (1949), Carrube e cavalieri (1954), saga familiare che secondo alcuni anticipò Il Gattopardo tomasiano, Catania giorno e notte (1960), Novembrina litteratura (1964), Caleidoscopio (1965), La peste a Modica nel 1626 (1966), Tempo di scirocco (1971). Pubblicò anche l’antologia di poeti moderni Filopoetica (1964). Postume sono uscite altre sue opere e nel 2004 sono usciti due volumi d’Opera omnia.


Michele Pricoco (Acicatena 1924 - Acireale 1993). Brioso e frizzante autore di prose e versi, per lo più in dialetto siciliano, ha lasciato una serie di opere che ben caratterizzano il personaggio e che fanno riflettere, anche se a volte spinte, fra cui: La fuitina: novelle (1973), C'è sempri 'na nuvola 'nfunnu ... : Francesco Guglielmino nei ricordi della mia giovinezza (1976), Tavula vecchia e... tavula nova (1977), Il senesterone (1977), Il circolo dei Cavallacci (1977), La sapete l'ultima? (1978), Rivuturi d'austu (1980), Sai tu l'isola bella... (1981), Gli atareddi di Acireale (1982), Abigaille: dramma per musica in lode della Madonna rappresentato in Aci Catena il 1793 (1985).


Ottavio Profeta (Aidone 1890 - Catania 1963). Poeta, narratore e saggista, pubblicò varie opere, fra cui: L’amante dell’amore, Nascere, Odia il prossimo tuo, L’ultimo Orfeo, Il pane, L’uno col tutto, L’individuo del Cosmo, Sicilia favola vera, Carboneria e Sicilia romantica, La casa.


Barbaro Rapisarda (Paternò 1917 - 1995). Docente di materie letterarie e latino, preside, cultore di storia locale, tradizioni popolari e poesia, pubblicò una serie di libri in cui rivelò grande competenza e serietà, nonché forte attaccamento alla sua città. Si ricordano: Giovan Battista Nicolosi (1976), Omaggio a Giulio Crimi (1977), Storia di un Premio (1977), I primi sessant’anni della Banca Popolare Commerciale “Vittorio Emanuele” di Paternò / L’Apocalisse a Paternò (1988), Stelle della mia notte (1989). Incisivo fu il suo lungo sodalizio con Angelino Cunsolo, che s’estrinsecò nella cura di Miniguida e stradario di Paternò (1972), del secondo volume delle Note storiche su Paternò (1976) e di Ragalna terrazza dell’Etna (1982). Tradusse in italiano le Consuetudini di Paternò emanate dalla regina Bianca di Navarra. Collaborò a vari giornali e lasciò anche opere inedite di grande interesse per gli studiosi.

Precedenti bibliografici: 1) Lo storico per eccellenza di Paternò: il prof. Barbaro Rapisarda Tripi / Una figura intellettuale che molto ha dato con i suoi scritti alla crescita culturale dei cittadini paternesi, “La gazzetta rossazzurra di Sicilia”, Paternò, 25.III.2000; 2) Personaggi paternesi / Il prof. Barbaro Rapisarda, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 13.XI.2000.


Carmine Rapisarda (Paternò 1960). Docente d’inglese a Catania, città in cui risiede, continua quale studioso di storia locale l’attività di ricerca e promozione culturale del padre Barbaro Rapisarda, collaborando anche a giornali e riviste. Fra le opere, a volte da lui stesso edite: Gli affreschi nella cappella del castello di Paternò (1995, in collaboraz. con Concettina Rizzo), The castle of Paternò (1997), Paternò nelle memorie di viaggio (1997), La chiesa di S. Maria de Valle in Josaphat (1995), Storia dei cantastorie paternesi (1997), Paternò medievale (1999), Culti, miti e leggende nel territorio di Paternò (2002), Nicolosi e l'Etna nelle memorie di viaggio (2002), Simboli esoterici nei monumenti della provincia di Catania (2002), Le torri di Batarnû, Adarnû, e Nastâsiah: storia, arte e misteri dei tre castelli etnei(2002), British and american writers in Sicily (2003), Jean Hoüel a Paternò (2003).


Calcedonio Reina (Catania 1842-1911). Poeta, pittore, giornalista e studioso di storia locale, lasciò fra l’altro l’importante libro Caronda e le sue leggi (1906).


Giuseppe Risica (Messina 1955). Chirurgo, specialista in cardiologia e pneumologia, ha pubblicato opere di narrativa e poesia, che sono state tradotte all’estero e hanno ricevuto consensi da parte di varie personalità della cultura. È incluso in varie antologie e collabora a vari giornali e riviste anche con articoli di filosofia e critica d’arte. È docente di storia della poesia nell’università della terza età di Messina e presidente del premio di poesia “Rocco Certo pro U.N.I.C.E.F.”.

Precedenti bibliografici: 1) L’inquieta poesia di Giuseppe Risica, “Sentieri molisani”, Isernia, mag.-ag. 2003; 2) L’inquieta poesia di Giuseppe Risica, “Ricerche”, Catania, ag.-dic. 2003.


Geppino Alfredo Rizzo (Regalbuto 1907 - Roma 1969). Fu umanista e filologo di grande sensibilità. Conseguita la laurea in lettere nell’università di Catania, fu lettore d’italiano nell’università di Gottingen (Germania) e docente di latino e greco in vari licei, fra cui Adrano e Roma. Nella capitale fondò con altri le riviste “Orientamenti culturali” e “Rassegna di cultura e vita scolastica”, cui collaborò per molti anni. Collaborò anche ad opere dell’Accademia d’Italia e dell’Accademia dei Lincei e fece parte di commissioni ministeriali per la riforma della scuola. A lui è intitolato il Circolo dei Professionisti di Paternò, città del cui ginnasio fu allievo. Numerose le sue pubblicazioni (saggi, recensioni, articoli, ecc.), sparse in giornali e riviste d’alto livello. Curò una traduzione del filosofo Ermia (1929) e pubblicò l’opera Echi di orfismo nella poesia greca d’età classica (1930). Nel 1989 uscì il volume antologico-bibliografico Scienza impura: pagine di filologia e umanità, con introduzione di Antonio Ardizzoni e Giovanni Nencioni e con suoi scritti.


Vanni Ronsisvalle (Messina 1931). Giornalista, scrittore, regista, documentarista e critico d’arte, ha lavorato per tanto tempo alla RAI, sede di Roma, con servizi su mostre e manifestazioni culturali. Ha pubblicato romanzi, interviste, documenti, libri d’arte. Dopo la raccolta di racconti Una signora a tre gambe (1966), ha pubblicato il romanzo Le notti giganti in cui ha messo in evidenza, con un linguaggio duro, la contrapposizione fra il Nord industriale e il Sud arretrato. Sono usciti dopo: Attuale estensione di Messina (1974, con nota di Leonardo Sciascia), Caffè Mozart: prudente attesa in città per un arrivo dal mare ... (1974), Tenerezza ed Hemingway (1975), Tour Montparnasse (1977), Jean Calogero: viaggi innaturali (1977), Pittura ed incantamenti di Graziella Paolini (1977), Storia della nave Artiglio (1978), La grande mummia: romanzo (1980), Hallo Il telefono nell’arte (1986), Hallo 2000: il telefono nel terzo millennio: incontri con Giovanni Panarello ... (1988), Gli astronomi (1989), Venerina: romanzo(1993), Il meridiano della solitudine (1996), Crimi. La mappa del poeta: con quindici lettere di Leonardo Sciascia e altri documenti (2000, sul poeta siciliano Nino Crimi e gl’intellettuali siciliani della sua generazione), Un amore di Gide: intrighi e crimini a Taormina: romanzo (2000). Da ricordare anche Stagione con figure (4 poemi per voce e pianoforte).


Salvatore Rossi (Catania 1937). Docente e preside di liceo, ha coltivato con passione e competenza la saggistica e la critica letteraria, intervenendo autorevolmente a convegni e pubblicando numerosi saggi in riviste specialistiche, nonché testi scolastici e libri vari, anche in collaborazione con altri autori, fra cui: Il soggiorno milanese di Giovanni Verga (1961), Vicende critiche dei Viceré (1970), Guida alla lettura della Divina Commedia (1970-71, in collaboraz. con Giovanni Marchese), L’età del Verismo (1977), Novecento siciliano (1988, voll. 2).


Pier Maria Rosso di San Secondo (Caltanissetta 1887 - Lido di Camaiore 1956). Fu un drammaturgo che si collocò sulle orme di Pirandello per quanto riguarda il superamento del naturalismo e la concezione dell’uomo visto come fantoccio e burattino. Viaggiò molto e soggiornò a Roma, dove fu aiutato dallo stesso Pirandello, e in Germania. Esordì con La sirena ricanta (1908), ma acquistò notorietà con Marionette, che passione! (1918), in cui i colori coi quali si truccano i personaggi diventano il simbolo delle loro difficoltà esistenziali. Perciò anche per lui si parlò di pirandellismo e di grottesco, sull’onda dell’espressionismo tedesco. Nella “fiaba colorata” (come lui la definì) La bella addormentata (1919) c’è una storia di seduzione ambientata nella Sicilia delle zolfare, ma al di là di facili compiacimenti folcloristici l’autore punta sul riscatto sociale. Seguirono i lavori L’ospite desiderato (1921) e Tra vestiti che ballano (1927). Infine Il ratto di Proserpina (1954) è una versione moderna della favola mitologica: stavolta Plutone ha fatto fortuna in America e, sposando Proserpina, viene a conciliare l’esigenza del moderno benessere industriale con la bellezza e naturalezza della campagna siciliana. L’autore pubblicò anche i racconti Ponentino (1916) e La fuga (1917).


Antonio Russello (Favara 1921 – Castelfranco Veneto 2001). Emigrato nell’Italia Settentrionale per insegnare nelle scuole pubbliche, fu scoperto quale scrittore da Elio Vittorini, che gli fece pubblicare presso Mondadori il romanzo La luna si mangia i morti (1960). Seguirono presso altri importanti editori: La grande sete (1963), Siciliani prepotenti (1963), Venezia zero (1985) e Lo sfascismo (1965). Fra i suoi testi teatrali, alcuni dei quali sono stati rappresentati: Ruderi (1946), La terra (1946), Racconto dalla luna (1973), La ballata degli uomini verdi (1975), Lo specchio (1985) e Inventare i nanetti (1985). Alcune opere sono state ripubblicate dall’editrice Santi Quaranta di Treviso, che ha pubblicato anche la sua Storia di Matteo (2003). Nel complesso il Russello si dimostra un autore di valore; e la sua opera, per il notevole impegno sociale, s’inserisce nella migliore tradizione letteraria siciliana.


Antonino Russo Giusti (Catania 1876 - Belpasso 1957). Appartenente ad una delle più antiche e benestanti famiglie di Belpasso, laureatosi in giurisprudenza, seguì le orme del suo concittadino Martoglio e lasciò una serie d’opere teatrali che riscossero successo: L’eredità dello zio canonico, Gatta ci cova, La scodella del cane, Donna Palma ha il microbo, Il cittadino Nofrio, Il biberon di papà, Raggi X, Cin-cin-fu, ecc.


Sebastiano Saglimbeni (Limina 1932). Docente, poeta, narratore, critico, traduttore dal latino, prefatore, editore, conferenziere: ciascuna di queste definizioni, indubbiamente vera in sé stessa, risulta molto riduttiva di fronte al complessivo ruolo d’intellettuale autorevole tenuto da Sebastiano Saglimbeni, che risiede a Verona e ha intrecciato forti legami con esponenti del mondo accademico e comunque dell’alta cultura quali Norberto Bobbio, Luciano Canfora e altri. I suoi interessi sono andati in varie direzioni: dalla poesia alla narrativa, alla critica, alle traduzioni dal mondo classico, alla riproposizione e valorizzazione di figure politico-storico-letterarie d’alto prestigio, quali quelle di Francesco Lo Sardo e Concetto Marchesi. E senza dubbio oggi egli appare come il più documentato e qualificato conoscitore della vita, delle opere, del pensiero e dell’attività politica del Marchesi, del quale ha pubblicato e commentato i discorsi e opere minori, impegnandosi anche in commemorazioni ufficiali e presentazioni di questo personaggio in varie località d’Italia. Al riguardo è stato attivo collaboratore di Matteo Steri nella costituzione e gestione dell’archivio storico su Concetto Marchesi e della relativa rivista periodica intitolata “Concetto 2000”, in cui figurano anche altre firme di rilievo. È stato anche fondatore e direttore della rivista “Mondo nuovissimo” e delle “Edizioni del paniere” (che hanno avuto il merito di raccogliere e lanciare giovani autori di valore) ed è tuttora collaboratore fisso d’importanti quotidiani e riviste. Ha pubblicato: ... E non ho pianto... (1961, poesie), I martiri hanno l’acqua in bocca o le favole e la guerra (1965, poesie), Il decadentismo di tutto il mondo: dai poeti maledetti sino ai nostri giorni (1966, con un’antologia), I domineddio / Il vino di padre don Mario / Gli accelerati del ’64 (1967-1989, narrativa), Resistenza alla terra gibbosa (1969, poesie), La ferita nel Nord (1973, narrativa), Le vergini sono in vetrina (1974, teatro), Catabasi e lezione d’umiltà (1977, poesia), Suono per la tenera fronda (1979, poesie), cura del volume Per la Sicilia: scritti e discorsi di Palmiro Togliatti (1984, con due testi di Concetto Marchesi), cura del volume Epistolario dal carcere di Francesco Lo Sardo (1984), La volta del libro e dialisi (1984), Federico Garcia Lorca: itinerario d’una esistenza poetica / I temi dell’innocenza, dell’amore e della morte (1986, critica), I discorsi di Concetto Marchesi 1948-1957 (1987), cura del volume Il cane di terracotta di Concetto Marchesi (1989), Operaie d’amore (1989-1991), Chronicon (1990, poemetto), Il fiore e l’intenso: Il Garofano di Elio Vittorini (1990), cura del volume Liberate l’Italia dall’ignominia di Concetto Marchesi (1991-1992, con una testimonianza di Norberto Bobbio), traduzione delle Bucoliche (1993) e delle Georgiche (2002) di Virgilio e delle Favole di Fedro (1995), Cronache del poeta (2002, narrativa). A quanto sopra vanno aggiunte le prefazioni e introduzioni a vari volumi e l’inclusione in antologie e opere collettive con poesie, racconti e critiche.

Precedenti bibliografici: 1) Sebastiano Saglimbeni scrittore e intellettuale, in “Il corriere di Roma”, Roma, 15.X.2001; 2) Sebastiano Saglimbeni / Cronache del poeta “Il corriere di Roma”, Roma, 19.XII.2002 e 19.VI.2004; 3) rec. in latino a Georgiche a cura di Sebastiano Saglimbeni, “Latinitas”, Città del Vaticano, 2003.


Carmelo Salanitro (Adrano 1894 - Mauthausen 1945). Docente di latino e greco, saggista e critico formatosi nell’ambito del movimento cattolico, rivelò presto idee liberali e autonomia di pensiero. Aderendo al Partito Popolare di don Sturzo, partecipò attivamente alla vita politica e fu eletto consigliere nell’amministrazione provinciale; però, instauratosi il regime fascista, nutrì un antifascismo viscerale: e, denunciato dal suo preside alla polizia, subì sanzioni disciplinari, il carcere e infine la morte nelle camere a gas d’un campo di concentramento nazista. I suoi libri rivelano ideali di pace: nelle sue opere letterarie sono presenti anche lo spirito del francescanesimo, l’interesse per i meno abbienti e la speranza di migliori condizioni per i lavoratori. Al riguardo si vedano Ideale di pace e sentimento del dolore nell’Iliade (1929) e Attorno alle Georgiche virgiliane. Impressioni e note (1933). Nel saggio sulle Georgiche si nota anzitutto la buona conoscenza della letteratura greca e latina e la poeticità dello stile del Salanitro, il quale ritiene che l’animo virgiliano sia presente più in quest’opera (scritta per lui stesso) che nell’Eneide (scritta per gli altri). Per il Salanitro, che qui traccia anche un utile riassunto, nelle Georgiche Virgilio dimostrava di disprezzare la guerra, esaltando invece il lavoro dei contadini, persone che lui poneva in primo piano, auspicando per loro migliori condizioni di vita e di trattamento economico, mentre ignorava i condottieri e deplorava quei ricchi epuloni che sprecavano il denaro. Infine nelle postume Pagine dal Diario a cura di Rosario Mangiameli (2006) ci sono parecchie notizie storiche, oltre a sentimenti e palpiti e a documenti d’archivio, fotografie personali e familiari, fotocopie autografe.

Precedenti bibliografici: 1) Recensione in latino a Georgiche a cura di Sebastiano Saglimbeni, “Latinitas”, Città del Vaticano, 2003; 2) Carmelo Salanitro, letterato e docente antifascista, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 12.IX.2006; 3) Lottò, patì e morì per la difesa dei diritti umani / Carmelo Salanitro letterato e docente antifascista, “Ricerche”, Catania, ag.-dic. 2006.


Salvatore Salomone Marino (Borgetto 1847 - 1916). Medico e studioso di tradizioni popolari, lasciò varie opere al riguardo, fra cui Canti popolari siciliani raccolti e annotati in aggiunta a quelli del Vigo (1867), La baronessa di Carini, leggenda popolare (1870).


Gerardo Sangiorgio (Cancello ed Arnone 1921 – Biancavilla 1993). Volontario nella seconda guerra mondiale e poi docente di materie letterarie e latino, studioso e critico, lasciò studi sul concittadino Antonio Bruno e sulla storia biancavillese, nonché vari saggi, poesie e memorie della sua prigionia nei campi di sterminio nazisti, da cui riuscì miracolosamente a scampare. Fu incluso in varie antologie ed ebbe importanti riconoscimenti. A lui è intitolata la biblioteca comunale di Biancavilla.


Filippo Sava (Catania 1939). Medico e presidente del Centro di Ricerca Economica e Scientifica di Catania, ha esposto nel libro L’altro Kipling (2004) il succo delle discussioni svoltesi in seno all’associazione culturale “Opuntia”, che ha rinverdito la tradizione dei simposi risalente ai greci. Tracciando la biografia del Kipling, l’autore scopre nelle opere in esame vari simboli risalenti alla massoneria e li spiega in modo piano e scorrevole, facendo collegamenti anche con altri autori ed esponendo una filosofia di vita basata sulla tolleranza, sull’accettazione del proprio ruolo, sulla disciplina e sul sacrificio.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a L’altro Kipling, “Le Muse”, Reggio Calabria, ott. 2004.


Nino Savarese (Enna 1882 - Roma 1945). Influenzato dalla poetica della “Ronda”, associò all’esigenza della prosa d’arte un impegno sociale. Nei suoi romanzi ci sono racconti fantastici e prose liriche, ma anche motivi di riflessione storica: L’altipiano (1915), Gatteria (1925), Malagigi (1929), Storia di un brigante (1931), Rossomanno, storia di una terra (1935) I fatti di Petra, storia di una città (1937) e Il capopopolo (1940), quest’ultimo basato sulla rivoluzione palermitana del 1647. Umanamente sofferta e suggestiva è la Cronachetta siciliana dell’estate 1943, di stampo giornalistico, in cui rivivono gli avvenimenti connessi allo sbarco degli alleati in Sicilia. Scrisse anche un diario dei suoi viaggi.


Gaetano Savasta (Paternò 1865 - Catania 1922). Prevosto di Paternò, dotato di passione per lo studio e di notevole cultura, lasciò alcuni discorsi e libri: Della vita e degli scritti di Giambattista Nicolosi patornese (1898, biografia), Nel tuo ritorno (1900, poesia), Il divorzio (1902, dottrina della Chiesa e polemica sociale), Memorie storiche della città di Paternò (1905, storia locale).


Salvatore Scalia (Mascalucia 1950). Giornalista e caposervizio culturale del quotidiano catanese “La Sicilia”, oltre a notevoli saggi ha pubblicato la triade drammatica Trilogia del malessere, comprendente i testi L’estorsione, Confessione di un pentito e La commedia degli inganni (2002), con cui ha portato alla ribalta inquietanti problemi sociali dei nostri giorni, suggerendo un modo nuovo di far teatro pur con l’utilizzo di forme classiche. Altre opere: Viaggio a Ragusa: antologia di testi e documenti (2002, in collaboraz. con altri), La punizione / Catania 1976: quattro ragazzi spariti nel nulla (2006).


Nat Scammacca (Brooklyn 1924). Poeta, narratore e saggista siculo-americano con una villa a Erice divenuta cenacolo d’incontri e iniziative letterarie, ha fatto parte dell’Antigruppo 73. Fra le sue opere: Al bivio (1968), Glenlee / traducono Emanuele Mandarà e Santo Calì: prefazione di Fiore Torrisi (1971), Bye bye America : ricordi di un wop (1972), cura di Terzapagina Antigruppo (1975), Ombre di luce: nuove liriche (1977), Due mondi; introduz. di Cesare Zavattini (1979), Erice: 8 poesie e 1 racconto (1980), Ericepeo I [Family and nature poems 1980-89] (1990), Ericepeo II [Philosophical and metaphisical poems e Il romantico io] (1990), Ericepeo III [Antigruppo Io 1968-1988 e Inferno Antigruppo] (1990), Poems: puisii / nel siciliano di Marco Scalabrino (1999).


Angelo Scandurra (Aci S. Antonio 1948). Autore di pregevoli raccolte di poesia, è ricorso al mito per indagare e — se possibile — sbrogliare certe difficoltà esistenziali. Fra le opere: Bagliori (1971), Mandorle amare (1973), 6 frammenti (1973), Urlo di gabbiani (1975), Valverde (1977), Evoluzione di una metamorfosi (1978), Proposta per incorniciare il vuoto (1979), Fuori dalle mura (1983), L’impossibile confine (1989), Vivere la parola (1989).


Emanuele Schembari (Ragusa 1936). Scrittore e animatore culturale, svolge un’intensa attività letteraria a Ragusa. Fra le opere: Dove rimani viva (1968), La transizione rabbiosa (1972), La rivoluzione immaginaria (1974), La progettazione magmatica (1980), cura dell’antologia Poeti contemporanei della provincia di Ragusa (1987), Il poligono circoscritto (1988), I fiori, il tempo (1989), Il colore della contraddizione (1993), Le macchie sul muro (1993), Dizionario degli autori italiani contemporanei (1994), Il meccanismo dei mulini di vetro (1995), Quelli del Turati (2000).


Giuseppe Schirinà (Avola 1923). Insegnante elementare nella sua città, dove ha continuato a risiedere senza pensare di lasciare la Sicilia, s’è dedicato alla poesia in una forma dolce e pervasa da un grande sentimento, riscuotendo successi e premi. Ha prestato particolare attenzione alla sua Isola, emulando il Quasimodo (di cui si ritiene erede), ma riecheggiando anche il Rilke e il Leopardi. Fra le opere: Versi (1975), Soliloquio (1977), Erica (1981, con presentazione di Giorgio Bárberi Squarotti), La chiusa di Carlo (1984), Antinferno: racconti (1989), Nina: romanzo (1997, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti).

Precedenti bibliografici: 1) rec. a Erica, “Silarus”, Battipaglia, genn.-febbr. 1982.


Michele Federico Sciacca (Giarre 1908 – Genova 1975). Dopo avere studiato in un liceo d’Acireale (CT) e nell’università di Napoli, dove si laureò, fu cattedratico di filosofia nelle università di Pavia e di Genova. Ebbe un’intensa corrispondenza con Giovanni Gentile, ma presto si distaccò da lui, divenendo uno degli spiritualisti cristiani di spicco. Fu anche fondatore e direttore del “Giornale di metafisica”. Nei suoi studi egli passò da S. Agostino a S. Tommaso d’Aquino, per accostarsi al beato Antonio Rosmini e a Martin Heidegger, giungendo ad uno spiritualismo integrale in cui il concetto di spirito ha la preminenza su quello d’anima. Promosse a Stresa (VB) il Centro Internazionale di Studi Rosminiani e fu sepolto fra i rosminiani di Domodossola (VB). Fra le sue molte opere si ricordano: S. Agostino (1949), L’uomo, questo squilibrato (1956), Interpretazioni rosminiane (1958), L’interiorità oggettiva (1958), Filosofia e antifilosofia (1968), La Chiesa e la civiltà moderna  (1969), Commento ai programmi di filosofia, pedagogia, psicologia (1970), Prospettiva sulla metafisica di S. Tommaso (1975). Compilò manuali scolastici e diresse per la Curcio l'Enciclopedia italiana della pedagogia e della scuola in 12 volumi e per la Marzorati la Grande Antologia Filosofica in 35 volumi.


Domenico Scinà (Palermo 1765 - 1837). Fu profondo negli studi sperimentali e nella storia. Studiò anche filosofia e teologia e fu rettore dell’università di Palermo. Scrisse l’elogio di Maurolico, la vita di Empedocle, un discorso sopra Archimede, il Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo (1827, voll. 3) e l’opera Primo periodo della letteratura greco-sicula (1837, voll. 2) rimasta interrotta a causa della morte dell’autore per il colera.


Salvatore Scordo (Misterbianco 1905 - 1969). Poeta contadino non istruito, lasciò una serie di composizioni apprezzate per la loro finezza e icasticità. Fra le opere: Musa campagnola (1954), la cui seconda edizione (1968) contiene anche la traduzione da parte di Gaspare Bosco. Lo stesso Bosco ha curato la pubblicazione d’altri testi postumi, fra cui: Canti di Misterbianco (1970).


Placido Sergi (Paternò 1945). Docente di materie letterarie nelle scuole secondarie, s’è dedicato allo studio delle tradizioni popolari e alla divulgazione di testi dei cantastorie, così valorizzando la poesia popolare e artisti come Gaetano Grasso, Ciccio Busacca, Ciccio Rinzinu, Vito Santangelo, Pietro Parisi, ecc. Ha pubblicato: Tradizione e personalità nei cantastorie di Paternò (1973).


Francesco Sinatra (Paternò 1924). Docente di latino e greco in varie scuole siciliane residente a Catania, ha rivolto la sua attenzione all’antichità classica e siciliana. Ha pubblicato: Il solos di Omero (1980), Marcus Valerius Martialis (1981), L’Olimpo nella poesia di Virgilio (1984), Cicerone e Rodi (1985), L’ambiente del XV idillio di Teocrito (1985). Inoltre ha svolto interessanti relazioni umanistiche in convegni e congressi internazionali e ha collaborato intensamente a giornali e riviste con scritti di contenuto classico-umanistico.


Alvise Spadaro (Caltagirone 1946). Architetto e ispettore onorario ai beni culturali, il quale vive e lavora a Catania, si è occupato anche dell’antica scrittura egiziana, ma principalmente di storia e cultura siciliana, pubblicando opere quali Caravaggio a Siracusa e l’Orecchio di Dionisio (1985), Una statua di bronzo nell’Antico Egitto (1986), Sette lettere di Andreana Sardo (1992), La resurrezione di Lazzaro e la famiglia di Giovanni Battista Lazzari (1995, Premio “Castagno dei Cento Cavalli”), Settecento Calatino (2000), Caravaggio in Sicilia (2005). In particolare, del Caravaggio ha ritrovato, riconosciuto e salvato una copia data per dispersa. Ha pubblicato anche le opere di narrativa Il bicchiere della baronessa (2002), Le pentole di Praneta (2004) e Le americane di Ràbbato / Lettere da un mondo nuovo (2007, in coll. con altri).

Precedenti bibliografici: Interessante il volume scritto da Alvise Spadaro / Personaggi. ‘Caravaggio in Sicilia’ / Questa monografia è un excursus biografico, ma anche un’accurata analisi dell’arte del grande pittore italiano ben inquadrata dal punto di vista storico, “Il Salernitano”, Salerno, 16.VII.2006; 2) Michelangelo Merisi • Un artista ritenuto fuori testa, pazzo, omosessuale… / La presenza in Sicilia del pittore Caravaggio, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò (CT), 29.XI.2006.


Salvatore Sparpaglia (Paternò 1887 - 1951). Insegnante elementare, si distinse per la signorilità e la propensione agli studi. Combatté nella prima guerra mondiale, meritandosi dei riconoscimenti, e durante la sua carriera scolastica ottenne dal superiore ministero il diploma di benemerenza di 3° grado per la sua opera a favore dell’educazione popolare. Opuscoli editi: Analogie fra la civiltà del dolce stil Novo e la civiltà del romanticismo (1912), L'anima di G. Leopardi: Studio psicologico (1913), L'influenza del Teatro di marionette sull'educazione popolare (1914).


Santino Spartà (Randazzo 1933). Sacerdote, docente, giornalista e collaboratore della Radio Vaticana, nella sua poesia ha espresso un’inquietudine religiosa tesa alla continua ricerca del divino e dell’eterno, che a volte si fa preghiera e assume accenti evangelici. È stato definito “prete dei vip” e “monsignore dello spettacolo”. Fra le opere: Immutato è il sorriso tra i solchi (1968), Nelle mani, mistero (1975), Parola-domani (1975-1976), Teologia e critica (1978), Sacerdoti-poeti del ’900 italiano (1978), Vorrei intervistare il mistero (1980), Vuole scegliere una parabola? (1982), I campanili di Roma (1983), Quando aprirai la lettera (1984), I Magi tra storia e leggenda (1984), Rincorro l’eterno (1988), Scusi, lei è un peccatore? (1990), Quando dialogherò con te? (1990), Caro Gesù Bambino (1991), Continuo a remare (1992), Mi sono innamorato (1992), cura delle poesie del papa (1999), Vip che parlano di Cristo (2002), Vip devoti di padre Pio (2002).


Nicola Spedalieri (Bronte 1740 - Roma 1795). Sacerdote e pensatore, cercò di conciliare la filosofia illuministica con la religione, da un lato proclamando la sovranità popolare e dall’altro respingendo il demagogismo. I suoi scritti furono intesi come un vangelo rivoluzionario in campo sociale. Pubblicò: Ragionamento sulla influenza della religione cristiana nella società civile recitato in Arcadia per la ricuperata salute di Pio Sesto pontefice massimo (1779), De’ diritti dell’uomo libri 6: ne’ quali si dimostra che la più sicura custode de’ medesimi nella società civile è la religione cristiana e che però l’unico progetto utile alle presenti circostanze è di far rifiorire essa religione (1791) e Storia delle paludi pontine. Nonostante l’opposizione delle autorità ecclesiastiche, gli è stato eretto un monumento in una piazza centrale di Roma.


Salvatore Spoto (Paternò 1900 - 1986). Fu docente di lettere in Africa e in varie parti d’Italia, e per ultimo al ginnasio-liceo di Paternò. Umanista e filologo segnalato dall’Accademia dei Lincei, pubblicò una serie di saggi storico-critici tuttora apprezzati: Taziano. Il discorso ai Greci (1924), Le Odi del Manzoni (1927), Persio (1942), Giovenale (1942), L’identificazione di Petronio (1948), Tacito e Petronio (1951), L’epoca dell’azione del Satiricon (1951), L’Apokolokyntosis di Seneca fonte del Satiricon (1951), Marziale (1953).


Salvatore Spoto (Catania 1944). Laureatosi a Bologna in giurisprudenza, ha frequentato anche l’Accademia navale di Livorno, conseguendo i gradi e la qualifica d’ufficiale di marina. Risiede a Roma e svolge attività di giornalista e scrittore, prediligendo la ricostruzione storica d’eventi del passato e insegnando anche teoria e tecnica del linguaggio della comunicazione. Gli sono stati conferiti vari premi. Fra le opere: Veicoli a motore e responsabilità civile (1977), Ostia antica: miti e misteri (1987), Le carte da gioco: storia e mistero (1988), Roma porta d'Oriente (1997), Roma esoterica (1999), I Baccanali: uno scandalo erotico religioso (2000), Miti, riti, magia e misteri della Sicilia (2001), Sicilia antica (2002), Sicilia normanna (2003), Sicilia templare (2004), Misteri della Sicilia, risolti e irrisolti (2006), I Gattopardi: storie, passioni misteri ed intrighi (2007).


Nino Tomasello (Paternò 1945). Insegnante elementare, ha coltivato non soltanto il settore pedagogico, ma anche quelli della storia locale e della cultura popolare. In questo quadro d’interessi si collocano le sue opere Mastro Giuseppe: un contributo per la banca della memoria (1999) e Cicciu Busacca: cantastorie (2002), nonché i molti suoi articoli di ricerca usciti in vari giornali e nel suo sito telematico.


Fiore Torrisi (Catania 1918 - 2006). Poeta e animatore culturale, ha collaborato a giornali e riviste, curato edizioni e scritto prefazioni. Ha tradotto l’opera erotica di Domenico Tempio e ha pubblicato: Personaggi e parole (1957), Marines (1960), I rimproveri (1999), Probabilità dell’insolito (1997, poesia), Consonanze dell’infinito (1995, poesia), L’incertezza della forma (1999, poesia).


Giuseppe Tuccio (Gela 1934). Insegnante elementare, oltre a scrivere poesie, racconti e romanzi, si è dedicato al recupero e alla valorizzazione del dialetto, compilando un molto apprezzato vocabolario siciliano e un dizionario dei modi di dire siciliani (consultabili nel >sito telematico). Fra le altre opere: Per un mondo migliore (1989), Momenti di vita (1996), Fiori di campagna(1999).


Giuseppina Turrisi Colonna (Pa1ermo 1822 - 1848). Poetessa, lasciò delle raccolte piene di sentimento: Alcune poesie (1841), Elegia (1844), Liriche (1846).


Antonino Uccello (Canicattini Bagni 1922 - 1979). Studioso, poeta e narratore dalla forte personalità, costituì un punto di riferimento per la sua profonda cultura radicata nella sicilianità e per la sua vena malinconica e quasi lugubre che a volte lo rendeva pungente. S’occupò anche d’arte figurativa, di problemi sociali e di tradizioni popolari, in cui coglieva l’anima, la poesia e la magia della Sicilia. Fra le molte opere: Triale (1957), La notte dell'ascensione (1958), Canti del Val di Noto (1959), Gli alberi di Federica Galli (1965), Ernesto Treccani incisore (1959), Carlo Russo scultore (1961), Risorgimento e società nei canti popolari siciliani (1961), Luigi Guerricchio: Lucania come Sicilia (1965), L'" opra" dei pupi nel Siracusano: ricerche e contributi (1965), Carcere e mafia nei canti popolari siciliani (1965), Sull'arte lignea dei pastori (1967), Janiattini: prose e poesie / con 4 linoleum di Tono Zancanaro (1968), Pupi e cartelloni dell'opra (1970), La civiltà del legno in Sicilia : contadini e pastori iblei (1973), Un presepe contadino in legno nella casa-museo di Palazzolo Acreide (1975), Pani e dolci di Sicilia (1976), Amore e matrimonio nella vita del popolo siciliano (1976), I pastori di terracotta di una bottega calatina (1977), Il SS. Cristo a Canicattini Bagni (1979), Il presepe popolare in Sicilia (1979). Altre opere sono uscite postume, anche per interessamento d’intellettuali come Vincenzo Consolo.


Gregorio Ugdulena (Termini Imerese 1815 - Roma 1872). Latinista e grecista, conosceva anche l’ebraico, l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo. Per le sue straordinarie qualità, fu ministro della pubblica istruzione in Sicilia durante la dittatura di Garibaldi (1860). Dopo l’unità fu per due volte deputato nazionale e insegnò greco ed ebraico nell’università di Roma. Si dedicò anche alla traduzione e al commento della Bibbia, all’archeologia e alla numismatica.


Nunzio Vaccalluzzo (Enna 1871 - 1937). Docente, studioso e saggista, pubblicò delle opere di grande interesse storico-letterario: Saggi e documenti di letteratura e storia (1924), Massimo D’Azeglio (1925), Fra donne e poeti nel tramonto della Serenissima (1930).


Vann’Antò (pseud. di Giovanni Antonio Di Giacomo, Ragusa 1891 [Nel supplemento del quotidiano “La Sicilia” di Catania (vedi pagine finali) l’anno di nascita risulta 1871] - Messina 1960). Abbinò folclore e poesia. Docente prima nelle scuole secondarie e poi nell’università di Messina (storia delle tradizioni popolari), in italiano pubblicò le raccolte di poesie: Il fante alto da terra (1923), La Madonna nera (1955) e Fichidindia (1956); in dialetto: Voluntas tua (1926), U vascidduzzu (1956) e A pici (1958). Temi come la famiglia, gli umili e la pace stonano con lo stile moderno, frutto delle sue appassionate letture e imitazioni di futuristi e simbolisti: fra l’altro egli tradusse Pomeriggio d’un fauno di Mallarmé (1947) e altre opere straniere.


Lionardo Vigo Fazio (Acireale 1799 - 1879). Scrittore e cultore delle tradizioni popolari, nel suo poema Atlantide vagheggiò il primato della Sicilia nella civiltà europea, dimostrando un forte attaccamento alla sua terra. Lasciò una raccolta di Canti popolari siciliani e scrisse anche il poema Ruggero, vagheggiante l’indipendenza della Sicilia.


Giuseppe Villaroel (Catania 1889 - Roma 1965). Oltre che uomo di scuola, fu critico letterario e saggista con Divagazioni letterarie (1920) e Il secolo dei panni al sole (1959); narratore con Giufà [Cfr. Martoglio] (1934), La donna e il vortice (1945) e Via Etnea (1956); poeta con La bellezza intravista (1923), Ingresso nella notte (1943), L’uomo e Dio (1951) e Quasi vento d’aprile (1956). In queste poesie inizialmente s’accostò al D’Annunzio e ai crepuscolari, esprimendo anche una certa sensualità, mentre poi espresse una pensosa religiosità, ricca di calore umano. Fu zio d’Ercole Patti e anche lui scrisse un’opera per ragazzi: Cocoriello Testadura (1957), storia d’un simpatico ragazzo zuccone.


Mariella Villaroel (Catania 1923 - Svizzera 1979). Figlia di Giuseppe Villaroel, fu scrittrice per l’infanzia. Si ricorda Il 7 agosto di mago Mollica (1962), favola particolarmente apprezzata all’estero e tradotta in varie lingue, compreso il giapponese. Fu anche antologista e traduttrice.


Carmelo Rosario Viola (Milazzo 1928). Filosofo, saggista e polemista, ha preso le mosse dalla biologia culturale di Gino Raya, ma poi se n’è distaccato fondando la biologia sociale, a cui ha dedicato varie pubblicazioni e un centro culturale ad Acireale (CT), città in cui vive. Anarchico e pacifista, ha combattuto con determinazione varie battaglie per i diritti civili. Considerevole è la sua presenza nel dibattito culturale con frequenti interventi giornalistici. Fra le opere: Perché non puoi non essere anarchico: 1) La schiavitù dell’ambiente; 2) La conquista della libertà (1966, voll. 2), Perché sei naturalmente anarchico (1967), No alle armi nucleari (1968), Referendum contro il divorzio, premeditato vilipendio all’uomo (1973), Aborto: perché deve decidere la donna: con saggi sulla pornografia, sulla prostituzione e sul femminismo (1977), Perestrojka: ricostruzione o capitolazione? : con lettera aperta a M. Gorbaciov (1991), La quarta dimensione biosociale ovvero cenni di fisiologia dell’identità secondo la biologia sociale (1996).

Precedenti bibliografici: 1) Carmelo Rosario Viola pensatore del nostro tempo, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 23.VII.2002; 2) Carmelo Rosario Viola, “Il corriere di Roma”, Roma, 30.VII.2002.


Ignazio Viola (Alcamo 1932). Poeta e critico d’arte, ha pubblicato vari libri, fra cui: Tra la veglia e il sonno (1956), Frammenti (1972), Zona d’ombra (1982), Gabriella, l’amore più bello (1986), L’arco di Iris (1987), Il vaso di Pandora (1987).


Giuseppe Virgillito (Paternò 1921 - Imperia 1999). Ispettore agrario, dopo aver lavorato in varie località italiane ha fissato la residenza ad Imperia. Ha soggiornato anche in numerosi Stati esteri. Ha pubblicato libri di narrativa, articoli e racconti, con un’intensa collaborazione giornalistica, in cui a volte ha rievocato con struggente nostalgia la sua infanzia siciliana, con luoghi e persone della memoria. Fra le sue opere è notevole il romanzo La lunga via dei fiori (1964).


Pippo Virgillito (Paternò 1939). Avvocato, impiegato, assessore comunale e animatore culturale, è stato dirigente di vari circoli d’interesse letterario, storico e archeologico. Ha collaborato a giornali e riviste ed è stato incluso in antologie scolastiche con racconti e novelle. Vicino e interessato al mondo dell’artigianato e della cultura contadina, ne ha curato il recupero e l’organizzazione museale. Ha curato anche il ripristino di feste e altre tradizioni popolari con appositi volumi illustrativi. Ha pubblicato opere anche in collaborazione con altri.

Precedenti bibliografici: 1) rec. a La nuova chiesa dello Spirito Santo nella zona Ardizzone di Paternò... Occhio vigile ed eterno di Dio, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 29.III.2001; 2) rec. a Pascham, percorsi urbani della Pasqua a Paternò, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 3.IX.2003; 3) rec. a L’edicola votiva della Madonna delle Grazie sulla scalea monumentale di Paternò, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 30.I.2004; 4) rec. a C’erano una volta a Paternò… i Bastonieri, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 24.VI.2005; 5) rec. a Le edicole votive di Paternò, “La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 27.VI.2006.


Giuseppe Zagarrio (Ravanusa 1921 - Firenze 1994). Docente di materie letterarie nei licei, oltre che fine poeta, fu prevalentemente studioso di letteratura italiana e critico acuto, che seguì con attenzione l’andamento della poesia particolarmente della Sicilia, divenendo uno dei più importanti rappresentanti culturali dell’Isola. Fra le numerose opere: Le stagioni di maggio (1953), A questa terra non nostra (1956), Le ricamatrici di Kalsa (1959), Quasimodo e l’uomo contemporaneo (1960 e varie edizioni successive), Tra il dubbio e la ragione (1963), Sicilia e poesia contemporanea (1964), Struttura e impegno poesia (1966), Poesia è vita (1966), Poesia a Firenze (1966), Verga (1967), Luzi (1968), I marginali (1980), Linguaggio e categorie della sicilitudine: il contributo dei siciliani alla poesia italiana d'oggi (1980), Quel cormorano: esemplari del linguaggio poetico contemporaneo anni '80-'90 (1994).


Marcello Zammataro (CT 1941). Primario ospedaliero di Catania, cominciò a scrivere poesie poco più che decenne e a diciott’anni pubblicò la silloge Nuvole e sogni (1959), i cui versi, schietti e delicati, zampillano in un effluvio d’iridescenze poetiche.

Precedenti bibliografici: rec. a Nuvole e sogni, “Tribuna etnea”, Paternò, 23.V.1959.


Croce Zimbone (Mineo 1912 - Gravina di Catania 1998). Cancelliere laureato in lettere, esordì come narratore per ragazzi, sulla scia del suo compaesano Capuana, di cui fu studioso, e pubblicò anche opere di saggistica e teatro, fra cui: Trame d’oro (1958, sintesi di rinomate opere in prosa e in versi), La favola di Villadoro (1959, con presentaz. di Fernando Palazzi), Un gradino di più: racconti (1969), Luigi Capuana, Salvatore Farina, Arturo Graf, Ada Negri: segnalazioni critiche (1981), Mineo: la biblioteca Capuana: manoscritti e carteggi superstiti editi e inediti (1982), Aperta l'udienza! Tre atti unici: Fiori d’arancio, I capponi, L’amore etereo (1991). Per essere ammesso nei grandi quotidiani, all’inizio della sua attività aveva escogitato il sistema di far pubblicare suoi racconti facendoli passare come inediti di Capuana e Verga.


Leone Zingales (Palermo 1960). Scrittore e giornalista professionista, collabora a diversi giornali e riviste, anche straniere, nonché ad agenzie di stampa. Fortemente impegnato sul fronte della lotta alla mafia e dell’educazione alla legalità, partecipa a dibattiti in scuole ed istituti vari; e per tale attività ha ottenuto autorevoli riconoscimenti. A parte due libri di poesie, ha pubblicato una trentina di volumi che trattano temi, personaggi ed episodi legati alla mafia e alla lotta contro d’essa. Da una sua idea, nel gennaio del 2005,è sorto a Palermo, su un terreno confiscato alla mafia, il ''Giardino della memoria'', poi visitato anche dal presidente Napolitano. Fra le opere: Se la speranza non muore (1991), Istantanee di omicidi di mafia (1998), La mafia passa. Gli eroi restano (1999), Il sogno italiano. Noi ci siamo. Noi esistiamo (1999), Mafia e antimafia. Frammenti di cronaca siciliana (2000), Donne, mafia e guai (2001), Mafia. Da una strage all'altra. Cronaca di un massacro (2001), Anni difficili (2001, scritto insieme con Renato Azzinnari), Vecchia e nuova mafia. La storia di cento personaggi (3 voll., 2001-2002-2004), Mafia e dintorni (2001), L'Alfabetiere di Cosa nostra (2001), Provenzano- Il re di Cosa nostra (2001), Mafia. Dal 1800 ad oggi. Potere, affari, denaro e sangue (2002), Mafia. Sul filo della memoria (2002), Mafia. Mafiosità. Mafiosaggini. Tutti i resoconti in cronaca (2002), Cento opinioni sulla lotta alla mafia (2002), La mafia negli anni '60 in Sicilia (2003), Andreotti assolto! Il processo del secolo - Cronaca dell'appello (2004), Cronache di mafia palermitana (2004), Paolo Borsellino, una vita contro la mafia (2005), Storia cronologica della mafia (2005), Rocco Chinnici, l'inventore del ''pool'' antimafia (2006), La Chiesa nel III Millennio - Da Papa Wojtyla a Benedetto XVI (2006), Il padrino ultimo atto. Dalla cattura di Provenzano alla nuova mafia (2006), Damiano Damiani (2006), Giovanni Falcone, un uomo normale - Conversazione con Anna e Maria Falcone (2007).


Lucio Zinna (Mazara del Vallo 1938). Scrittore e giornalista, ha diretto riviste letterarie e collaborato ai programmi culturali della RAI regionale. Fra i libri pubblicati: Al chiarore dell’alba (1954), Il filobus dei giorni (1984), Antimonium 14 (1967), Un rapido celiare (1974), Sàgana (1976), Tabes (1979), Poeti di Sicilia (1979), Come un sogno incredibile (1980), Il ponte dell’ammiraglio (1986), Abbandonare Troia (1986), Bonsai (1989), Trittico clandestino (1990), Sàgana e dopo (1991), La casarca (1992).


Infine sembra doveroso ricordare alcuni docenti universitari siciliani che nel sec. XX hanno onorato le facoltà di lettere e magistero della Sicilia e sulla cui attività di ricerca e pubblicazione sarebbero necessari voluminosi studi a parte:

Archeologia, storia e scienza dell’antichità

Giuseppe Agnello, Guido Libertini, Santo Mazzarino, Giovanni Rizza

Arte

Stefano Bottari, Enzo Maganuco

Filologia e letteratura classica

Rosario Anastasi, Quintino Cataudella, Francesco Corsaro, Gaetano De Bernardis, Salvatore Gennaro, Francesco Guglielmino, Antonio Mazzarino, Giusto Monaco, Bruno Panvini, Emanuele Rapisarda

Filosofia

Domenico D’Orsi, Carmelo Librizzi, Carmelo Ottaviano

Letteratura italiana, stilistica

Francesco Foti, Antonino Gandolfo, Pietro Mazzamuto, Nicolò Mineo, Sarah Muscarà, Carmelo Musumarra, Aurelio Navarria, Giorgio e Salvatore Santangelo, Ermanno Scuderi, Paolo Mario Sipala, Mario Tropea, Rita Verdirame

Linguistica, glottologia

Girolamo Caracausi, Salvatore Cusimano, Vincenzo Orioles, Giorgio Piccitto, Giovanni Ruffino

Paleografia e diplomatica

Matteo Gaudioso

Storia

Santi Correnti, Giuseppe Giarrizzo, Virgilio Titone


DOCUMENTO

Giovedì, 23 aprile 1970
LA SICILIA
Supplemento I

1945 VENTICINQUE ANNI DI VITA SICILIANA

1970 UNA “PROVINCIA” IMPORTANTE NELLA “REPUBBLICA DELLE LETTERE”

Tre scrittori dicono

PATTI: “Da qui sono usciti alcuni dei più grossi scrittori d’Italia”

PASQUALINO: “...noi siciliani abbiamo continuato a far sentire il nostro ‘storico rifiuto’...”

SCIASCIA: “Cerco di alternare l’isolamento alla comunicazione, ma non so fino a che punto ce la farò”

(con relative fotografie)

Evoluzione o involuzione nella narrativa isolana?
di Sebastiano Addamo

Autori passati in rassegna: Gaetano Testa, Michele Perriera, Antonio Pizzuto, Vanni Ronsisvalle, Antonio Castelli, Ercole Patti, Enzo Marangolo, Angelo Fiore, Fortunato Pasqualino, Romualdo Romano, Angelo Petix, Laura Di Falco, Teresa Carpinteri, Livia De Stefani, Giuseppe Bonaviri, Vittorio Consolo, Mario Farinella, Antonino Uccello, Michele Pantaleone, Ciccio Busacca, Ignazio Buttitta, Franco Trincale, Leonardo Sciascia.

La critica letteraria
G. A. Borgese e Luigi Russo
un discorso che continua
di Carmelo Musumarra

Si sofferma su G. A. Borgese e L. Russo.

a cura di Santi Bonaccorsi

Supplemento II
Giovedì, 23 aprile 1970
LA SICILIA

VENTICINQUE ANNI DI VITA SICILIANA

“...intorno ruota il mondo...

(da “La terra impareggiabile”)

Dopo Quasimodo

La prima polizza dice Leonardo Sciascia, i versi “La Sicilia, il mio cuore”, passati sotto silenzio e dallo stesso Leonardo abbandonati. Ma vi aveva premesso il distico di Poe: “Se valeva due soldi non l’avremmo letto ai bostoniani”

di Antonino Cremona

Autori passati in rassegna attorno ad una fotografia del Quasimodo che riceve il premio “Etna-Taormina”: Leonardo Sciascia, Melo Freni, Nino Agnello, Stefano Vilardo, Calogero Bonavia, Salvatore Quasimodo, Ignazio Buttitta, Giuseppe Villaroel, Alfonso Campanile, Crescenzio Cane, Pietro Terminelli, Gianni Diecidue, Rolando Certa, Nat Scammacca, Luigi Scibetta, Fiore Torrisi, Luciana Frezza, Salvatore Di Marco, Gianni Torres La Torre, Ignazio Navarra, Antonino Uccello, Michelangelo Cammarata, Sebastiano Grasso, Andrea Genovese, Antonio Signorino, Cesare Sermenghi, Giovanni Pernisco, Antonio Corsaro, Lucio Piccolo, Giuseppe Zagarrio, Giuseppe Addamo, Edoardo Cacciatore, Bartolo Cattafi, Nino Crimi, Giuseppe Cultrera, Andrea Tosto De Caro, Franz Maria D’Asaro, Mario Gori, Agata Cecchini, Salvatore Maugeri, Angelo M. Ripellino, Emilio Isgrò, Basilio Rea, Irene Reitano Mauceri, Nicoletta Oddo, Eugenia Di Grazia, Alfonso Zaccaria, Emanuele Mandarà, Roberto Morilia, Emanuele Gagliano, Raimondo Berretta, Mario Farinella.

Dopo Borgese e Russo
Critici siciliani in servizio

Autori passati in rassegna: Sebastiano Addamo, Salvatore Battaglia, Ferdinando Caioli, Corrado Di Blasi, Carmelo Musumarra, Antonino Pagliaro, Gino Raya, Ermanno Scuderi, Giuseppe Zagarrio, Carmelo Ciccia, Francesco Branciforti, Ignazio Lampasona, Pietro Mazzamuto, Aurelio Navarria, Giuseppe Nicolosi, Bruno Panvini, Giorgio Piccitto, Gaetano Ragonese, Gianvito Resta, Giorgio Santangelo, Mario Sipala, Natale Tedesco.

PANTHEON

Raccogliamo in questo “Pantheon”, come in una galleria di busti, i nomi e i volti dei maggiori scrittori siciliani, e di alcuni fra i minori, di cui più vivo è il ricordo, per i quali, nel corso del Venticinquennio che commemoriamo, si è iniziata la seconda vita, quella che, per coloro il cui nome non fu “scritto sull’acqua”, incomincia con la morte

Fotografie ed estremi biografici (non sempre esatti) di: Nino Savarese, Vitaliano Brancati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giacomo Etna, Titomanlio Manzella, Alessio Di Giovanni, Giuseppe Patanè, Concetto Marchesi, Gesualdo Manzella Frontini, Antonio Prestinenza, Vito Mar Nicolosi, Enrico Cardile, Vannantò, Giuseppe Villaroel, Salvatore Quasimodo, Corrado Barbagallo, Francesco Guglielmino, Luigi Russo, Elio Vittorini, Lucio Piccolo di Calanovella, Giuseppe Antonio Borgese, Pier Maria Rosso di San Secondo, Ottavio Profeta, Giuseppe Nicolosi Scandurra, Salvatore Santangelo.

Bibliografia

– Bibliografia generale della lingua e della letteratura italiana, Salerno, Roma, 1997.
– Dizionario degli autori italiani,
D’Anna, Messina-Firenze, 1974.
– Enciclopedia di Catania a cura di Vittorio Consoli, Tringale, Catania, 1987.
– La nuova enciclopedia della letteratura italiana, Garzanti, Milano, 1985.
– Letteratura, lingua e società in Sicilia, studi offerti a Carmelo Musumarra, Palumbo, Palermo, 1989.
– Storia della letteratura italiana / Il secondo Novecento, Miano, Milano, 1993.
– Vocabolario della poesia italiana del Novecento, Zanichelli, Bologna, 1995.
B. BASILE - P. PULLEGA, La cultura letteraria in Italia e in Europa con pagine critiche, voll. 4, Zanichelli, Bologna, 1979.
PIETRO CASTIGLIONE, Settecento siciliano, Prisma, Catania, 1982.
CARMELO CICCIA, Il mondo popolare di Giovanni Verga, Gastaldi, Milano, 1967.
CARMELO CICCIA, Impressioni e commenti, Virgilio, Milano, 1974.
BARBARINO CONTI, Umili e illustri, penne e pennelli, onorevoli e poverelli, Ibla, Paternò, 1995.
BARBARO CONTI, I castelli di Paternò, Adrano e Motta S. Anastasia, Ibla, Paternò, 1992.
PASQUINO CRUPI, La mala terra, D’Anna, Messina-Firenze, 1974.
MICHELE D’AGATA, Enciclopedia dei poeti siciliani, Società Storica Catanese, Catania, 1973.
V.D’ALESSANDRO - G.GIARRIZZO, La Sicilia dal Vespro all’Unità d’Italia, (Storia d’Italia, vol. XVI), UTET, Torino, 1989.
V. DE CAPRIO - S. GIOVANARDI, I testi della letteratura italiana, voll. 4, Einaudi, Torino, 1993.
JEAN-PAUL DE NOLA, Paul Bourget a Palerme et d’autres pages de littérature française, Nizet, Paris, 1979.
EGIDIO FINAMORE, Primo Novecento letterario, Cosmoprint, Rimini, 1997.
LUIGI FIORENTINO, Narratori del Novecento, Mondadori, Milano, 1966.
FRANCESCO FOTI, La critica letteraria, Fermenti, Roma, 1983-’84.
G.GETTO - G.SOLARI, Il Novecento, Minerva Italica, Bergamo, 1980.
FERDINANDO IMBORNONE, Sicilia (Letteratura delle regioni d’Italia / Storia e testi), La Scuola, Brescia, 1987.
MARIO OLIVERI, Narrativa italiana del Novecento, Paravia, Torino, 1973.
GINO RAYA, Bibliografia verghiana, Ciranna, Roma, 1972.
MARIO SANTORO, Letteratura italiana del Novecento, Le Monnier, Firenze, 1986.

Vari siti d’Internet.

Materiale
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