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Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi

Il siciliano Filippo Giordano, che ha già pubblicato parecchie opere a cominciare dalla straordinaria silloge Se dura l’inverno del 1980, ha sempre abbinato la passione per la poesia a quella per la matematica: due attività che a prima vista potrebbero sembrare opposte e inconciliabili, ma che a ben guardare sono contigue, sia perché la poesia è stata per molti secoli basata sul ritmo e quindi sui numeri, sia perché in questo poeta esse convivono perfettamente.

Ora in questo libretto Sussurri del cielo e mormorio di numeri primi (Il centro storico, Mistretta, 2011, pp.52, €.10) l’autore ha voluto spiegare in versi la storia dei numeri, le loro proprietà e le loro combinazioni, annunciando anche una sua scoperta riguardante la distribuzione dei numeri primi. E, partendo dalla constatazione dell’ordine e della bellezza del cosmo, egli arriva a concludere che tutto ciò può essere frutto non del Caso o Caos che dir si voglia, bensì d’una Mente eccezionale chiamata Uno o Dio: una conclusione – questa – che potrebbe fare acquistare la fede a chi non ce l’ha o a chi l’ha perduta.

Ecco, dunque, che il contenuto di questo libretto spazia dalla poesia alla matematica, dalla filosofia alla religione, ambiti nei quali il Giordano si muove a suo agio. D’altronde il titolo binario parla chiaramente: nell’opera ci sono sussurri del cielo e mormorio di numeri primi.

Nella prima sezione l’autore esprime il suo stupore per l’incanto che la natura offre con l’immensità del cielo, la molteplicità d’astri e meteoriti, la luce soave, lo scorrere del tempo. Di fronte a ciò egli suppone che possa esserci un supremo piano preordinato “di planetarie geometrie elicoidali | numeri primi, quadratiche distanze” (p.7); e quindi solennemente afferma: “Solo e soltanto Dio che sovrintende | i nostri passaggi correlati | essendo eterno È, senza divenire” (p.9). Poi egli osserva che il mistero della divinità non può essere legato soltanto alle leggi fisiche dei moti dell’universo e della distribuzione dei numeri primi, altrimenti lui stesso, che ha scoperto una proprietà distributiva, sarebbe un profeta annunciante l’esistenza di Dio. Secondo lui, tutto ciò è possibile grazie alla poesia, la quale “di logica vestita | raccoglie essenze extraordinarie | nella scala numerica che fino al cielo sale” (p.12).

Nella seconda sezione l’autore espone con semplicità le proprietà dei numeri, partendo dallo zero e soffermandosi sull’Uno, “capostipite genetico | del tutto e di ciascuno singolare | primo tra i primi, onnipresente | in ciascuno dei numeri a seguire” (p.16). Dopo aver delineato le caratteristiche di vari numeri, singoli e insiemi, quasi personificandoli, dandone le definizioni, citando Euclide e portando esempi di moltiplicazioni e divisioni mediante un’originale metafora di passi e orme, egli accenna alla sua scoperta relativa alla distribuzione dei numeri primi, che neanche grandi matematici del passato avevano intuito.

Nella terza sezione, ritornando allo zero, l’autore si chiede come dal buio e dal nulla sia venuta la vita. Per lui ciò è dovuto al soffio magico dello Spirito, che infuse la vita e la regolò con vari cicli: rotazione di terra e pianeti, luna, settimane, mesi, stagioni, vegetali e animali, compresi gli uomini. E a conclusione della silloge l’autore sceglie un cantico a Dio, “sorgente di luce che abbaglia | tanto immensamente da impedire | la diretta visione dello Spirito” (p.43).

Naturalmente in versi non è facile dimostrare il criterio della distribuzione dei numeri, che invece è chiarito dettagliatamente nell’appendice in prosa, nella quale l’autore parla del “sistema quadratico” con cui interpreta la distribuzione dei numeri interi e naturali. Inoltre egli informa che al riguardo ha pubblicato un libro dal titolo Origine e funzione dei numeri primi – Soluzione del più eccellente dilemma matematico, prenotabile anche attraverso la rete telematica, nel quale si trova spiegato il suo teorema, elaborato – a quanto egli afferma – grazie alla sua fantasia di poeta e all’aiuto di Dio.

Nonostante l’insolita trattazione in versi d’un argomento del genere, che per’altro nel Settecento era in uso (cfr. Francesco Algarotti, Carlo Castone della Torre di Rezzonico, Lorenzo Mascheroni, ecc.), l’autore sa unire la poesia alla scienza, dandoci dei versi che si leggono piacevolmente per l’affabulazione (a volte l’esposizione assume davvero l’andamento della favola) e per l’accuratezza tecnica (la quale include la musicalità scaturente dal ritmo9: Anche questa, dunque, è una poesia di buona qualità: e ciò implica un doppio riconoscimento al Giordano, poeta e matematico.

Per quanto riguarda la forma grafico – editoriale, nel libretto si notano pochissimi refusi: Numeri naturale (pag.45) a.c. (pag.45), qual è, l’altro sistema che (p. 46), questa linee (p.47), oltre che ad essere costituito (pag. 48), orizzontle (copertina posteriore).

Recensione
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